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Il testo teatrale de "L’imbecille" nasce dalla riscrittura della omonima novella pubblicata su "Il Corriere della sera" l’11 settembre 1912. La vicenda si svolge nella redazione di un giornale, in un piccolo paese attraversato da un’accesa lotta politica tra due fazioni contrapposte.
Il direttore del giornale discute animatamente della situazione di tensione del paese, quando all'improvviso sopraggiunge la notizia del suicidio di un pover uomo, gia' collaboratore della redazione, che, colto da depressione e disperazione, ha deciso di togliersi la vita. Il direttore del giornale commenta cinicamente l’evento, accusando la vittima di essersi comportato da "imbecille" morendo inutilmente, senza neanche approfittare della sua scelta estrema per eliminare il leader politico dell’opposta fazione. |
Ma questo impietoso giudizio gli costera' caro poiche' talvolta il carnefice e la vittima si confondono: il "furbo" puo' in un attimo apparire "imbecille", e "l’imbecille" "furbo", attuando cosi' un virtuale ed inatteso "scambio della maschera". Nella vita noi non siamo mai al sicuro e non possiamo conoscere la verita'... neanche su noi stessi.
"L’imbecille" e' uno straordinario spaccato dell’Italia, o meglio de "l’Italietta" provinciale intrisa di quel fervore partitocratico così vibrato e ottuso, che si avvia in marcia verso un difficile futuro, in un quadro convulso e paradossale che ci fa scoprire la vilta' dell'inganno ed il rovesciamento del senso della realta'. Pirandello indugia con abile arguzia sulla vacuita' dei giudizi umani, quando sono dettati da una cieca e ottusa ambizione, in netto contrasto con la diversa posizione di chi, ormai prossimo alla morte, vede le cose con superiore distacco. Con "L’imbecille" Pirandello affronta i conflitti tra verita' assoluta e illusione, tra coraggio e rifiuto di cio' che esiste sotto i nostri occhi, e getta il seme corrosivo e polemico che avra' una preziosa fioritura nel teatro contemporaneo.
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