Commedia tratta dall'omonima novella del 1902. Non si conosce la
data della composizione del dramma che fu rappresentato al
Teatro Nazionale di Roma il 23 novembre del 1923 ad opera della
Compagnia Raffaello e Garibalda Niccòli.
Ancora una volta Pirandello tratta un tema a lui molto caro:
quello della maternità. Il sottofondo storico della commedia è
rappresentato dal fenomeno della grande emigrazione meridionale
e siciliana nei primi anni del 1900.
Maragrazia, umile donna del popolo di un paese siciliano, vedova
e ridotta a mendicare , soffre perché non riceve notizie dei due
figli emigrati in America e ormai dimentichi, per la ricchezza
raggiunta, della loro stessa madre. Scrive loro tramite
un'amica, che in seguito l'abbandonerà, di essere disposta, per
invogliarli a tornare, a donar loro lo stesso casale di poco
valore dove lei abita; ma i figli neppure rispondono.
Con lei vive un altro figlio, sinceramente affezionato, buono,
con una bella famiglia e una bella casa. Egli vorrebbe prendersi
cura di lei, ma la donna non lo considera veramente suo. Infatti
questi è il frutto di uno stupro che la donna ha dovuto subire
da parte di un brigante,lo stesso che uccise suo marito.
Maragrazia si rende conto che proprio questo figlio non voluto
meriterebbe quell'affetto che lei riserva invece ai figli
lontani diventati dei criminali e ingrati con la povera madre ma
sente di non poter cambiare il suo affetto perché «é il sangue
che si ribella», tanto è forte il legame naturale e materiale
che sovrasta ogni sentimento e il disgusto per l'uomo che uccise
il marito e la mise incinta.