Atto Primo - Scena Quarta
Gasparina, Maestrina,
poi Rosa.
Maestrina: Il torto è suo,
Gasparina!
Gasparina: Ma che vuole che ci
faccia io? Ha visto? per nulla!
Maestrina: Non dovrebbe farsi
pestar la faccia così, ecco!
Gasparina: E vero, sì...
Maestrina: Non c'è neanche
dignità, mi scusi!
Gasparina: Mah!
Lieve pausa, grave di tutta la sua
accorata miseria; poi con altro tono:
Lei vuol mangiare, è vero?
Maestrina: Sì, debbo andar via
subito.
Gasparina (facendosi all'uscio
di destra): Rosa,
porta in tavola per la signorina! Svelta
eh!
Alla Maestrina:
Segga intanto; s'accomodi.
La Maestrina prende posto a un
tavolino.
Gasparina (mentre toglie la
posata di lei dalla tavola grande e le
apparecchia il posto sul tavolino):
Somara vecchia, signorina mia, abituata
ormai alle frustate e a tutti gli
strattoni di cavezza!
Rosa intanto entra ed esce per
l'uscio a destra, cominciando a servire
la Maestrina.
Maestrina (mangiando): No,
non l'approvo io, sa! Lavoriamo, noi!
Non dipendiamo da nessuno! Se io mangio
qua, è perché lavoro. E anche lei è
libera, alla fine! Di tutto ciò che fa o
che non fa, che le piace o non le piace
di fare che io non voglio saperlo ‑ non
ha da dar conto a nessuno.
Gasparina: Ma facessi almeno
qualche cosa, deve dire piuttosto...
Maestrina: Tanto meglio! Perché
si lascia allora calunniare così?
Gasparina: Mah! Può essere anche
un gusto, dopo tutto!
Maestrina: Come, un gusto?
Gasparina: A chi piace l'amaro...
Maestrina: Le piace d'essere
calunniata?
Gasparina: No. Ma via... che
danno vuole che me ne venga più?
Brutta...
Maestrina: No... chi lo dice?
Gasparina: Eh via!... Mi vede...
Sa quanti anni ho?
Maestrina (incerta):
Trenta... due?
Gasparina: Non tanti veramente:
ventisette; ma per me, come n'avessi
sessanta. In mezzo ai guaj, signorina,
che mi sono diluviati da tutte le parti!
E lei non può neanche immaginarseli:
quali e quanti n'ho visti, fin da
piccola, sa? A dirli tutti, non ci si
crederebbe.
Maestrina: Ma dunque, anzi...
Gasparina: Che anzi, signorina!
Non ho avuto, mi creda, neppure il tempo
di pensare che la mia sorte avrebbe
potuto essere un'altra. Ho pensato solo
a difendermi, coi denti e con le unghie!
La dignità, lei dice? Ma che vuole che
diventi una vestina bianca di velo sulle
carni di una povera sperduta, fustigata,
inseguita da tutti, in mezzo a tutte le
spine della vita? Mi sembra d'essere
nuda al mondo! È casa questa? Chi entra,
chi esce... La porta, sempre aperta. La
tavola, sempre apparecchiata. Non mi
vedo più dentro, signorina! Sono forse
più una donna io? Sono uno strofinaccio.
Chiunque, con licenza parlando, può
pulirsene le scarpe.
Maestrina: Ma sfido! La vedono
così dimessa... Si ribelli.
Gasparina: A chi?
Maestrina: Se è vero che la
calunniano...
Gasparina: Ci ho gusto, le dico!
Proprio. ‑ Guardi: non mi è mai passato
per il capo che un uomo potesse
innamorarsi di me! E ora a vedere che
tutti credono che sia stata io a lasciar
questo e a prender quello ‑ io! così
come mi vede! con tutto quello che so
della vita! ma è per me uno spasso,
glielo giuro! Credano ciò che
vogliono... Che vuole che me n'importi
più?