Contempla Frida e il Di Nolli, poi guarda la Marchesa
ed infine si guarda l'abito addosso.
Eh, bellissima la combinazione...Due coppie...Benissimo,
benissimo, dottore: per un pazzo... (Accenna appena
con la mano al Belcredi.) A lui sembra ora una
carnevalata fuori di tempo, eh? (Si volta a
guardarlo.) Via, ormai, anche questo mio abito da
mascherato! Per venirmene con te, è vero?
Belcredi: Con me! Con noi!
Enrico IV: Dove, al circolo? In marsina e
cravatta bianca? O a casa, tutti e due insieme, della
Marchesa?
Belcredi: Ma dove vuoi! Vorresti rimanere qua
ancora, scusa, a perpetuare - solo - quello che fu lo
scherzo disgraziato d'un giorno di carnevale? È
veramente incredibile, incredibile come tu l'abbia
potuto fare, liberato dalla disgrazia che t'era
capitata!
Enrico IV: Già. Ma vedi? È che, cadendo da
cavallo e battendo la testa, fui pazzo per davvero, io,
non so per quanto tempo...
Dottore: Ah, ecco, ecco! E durò a lungo?
Enrico IV: (rapidissimo, al dottore). Sì,
dottore, a lungo: circa dodici anni.
E subito, tornando a parlare al Belcredi:
E non vedere più nulla, caro, di tutto ciò che dopo quel
giorno di carnevale avvenne, per voi e non per me; le
cose, come si mutarono; gli amici, come mi tradirono; il
posto preso da altri, per esempio... che so! Ma supponi
nel cuore della donna che tu amavi; e chi era morto; e
chi era scomparso... tutto questo, sai? non è stata mica
una burla per me, come a te pare!
Belcredi: Ma no, io non dico questo, scusa! Io
dico dopo!
Enrico IV: Ah sì? Dopo? Un giorno...
Si arresta e si volge al dottore.
Caso interessantissimo, dottore! Studiatemi, studiatemi
bene!
Vibra tutto, parlando:
Da sè, chi sa come, un giorno, il guasto qua...
si tocca la fronte
che so... si sanò. Riapro gli occhi a poco a poco, e non
so in prima se sia sonno o veglia, ma sì, sono sveglio;
tocco questa cosa e quella: torno a vedere
chiaramente...Ah! - come lui dice -
accenna a Belcredi
via, via allora, quest'abito da mascherato! questo
incubo! Apriamo le finestre: respiriamo la vita! Via,
via, corriamo fuori!
Arrestando d'un tratto la foga:
Dove? a far che cosa? a farmi mostrare a dito da tutti,
di nascosto, come Enrico IV, non più così, ma a
braccetto con te, tra i cari amici della vita?
Belcredi: Ma no! Che dici? Perché?
Donna Matilde: Chi potrebbe più...? Ma neanche a
pensarlo! Se fu una disgrazia!
Enrico IV: Ma se già mi chiamavano pazzo, prima,
tutti! (A Belcredi) E tu lo sai! Tu che più di
tutti ti accanivi contro chi tentava difendermi!
Belcredi: Oh, via, per ischerzo!
Enrico IV: E guardami qua i capelli! (Gli
mostra i capelli sulla nuca.)
Belcredi: Ma li ho grigi anch'io!
Enrico IV: Sì, con questa differenza: che li ho
fatti grigi qua, io, da Enrico IV, capisci? E non me
n'ero mica accorto! Me n'accorsi in un giorno solo,
tutt'a un tratto, riaprendo gli occhi, e fu uno
spavento, perché capii subito che non solo i capelli, ma
doveva esser diventato grigio tutto così, e tutto
crollato, tutto finito: e che sarei arrivato con una
fame da lupo a un banchetto già bell'e sparecchiato.
Belcredi: Eh, ma gli altri, scusa...
Enrico IV: (subito). Lo so, non potevano
stare ad aspettare ch'io guarissi, nemmeno quelli che,
dietro a me, punsero a sangue il mio cavallo bardato...
Di Nolli: (impressionato). Come, come?
Enrico IV: Sì, a tradimento, per farlo springare
e farmi cadere!
Donna Matilde: (subito, con orrore). Ma
questo lo so adesso, io!
Enrico IV: Sarà stato anche questo per uno
scherzo!
Donna Matilde: Ma chi fu? Chi stava dietro alla
nostra coppia?
Enrico IV: Non importa saperlo! Tutti quelli che
seguitarono a banchettare e che ormai mi avrebbero fatto
trovare i loro avanzi, Marchesa, di magra o molle pietà,
o nel piatto insudiciato qualche lisca di rimorso,
attaccata. Grazie! (Voltandosi di scatto al Dottore:)
E allora, dottore, vedete se il caso non è veramente
nuovo negli annali della pazzia! - preferii restar pazzo
- trovando qua tutto pronto e disposto per questa
delizia di nuovo genere: viverla - con la più lucida
coscienza - la mia pazzia e vendicarmi così della
brutalità d'un sasso che m'aveva ammaccato la testa! La
solitudine - questa - così squallida e vuota come
m'apparve riaprendo gli occhi - rivestirmela subito,
meglio, di tutti i colori e gli splendori di quel
lontano giorno di carnevale, quando voi (guarda Donna
Matilde e le indica Frida) eccovi là, Marchesa,
trionfaste! - e obbligar tutti quelli che si
presentavano a me, a seguitarla, perdio, per il mio
spasso, ora, quell'antica famosa mascherata che era
stata - per voi e non per me - la burla di un giorno!
Fare che diventasse per sempre - non più una burla, no;
ma una realtà, la realtà di una vera pazzia: qua, tutti
mascherati, e la sala del trono, e questi quattro miei
consiglieri segreti, e - s'intende - traditori! (Si
volta subito verso di loro.) Vorrei sapere che ci
avete guadagnato, svelando che ero guarito! - Se sono
guarito, non c'è più bisogno di voi, e sarete
licenziati! - Confidarsi con qualcuno, questo sì, è
veramente da pazzo! - Ah, ma vi accuso io, ora, a mia
volta! - Sapete? - Credevano di potersi mettere a farla
anche loro adesso la burla, con me, alle vostre spalle.
Scoppia a ridere. Ridono ma sconcertati, anche gli
altri, meno Donna Matilde.
Belcredi: (al Di Nolli). Ah, senti... non
c'è male...
Di Nolli: (ai quattro giovani). Voi?
Enrico IV: Bisogna perdonarli! Questo,
si scuote l'abito addosso
questo che è per me la caricatura, evidente e
volontaria, di quest'altra mascherata, continua, d'ogni
minuto, di cui siamo i pagliacci involontarii
indica Belcredi
quando senza saperlo ci mascheriamo di ciò che ci par
d'essere - l'abito, il loro abito, perdonateli, ancora
non lo vedono come la loro stessa persona.
Voltandosi di nuovo a Belcredi:
Sai? Ci si assuefà facilmente. E si passeggia come
niente, così, da tragico personaggio -
eseguisce
- in una sala come questa! - Guardate, dottore! -
Ricordo un prete - certamente irlandese - bello - che
dormiva al sole, un giorno di novembre, appoggiato col
braccio alla spalliera del sedile, in un pubblico
giardino: annegato nella dorata delizia di quel tepore,
che per lui doveva essere quasi estivo. Si può star
sicuri che in quel momento non sapeva più d'esser prete,
né dove fosse. Sognava! E chi sa che sognava! - Passò un
monello, che aveva strappato con tutto il gambo un
fiore. Passando, lo vellicò, qua al collo. - Gli vidi
aprir gli occhi ridenti; e tutta la bocca ridergli del
riso beato del suo sogno; immemore: ma subito vi so dire
che si ricompose rigido nel suo abito da prete e che gli
ritornò negli occhi la stessa serietà che voi avete già
veduta nei miei; perché i preti irlandesi difendono la
serietà della loro fede cattolica con lo stesso zelo con
cui io i diritti sacrosanti della monarchia ereditaria.
- Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare
il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! -Il guajo è per voi
che la vivete agitatamente, senza saperla e senza
vederla la vostra pazzia.
Belcredi: Siamo arrivati, guarda! alla
conclusione, che i pazzi adesso siamo noi!
Enrico IV: (con uno scatto che pur si sforza
di contenere). Ma se non foste pazzi, tu e lei
insieme, indica la Marchesa sareste venuti da me?
Belcredi: Io, veramente, sono venuto credendo che
il pazzo fossi tu.
Enrico IV: (subito forte, indicando la
Marchesa). E lei?
Belcredi: Ah lei, non so...Vedo che è come
incantata da quello che tu dici... affascinata da
codesta tua «cosciente» pazzia!
Si volge a lei:
Parata come già siete, dico, potreste anche restare qua
a viverla, Marchesa...
Donna Matilde: Voi siete un insolente!
Enrico IV: (subito, placandola). Non ve ne
curate! Non ve ne curate! Seguita a cimentare. Eppure il
dottore glie l'ha avvertito, di non cimentare.
Voltandosi a Belcredi:
Ma che vuoi che m'agiti più ciò che avvenne tra noi; la
parte che avesti nelle mie disgrazie con lei
indica la Marchesa e si rivolge ora a lei indicandole
il Belcredi
la parte che lui adesso ha per voi! - La mia vita è
questa! Non è la vostra! - La vostra, in cui siete
invecchiati, io non l'ho vissuta! -
A Donna Matilde
Mi volevate dir questo, dimostrar questo, con vostro
sacrificio, parata così per consiglio del dottore? Oh,
fatto benissimo, ve l'ho detto, dottore: - «Quelli che
eravamo allora, eh? e come siamo adesso?» - Ma io non
sono un pazzo a modo vostro, dottore! Io so bene che
quello
indica il Di Nolli
non può esser me, perché Enrico IV sono io: io, qua, da
venti anni, capite? Fisso in questa eternità di
maschera! Li ha vissuti lei
indica la Marchesa
se li è goduti lei, questi venti anni, per diventare -
eccola là - come io non posso riconoscerla più: perché
io la conosco così
indica Frida e le si accosta
- per me, è questa sempre...Mi sembrate tanti bambini,
che io possa spaventare.
A Frida:
E ti sei spaventata davvero tu, bambina, dello scherzo
che ti avevano persuaso a fare, senza intendere che per
me non poteva essere lo scherzo che loro credevano; ma
questo terribile prodigio: il sogno che si fa vivo in
te, più che mai! Eri lì un'immagine; ti hanno fatta
persona viva - sei mia! sei mia! mia! di diritto mia!
La cinge con le braccia, ridendo come un pazzo,
mentre tutti gridano atterriti; ma come accorrono per
strappargli Frida dalle braccia, si fa terribile, e
grida ai suoi quattro giovani:
Tratteneteli! Tratteneteli! Vi ordino di trattenerli!
I quattro giovani, nello stordimento, quasi
affascinati, si provano a trattenere automaticamente il
Di Nolli, il dottore, il Belcredi.
Belcredi: (si libera subito e si avventa su
Enrico IV). Lasciala! Lasciala! Tu non sei pazzo!
Enrico IV: (fulmineamente, cavando la spada
dal fianco di Landolfo che gli sta presso). Non sono
pazzo? Eccoti! (E lo ferisce al ventre.)
È un urlo d'orrore. Tutti accorrono a sorreggere il
Belcredi, esclamando in tumulto
Di Nolli: T'ha ferito?
Bertoldo: L'ha ferito! L'ha ferito!
Dottore: Lo dicevo io!
Frida: Oh Dio!
Di Nolli: Frida, qua!
Donna Matilde: È pazzo! È pazzo!
Di Nolli: Tenetelo!
Belcredi: (mentre lo trasportano di là, per
l'uscio a sinistra protesta ferocemente): No! Non
sei pazzo! Non è pazzo! Non è pazzo!
Escono per l'uscio a sinistra, gridando, e seguitano
di là a gridare finché sugli altri gridi se ne sente uno
più acuto di Donna Matilde, a cui segue un silenzio.
Enrico IV: (rimasto sulla scena tra Landolfo,
Arialdo e Ordulfo, con gli occhi sbarrati, esterrefatto
dalla vita della sua stessa finzione che in un momento
lo ha forzato al delitto). Ora sì... per forza...
li chiama attorno a sè, come a ripararsi,
qua insieme, qua insieme... e per sempre!
TELA
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