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Teatro - 1923

L'uomo dal fiore in bocca

Introduzione

Riflessione

Atto unico

Gassman - YouTube Parte 1a

Gassman - YouTube Parte 2a

Pirandello - Teatro - Indice

INTRODUZIONE

CRONOLOGIA

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

1892 ●

La morsa

1895 ●●●

La ragione degli altri

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ●

Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●●

Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il giuoco delle parti

1919 ●●●

Come prima, maglio di prima

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1920 ●●●

La signora Morli, uno e due

1921 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Sei personaggi in cerca d'autore

1922 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Enrico IV

1922 ●●●

Vestire gli ignudi

1922 ●

L'imbecille

1923 ●●●

La vita che ti diedi

1923 ●

L'altro figlio

1923 ●  

Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1924 ●●

Ciascuno a suo modo

1925 ●

La giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

L'amica delle mogli

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1928 - Mito ●●●

La nuova colonia

1928 - Mito ●●●●●

Scamandro

1929 - Mito ●●●

Lazzaro

1929 - ●●●

O di uno o di nessuno

1929 ●

Sogno (ma forse no)

1930 ●●●

Questa sera si recita a soggetto

1932 ●●●

Quando si è qualcuno

1932 ●●●

Trovarsi

1932 ●●●

I giganti della montagna

1934 ●●●

Non si sa come

 

 

 
teatro  - 1923 - L'uomo dal fiore in bocca - commedia in un atto Versione Spagnola

introduzione

 

Tratto dalla novella Caffe’ notturno, L’uomo dal fiore in bocca, e’ stato rappresentato per la prima volta il 21 febbraio 1923 al Teatro degli Indipendenti di Anton Giulio Bragaglia.

Si tratta di un atto unico in cui l’Uomo e l’Interlocutore si confrontano sul senso della vita: l’Uomo che sta per morire (il fiore e’ la metafora dell’epitelioma, il cancro che lo condanna) e per il quale la vita ha il senso di un microcosmo da osservare con l’intensita’ e il rigore scientifico di un entomologo, e l’interlocutore invece che rappresenta la normalita’ di chi ha tutto il tempo davanti a sé, e si lascia coinvolgere in una piccola serie di eventi quotidiani.

L’atmosfera, inizialmente realistica, acquista presto una valenza metafisica nell’analisi ossessiva che il protagonista propone attraverso una gestualita’ spiata da un mondo che ormai lo trova come mero spettatore.

L’Interlocutore, normale, intrappolato nella propria quotidianita’, si eleva poco a poco come a simbolo della morte stessa, presenza concreta e indifferente ai sentimenti di chi questa morte aspetta.
Il dialogo presto si tramuta in monologo che la morte, sarcasticamente attonita, ascolta e alla fine risolve, con glaciale neutralita’.

Siamo nel 1931 all’inizio del ventennio fascista, metafora della morte della liberta’ e del patto sociale che supporta la democrazia. Sara’ infatti la voce di Mussolini ad aprire lo spettacolo, voce che si scioglie in un suono suadente di mandolino.

 

teatro  - 1923 - L'altro figlio - commedia in un atto

una riflessione

 

di Vito La Paglia

da Prometheus

 

È forse un luogo comune quello secondo cui alcuni beni si apprezzano solo nel momento in cui vengono irrimediabilmente perduti; ben oltre l'abuso che di questa frase si è fatto e si farà, è comunque doveroso ammetterne la veridicità.

Consideriamo la seguente situazione: un uomo si sveglia la mattina e guardandosi allo specchio non si riconosce, perché il giorno prima il suo medico gli ha detto che gli restano solo pochi mesi di vita a causa di un male devastante. Da quel momento, tutto in lui cambia: cambia il suo modo di vedere il mondo, di osservare la vita propria e altrui; i particolari infinitesimi del quotidiano assumono improvvisamente un'importanza spaventosa, per il semplice motivo che egli sta per perderli per sempre.

Questo, in breve, è il tema di fondo dell'atto unico L'uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello, che l'autore trae dalla propria novella Caffè notturno. La scena è nota: il protagonista e il Pacifico Avventore, suo comprimario, sono seduti al tavolino di un modesto caffè notturno. Dai guai familiari che affliggono il secondo personaggio, L'UOMO DAL FIORE prende spunto per iniziare una serie di riflessioni sull'esistenza, sulla importanza della quotidianità, dei dettagli delle cose. Ciò che all'inizio potrebbe sembrare nient'altro che una fissazione maniacale per i particolari, dai braccioli delle sedie nelle sale d'attesa ai gesti che i commessi dei negozi compiono per fare un nodo a un pacco, si rivela in itinere per ciò che realmente è: l'estremo e unico punto di contatto con la vita da parte di un uomo che sta per morire e lo sa.

L'atto unico si va sviluppando secondo un criterio ben preciso: da una breve fase iniziale in cui il Pacifico Avventore espone le proprie vicissitudini e in cui i due personaggi sembrano quasi equipararsi come "peso" scenico, si passa alle fantasticherie e alle digressioni esistenziali delL'UOMO DAL FIORE, nelle cui parole si avverte il ritmo stesso dell'esistenza della gente "comune". Immagini normali, le vetrine dei negozi, la gente per strada, divengono nelle parole dell'Uomo dal fiore il simbolo stesso della vita che scorre; ed essa scorre per tutti, anche e soprattutto per coloro che, colpevolmente, non si fermano ad assaporarne ogni dettaglio, anche quello apparentemente più insignificante. Finché non è troppo tardi.

Infine, "come da copione" verrebbe voglia di dire, riappare ancora una volta nel teatro pirandelliano il tema dell'angosciosa solitudine. Solo è L'UOMO DAL FIORE di fronte alla morte e sola è anche sua moglie, il cui capo appare due volte di sfuggita da dietro un cantone. Nel protagonista è viva una fortissima contraddizione: da un lato egli prova una profonda pietà per quella donna che non ha altra colpa che quella di volergli stare accanto fino alla fine; dall'altro, non può tollerare (la sua condizione e la sua nuova visione del mondo glielo impediscono) lei voglia morire: " […] s'è fatto uno sgraffio qua sul labbro, e poi m'ha preso la testa e mi voleva baciare […] baciare in bocca […] perché dice che vuol morire con me […] È pazza […]".

In aggiunta a ciò l'Uomo ha preso a detestare la moglie perché questa vorrebbe tenerlo in casa con sé, accudendolo fino alla fine, ma negandogli, inevitabilmente, quel gusto della vita che egli ora va cercando in tutte le piccole cose di ogni giorno. Tale è l'avversione del protagonista per l'intento della moglie che la si avverte anche nella scelta dei vocaboli: "È come una di quelle cagne sperdute, ostinate, che più lei le prende a calci, e più le si attaccano alle calcagna […]. Non pare più una donna, ma uno strofinaccio […]".

Su questo scenario di pietà e dolore scende, infine, lentamente la tela, rappresentata idealmente dalle ultime parole dell'Uomo, tangibile segno di un'estrema volontà di attaccamento alla vita, tramite il proprio permanere nella memoria altrui: "E mi faccia un piacere, domattina, quando arriverà. Mi figuro che il paesello disterà un poco dalla stazione. All'alba, lei può fare la strada a piedi. Il primo cespuglietto d'erba su la proda. Ne conti i fili per me. Quanti fili saranno, tanti giorni ancora io vivrò […]. Ma lo scelga bello grosso, mi raccomando […]. Buona notte, caro signore. "

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