Ma non è una cosa seria - Commedia in tre
atti - 1918
Note di Regia
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E’ fra le meno rappresentate
commedie pirandelliane .
I temi in essa trattati non sono
nuovi rispetto anche allo stesso
terreno di indagini di Pirandello e
molti concetti li troviamo in altri
lavori dell’autore agrigentino
espressi in toni più drammatici ed
impegnativi.
Insomma è il resto della produzione
pirandelliana a porsi quasi
paradossalmente come termine di
confronto rispetto a questo lavoro
leggero e quasi boulevardier
facendolo apparire figlio minore.
Se però ci si pone di fronte a
quest’opera con atteggiamento
semplice e divertito, così come il
titolo stesso ironicamente invita a
fare, si rischia di avere più di una
sorpresa. Innanzi tutto la macchina
teatrale è talmente perfetta da fare
rimpiangere l’uso di una tecnica di
scrittura che ormai pochissimi
nostri “autori contemporanei
viventi” conoscono o sanno
applicare.
La sequenza della scena, la
descrizione dei caratteri, anche
minori, è quasi perfetta e lo
sviluppo della vicenda capace di
creare se non una vera e propria
tensione, almeno una forte curiosità
rispetto allo sviluppo della
vicenda, che solo in apparenza è
gracile disimpegnata: essa
attraversa infatti i temi della
solitudine, della paura del futuro,
della necessità della donna di
trovare un rifugio che la ripari dai
mille cani che quotidianamente
cercano di dilaniarla.
Temi attualissimi oggi e non datati.
Tutto questo, però, non diventa mai
un dramma. Ed a questo siamo stati
attenti durante l’allestimento del
nostro spettacolo: a non far
scivolare il racconto in una zona in
cui si perdesse il sorriso.
Il resto è già nella scrittura e nei
suoi personaggi. Il grottesco è in
agguato e noi non l’abbiamo certo
cancellato. Il dramma esiste,
insomma , ma non è una cosa seria.
Walter Manfrè |