Atto Secondo - Scena Prima
Grazioso salotto nel quartierino da
scapolo di Memmo Speranza, due mesi dopo
il matrimonio per burla con Gasparina
Torretta. ‑ In fondo, la comune; usci
laterali a destra e a sinistra.
Loletta, Magnasco.
Loletta, seduta sul canapè, al levarsi
della tela, piange, col volto nascosto
nel fazzoletto.
Magnasco (dopo una pausa):
Eh via, Loletta...
Loletta: Di rabbia piango, non
credere!
Magnasco: No no! Lo vuoi sapere
perché piangi?
Loletta: Di rabbia... di rabbia,
ti dico!
Magnasco: No. Quel matrimonio per
ridere...
Loletta: Ma chi ci pensa più! Tu
batti sempre su questo chiodo, perché
vuoi vendicarti delle mille lire della
scommessa perduta.
Magnasco: Sta' a sentire. Quel
matrimonio per ridere con gli annessi e
connessi della casetta rustica assegnata
a Gasparotta; e poi, subito dopo, la
partenza con te per un'altra villetta...
un mese e mezzo d'intimità in campagna
con lui... ‑ ti hanno fatto un curioso
effetto.
Loletta: Che effetto?
Magnasco: T'è parso che quella
fosse ‑ com'è ‑ una moglie da burla, e
che tu invece fossi là, intanto, e
potessi rimanere una mogliettina sul
serio.
Loletta: Sta di fatto, che avendo
commesso la sciocchezza di condurre lo
scherzo fino all'enormità di contrarre
davvero quel matrimonio, di mogliettine
sul serio, egli, ormai, non può più
averne che qualcuna come me!
Magnasco: Sì: per quindici
giorni... per un mese... per un mese e
mezzo.
Loletta: Va benissimo! E non
direi nulla, se mi bistrattasse ora
perché si fosse incapricciato
d'un'altra! Ma no! Siamo alle solite,
credi! Lo nega, perché si vergogna. Ma
dev'essersi innamorato di nuovo,
fradicio, di qualche signorina per bene.
E questo è stupido!
Magnasco: No, cara. Questa è la
sua condanna! Quella che s'è sentita
pendere sempre sul capo! Ma scusa: se ha
sposato Gasparotta per questo!
Loletta: Già! Ma non va mica a
prendersela con quella, ora!
Magnasco: Non potrebbe, sii
ragionevole! Mise bene le mani avanti,
quella poverina.
Loletta: E se la piglia con me?
Magnasco: Carina mia, questi sono
gl'incerti del mestiere.
Loletta: No! no! è stupido! è
illogico!
Magnasco: È umano.
Loletta: Illogico! illogico!
Magnasco: Ma sì, appunto: umano.
Perché il trionfo della logica, vedi,
Loletta è stato quel suo matrimonio.
Perfetta astrazione. Ragionamento che
filava a maraviglia! Eh, tu non
comprendi, Loletta mia! La logica, sai
che cos'è? Ecco: immagina una specie di
pompa a filtro. La pompa è qua.
Indica la testa.
Il filtro, s'allunga fino al cuore. Tu
hai un sentimento? La macchinetta che si
chiama logica te lo pompa e te lo
filtra; e il sentimento perde subito il
suo calore, il suo torbido; si
raffredda; si purifica: si i‑de‑a‑liz‑za!
Fila tutto a maraviglia perché ‑ sfido!
‑ siamo fuori della vita,
nell'astrazione. La vita è lì, dov'è il
torbido e il calore, dove non c'è più
logica, capisci? Ma ti sembra logico,
scusa, che tu pianga, adesso? È umano!
Loletta: Vorrei sapere, allora,
perché ci fu data la logica!
Magnasco: Perché... perché la
natura, che ci vuol tanto bene, non ha
voluto che noi soffrissimo soltanto per
i nostri sentimenti e le nostre
passioni, ma che ci avvelenassimo anche
col sublimato corrosivo delle deduzioni
logiche. Esempio: non basta che tu ora
soffra: io ti dimostro con la logica che
tu devi necessariamente soffrire.
Loletta (scrollandosi,
infastidita): Oh, sai? per
me... dopo tutto...