Atto Secondo - Scena Quinta
Memmo, Gasparina,
poi di
nuovo Vico, Magnasco.
Gasparina si presenta un po' incerta
dall'uscio in fondo. Dopo due mesi di
riposo e di tranquillità, pare un'altra.
Il sole della villetta rustica l'ha un
po' colorita. Veste benino, con grazia
modesta. Ha l'aria ancora umile, ma già
si sente che la vivacità naturale
comincia a rinascerle per quanto soffusa
ancora di mestizia.
Memmo (alla vista di lei,
arretrando quasi con orrore, al colmo
del dispetto): Ah! tu? E
quell'imbecille mi dice la signorina!
Si odono contemporaneamente le risate
fragorose di Lamanna e Magnasco che
rientrano in scena tenendosi ancora i
fianchi dal troppo ridere.
Gasparina (smarrita fra tanta
ira e tante risa, non comprendendo):
Perché? Sono io...
Vico (sempre ridendo):
Ah, bellissima! bellissima!
Magnasco (c.s.): La
signorina! Diceva la signorina...
Memmo (dalla comune gridando a
Celestino): Imbecille!
Imbecille!
Vico (c.s.): Ma no, scusa,
è giusto! Come doveva dire? L'ha
chiamata sempre signorina...
Magnasco (a Gasparina):
Abbi pazienza... signorina...
Ride ancora.
Gasparina: Non capisco niente...
Memmo (venendole incontro
adiratissimo): Vorrei sapere
che sei venuta a far qua? Chi t'ha
chiamata? Chi t'ha invitata?
Gasparina: Nessuno...
Magnasco: Ma no, scusa! Tu
accogli così la tua sposina?
Vico: Non vedi come s'e fatta
bella?
A Gasparina:
Làsciati vedere!
Magnasco: Sfido! Viene a trovare
lo sposo!
Memmo: Finitela, perdio, che non
è il momento!
Gasparina (subito, dolente):
Lo so, signor Speranza, e io
sono venuta per questo, creda!
Magnasco: Guarda che cappellino!
Vico: E che borsetta!
Gasparina (pregando,
mortificata, perché smettano):
Signori miei...
Memmo (esasperato,
investendola): Ma che signori
miei! Sei venuta a dar l'esca daccapo!
Due mesi a rompermi la testa con la
signora Speranza, fino a farmi scappare!
Figuriamoci ora che t'han veduta qua! ‑
Che vuoi? Perché sei venuta?
Gasparina: Ha torto, mi scusi,
signor Speranza...
Magnasco: Sfido! Se questo è il
modo d'accogliere...
Gasparina: No, non per questo. Ha
torto di far così, perché ‑ se è stata
una cosa fatta appunto per ridere,
scusi, mi pare che, se ridono, hanno
ragione e lei non deve seccarsene.
Memmo: Brava! Fammi la lezione
anche tu, adesso!
Gasparina: No, signor Speranza.
Io sono venuta...
Memmo (interrompendola con
forza): Qua tu, per patto,
non devi venire!
Gasparina: Ma non sono venuta per
me; sono venuta per lei. Ho da dirle una
cosa... ‑ non per me, per lei!
Memmo: E io ti dico che potevi
risparmiartela, cara! Grazie. Non c'è
più bisogno di niente per me! Non voglio
saper nulla, e dunque puoi andartene...
Rivolgendosi agli amici:
E anche voi! Ma insomma, sono o non sono
padrone a casa mia?
Vico (seriamente,
facendoglisi innanzi): Oh!
Vuoi capirla che c'è di mezzo la mia
responsabilità?
Memmo: Ma che tua responsabilità!
Fammi il piacere!
Vico: Sissignore! perché sono
stato messo sull'avviso! E ne
risponderei io, domani.
Memmo: Vorresti impedirmi con la
forza?
Vico: Con tutti i mezzi!
Memmo: Oh, guarda ch'è proprio
bella, questa!
Sghignazza e si mette a sedere.
Sta bene. Eccomi qua. Mi seggo. Non
vado! ‑ Cara Gasparotta, vieni qua...
Gasparina (accostandosi un
poco, incerta): Eccomi... a
servirla... Perché?
Memmo: No, qua! qua!
L'afferra per un braccio e la tira a sé.
Qua, siedi sulle mie ginocchia!
Gasparina (schermendosi):
Ma nossignore... Che dice?
Memmo (obbligandola a
sederglisi sulle ginocchia):
Come no? Sei venuta a trovarmi?
Gasparina: Via... no, mi lasci...
mi lasci, signor Speranza...
Memmo (tenendola a sè:
Non sei mia moglie? Ce ne staremo
qua, tu moglie ed io marito, a farci
tante belle carezze. Non vuoi? E questi
cari amici troveranno, si spera, la via
della porta per lasciarci godere in pace
le gioje del talamo!
A Vico e a Magnasco:
Va bene così?
Magnasco: Benissimo! Dàgli subito
un bacio, Gasparotta!
Gasparina: Non va bene, no,
scusi, signor Speranza... No, no, no...
Si svincola e s'allontana seguitando a
far di no col dito.
Magnasco: Ma sì che andava
benissimo! Perché no?
Gasparina: Ma perché ora, così,
non è più lo stesso scherzo!
Memmo: E che? te n'offendi?
Magnasco: Poiché sei venuta ‑
Memmo (seguitando la frase di
Magnasco): ‑ appunto
per farli ridere! Ebbene, io ci sto! Non
posso comprometterti, mi pare. Sei mia
moglie!
Gasparina: Già: sua moglie; ma
per ridere, signor Speranza! Ora basta,
però. Non ride più lei, non ridiamo più
noi.
A Vico e a Magnasco:
Lor signori non se ne vadano: si
ritirino un momentino di là, per
piacere.
Magnasco: Come! Perché?
Gasparina: Un momentino, prego.
Per lasciarmi dire due sole parole qua
al signor Speranza.
Magnasco: Ma possiamo anche
andarcene, se vuoi... Sarà meglio, anzi!
Gasparina: No no: li prego di
rimanere...
Memmo: Così riderete ancora!
Gasparina: No, signor Speranza.
Vedrà che non rideranno più. Sono venuta
per questo. Lei stia tranquillo, signor
Lamanna; e se vuole, può anche andare.
Vico: T'assumi tu la
responsabilità?
Gasparina: Sissignore, me
l'assumo io!
Memmo (ridendo acre):
Sono sotto tutela! Ah! ah! ah!
Magnasco: No, vedi? Ce n'andiamo.
Che tutela! Resti con tua moglie...
Addio, eh?
Memmo: Addio, addio.
Vico (piano a Gasparina,
che li accompagna fin verso la porta):
Mi raccomando...
Gasparina: Lasci fare a me.
Magnasco (a Gasparina,
osservandola): Ma sai che sei
di un'eleganza! Permetti?
Prende con due dita un lembo della
veste, per tastarla.
Che stoffa è?
Gasparina: Un percallino da tre
lire al metro... via, lasci, per favore.
Vico: Andiamo... andiamo...
Addio, Memmo.
Memmo: Addio.
Vico e Magnasco salutano Gasparina, e
via.