Atto Primo - Scena Settima
Detti, Memmo Speranza,
Vico Lamanna, poi
Celestino, Rosa.
Magnasco non ha finito di
dire: «castigate, intemerate» che le due
ragazze, vedendo entrare dalla comune
Speranza e Lamanna, saltano loro al
collo e baciano prima l'uno e poi
l'altro, esultanti.
Fanny, Loletta: Oh! ecco
Memmo! ecco Memmo!
Caro!... caro!...
Magnasco (subito, per
rimediare, al signor Barranco più
che mai allarmato): Ah, ma
perché c'è un filo sa? anche un filo di
parentela.
Memmo: Piano! piano, ragazze mie!
Si schermisce quasi istintivamente
per difesa della recente ferita al
petto. È ancora pallido, difatti, un po'
debole. Bel giovane, elegantissimo.
Vico (anche lui molto
elegante, caposcarico, compagno di
Memmo nelle più arrischiate imprese
giovanili): E come siete qua
vojaltre?
Magnasco (a Memmo che
si fa avanti con le due ragazze
abbracciate per la vita): È
vero, Memmo? Non so che filo...
ma un filo c'è...
Memmo: Di pazzia? Eh, altro!
Magnasco: Ma che pazzia! Pazzo
sei, lo sappiamo! Un filo di parentela,
dico, qua, con le signorine...
Ammicca al signor Barranco.
Memmo: Ah, sì, signor Barranco:
cuginette: Loletta e Fanny...
‑ un po' larghe...
Poi volgendosi a Grizzoffi:
Caro Grizzoffi, piacere di
rivederla.
Virgadamo: E anch'io... tanto,
tanto, proprio...
Memmo: Grazie, professore; lei è
venuto a visitarmi parecchie volte... E
la signorina Maestrina?
Gasparina: È dovuta tornare a
scuola.
Virgadamo: Molto dolente, creda!
Grizzoffi: Dunque dunque: si va a
tavola? Mi pare che non si debba più
aspettar nessuno.
Memmo: A tavola, sì, a tavola!
Gasparina: È tutto pronto.
Prendano, posto. Vado in cucina...
Memmo: Ah, no, Gasparotta! Tu
oggi devi sedere a tavola con noi!
Gasparina: Sì, più tardi... Ora
mi permettano...
Via per l'uscio a destra.
Intanto gli altri prendono posto a
tavola, e subito comincia il pranzo
servito da Celestino e da Rosa.
Memmo: Poverina! Se sapeste come
m'ha assistito! Quante notti al mio
capezzale!
Grizzoffi: Eh, non dubiti: ce ne
siamo accorti bene qua, noi!
Vico: Ma non è vero niente,
scusi!
Magnasco: Puntualissima sempre!
Grizzoffi: Perché voi non
alloggiate qua! Vedete solo la tavola...
Vico: Ma il signor Barranco
...
Grizzoffi: Ah, sfido! Per lui ...
Barranco: Pe‑per me? Finisca!
Magnasco: Signori miei, volete
ricominciare?
Gasparina (accorrendo
dall'uscio a destra e prendendo posto a
tavola accanto al signor Barranco):
‑ Ecco... prego... prego... se posso
permettermi di rivolgere a lor signori
una preghiera...
Vico: Ma dieci! ma venti!
Memmo: Sentite come parla?
Magnasco: E lasciatela finire! ‑
Che preghiera?
Gasparina: Che lascino dire di me
al signor Grizzoffi tutto quello
che vuole!
Grizzoffi (aggressivo):
E che significa?
Magnasco: Ma che lei, perdio, può
bistrattarla come vuole!
Scarpinarotta, di lei, non se n'avrà
per male.
Vico: Senti com'è gentile!
Scarpina‑rotta!
Grizzoffi: Ma io, caro signore,
non voglio essere compatito da nessuno!
Memmo: Signori... calma...
calma... Attendiamo per ora a mangiare.
Vedrete che queste liti qua finiranno.
Virgadamo: Oh che peccato!
Memmo: Ci sciala lei, caro
professore, lo so: ma finiranno; me ne
dispiace per lei. Ho trovato il rimedio
radicale, e raccomando al signor
Barranco ‑ col dovuto rispetto ‑ di
far di tutto per impedire al suo naso di
crescere.
Le ragazze ridono.
Barranco: Il mio naso?
Memmo: Scusi. Perché vedrà che,
com'avrò enunziato il. mio rimedio,
resteranno tutti con un palmo di naso.
M'impensierisco allora per le
proporzioni del suo.
Barranco: Ma pensi al suo, lei,
ca‑caro signore, perché la morte, sa, è
senza naso, e‑e lei il suo ce‑ce l'ha
ancora in faccia per miracolo!
Tutti (meno Memmo ‑
applaudendo): Benissimo!
benissimo! Bravo signor Barranco!
Memmo: Eh, ma appunto per
conservarmi il naso, dovrò far crescere
il vostro di almeno un palmo!
Magnasco: Fuori questo naso...
cioè, questo rimedio!
Virgadamo: Vogliamo ridere!
Memmo: Lei non riderà più!
V'immaginate che abbia mandato un po' di
champagne per bere alla mia
salute? V'ingannate! Berremo oggi
l'ultimo bicchiere in suffragio di
questa Pensione.
Tutti: Come? Come? Che vuol dire? Che ha
detto?
Viva agitazione di curiosità. ‑
Gasparina si alza.
Memmo: Tu, Gasparotta, non ti
spaventare!
Gasparina: Non mi spavento,
nossignore... Vorrei andare un momentino
a vedere... (indica: in
cucina.)
Memmo: Nient'affatto! Rimani qua!
Perché, tu che sembri l'ultima,
rappresenti nel mio rimedio la prima.
Magnasco: Ma insomma?
Gli altri: Che cos'è? Fuori questo
rimedio! Spiègati!
Memmo: Piano. Seguitiamo a
mangiare. Come uno muore seguitando a
vivere fino all'ultimo respiro, così una
pensione, seguitando a mangiare
fino all'ultimo boccone.
Virgadamo: Ma senza parlar di
morte, via, signor Speranza!
Magnasco: Non è pedagogico,
scusa!
Memmo: Ma io ne esco adesso,
professore mio!
Virgadamo: Ragione di più! E poi,
per colpa sua!
Tutti: Verissimo! Verissimo!
Memmo: Ah, mia? Avete il coraggio
di dire che è stato per colpa mia?
Tutti: Sì, sì! Tua! tua!
Memmo: Se le stuzzicassi io, le
donne! Non ne ho stuzzicata mai una! Mi
stuzzicano loro! tutte!
Loletta: E tu perché ti lasci
stuzzicare?
Memmo: Oh bella! Volete dire che
non è ladro il ladro, perché è un
imbecille chi si lascia rubare? Va bene.
D'accordo! ‑ Da diciannove a trent'anni,
dodici volte fidanzato, signori miei!
Magnasco: E con chi te la pigli?
Memmo: Ma perché, domando io, ciò
che capiscono così bene tutti quanti gli
animali ‑ anche gli uccellini, santo
Dio, con quelle loro testoline! ‑ non
dev'esser capito soltanto dall'uomo? ‑
Per sempre! O per
sempre o niente! Ti circondano, ti
avviluppano, t'ubriacano, ti fanno
perdere la testa...
S'interrompe per contraffare la voce
di una ragazza innamorata.
«No! prima giuramelo: per sempre!» Ti
obbligano a giurarlo anche davanti a
papà... Un pover'uomo, signori miei, che
s'è ubriacato, che ha perduto la testa,
che volete che faccia? Giura, impegna la
sua fede...
Con scatto improvviso, inatteso:
Io ce l'ho a morte con lei,
senta, professor Virgadamo!
Virgadamo (stordito come tutti
gli altri): Con me? Come,
come? E che c'entro io?
Memmo: E con tutti i suoi
colleghi, sissignore! Voi che insegnate
alle donne! Ma che cosa insegnate?
Vico: È giustissimo! Che cosa
insegnate? Dovreste insegnar loro a
contentarsi d'un periodo di tempo
ragionevole!
Memmo: Ma no! Anche d'una
eternità...
Vico: Anche d'una etemità!
Memmo: Ma dando loro un concetto
più filosofico del tempo!
Vico: Ecco!
Memmo: No, ti prego. Io parlo sul
serio! Scusate: non abbiamo forse
sentito tutti, in certi momenti,
aprirsi, accendersi dentro di noi come
una luce d'altri cieli, che ci permette
di vedere nelle più misteriose
profondità dell'animo, e che ci dà la
gioja infinita di sentirci in un
attimo... in quell'attimo ‑ eterni ‑ e
che s'è vissuto ‑ e che può bastare? ‑
Ecco, questo, professore! Insegnare alle
ragazze il concetto di quest'eternità ‑
Vico (subito):
‑ momentanea! ‑
Memmo (seguitando):
‑ l'unica consentita all'uomo:
chiusa e vissuta veramente in un solo
momento, che non può più ripetersi, che
non può esser più quello; ma fastidio,
stanchezza, nausea, prigionia
insopportabile, a volerlo perpetuare!
Fanny, Loletta (battendo
le mani): Benissimo!
Benissimo!
Memmo: Eh, lo so, carine: voi
l'intendete! Ma le altre?
Loletta: Va, là, che forse
l'intendono anche loro!
Memmo: Se non ci fossero i papà,
gli zii, i fratelli, i cognati, i
cugini, costituiti a guardia del
giuramento!
Barranco: Ma‑ma se lei ha‑ha
giurato ‑
Memmo: ‑ sfido, per forza! ‑
Barranco: ‑ non può più
ti‑tirarsi indietro!
Memmo: Ma se non ho ancora neppur
toccato un dito alla loro figliuola...
nipote... sorella... cognata... cugina?
Barranco: Ha‑ha dunque scherzato?
Memmo: Nossignore: mi sono
pentito, ho aperto gli occhi, ho visto
il male che facevo alla ragazza e a me.
Sono come la paglia, io: piglio fuoco
subito: una bella fiammata; poi affogo
nel fumo. Il matrimonio non è per me:
l'amore, sì; il matrimonio, no.
Barranco: E‑eresie, eresie!
Basta, basta! Speriamo che‑che abbia
messo senno, adesso!
Memmo: Ma come: più senno di
così? Mi hanno voluto uccidere, capisce?
Mica perché mi sono fidanzato: allora mi
hanno accolto a braccia aperte! Mi hanno
voluto uccidere, quando ho aperto gli
occhi, quando mi sono accorto della
bestialità che stavo per commettere!
Loletta: Ma perché t'eri
fidanzato?
Memmo: Oh bella! Perché m'ero
innamorato! E mi innamoro, signori miei;
m'innamoro con una facilità spaventosa!
Barranco: Ma pe‑per questo le
dico, che‑che deve metter senno!
Memmo: Le ripeto che l'ho messo a
tempo tutt'e dodici le volte che sono
stato fidanzato! Appena passato il primo
accecamento dell'amore, compatibile,
perdonabile in un giovane! ‑ Che! che!
Il senno non giova a niente!
Barranco: E‑eresie, prego!
Memmo: Dico per una natura come
la mia, signor Barranco:
accensibile, infiammabile. Il senno mi
rovina. Me la sono scampata oggi; domani
incapperei daccapo. Che senno! Che
senno! Ci vuol altro! Ho trovato il vero
rimedio, vi dico, per salvarmi ‑ se non
voglio morire ‑ dal pericolo tremendo
che mi sovrasta, di prender moglie!
Magnasco: Ma dillo infine, santo
Dio! questo rimedio!
Gli altri: Eh si! fuori! fuori! Qual è?
qual è?
Memmo (si alza, risolutamente,
e proclama): Signori, io
sposo Scarparotta!
Scoppio di risate e d'esclamazioni
generali.
Gasparina (ridendo anche lei):
Oh, guarda... Proprio me?
Virgadamo (esultante):
Oh bella! oh bella!
Memmo: Vi sembra che io scherzi?
Dico sul serio! Sposo te, Gasparotta!
Nuove risate ed esclamazioni.
Inizio pagina
Chi vuole scommettere?
Magnasco: Io! Mille lire!
Memmo (cavando il portafogli):
Fuori le mille lire! Ecco qua le
mie.
Virgadamo: Io sarò il
depositario, signori!
Memmo: Benissimo! (A
Magnasco:) Qua, al
professore Virgadamo! Mille lire!
Magnasco: Non le ho con me. In
parola! Qua, la mano! Mille lire e il
pranzo di nozze!
Stringe la mano a Speranza.
Memmo: Le perderai! Signori:
testimonii tutti della scommessa. Io
sposerò Gasparotta!
Vico, Virgadamo,
Loletta, Fanny (battendo
le mani): Benissimo! Viva gli
sposi! Accanto gli sposi!
Vico si alza per prendere
Gasparina.
Memmo (a Gasparina):
Mi vuoi tu? Mi vuoi?
Grizzoffi: Burattinate!
Burattinate!
Barranco (a Gasparina,
irritatissimo): Ma‑ma lei
protesti, i‑in nome di Dio!
Gasparina: Ma no, scusi: non vede
che fa per ischerzo?
Memmo: Non scherzo niente
affatto!
Grizzoffi: Burattinate!
Memmo: Scusi, sarebbe geloso,
lei?
Vico: Sì, è geloso! È geloso!
Magnasco: Anche il signor
Barranco!
Grizzoffi: Ma via, finiamola!
Memmo: Signori, se credete che in
questo momento io stia scherzando,
v'ingannate!
Grizzoffi (a gran voce,
alteratissimo, dando un pugno sulla
tavola): Finiamola, le dico!
Silenzio di tutti.
Mi dà ai nervi codesto insulso, stupido
scherzo su una cosa che voi non sapete
ciò che voglia dire, per Dio!
Memmo: Perché lei è separato
dalla moglie? Ma so meglio di lei, caro
signore, che non si scherza col
matrimonio! Ho rischiato la vita per
salvarmi da esso...
Grizzoffi: E dunque?
Memmo: Sposo Gasparotta, appunto
per questo!
Magnasco: Il ragionamento non
potrebbe essere più filato!
Virgadamo: Filatissimo!
Logicissimo! Il signor Speranza sposa,
infatti, per non prender moglie!
Memmo: Proprio così!
Grizzoffi (a Virgadamo):
Lei è un buffone!
Memmo: Ma no, caro signore: è lei
che non capisce niente! Io sposo proprio
per guardarmi dal pericolo di prender
moglie sul serio!
Magnasco: E Gasparotta, allora?
Memmo: Ma io la farò felice! Se
non mi lasciate dire...
A Gasparina:
Ti farò felice, Gasparotta!
Guarda: prima di tutto ti leverò da
quest'inferno!
Tutti protestano:
Sissignori, inferno! Questa è una povera
martire!
Gasparina: Ma no, che dice? Si
stia zitto!
Memmo: Ho una casettina per te;
una villettina rustica fuori le mura...
Loletta: O Dio, Memmo:
sposa me!
Memmo (scostandola):
Via, tu; non c'entri!
A Gasparina, seguitando:
Col suo bravo giardinetto...
l'orticello, il pollajo...
Loletta: Anche il pollajo?
Memmo (a Gasparina,
seguitando): Te ne starai lì,
tranquilla, beata, con un discreto
assegnino che ti farò, appartata per
conto tuo e liberissima di vivere come
ti parrà e piacerà!
Fanny: Ma è il paradiso!
Loletta (cantando l'aria della
Mascotte): Moi, j'aime mes
moutons...
Memmo: Zitta, Loletta!
A Gasparina:
Prenderai solo un'ipoteca legale sul mio
nome. Capite, signori? In comune,
soltanto il nome, che non è neanche un
nome proprio, vi faccio osservare:
«Speranza»! comunissimo! Chi
non ne ha? Che ne dici tu, Gasparotta?
Gasparina: Eh... per me... se non
se ne pente...
Scoppiano altissimi applausi, risa,
grida di: «Evviva gli sposi!».
Vico: Lo champagne,
subito! E beviamo alle faustissime
nozze!
Scoppio della bottiglia sturata da
Celestino: sono tutti in piedi.
Magnasco: Portiamo in trionfo
Scarpina‑rotta, accanto allo sposo!
Vico, Magnasco,
Virgadamo, Loletta e Fanny
accorrono per prendere Gasparina.
Barranco (tremante d'ira e di
sdegno, scostando tutti e trattenendo
Gasparina): Le‑lei no,
non si presterà a‑a‑a un simile
sacrilegio!
Memmo: Ma no! Stia tranquillo,
signor Barranco! Non celebreremo
in chiesa il matrimonio!
Vico: Non ce ne sarà bisogno!
Memmo: Al municipio soltanto, in
barba a un sindaco, per far la vendetta
di tutte quelle migliaja di coppie che
egli avrà infelicitato sul serio! Ci
divertiremo, lasciate fare a me, che ci
divertiremo!
Barranco: Ma‑ma è allora una cosa
seria?
Memmo: Seriissima, sissignore! Ma
non come matrimonio! Come matrimonio,
non è una cosa seria! Seriissimo sarà
agli effetti; perché salva me e fa il
bene di questa poverina! Cose serie, del
resto, si persuada, signor Barranco,
sono quelle sole a cui diamo importanza!
C'è più della morte? Uno non le dà
importanza: ‑ cosa da nulla! Al
contrario: il suo naso! Cosa
ridicolissima. Ma per lei infelicità
seria! Perché? Perché lei gli dà
importanza!
Barranco: Io? Ma‑ma niente
affatto!
Memmo: E perché allora lo ficca
in un affare che non lo riguarda? Si
faccia gli affari suoi!
Barranco: Sta‑sta bene! Io allora
me‑me ne vado!
Si alza e s'avvia.
Memmo: Ma no...
Grizzoffi: Via, sì! via! Me ne
vado anch'io! Burattinate!
S'avvia.
Magnasco (correndogli dietro):
Ma no... Grizzoffi, ma
perché? Venga qua!
Virgadamo (c.s.): Signor
Barranco...
Vico: Lasciateli andare!
Lasciateli andare!
Memmo: Ma sì, venite qua! Non
date retta!
Barranco e Grizzoffi
entrano nelle loro camere.
Gasparina (dolente):
Signor Speranza, per carità: lei
scherza... ma basta ora...
Memmo: E dàlli!
Gasparina: Vede? Mi fa perdere
due clienti ‑
Memmo (subito, pronto):
‑ per guadagnare un marito!
Sta' a sentire: non è una follia: ne ha
l'apparenza, ma non è una follia! Non ho
mai ragionato così bene come adesso! È
un disegno maturato, credi! Vico
lo sa!
Vico: Ma‑tu‑ra‑tis‑si‑mo! Ne
parliamo ora per la prima volta insieme!
Memmo (a Gasparina):
Ma pensa tu stessa quello che mi
costerebbe una moglie sul serio, che
avesse su me, domani, diritti sul
serio...
Gasparina: E lei non la pigli!
Memmo: Come se stesse a me!
Finirei per prenderla, domani! E
immagina quello che mi costerebbe, non
dico soltanto dell'infelicità per tutta
la vita; ma anche materialmente, di
quattrini, capisci?
Vico: Le spese... il lusso...
Fanny: Questo è innegabile!
Memmo (a Gasparina):
Non sei tu invece una brava donnina
discreta?
Gasparina: Che vuole che sia
io...
Memmo: Vedi? Che mi costeresti
tu?
Vico: Niente, a confronto!
Memmo: Eppure ti avrò fatto un
gran bene: il riposo ‑
Loletta: ‑ la villetta ‑
Vico: ‑ un assegno ‑
Memmo: ‑ e nessun dovere verso di
me, perché non avrai nessun diritto di
moglie sul serio! Soltanto il nome
ipotecato, perché io non possa più
disporne, e basta!
Loletta: Se la signorina non
vuole, Memmo... te lo dico
davvero!
Fanny: Ma sì, ci starei anch'io!
Memmo: Eh no, carine! Non capite
che può essere soltanto con lei?
Gasparina: Perché, soltanto con
me, nessuno potrebbe credere che il
signor Speranza non l'abbia fatto per
ischerzo ‑
Memmo (subito con forza):
‑ e sul serio, nello stesso tempo!
Ti sembra proprio una follia?
Gasparina: Ma sì, via, signor
Speranza!
Memmo: Tranne che tu ‑ oh Dio ‑
non abbia ancora qualche velleità!
Gasparina (ride):
Che vuole che abbia io? Via, la smetta!
Non capisce che lei, domani, se ne
pentirà?
Memmo: Ma sicuro che me ne
pentirò! sicurissimo! Ma non comprendi
che proprio quando me ne pentirò, ne
risentirò il vantaggio, perché vorrà
dire che mi sarò innamorato fino al
punto di commettere la vera follia del
matrimonio sul serio?
Tutti: È verissimo! È giustissimo!
Gasparina: E allora ci andrei di
mezzo io?
Memmo: Ma no! tu no! Perché? Me
la piglierò con me, se mai, che l'ho
voluto! Che c'entri tu? Se lo faccio per
questo! in previsione di questo! Tu
sarai garantita da tutti gli atti in
regola.
Vico: Notajo! Stato civile!
Memmo: Tutto in regola! E subito!
‑ Lei professore, e tu Vico,
sarete i miei testimonii.
Virgadamo: Obbligatissimo!
Onoratissimo!
Magnasco: E io della sposa!
Memmo: Su, su al Municipio! A
fare la denunzia!
Gasparina: Ma via, si stia
quieto, signor Speranza!
Loletta (a Gasparina):
Lei ha davvero il coraggio di
rifiutare questa fortuna?
Fanny (c.s.): Dice sul
serio, sa?
Gasparina: Ma io rifiuto per lui!
Memmo: Non ti curare di me!
Cava un taccuino e un lapis.
Su, nome ‑ lo so! ‑ paternità,
anni e luogo di nascita, stato:
se sei nubile, vedova o niente; non
c'è bisogno che mi dica la verità su
questo punto. Ma gli anni sì, precisi.
Quanti?
Gasparina: Ventisette.
Memmo (dando un balzo indietro):
Non cominciare!
Gasparina: Glielo giuro:
ventisette. Sono nata...
Memmo: Basta: risulterà dallo
stato civile. Ma non si direbbe, sai?
E... dunque, diciamo... così per dire,
nubile?
Gasparina: Nubilissima,
sissignore.
Memmo (ridendo): Va
bene, va bene...
A Magnasco, mentre scrive sul
taccuino:
Tu hai perduto le mille lire!
Magnasco: E il pranzo di nozze:
non mi tiro indietro!
Virgadamo: Come ci divertiremo!
Memmo: Su, andiamo, ragazze:
ancora un bicchiere in onore della
sposina e scappiamo.
Celestino stura un'altra
bottiglia e tutti tendono il bicchiere.
Nel frattempo il signor Barranco
col cappello in capo e una borsetta in
mano, esce dalla camera.
Barranco (funebre, reciso, a
Gasparina): Ho
preparate di‑di là le‑le mie robe.
Gasparina: Ma no, senta, signor
Barranco...
Barranco: Non sento nulla! ‑
Basta così! ‑ Me‑me le manderà al mio
nuo-nuovo do‑domicilio.
Gasparina: Ma dunque...
Barranco: Ba‑basta così!
Via per la comune.
Magnasco (dopo un silenzio
impiccioso di tutti): Quello
ti amava sul serio, sai, Gasparotta?
Memmo: Oh! non tentarmela, per
non perdere la scommessa!
Gasparina: È stato sempre tanto
buono con me...
Memmo: E buono potrà seguitare a
essere con te più di prima! Su, su,
beviamo, e via!
Celestino versa lo champagne.
Tutti bevono tra risate ed evviva alla
sposa.
E adesso andiamo! andiamo, ragazze!...
Noi tre, al Municipio... Addio, sposina!
È fatto! Non mi venir meno, sai! È la
nostra salvezza! A questa sera!
Mentre Memmo dice questo, gli
altri scambiano i saluti con
Gasparina ‑ e infine, via tutti per
la comune.