Atto Secondo - Scena Seconda
Detti, Memmo Speranza.
Memmo (entrando agitatissimo,
fosco, col cappello in capo ‑ a Magnasco)
Oh, bravo, sei qua! Son passato da
casa tua...
Magnasco: Parlavo qua con Loletta...
Memmo (senza badargli, reciso):
Ho bisogno di te.
Magnasco: Che c'è di nuovo?
Memmo: Aspetta che venga Lamanna!
Sarà qui a momenti.
Magnasco: T'è accaduto qualche
cosa?
Memmo (voltandosi sgarbato a
Loletta): Mi fai il piacere
d'andartene di là?
Loletta: Oh, non sono mica una
serva, sai?
Memmo: Tu sei padrona,
padronissima d'andartene quando ti pare
e piace!
Magnasco (cercando
d'intromettersi): Via,
Memmo...
Loletta (a Magnasco):
Mi licenzia così, su due piedi,
capisci, come niente!
Memmo: Avresti potuto
comprendere, mi pare, almeno da cinque
giorni, che il tuo posto non è più qui.
Loletta: Ma l'ho compreso! L'ho
compreso benissimo! E stavo a dire
appunto a Magnasco ‑
Magnasco: ‑ verissimo ‑ che sei
uno stupido ‑
Loletta: ‑ ma di quelli, come non
se ne trovano due!
Magnasco: Io però le dimostravo
scientificamente...
Memmo (troncando, come sopra,
recisamente): Permetti, caro?
Non scherziamo in questo momento! Ogni
parola che mi dite, è per me una
martellata in testa!
Magnasco: Se è cangiato il
barometro!
Memmo (con foga e con sdegno):
Ma il vostro torto ‑ ve l'ho detto
mille volte ‑ è questo: di credere,
perdio, ch'io sia fatto per il vostro
spasso!
Magnasco: Ti faccio osservare che
l'ho pagato mille lire, io, questo
spasso!
Memmo: E te lo vuoi godere vita
natural durante? Anche se domani mi
vedesti morto...
Magnasco: No, no, fino a tanto
poi...
Memmo: Ma sì! Sareste capaci di
credere che l'abbia fatto apposta per
farvi ridere! Eppure, perdio, ci vuol
poco a pensare che un uomo non commette
le pazzie che ho commesso io, se non
perché ha sofferto, perché soffre e gli
piace di mettere a un certo punto lo
scherno sulle sue sofferenze, come si
mette il limone sulla piaga! Salto,
grido, mi dibatto come un pazzo al
bruciore, e voi ridete a crepapelle!
Magnasco: Ma se è appunto questo,
scusa, l'effetto che vuoi ottenere!
Memmo: Grazie tante! Se mi foste
veri amici ‑
Magnasco: ‑ dovremmo metterci a
piangere?
Memmo: Non pretendo tanto! Ma
vedere che soffro dentro, almeno, e non
goderci; cercare di trattenermi ‑
Magnasco: ‑ per farci mandar via
su due piedi come Loletta? Eccola là,
vedi? piange...
Memmo (pentito, ma sempre
inquieto, accostandosi a Loletta):
Scusami, cara. Non voglio che noi ci
lasciamo male! Sii buona... Credi, mi
trovo in un condizione...
Loletta: Ma sì, lo so, ti sei di
nuovo innamorato!
Memmo (con estrema violenza):
Non dirmelo, perdio!
Frenandosi a stento:
Vedi che cerco di frenarmi... T'ho
pregata...
Loletta: Ma sì, ecco. Me ne vado
subito. Però... dico...
Memmo (comprendendo):
Hai ragione! Hai ragione!
Cava il portafogli i tasca.
Tieni: ecco: prendi tutto quello che
vuoi.
Loletta: Ma no, che c'entra! Io
dico... se debbo andare... capirai...
Memmo: Tutto quello che vuoi, ti
sto dicendo!
Le mette il portafogli tra le mani.
Pòrtatelo di là, non voglio saper nulla!
È nel tuo stesso interesse, del resto,
scappar via di qua al più presto
possibile.
Loletta: Perché? chi deve venire?
Memmo: Ma no, nessuno! Non so
quello che potrà accadere da un momento
all'altro... Pòrtati via tutto... le tue
robe... fatti ajutare da Celestino...
Vai, vai, cara!
L'accompagna, così dicendo, fino
all'uscio a destra.