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PERSONAGGI
Evelina Morli
Ferrante Morli, suo marito
Lello Carpani, avvocato
Aldo Morli, figlio di Evelina
e di Ferrante
Titti Carpani, figlia di
Evelina e di Lello
Decio, amico di Aldo
L'avvocato Giorgio Armelli,
socio del Carpani
Lucia Armelli, sua moglie
La Signora Tuzzi, amica di
Evelina
Lisa, vecchia cameriera
Ferdinando, cameriere
Toto
Una giovane, la signora vedova,
una vecchia zia, la nipote, Miss
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Il primo e il terzo atto si svolgono a Firenze, il
secondo a Roma. Oggi |
Commedia in tre atti che deriva dalle novelle
«La morta e la viva» (1909) e «Stefano Giogli uno e due» (1910).
È stata scritta nel 1920. Fu rappresentata la prima volta a
Roma, al Teatro Argentina, il 12 novembre 1920 dalla Compagnia
Emma Gramatica e pubblicata da Bemporad, Firenze, nel 1922.
Un doppio affetto, per l'amante e per il marito,
può albergare nella stessa persona, fino al punto di farla
sentire due persone diverse. Questo particolare aspetto della
pirandelliana molteplicità dell'io è la «verità» della commedia
La signora Morli, una e due, che non manca certo di un concreto
fondamento psicologico e che come tutte le verità praticate
oltre le regole sociali e le convenzioni umane, crea profondi
contrasti.
La duplicità di sentimenti in cui vive, con
totale sincerità Evelina Morli, suscita una vivace contesa fra
il marito Ferrante Morli e l'amante, Lello Carpani: entrambi
vogliono Evelina tutta per sé, come è nell'ordine delle cose.
Ma, intanto, sono proprio loro due a operare la profonda
divisione nei suoi affetti, incominciando persino dal nome che
scindono a metà: Ferrante la chiama «Eva» e le fa rivivere gli
entusiasmi di un amore spensierato e felice; Lello la chiama
«Lina» e la proietta in un'atmosfera di tranquilla
rispettabilità e di doveri sociali. Così le due personalità
della protagonista sono designate da due nomi che sono parti del
suo intero nome «Evelina».
Come sempre, c'è la reazione degli altri; ma in
questo caso il conformismo sociale parteggia per l'amante e non
per il marito. Ed è comprensibile: i commenti vengono da parte
di amici e di amiche dell'Avvocato Lello Carpani, di cui
ammirano la serietà e la rettitudine, nonché la buona azione da
lui compiuta nel prendere con sé Evelina e il figlio Aldo, dopo
che il marito Ferrante Morli, costretto a fuggire per problemi
d'interesse, li aveva abbandonati. Il confronto fra amante e
marito avviene al sorprendente ritorno di Ferrante, che, dopo
quattordici anni di lontananza, nessuno più s'aspettava. Né
Ferrante pretende ormai nulla; riconosce i meriti dell'Avvocato
Carpani; nel colloquio che ha con lui ammette che ha ragione in
tutto; e afferma di non volere che il suo ritorno cambi
qualcosa. Egli è remissivo e tollerante, mentre agitatissimo
risulta Lello Carpani che si vede crollare addosso il suo mondo
e non accetta nessuna scusa o giustificazione o ammissione.
Conclude osservando che ormai la presenza di Ferrante mette
pubblicamente in evidenza che Evelina vive con un uomo che non è
il marito.
L'incontro con Ferrante sconvolge Evelina e si
capisce subito che l'antico amore è sopravvissuto in entrambi. A
nulla servirà che Ferrante si trasferisca a Roma; parte con lui
il figlio Aldo, che è un richiamo per l'affetto della madre,
rimasta a Firenze con Carpani e la figlioletta che ha avuto da
lui. E sarà proprio Aldo a far precipitare la madre a Roma con
un telegramma in cui finge d'essere gravemente ammalato. Lieta
di averlo trovato in ottima salute Evelina, invece di
rimproverarlo seriamente, accetta lo scherzo e si trattiene a
Roma per otto giorni.
Vissuta quattordici anni con Lello «uomo
malinconico, posato e scrupoloso» Evelina è diventata «seria e
contegnosa». Ferrante, uomo allegro e vivace, le ricorda una
vita più lieta di quella che conduce a Firenze; nel breve
soggiorno romano, trascorso in innocente spensieratezza,
riscopre l'antica Eva che era in lei; in compagnia del marito e
del figlio si diverte come non aveva più fatto, va persino a
cavalcare. Ferrante è colpito dalla reazione di Aldo che
indirettamente gli rivela la monotonia dell'attuale vita di Eva:
«Ma sai che per me sei tutta, tutta nuova mammina? Io ti sto
conoscendo adesso, non ti ho mai veduta così». Ferrante si sente
come se non fosse mai partito e non vuole che Eva torni a essere
quella che è a Firenze. S'accorge che è ancora innamorata di lui
e pretende che rimanga a Roma. Ma Eva gli risponde che se ne va
proprio perché sente per lui l'antico amore. Decide di tornare a
Firenze non solo da Lello cui tanto deve, ma dalla piccola
figlia. A Firenze dovrà affrontare la requisitoria dell'Avvocato
Carpani che la rimprovera aspramente per essere rimasta otto
giorni a Roma. Nel finale Evelina appassionatamente gli spiega
come là si sia sentita un'altra persona e come vi si trovasse a
suo agio. Ma ora proprio per non impazzire non vi andrà più;
Aldo se vuol vedere la madre verrà a Firenze.
Non c'è niente di meccanico e di
intellenualistico nello sdoppiamento di Evelina che risulta
basato su sentimenti plausibili e autentici. Nella contesa è lei
che risulta la più altruista; la sua decisione finale è un
sacrificio basato sull'amore materno. Ancora una volta
Pirandello vede nella donna una creatura indifesa, vittima
dell'egoismo degli uomini.
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