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Ma non è una cosa seria - Commedia in tre atti  - 1918

 

Atto Primo - Scena Settima

 

Detti, Memmo Speranza, Vico Lamanna, poi Celestino, Rosa.

Magnasco non ha finito di dire: «castigate, intemerate» che le due ragazze, vedendo entrare dalla comune Speranza e Lamanna, saltano loro al collo e baciano prima l'uno e poi l'altro, esultanti.

 

Fanny, Loletta: Oh! ecco Memmo! ecco Memmo! Caro!... caro!...

Magnasco (subito, per rimediare, al signor Barranco più che mai allarmato): Ah, ma perché c'è un filo sa? anche un filo di parentela.

Memmo: Piano! piano, ragazze mie!

Si schermisce quasi istintivamente per difesa della recente ferita al petto. È ancora pallido, difatti, un po' debole. Bel giovane, elegantissimo.

Vico (anche lui molto elegante, caposcarico, compagno di Memmo nelle più arrischiate imprese giovanili): E come siete qua vojaltre?

Magnasco (a Memmo che si fa avanti con le due ragazze abbracciate per la vita): È vero, Memmo? Non so che filo... ma un filo c'è...

Memmo: Di pazzia? Eh, altro!

Magnasco: Ma che pazzia! Pazzo sei, lo sappiamo! Un filo di parentela, dico, qua, con le signorine...

Ammicca al signor Barranco.

Memmo: Ah, sì, signor Barranco: cuginette: Loletta e Fanny... ‑ un po' larghe...

Poi volgendosi a Grizzoffi:

Caro Grizzoffi, piacere di rivederla.

Virgadamo: E anch'io... tanto, tanto, proprio...

Memmo: Grazie, professore; lei è venuto a visitarmi parecchie volte... E la signorina Maestrina?

Gasparina: È dovuta tornare a scuola.

Virgadamo: Molto dolente, creda!

Grizzoffi: Dunque dunque: si va a tavola? Mi pare che non si debba più aspettar nessuno.

Memmo: A tavola, sì, a tavola!

Gasparina: È tutto pronto. Prendano, posto. Vado in cucina...

Memmo: Ah, no, Gasparotta! Tu oggi devi sedere a tavola con noi!

Gasparina: Sì, più tardi... Ora mi permettano...

Via per l'uscio a destra.

Intanto gli altri prendono posto a tavola, e subito comincia il pranzo servito da Celestino e da Rosa.

Memmo: Poverina! Se sapeste come m'ha assistito! Quante notti al mio capezzale!

Grizzoffi: Eh, non dubiti: ce ne siamo accorti bene qua, noi!

Vico: Ma non è vero niente, scusi!

Magnasco: Puntualissima sempre!

Grizzoffi: Perché voi non alloggiate qua! Vedete solo la tavola...

Vico: Ma il signor Barranco ...

Grizzoffi: Ah, sfido! Per lui ...

Barranco: Pe‑per me? Finisca!

Magnasco: Signori miei, volete ricominciare?

Gasparina (accorrendo dall'uscio a destra e prendendo posto a tavola accanto al signor Barranco): ‑ Ecco... prego... prego... se posso permettermi di rivolgere a lor signori una preghiera...

Vico: Ma dieci! ma venti!

Memmo: Sentite come parla?

Magnasco: E lasciatela finire! ‑ Che preghiera?

Gasparina: Che lascino dire di me al signor Grizzoffi tutto quello che vuole!

Grizzoffi (aggressivo): E che significa?

Magnasco: Ma che lei, perdio, può bistrattarla come vuole! Scarpinarotta, di lei, non se n'avrà per male.

Vico: Senti com'è gentile! Scarpina‑rotta!

Grizzoffi: Ma io, caro signore, non voglio essere compatito da nessuno!

Memmo: Signori... calma... calma... Attendiamo per ora a mangiare. Vedrete che queste liti qua finiranno.

Virgadamo: Oh che peccato!

Memmo: Ci sciala lei, caro professore, lo so: ma finiranno; me ne dispiace per lei. Ho trovato il rimedio radicale, e raccomando al signor Barranco ‑ col dovuto rispetto ‑ di far di tutto per impedire al suo naso di crescere.

Le ragazze ridono.

Barranco: Il mio naso?

Memmo: Scusi. Perché vedrà che, com'avrò enunziato il. mio rimedio, resteranno tutti con un palmo di naso. M'impensierisco allora per le proporzioni del suo.

Barranco: Ma pensi al suo, lei, ca‑caro signore, perché la morte, sa, è senza naso, e‑e lei il suo ce‑ce l'ha ancora in faccia per miracolo!

Tutti (meno Memmo ‑ applaudendo): Benissimo! benissimo! Bravo signor Barranco!

Memmo: Eh, ma appunto per conservarmi il naso, dovrò far crescere il vostro di almeno un palmo!

Magnasco: Fuori questo naso... cioè, questo rimedio!

Virgadamo: Vogliamo ridere!

Memmo: Lei non riderà più! V'immaginate che abbia mandato un po' di champagne per bere alla mia salute? V'ingannate! Berremo oggi l'ultimo bicchiere in suffragio di questa Pensione.

Tutti: Come? Come? Che vuol dire? Che ha detto?

Viva agitazione di curiosità. ‑ Gasparina si alza.

Memmo: Tu, Gasparotta, non ti spaventare!

Gasparina: Non mi spavento, nossignore... Vorrei andare un momentino a vedere... (indica: in cucina.)

Memmo: Nient'affatto! Rimani qua! Perché, tu che sembri l'ultima, rappresenti nel mio rimedio la prima.

Magnasco: Ma insomma?

Gli altri: Che cos'è? Fuori questo rimedio! Spiègati!

Memmo: Piano. Seguitiamo a mangiare. Come uno muore seguitando a vivere fino all'ultimo respiro, così una pensione, seguitando a mangiare fino all'ultimo boccone.

Virgadamo: Ma senza parlar di morte, via, signor Speranza!

Magnasco: Non è pedagogico, scusa!

Memmo: Ma io ne esco adesso, professore mio!

Virgadamo: Ragione di più! E poi, per colpa sua!

Tutti: Verissimo! Verissimo!

Memmo: Ah, mia? Avete il coraggio di dire che è stato per colpa mia?

Tutti: Sì, sì! Tua! tua!

Memmo: Se le stuzzicassi io, le donne! Non ne ho stuzzicata mai una! Mi stuzzicano loro! tutte!

Loletta: E tu perché ti lasci stuzzicare?

Memmo: Oh bella! Volete dire che non è ladro il ladro, perché è un imbecille chi si lascia rubare? Va bene. D'accordo! ‑ Da diciannove a trent'anni, dodici volte fidanzato, signori miei!

Magnasco: E con chi te la pigli?

Memmo: Ma perché, domando io, ciò che capiscono così bene tutti quanti gli animali ‑ anche gli uccellini, santo Dio, con quelle loro testoline! ‑ non dev'esser capito soltanto dall'uomo? ‑ Per sempre! O per sempre o niente! Ti circondano, ti avviluppano, t'ubriacano, ti fanno perdere la testa...

S'interrompe per contraffare la voce di una ragazza innamorata.

«No! prima giuramelo: per sempre!» Ti obbligano a giurarlo anche davanti a papà... Un pover'uomo, signori miei, che s'è ubriacato, che ha perduto la testa, che volete che faccia? Giura, impegna la sua fede...

Con scatto improvviso, inatteso:

Io ce l'ho a morte con lei, senta, professor Virgadamo!

Virgadamo (stordito come tutti gli altri): Con me? Come, come? E che c'entro io?

Memmo: E con tutti i suoi colleghi, sissignore! Voi che insegnate alle donne! Ma che cosa insegnate?

Vico: È giustissimo! Che cosa insegnate? Dovreste insegnar loro a contentarsi d'un periodo di tempo ragionevole!

Memmo: Ma no! Anche d'una eternità...

Vico: Anche d'una etemità!

Memmo: Ma dando loro un concetto più filosofico del tempo!

Vico: Ecco!

Memmo: No, ti prego. Io parlo sul serio! Scusate: non abbiamo forse sentito tutti, in certi momenti, aprirsi, accendersi dentro di noi come una luce d'altri cieli, che ci permette di vedere nelle più misteriose profondità dell'animo, e che ci dà la gioja infinita di sentirci in un attimo... in quell'attimo ‑ eterni ‑ e che s'è vissuto ‑ e che può bastare? ‑ Ecco, questo, professore! Insegnare alle ragazze il concetto di quest'eternità ‑

Vico (subito): ‑ momentanea!

Memmo (seguitando): ‑ l'unica consentita all'uomo: chiusa e vissuta veramente in un solo momento, che non può più ripetersi, che non può esser più quello; ma fastidio, stanchezza, nausea, prigionia insopportabile, a volerlo perpetuare!

Fanny, Loletta (battendo le mani): Benissimo! Benissimo!

Memmo: Eh, lo so, carine: voi l'intendete! Ma le altre?

Loletta: Va, là, che forse l'intendono anche loro!

Memmo: Se non ci fossero i papà, gli zii, i fratelli, i cognati, i cugini, costituiti a guardia del giuramento!

Barranco: Ma‑ma se lei ha‑ha giurato ‑

Memmo: ‑ sfido, per forza! ‑

Barranco: ‑ non può più ti‑tirarsi indietro!

Memmo: Ma se non ho ancora neppur toccato un dito alla loro figliuola... nipote... sorella... cognata... cugina?

Barranco: Ha‑ha dunque scherzato?

Memmo: Nossignore: mi sono pentito, ho aperto gli occhi, ho visto il male che facevo alla ragazza e a me. Sono come la paglia, io: piglio fuoco subito: una bella fiammata; poi affogo nel fumo. Il matrimonio non è per me: l'amore, sì; il matrimonio, no.

Barranco: E‑eresie, eresie! Basta, basta! Speriamo che‑che abbia messo senno, adesso!

Memmo: Ma come: più senno di così? Mi hanno voluto uccidere, capisce? Mica perché mi sono fidanzato: allora mi hanno accolto a braccia aperte! Mi hanno voluto uccidere, quando ho aperto gli occhi, quando mi sono accorto della bestialità che stavo per commettere!

Loletta: Ma perché t'eri fidanzato?

Memmo: Oh bella! Perché m'ero innamorato! E mi innamoro, signori miei; m'innamoro con una facilità spaventosa!

Barranco: Ma pe‑per questo le dico, che‑che deve metter senno!

Memmo: Le ripeto che l'ho messo a tempo tutt'e dodici le volte che sono stato fidanzato! Appena passato il primo accecamento dell'amore, compatibile, perdonabile in un giovane! ‑ Che! che! Il senno non giova a niente!

Barranco: E‑eresie, prego!

Memmo: Dico per una natura come la mia, signor Barranco: accensibile, infiammabile. Il senno mi rovina. Me la sono scampata oggi; domani incapperei daccapo. Che senno! Che senno! Ci vuol altro! Ho trovato il vero rimedio, vi dico, per salvarmi ‑ se non voglio morire ‑ dal pericolo tremendo che mi sovrasta, di prender moglie!

Magnasco: Ma dillo infine, santo Dio! questo rimedio!

Gli altri: Eh si! fuori! fuori! Qual è? qual è?

Memmo (si alza, risolutamente, e proclama): Signori, io sposo Scarparotta!

Scoppio di risate e d'esclamazioni generali.

Gasparina (ridendo anche lei): Oh, guarda... Proprio me?

Virgadamo (esultante): Oh bella! oh bella!

Memmo: Vi sembra che io scherzi? Dico sul serio! Sposo te, Gasparotta!

Nuove risate ed esclamazioni.

 

Inizio pagina

Chi vuole scommettere?

Magnasco: Io! Mille lire!

Memmo (cavando il portafogli): Fuori le mille lire! Ecco qua le mie.

Virgadamo: Io sarò il depositario, signori!

Memmo: Benissimo! (A Magnasco:) Qua, al professore Virgadamo! Mille lire!

Magnasco: Non le ho con me. In parola! Qua, la mano! Mille lire e il pranzo di nozze!

Stringe la mano a Speranza.

Memmo: Le perderai! Signori: testimonii tutti della scommessa. Io sposerò Gasparotta!

Vico, Virgadamo, Loletta, Fanny (battendo le mani): Benissimo! Viva gli sposi! Accanto gli sposi!

Vico si alza per prendere Gasparina.

Memmo (a Gasparina): Mi vuoi tu? Mi vuoi?

Grizzoffi: Burattinate! Burattinate!

Barranco (a Gasparina, irritatissimo): Ma‑ma lei protesti, i‑in nome di Dio!

Gasparina: Ma no, scusi: non vede che fa per ischerzo?

Memmo: Non scherzo niente affatto!

Grizzoffi: Burattinate!

Memmo: Scusi, sarebbe geloso, lei?

Vico: Sì, è geloso! È geloso!

Magnasco: Anche il signor Barranco!

Grizzoffi: Ma via, finiamola!

Memmo: Signori, se credete che in questo momento io stia scherzando, v'ingannate!

Grizzoffi (a gran voce, alteratissimo, dando un pugno sulla tavola): Finiamola, le dico!

Silenzio di tutti.

Mi dà ai nervi codesto insulso, stupido scherzo su una cosa che voi non sapete ciò che voglia dire, per Dio!

Memmo: Perché lei è separato dalla moglie? Ma so meglio di lei, caro signore, che non si scherza col matrimonio! Ho rischiato la vita per salvarmi da esso...

Grizzoffi: E dunque?

Memmo: Sposo Gasparotta, appunto per questo!

Magnasco: Il ragionamento non potrebbe essere più filato!

Virgadamo: Filatissimo! Logicissimo! Il signor Speranza sposa, infatti, per non prender moglie!

Memmo: Proprio così!

Grizzoffi (a Virgadamo): Lei è un buffone!

Memmo: Ma no, caro signore: è lei che non capisce niente! Io sposo proprio per guardarmi dal pericolo di prender moglie sul serio!

Magnasco: E Gasparotta, allora?

Memmo: Ma io la farò felice! Se non mi lasciate dire...

A Gasparina:

Ti farò felice, Gasparotta! Guarda: prima di tutto ti leverò da quest'inferno!

Tutti protestano:

Sissignori, inferno! Questa è una povera martire!

Gasparina: Ma no, che dice? Si stia zitto!

Memmo: Ho una casettina per te; una villettina rustica fuori le mura...

Loletta: O Dio, Memmo: sposa me!

Memmo (scostandola): Via, tu; non c'entri!

A Gasparina, seguitando:

Col suo bravo giardinetto... l'orticello, il pollajo...

Loletta: Anche il pollajo?

Memmo (a Gasparina, seguitando): Te ne starai lì, tranquilla, beata, con un discreto assegnino che ti farò, appartata per conto tuo e liberissima di vivere come ti parrà e piacerà!

Fanny: Ma è il paradiso!

Loletta (cantando l'aria della Mascotte): Moi, j'aime mes moutons...

Memmo: Zitta, Loletta!

A Gasparina:

Prenderai solo un'ipoteca legale sul mio nome. Capite, signori? In comune, soltanto il nome, che non è neanche un nome proprio, vi faccio osservare: «Speranza»! comunissimo! Chi non ne ha? Che ne dici tu, Gasparotta?

Gasparina: Eh... per me... se non se ne pente...

Scoppiano altissimi applausi, risa, grida di: «Evviva gli sposi!».

Vico: Lo champagne, subito! E beviamo alle faustissime nozze!

Scoppio della bottiglia sturata da Celestino: sono tutti in piedi.

Magnasco: Portiamo in trionfo Scarpina‑rotta, accanto allo sposo!

Vico, Magnasco, Virgadamo, Loletta e Fanny accorrono per prendere Gasparina.

Barranco (tremante d'ira e di sdegno, scostando tutti e trattenendo Gasparina): Le‑lei no, non si presterà a‑a‑a un simile sacrilegio!

Memmo: Ma no! Stia tranquillo, signor Barranco! Non celebreremo in chiesa il matrimonio!

Vico: Non ce ne sarà bisogno!

Memmo: Al municipio soltanto, in barba a un sindaco, per far la vendetta di tutte quelle migliaja di coppie che egli avrà infelicitato sul serio! Ci divertiremo, lasciate fare a me, che ci divertiremo!

Barranco: Ma‑ma è allora una cosa seria?

Memmo: Seriissima, sissignore! Ma non come matrimonio! Come matrimonio, non è una cosa seria! Seriissimo sarà agli effetti; perché salva me e fa il bene di questa poverina! Cose serie, del resto, si persuada, signor Barranco, sono quelle sole a cui diamo importanza! C'è più della morte? Uno non le dà importanza: ‑ cosa da nulla! Al contrario: il suo naso! Cosa ridicolissima. Ma per lei infelicità seria! Perché? Perché lei gli dà importanza!

Barranco: Io? Ma‑ma niente affatto!

Memmo: E perché allora lo ficca in un affare che non lo riguarda? Si faccia gli affari suoi!

Barranco: Sta‑sta bene! Io allora me‑me ne vado!

Si alza e s'avvia.

Memmo: Ma no...

Grizzoffi: Via, sì! via! Me ne vado anch'io! Burattinate!

S'avvia.

Magnasco (correndogli dietro): Ma no... Grizzoffi, ma perché? Venga qua!

Virgadamo (c.s.): Signor Barranco...

Vico: Lasciateli andare! Lasciateli andare!

Memmo: Ma sì, venite qua! Non date retta!

Barranco e Grizzoffi entrano nelle loro camere.

Gasparina (dolente): Signor Speranza, per carità: lei scherza... ma basta ora...

Memmo: E dàlli!

Gasparina: Vede? Mi fa perdere due clienti ‑

Memmo (subito, pronto): ‑ per guadagnare un marito! Sta' a sentire: non è una follia: ne ha l'apparenza, ma non è una follia! Non ho mai ragionato così bene come adesso! È un disegno maturato, credi! Vico lo sa!

Vico: Ma‑tu‑ra‑tis‑si‑mo! Ne parliamo ora per la prima volta insieme!

Memmo (a Gasparina): Ma pensa tu stessa quello che mi costerebbe una moglie sul serio, che avesse su me, domani, diritti sul serio...

Gasparina: E lei non la pigli!

Memmo: Come se stesse a me! Finirei per prenderla, domani! E immagina quello che mi costerebbe, non dico soltanto dell'infelicità per tutta la vita; ma anche materialmente, di quattrini, capisci?

Vico: Le spese... il lusso...

Fanny: Questo è innegabile!

Memmo (a Gasparina): Non sei tu invece una brava donnina discreta?

Gasparina: Che vuole che sia io...

Memmo: Vedi? Che mi costeresti tu?

Vico: Niente, a confronto!

Memmo: Eppure ti avrò fatto un gran bene: il riposo ‑

Loletta: ‑ la villetta ‑

Vico: ‑ un assegno ‑

Memmo: ‑ e nessun dovere verso di me, perché non avrai nessun diritto di moglie sul serio! Soltanto il nome ipotecato, perché io non possa più disporne, e basta!

Loletta: Se la signorina non vuole, Memmo... te lo dico davvero!

Fanny: Ma sì, ci starei anch'io!

Memmo: Eh no, carine! Non capite che può essere soltanto con lei?

Gasparina: Perché, soltanto con me, nessuno potrebbe credere che il signor Speranza non l'abbia fatto per ischerzo ‑

Memmo (subito con forza): ‑ e sul serio, nello stesso tempo! Ti sembra proprio una follia?

Gasparina: Ma sì, via, signor Speranza!

Memmo: Tranne che tu ‑ oh Dio ‑ non abbia ancora qualche velleità!

Gasparina (ride): Che vuole che abbia io? Via, la smetta! Non capisce che lei, domani, se ne pentirà?

Memmo: Ma sicuro che me ne pentirò! sicurissimo! Ma non comprendi che proprio quando me ne pentirò, ne risentirò il vantaggio, perché vorrà dire che mi sarò innamorato fino al punto di commettere la vera follia del matrimonio sul serio?

Tutti: È verissimo! È giustissimo!

Gasparina: E allora ci andrei di mezzo io?

Memmo: Ma no! tu no! Perché? Me la piglierò con me, se mai, che l'ho voluto! Che c'entri tu? Se lo faccio per questo! in previsione di questo! Tu sarai garantita da tutti gli atti in regola.

Vico: Notajo! Stato civile!

Memmo: Tutto in regola! E subito! ‑ Lei professore, e tu Vico, sarete i miei testimonii.

Virgadamo: Obbligatissimo! Onoratissimo!

Magnasco: E io della sposa!

Memmo: Su, su al Municipio! A fare la denunzia!

Gasparina: Ma via, si stia quieto, signor Speranza!

Loletta (a Gasparina): Lei ha davvero il coraggio di rifiutare questa fortuna?

Fanny (c.s.): Dice sul serio, sa?

Gasparina: Ma io rifiuto per lui!

Memmo: Non ti curare di me!

Cava un taccuino e un lapis.

Su, nome ‑ lo so! ‑ paternità, anni e luogo di nascita, stato: se sei nubile, vedova o niente; non c'è bisogno che mi dica la verità su questo punto. Ma gli anni sì, precisi. Quanti?

Gasparina: Ventisette.

Memmo (dando un balzo indietro): Non cominciare!

Gasparina: Glielo giuro: ventisette. Sono nata...

Memmo: Basta: risulterà dallo stato civile. Ma non si direbbe, sai? E... dunque, diciamo... così per dire, nubile?

Gasparina: Nubilissima, sissignore.

Memmo (ridendo): Va bene, va bene...

A Magnasco, mentre scrive sul taccuino:

Tu hai perduto le mille lire!

Magnasco: E il pranzo di nozze: non mi tiro indietro!

Virgadamo: Come ci divertiremo!

Memmo: Su, andiamo, ragazze: ancora un bicchiere in onore della sposina e scappiamo.

Celestino stura un'altra bottiglia e tutti tendono il bicchiere. Nel frattempo il signor Barranco col cappello in capo e una borsetta in mano, esce dalla camera.

Barranco (funebre, reciso, a Gasparina): Ho preparate di‑di là le‑le mie robe.

Gasparina: Ma no, senta, signor Barranco...

Barranco: Non sento nulla! ‑ Basta così! ‑ Me‑me le manderà al mio nuo-nuovo do‑domicilio.

Gasparina: Ma dunque...

Barranco: Ba‑basta così!

Via per la comune.

Magnasco (dopo un silenzio impiccioso di tutti): Quello ti amava sul serio, sai, Gasparotta?

Memmo: Oh! non tentarmela, per non perdere la scommessa!

Gasparina: È stato sempre tanto buono con me...

Memmo: E buono potrà seguitare a essere con te più di prima! Su, su, beviamo, e via!

Celestino versa lo champagne. Tutti bevono tra risate ed evviva alla sposa.

E adesso andiamo! andiamo, ragazze!... Noi tre, al Municipio... Addio, sposina! È fatto! Non mi venir meno, sai! È la nostra salvezza! A questa sera!

Mentre Memmo dice questo, gli altri scambiano i saluti con Gasparina ‑ e infine, via tutti per la comune.

 

Inizio pagina

 

 

1918

INTRODUZIONE

NOTE AL TESTO

NOTE DI REGIA

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna