Atto Secondo - Scena Terza
Memmo, Magnasco, poi Vico
Lamanna.
Magnasco: Ma insomma, mi dici che
cos'è accaduto?
Memmo (voltandosi di scatto
dall'uscio donde è uscita Loletta):
Senti: o io o lui: non c'è più
remissione!
Magnasco (stordito):
Lui, chi?
Memmo (seguitando, sempre più
fosco e reciso, senza dargli retta):
Forse manderà lui. Vi terrete
pronti. Se lui non manda, appena viene
Lamanna...
Suono di campanello alla porta.
Ma eccolo qua!
Magnasco: Io non capisco niente!
Memmo: Andrete tutti e due: tu e
Vico.
Magnasco: Dove? A far che?
Memmo (gridando):
Ma a sfidarlo, di nuovo, da parte mia!
Magnasco: Di nuovo? Ma chi?
Memmo: M'è venuto con le mani in
faccia, capisci?
Magnasco: Il fratello della tua
ex‑fidanzata?
Memmo: Lui, lui...
Magnasco: Come! Dopo il duello?
Vico (entrando in
subbuglio e arrestandosi sulla soglia ‑
a Memmo): Oh, senti! Tu sei
proprio pazzo!
Memmo: Lo so, lo so! Non è una
novità!
Vico (a Magnasco):
Ma sai che ha fatto?
Memmo (scattando):
Ringrazii Dio, che non l'ho ammazzato
come un cane!
Vico (più forte):
Ma t'ammazzerà lui, se tu non la
smetti!
Magnasco: Ha cercato di
rimettersi con la sorella?
Vico: Ha avuto il coraggio
d'andare a provocarlo, perché ha
saputo... ‑
Memmo (subito concitatissimo):
‑ quello che già sapevate voi! E non
me ne diceste nulla, mentre io ero a
letto, ferito!
Magnasco: Ma che cosa? Io non so
nulla!
Memmo: Ah! tu non sai che ella
prese le mie difese contro il fratello?
che se ne scappò di casa? in casa della
zia, appena seppe che ero stato ferito?
Vico: Come se lui, capisci? non
si fosse battuto col fratello, appunto
perché s'era guastato con lei!
Memmo: Obbligo vostro era
dirmelo!
Vico: Ma se non volevi più
sposarla!
Memmo (a Magnasco):
E ancora lì, sai! in casa della zia! Non
vuole più tornare coi suoi! Mi aspetta!
Aspetta me!
Magnasco (quasi sbalordito):
Ma tu non pensi più che hai sposato
Gasparotta?
Vico: E pretende che il fratello,
capisci? dopo questo...
Memmo: Dopo questo, che cosa? Voi
sapete bene come l'ho fatto! perché l'ho
fatto! Ero come ubriaco! Scampato per
miracolo da una ferita mortale, a causa
d'un matrimonio mancato, volli apposta
mettere come un bollo di scherno sullo
scandalo, per far vedere in che conto
tenevo il matrimonio!
Magnasco: E credi d'avere
scherzato, sposando Gasparotta?
Memmo: Ma qual è insomma la
vostra maraviglia? Che io, sapendo ciò
che è accaduto per causa mia, mi dibatta
ora in questa disperazione? Di questo vi
maravigliate, è vero? E non della follia
che ho potuto commettere, di quel
matrimonio!
Magnasco: Ma che follia, no,
caro!
Vico: Se hai finanche preveduto
questo momento, che ti saresti pentito!
Memmo (con esasperazione piena
di scherno, ponendosi le mani agli
orecchi): E ho qua, qua, le
vostre risate, a quell'orgia di tutte le
mie ragioni! Parevo io il saggio tra i
matti!
Magnasco: Ma eri, caro mio! Eri!
Eri!
Memmo: E vi facevo tanto ridere?
A Vico, investendolo:
Tu, tu hai potuto ridere, tu,
sapendo quello che io non potevo sapere!
Potete figurarvi che avrei commesso
questa pazzia, se avessi saputo ciò che
sapevate voi? Ma come! Ella mandò
finanche a chiedere mie notizie, e non
me ne diceste nulla?
Vico: È pazzo! è pazzo!
Memmo: Ah, ora, è vero? ora vi
sembro pazzo?
Magnasco: E la fortuna è, che te
la sei apparecchiata da te stesso a
tempo la camicia di forza, caro mio!
Memmo: Ah, io non ci sto, sai!
Magnasco: Come non ci stai?
Memmo: Non ci sto! non ci sto! È
possibile, sì, che abbiate ragione
voi... Io non so più, se ero pazzo
allora o se sono adesso! Ma so che
adesso non mi par vero ch'io abbia
potuto far ciò che ho fatto, e che voi,
miei amici, abbiate potuto lasciarmelo
fare, senza legarmi come un matto da
catena! Ma scusate... Scusa, scusa,
Magnasco, non può essere che tu creda
ch'io abbia fatto allora una cosa seria.
Se avessi fatto, come tu credi, una cosa
seria, voi non avreste riso, come avete
riso!
Magnasco: Ma non hai fatto una
cosa seria! Hai ragionato, ti dico! E
siccome ora sei pazzo, ti sembra d'aver
commesso una follia.
Memmo: Sono pazzo?
Magnasco: Innamorato. Fa lo
stesso!
Memmo: Ah, per questo?
Magnasco: Ma sì, caro! Perché la
vita non è un ragionamento!
Memmo (subito, pronto,
convinto): Ecco. Bravo.
Quello che dico io. Non è un
ragionamento. Dunque, pazzo allora che
ho ragionato. E che peso, che valore
volete che abbia per me quel matrimonio,
fatto così, appunto per un ragionamento?
Vico: Ma lo ha per lui, per il
fratello, il peso!
Magnasco: E anche per la sorella!
Scusa, lo sa lei? la sorella? che hai
sposato?
Memmo: Gliel'ha detto lui; ma non
ci crede! non ci crede! non può
crederci! ‑ Come, come ci si può credere
infatti, a una cosa simile? Dice che ci
crederà solo quando se lo sentirà dire
da me! ‑ E io andrò a dirglielo!
Vico: Tu non andrai!
Memmo: Andrò, andrò oggi stesso!
Vico: Ah, questo, perdio, te lo
impedirò io!
Memmo (lo guarda):
Tu? ‑ Ci vado ora!
Fa per avviarsi.
Vico (parandoglisi
davanti): Non ti faccio
uscire, sai!
Magnasco (a Vico):
Come! Ma anzi... scusa...
Vico: Che anzi! Il fratello è lì,
di guardia alla casa; me lo ha detto! E
se lo vede accostare...
Memmo (sghignazzando):
M'ammazzerà, è vero? Ah! ah! ah! ah!
Voglio vederlo. Sono sicuro...
S'interrompe ‑ resta un attimo sospeso
come in una dolce visione.
Non so credere che possa riavere il bene
di parlar di nuovo con lei... vedermela
davanti, vicina... con la sua mano nella
mia...
Vico: Ma tu fametichi!
Memmo: Perché non sapete quale
sorriso impercettibile le vapori dalla
boccuccia di bambina, che le diventa
maraviglia negli occhi chiari, quando mi
ascolta e poi mi dice: «Ah, sì?». Ed è
tutta lì, che sa lei sola, lei sola
com'è... È questo il fascino!
Quand'uno pensa: «E lo saprò anch'io, io
solo; perché sarà solo mia!».
Magnasco: Finché non te ne
stanchi e non te ne penti!
Vico: Come se n'era già pentito!
Memmo: Sì, perché poi si pensa
alla schiavitù, purtroppo! ‑ Ma che
forse è bella, d'altra parte, la
libertà? Vuol dire «tutti», la libertà;
vuol dire, ecco: Loletta... Loletta...
Non puoi più dire: «io». Dici: «di
tutti»; non puoi più dire: «mia».
Lasciatemi fare! Ora ho la mia passione.
Sono cieco, nella notte, e questo lume
acceso: bisogna che mi bruci. Non c'è
remissione!
Magnasco: E poi te la pigli con
gli amici?
Memmo: Non m'avete trattenuto
allora, e vorreste trattenermi adesso?
Vico: Ora qua c'è una minaccia
grave per te!
Memmo: Vedi? perché lo sa, lui (allude
al fratello della sua ex‑fidanzata)
lo sa che se le parlo, lei comprende
perché l'ho fatto.
Vico: Ma non è per questo! E
perché ormai troppo tu l'hai provocato!
Memmo: Ebbene, m'ammazzi; non me
ne importa! Voi sapete che non faccio le
cose a mezzo. Mi son lanciato; non
m'arresterò. Ho promesso di parlarle; le
parlerò. Così non resto, non resto! non
resto!
A Vico:
Ti ha detto che non vuole più battersi?
Vico: Mi ha detto che tu badi a
te!
Memmo (risolutamente):
E allora vado!
Vico (trattenendolo
violentemente con Magnasco):
Ah no! Tu starai qua!
Memmo: Lasciami! Lasciami!
Magnasco: È inutile, sai! Non ti
lasciamo andare!
Suono di campanello alla porta.
Memmo (restando, con gli
altri, d'un tratto): Suonano!
Forse sono loro...
Magnasco: Chi?
Memmo: Quelli che manda lui...