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Ma non è una cosa seria - Commedia in tre atti  - 1918

 

Atto Terzo - Scena Sesta

 

Detti, Memmo Speranza.

 

Memmo (rientrando): Oh, dunque... eccoci tutti e tre! Vediamo un po'... Scusi, signor Barranco, mi conceda prima che io osservi un po' meglio il prodigio di questa mia mogliettina...

Gasparina: Non ricominci, via, signor Speranza!

Memmo: Ma sai che mi sembra? Mi sembra che tu quasi mi sia nata tutt'a un tratto qua! Davvero! Come se questa villetta t'abbia scovata all'improvviso! Voglio ammirarti tutta!

Gasparina: Basta, via, la prego!

Memmo (accennando al signor Barranco): Perché lui forse si secca?

Barranco (che s'è tenuto a stento, prorompendo): Sissignore! Mi‑mi secco!

Memmo (con comico sbalordimento per la padronanza assoluta del signor Barranco, contemplandolo): Ah!

Barranco: Ed è meglio che‑che lei si segga, e che cominciamo a parlare!

Memmo (c.s.): Eccomi qua.

Siede.

Come lei comanda... Sono proprio curioso...

S'interrompe.

Gasparina, scusi, può sedere? Col suo permesso...

Gasparina: Eccomi, eccomi, sì.... io seggo qua...

Siede, lasciando in mezzo il signor Barranco.

Memmo: Ah, bene... Accanto a lui! Dunque, dicevo, sono proprio curioso di sapere ciò che lei ha da dirmi; il mistero che ha da svelarmi!

Barranco: Ecco, sì... ecco...

Memmo: Ma debbo premettere, abbia pazienza, che sono venuto unicamente per fare una cosa grata a lei;

indica Gasparina

altrimenti non sarei venuto! Perché per me, adesso, caro signor Barranco, le cose, così come stanno, stanno benone!

Barranco: Pe‑per lei! Lo credo bene che pe‑per lei stanno benone!

Memmo: E per te forse no, Gasparotta? Mi pare che io, scusa, stia perfettamente ai patti!

Gasparina (esitante): Sì... certo.

Memmo: Non sto ai patti?

Gasparina: Sì, Sì...

Memmo: E dunque?

Gasparina: Ma il signor Barranco...

Memmo (come risovvenendosi): Ah! già! c'è il signor Barranco...

Rivolgendosi a lui, con altro tono:

Ma che vuole lei qua, scusi, si può sapere? Chi è lei? Che cosa rappresenta? Viene qua ad insidiarmi perfidamente la sposa? Mi pare che si dovrebbe vergognare, scusi, alla sua età!

Barranco: Io? Io, vergognare? Lei dice a me, che mi dovrei vergognare? Io vengo qua, caro signore, co‑coi più onesti pro‑propositi! Lo sappia!

Memmo: Ma non sembra, scusi! Questa è una donna maritata!

Barranco (fa segno di no col dito).

Memmo: Lei è padronissimo di dire di no! Io le dico di sì! ‑ Oh bella! ‑ Ma del resto, lei può venire con tutti i propositi che vuole; a patto però che non me la metta sù, ‑ ecco!

Gasparina: Ah, no, permette, signor Speranza? Ora parlo io. Questo non deve dirlo. Glielo dico proprio così... vede? ridendo... Lei può credere di me tutto quello che vuole. Per me ‑ per me stessa ‑ io so poi che lei non ha buttato il suo nome (dico il suo nome, badi! e niente altro!), non l'ha buttato nel fango, come lei forse s'immagina.

Memmo: Ma che discorsi mi fai!

Gasparina: Mi lasci dire, la prego. Parlo con la massima calma... Sicché, ora, o lei addiviene alla proposta che le farà il signor Barranco...

Memmo: Ma sentiamola, santo Dio, questa proposta!

Gasparina: Ecco, mi lasci finire. Lei già la sa...

Memmo: La proposta che sei venuta a farmi a casa, circa tre mesi fa, di liberarmi di te?

Gasparina: Sissignore. Questa.

Memmo: Oh, e allora basta! Finiamola, perché io non voglio affatto saperne.

Barranco: Non vuol saperne?

Memmo: Nossignore!

Gasparina: E allora, quando è così, il signor Barranco, davanti a lei, deve promettere e giurare di non farsi vedere più qua in questa villa.

Barranco (saltando dallo stupore): Come! Che‑che dice?

Gasparina: Sì, signor Barranco. Dico proprio così: che non deve farsi vedere più qua, perché mi secca ‑ per me, badi, non per il signor Speranza, a cui so che non importa niente ‑ mi secca che la gente, vedendola venire qua, supponga chi sa che cosa!

Barranco (c.s.): Ma ‑ ma come! Così lei si‑si tiene forte?

Memmo: Mi pare che meglio di così...

Gasparina (subito): Ah no, signor Speranza: aspetti.

Spiccatamente:

io poi non intendo più, affatto, di restare qua così neanche per lei!

Barranco (rinfrancandosi, soddisfatto): Ah, be‑benissimo!

Memmo: Ora viene la mia volta?

Gasparina: Sì, perché guardi: ora a lei fa comodo così. Ma a me no, signor Speranza; perché io non posso e non voglio più vedermi qua in casa sua a rappresentare una parte che mi diventa amara, insopportabile, appena so che lei, domani, com'è certo, ritornerà da capo a maledire l'ora e il momento che l'ha fatto!

Memmo: Ma io non ho detto nulla, mi pare! E stai pur sicura che non dirò mai nulla a te!

Gasparina: Lo so! lo so!

Memmo: E dunque?

Gasparina: Ma ora dico per me, signor Speranza: che non voglio io!

Memmo: Perché questa è casa mia? Non è vero niente, prima di tutto! Questa è casa tua, perché te n'ho fatta donazione legale!

Gasparina (alzandosi): Ebbene, e io ci rinunzio, signor Speranza! ‑ Ci rinunzio. ‑ Basta! ‑ Basta! Bisogna decidere!

Memmo: E che vuoi decidere?

Volgendosi a Barranco:

Ah, me ne scordavo! Qua c'è lei col suo famoso rimedio!

Barranco: Sissignore!

Memmo: Fuori, fuori dunque, una buona volta, questo gran segreto!

Guarda l'uno e l'altra che si guardano a loro volta, impacciati.

Chi me lo dice?... Gasparina, tu?... Lei?... Insomma, chi?

Gasparina (ancora in piedi, con gli occhi bassi, in preda a un vivissimo imbarazzo di vergogna): Ecco ... io no...

Indica il signor Barranco:

Lui... Sarà meglio che glielo dica lui ... Io, anzi... sì, ecco... me ne vado, me ne vado di là...

Se ne scappa per l'uscio a sinistra e lo richiude.

Memmo (restando stordito): Ma che cos'è? Che c'è?

Barranco (forte): Che c'è? Ah, le‑lei vuol sapere che c'è? La‑la legge c'è! La legge! La legge!

Memmo: La legge? Che legge?

Barranco: La legge sa‑sacrosanta, caro signore, che no‑non ammette che un matrimonio si faccia pe‑per ischerzo! Ecco che legge!

Memmo: Ma appunto perché c'è questa legge, scusi...

Barranco: Le‑lei vorrebbe valersene? ‑ Nossignore! ‑ Le‑lei non può valersene. Eccola là,

indica l'uscio per cui è uscita Gasparina:

chi‑chi può valersene!

Memmo: Ed è andata a chiudersi là dentro per questo?

Barranco: Sissignore, per questo!

Memmo: Perché c'è la legge?

Barranco: Sissignore. E‑e perché se ne varrà!

Memmo: Sta bene! Se ne varrà. Ma se ora lei mi dice come!

Barranco: Come? Ma dimostrando appunto, co‑co‑me può dimostrare, che lei l'ha sposata per ischerzo!

Memmo: Benissimo! Ma d'accordo con lei!

Barranco: No, non dico questo! Dico in sé! che‑che può dimostrarlo in sé! Lei finge di non capire!

Memmo: Io non capisco davvero!

Barranco: Si sforzi, si‑si sforzi di capire... non ci vuol mica molto! Se qua lei no‑non è mai venuto, mi‑mi pare facile immaginare quale possa essere la‑la dimostrazione...

Memmo (resta un momento stordito a guardare il signor Barranco; poi comprendendo ciò che egli vuol dire, che Gasparotta cioè ha saputo, pur fra tutte le insidie della miseria, serbarsi intatta, si scuote a scatti e balbetta): Ma che! ... Possibile!... lei... Gasparotta? Possibile? Ma via!... Dice davvero?... Uh! ...

Corre all'uscio, lo spinge, chiama:

Gasparotta, Gasparotta!... Apri! Apri!

Barranco (accorrendo per trattenerlo): Che‑che vuol fare adesso?

Memmo (con violenza): Ma si levi! Gasparotta! Apri! Senti...

Gasparina (da dentro): Non apro! no!

Memmo: Butto la porta a terra, se non apri! Qua c'è il signor Barranco! Che paura hai?

Gasparina (sporgendo il capo dall'uscio): Ecco, apro... ma per carità, signor Speranza...

Memmo: Vieni fuori!

L'afferra per un braccio.

Guardami... guardami... È vero ... ? Ma come?... Tu?... E allora! ... Oh Dio! Ma è vero?

Gasparina: Mi fa morire di vergogna ... mi lasci... mi lasci...

Memmo: Ti lascio? Fossi matto! Ora che so questo?

L'abbraccia e se la tiene stretta.

Caro signor Barranco, lei se ne può andar via.

Gasparina (cercando di svincolarsi): No! no!

Memmo: Come no?

Gasparina (c.s.): Non se ne vada, signor Barranco!

Barranco: No‑non me ne vado, stia tranquilla!

Memmo: Lei se ne va, perché glielo ordino io, a casa mia!

Barranco: Nossignore! Questa no‑non è casa sua, l'ha‑l'ha detto lei stesso!

Memmo: Ma questa è mia moglie! Ed io ho tutto il diritto...

Gasparina: No! No! Non mi lasci, signor Barranco! Stia qua!

Memmo: Ah, dunque siete d'accordo? Benissimo! Ecco qua.

La lascia.

 

Inizio pagina

 

Ma rimane ben fermo e stabilito questo: che io son venuto e che tu mi mandi via; che io ora ti voglio e che tu mi respingi. Non manca dunque per me, ma per te; e il signor Barranco qui è testimonio! Fate ora valer la legge, se vi riesce! ‑ Vi saluto!

Fa per uscire.

Barranco (resta come intronato alla trovata imprevista di Memmo, che gli fa mancare tutto a un tratto il terreno sotto i piedi): Uh, già...

E rimane a grattarsi la fronte.

Gasparina (sbalestrata anche lei, rivolgendosi al signor Barranco): E allora? Non si può far più nulla?

Memmo (voltandosi e ridendo): Vedete come siete sciocchi tutti e due? Potrei farla valere io, ora, la legge; ma me ne guardo bene, con una mogliettina come questa, che non è possibile che non mi voglia, è vero? Via, via, si metta il cuore in pace, signor Barranco, e se ne vada!

Gasparina: No, senta signor Speranza: mi dia ascolto un momentino... un momentino solo, ché voglio parlarle seriamente...

Memmo: Ma non capisci che con codeste mossettine con cui ora mi vieni innanzi, tu mi fai innamorare di più?

Gasparina: Voglio parlarle seriamente, le dico!

Memmo: Ma sì, ma sì, ma sì... parlami come vuoi!

La osserva, torna a sorridere, fa per riabbracciarla.

Oh guarda! E chi avrebbe potuto mai supporlo?

Gasparina: Così non è possibile, scusi!

Memmo: Ma se ti dico che sono innamorato!

Gasparina: Oh Dio, non mi vuole lasciar dire?

Memmo: Sì! Ma ascolta, prima! Appena t'ho vista, sai? Io non t'avevo vista prima! Quando venisti a casa mia... Gli occhi, sì... avevo visto che ti ridevano gli occhi... Ma ora sei tutta un riso! E lo sai tu sola, di', è vero? tu sola, come sei...

Gasparina: Ma questa è pazzia!

Memmo: Chiamala come vuoi! ‑ Io ora ti voglio! Sei mia moglie, e ti voglio!

Voltandosi di scatto verso il signor Barranco, che freme tutto, sospeso, smarrito, e s'accosta come in atto di parare e d'impedire:

Scusi sa, signor Barranco: visto che lei non se ne vuole andare...

Gasparina: No, stia, abbia pazienza, signor Barranco!

A Memmo:

E lei mi dia ascolto, per carità!... Voglio ammettere tutto! Che lei ora per un puntiglio...

Memmo: No, ti dico! Mi sono innamorato!

Gasparina (forte, per vincere e nascondere la commozione e l'agitazione): La smetta! Scusi... M'indispettisce! Mi... mi... fa stizzire... Sti... stizzire!

È quasi per piangere.

Memmo: Ma perché? Non senti che ti dico sul serio?

Gasparina: Nossignore! Non si dicono così, sul serio, certe cose! Mi scusi...

Memmo: Perché tu ne soffri? Hai ragione! Vuol dire che m'insegnerai tu, allora come te lo debbo dire...

Gasparina: Lei non me lo deve dire più in nessun modo, perché non è vero. Prima di tutto, guardi: voglio ammettere che lei ora abbia un capriccio...

Memmo: Ma se sono tuo marito!

Gasparina: Nossignore: lei per ora non è niente!

Barranco: Nien‑nientissimo!

Memmo (a Gasparina): Senti, se non lo fai andar via, fallo almeno tacere! Altrimenti...

Gasparina: Taccia per carità, signor Barranco! Vede che sto penando tanto a persuaderlo...

Memmo: E non mi persuadi!

Gasparina: Lei si persuaderà. Perché lei è buono, e perché io voglio restare una donnetta saggia! Guardi: consideri bene; per ora, così come stanno le cose...

Memmo (subito, impronto): Non possono restare!

Gasparina (pestando un piede con finta stizza): Mi lasci dire! Fino al punto in cui siamo, per lei è una fortuna ancora, perché può ancora liberarsi, e lasciare che me ne valga io, della legge...

Memmo: Ah si? Bella! E che figura ci farei io?

Gasparina: Nessuna figura, scusi, perché tutti sanno che m'ha sposata per burla, che non è stata per lei una cosa seria... M'ha buttata qua... io mi sono stancata... mi sono ribellata... il matrimonio si annulla e lei ritorna libero... Pensi! Le sembrerà certo una fortuna, domani!

Memmo: E me lo dici tu?

Gasparina: Glielo dico io!

Memmo: Brava! E perché me lo dici? Perché vuol dire che credi che sarà anche una fortuna per te?

Gasparina: Sissignore!

Memmo: Ah! Preferisci, dunque, davvero, sposare questo vecchio bacucco qua?

Barranco: I‑io sono un galantuomo; e lei fa bene, tra lei e me, ad affidarsi me.

Gasparina: Scusi, signor Barranco, lei non si può offendere, se dico che non ho da preferire nessuno, io; non ho da fare nessuna scelta, io, perché lei

si rivolge ora al signor Speranza

lei vuol seguitare a scherzare...

Memmo: E se ti dicessi sul serio che non scherzo più?

Gasparina: Non ci crederei.

Memmo: Se ti dicessi sul serio che mi sono seccato, stancato, nauseato dell mia pazza vita di scapestrato, degli amici stupidi e delle donnette più stupide e delle signorine più stupide ancora? Proprio stancato, sai? Proprio nauseato! Anche perché gli anni miei ‑ capisci? ‑ non comportano più la dissipazione cui mi sono abbandonato finora. Se ti dicessi che questo lo sento ora; lo sto sentendo ora, qua, con una sincerità che mi fa quasi paura, perché è una sorpresa anche per me stesso; qua, ora, davanti a una cara donnina che s'è fatta bella, non so come! per qual prodigio d'amore! Ma certo in premio d'essersi miracolosamente serbata pura così, in mezzo a tutte le miserie e le contrarietà della vita... Ebbene, se ti dicessi questo? ‑ Guardami negli occhi! Ti dico la verità! Guardami! Guardami! Voglio che mi guardi!

Gasparina: Ecco... La guardo...

Memmo: E hai il coraggio di ripetermi che non mi credi? Rispondi...

Gasparina: Che vuole che le risponda?

Memmo: No! No! Devi rispondermi!

Gasparina: Le dico, allora...

Memmo: Che?

Gasparina (smarrita, convulsa, quasi per piangere): Mi lasci... via, mi lasci..

Memmo: T'ho detto che non ti lascio più! Sei mia!

L'afferra, la scrolla, in un impeto di desiderio.

Oh! Sei mia! Sei mia!

Gasparina: Badi, signor Speranza, che diventa allora una cosa seria!

Memmo: Ma è, è, è una cosa seria! (Di nuovo voltandosi verso il signor Barranco:) Via, signor Barranco: mi dispiace tanto, ma ormai qua lei è proprio di troppo, e torno a pregarla di andarsene!

Gasparina: No, no, aspetti, guardi: non se ne deve andare il signor Barranco. Abbia pazienza: facciamo per ora così: se ne vada via lei, piuttosto. Lei, lei

Memmo: Ma che lei! Prima di tutto, io, ora, sono tu! non lei!

Gasparina: Sarà tu, sì, ma quando ci avrà ripensato ben bene, e non per un giorno solo, ma per più e più giorni di fila: un mese, due mesi, tre mesi... Perché, lo capisce, signor Speranza, sarebbe una cosa crudele veramente non soltanto per me...

Barranco (subito, tremante; con un barlume d'improvvisa speranza): Per me anche! Per me! Per me! Per me!

Memmo: Eh, via! Che mi si mette anche a piangere, lei, adesso? Io non ho più niente da ripensare, scusate!

A Gasparina:

Che vuoi che ripensi, se mi trovo già ad esser marito da un pezzo, senza aver più il fastidio di dover prendere moglie? Questa è la maggiore delle fortune!

Al signor Barranco:

Via, via, signor Barranco! Non facciamo più scherzi!

Fa per spingerlo fuori.

Barranco (rivoltandosi, furioso): Aspetti! Me‑me lo deve dir lei!

Accenna a Gasparina. Pausa.

Me‑me lo dice anche lei, Gasparina?

Gasparina (esitante, quasi dolente, pietosa e pur felice; con gli occhi bassi): Eh... poiché ora, signor Barranco, ha sentito? dice che diventa una cosa seria...

Barranco (dopo un lungo silenzio, funebre): Sta‑sta bene... È giovane anche lei.

Pausa.

 Basta. Le‑le auguro che‑che non abbia a pentirsene. E‑e la saluto.

Si avvia grave, fosco, profondamente commosso.)

Gasparina (a Memmo che vuol subito abbracciarla alle spalle del vecchio, piano, ridente, vergognosa, più col gesto delle mani che con la voce, alludendo al vecchio che se ne va): Aspetta... aspetta...

 

Inizio pagina

 

 

1918

INTRODUZIONE

NOTE AL TESTO

NOTE DI REGIA

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna