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Enrico IV - Tragedia in tre atti - 1922

 

Appunti di regia

di Roberto Guicciardini

 

L'Enrico IV è stabilmente collocato nella storia del teatro come boa di riferimento o di svolta della moderna drammaturgia. Attraversa il nostro immaginario come una meteora compatta, dai lineamenti precisi. Nella memoria emergono, come residui, immagini di altre interpretazioni che - anche se non immediatamente identificabili - danno un senso di familiarità, come di qualcosa di già visto o sentito. Grava inoltre sul testo una sorta di "effetto serra", provocato dall'accumulo di letteratura critica: una miriade di note, commenti e tesi, talvolta preziose e illuminanti, spesso intrise di superfetazioni, filosofeggianti o estetizzanti. Questo status conferisce al testo una granitica fisionomia, formalmente intangibile, che a prima vista appare difficile da sgretolare per individuarne le motivazioni interne, quelle che ne determinarono l'urgenza e la necessità della scrittura. Motivazioni che sono per noi viceversa necessarie per riappropriarsi del testo in maniera diretta e consapevole.

Eppure proprio nella reiterazione, alla prova del palcoscenico, anche nell'Enrico IV, come del resto accade per tutti i capolavori, si aprono dei varchi che rendono possibile un nuovo confronto e a sollecitare una nuova esperienza capace di mettere in circuito le contraddizioni e le motivazioni del nostro stesso vivere. Occorre non credere alla tentazione di una sua attualizzazione, ma conservare una "distanza", immergendolo nella temperie della sua epoca. Il diaframma ci permette una lettura riflessa e un certo grado di libertà interpretativa. Bastano lievi mutamenti strutturali della linea drammaturgica. Come ad esempio quella di smontare la visione tragica che pare sottendere la partitura scenica (della cui durata e consistenza il testo stesso pone più di una remora), decongestionandola con una infiltrazione di elementi eterogenei: elegia, rimpianti, confidenze colloquiali, illuminazioni della memoria, tenebre mentali, scherno e guitteria, scatti di ira e di rivolta.Il linguaggio pirandelliano, tanto famoso da divenire proverbiale come etichetta di ogni complicazione intellettualistica, con quel suo assurdo ragionare sull'assurdo, con quella capziosa reiterazione della questione Realtà/Finzione, messo alla prova da queste svariate sollecitazioni, condotte su soprassalti delle emozioni, secondo una "logica" delle emozioni, si dimostra assai meno criptico di quanto potevano pensare. L'assunto generale resta esplicito e chiaro, conserva metodo e raziocinio ma se ne evidenziano nel contempo le ragioni del cuore, le possibilità di intuizione e di fantasia. "Il pazzo, nella stragrande maggioranza dei casi, è un ribelle che ha fallito, quindi ha in se qualcosa di positivo che è il fatto stesso di essersi ribellato ad un mondo che è violento proprio nella sua banalità oltre che normalità". Uno cioè capace di calarsi in apnea nel fondo della propria pazzia alla ricerca di valori celati. Un lavoro lungo, durato per Enrico dodici anni, mentre il grigiore sommerge tutto togliendo contorni alla realtà, il sogno si colora divenendo immagine da vivere in uno specchio esibizionista. Mentre "la vita sfugge dalle maniche", e il grande Alienato simula con la sua maschera e le sue clownerie una diversità che si oppone alla borghese demenza imperante, e combatte una società distratta e carente di autentici valori, che ignara danza l'ultimo tango sull'orlo di una catastrofe annunciata, convinta che le convenzioni o finzioni sociali abbiamo più forza di ogni tentativo individuale di affermare un proprio destino. In una sorta di terra di nessuno dove i confini tra vero e falso si fanno più labili e le responsabilità e la partecipazione personale oscilla tra la dimenticanza e la rimozione, balza in primo piano un disagio esistenziale, che è poi quello del primo novecento in crisi (Strindberg occhieggia, Nietzche ammonisce, gli espressionisti urlano) le cui propaggini, con altri colori e altri toni permangono ancora tra noi. Lo sconosciuto rinnega il proprio ceto aristocratico, conservandone però intatta l'alterigia, per un ruolo al di sopra della mischia con un atto solipsistico e di abnorme egoismo. Si rifugia nel mondo immaginario della storia dove ogni avvenimento è coerente con le sue cause e rimane inalterabile proprio perché storico e già vissuto, con la consapevolezza dell'irrecuperabilità del passato, perché le cose non possono più essere le stesse con il loro carico di speranze, di amori, di progetti. Tale consapevolezza porterà Enrico IV all'isolamento totale, ad una drammatica e irreversibile rottura non solo con il proprio presente ma anche con ogni illusione di futuro, in un panorama grigio dove l'unica emozione palese resta la paura della inesorabile marcia verso la fine. Il personaggio ha in effetti una statura tragica, ma poiché non esiste catarsi, egli dimostra l'impossibilità stessa per l'uomo d'oggi della tragedia. E nel vuoto in cui precipita, l'aspirazione al tragico si colora di grottesco. La sua determinazione, sfigurata da un egocentrismo esagerato, si irraggia su tutti quelli che entrano nel suo cerchio e lo rendono un personaggio terribile e temibile

 

Inizio pagina

1922

INTRODUZIONE

APPUNTI DI REGIA

LETTERA A RUGGERO RUGGERI

ATTO PRIMO

ATTO SECONDO

ATTO TERZO

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna