Atto Primo - Scena Terza
Rosa Detti, poi
Gasparina, Magnasco.
Rosa (accorrendo dall'uscio a
destra): Comandi, signorina!
Grizzoffi: Ma insomma, si può
sapere che diavolo fa la tua padrona
ancora fuori? Io voglio mangiare, senza
stare ad aspettare i comodi di nessuno!
Rosa: E a me lo dice? Per me,
come vede, è tutto pronto. Se la
signorina non viene...
Virgadamo: Conviene aspettare,
conviene aspettare, perché sarà una
bella festa, sa?
Grizzoffi (voltandosi di
scatto, sgarbato): Per lei!
Virgadamo: No, per tutti! Io
vengo qua perché si sta allegri.
Grizzoffi: Ma lo sa che lei non è
potuto soffrire dà nessuno?
Virgadamo: Non importa!
Maestrina: E non è vero niente
affatto!
Virgadamo: Non importa,
signorina. Il riso fa buon sangue: lor
signori mi fanno ridere, e son disposto
ad aspettare anche cent'anni!
Maestrina: Potessi anch'io! Ma
non posso, Rosa!
Rosa: Oh! eccola qua la
signorina!
Entra dalla comune Gasparina
Torretta, seguita da Magnasco. È
una donnina fina fina, un po' sciupata,
trasandata; sarebbe vivacissima, se i
patimenti, le angustie, la tristezza che
glien'è derivata, non smorzassero tutti
i moti del suo animo e della sua
personcina, e non le dessero un'umiltà
sorridente e rassegnata. Veste
poveramente, con un vecchio cappellino
da vecchia, annodato sotto il mento e
una lunga mantella verde scolorita,
orlata di pelo di gatto. Porta appesa al
braccio una grossa borsa di cuojo.
Nessuno tranne il vecchio signor
Barranco, fa conto di lei, e tutti
la bistrattano. Magnasco, presso
alla cinquantina, veste con eleganza da
giovanotto: grasso, calvo, con la faccia
paonazza; ridanciano.
Gasparina (frettolosa,
affannata): Eccomi qua...
eccomi qua...
Magnasco: Signorina, signori:
salute!
Gasparina: Domando scusa a lor
signori, se mi son fatta aspettare...
Sono andata
si leva la borsa dal braccio e la
porge a Rosa
per certe spesucce. Tieni, Rosa:
porta in cucina. Sono tutti?
Rosa via per l'uscio a destra.
Virgadamo: Eh, no! Manca il
meglio! Il signor Speranza... il signor
Lamanna...
Gasparina: Meno male! Ho fatto
una corsa!
Maestrina: Ma io, Gasparina,
debbo andare...
Gasparina: Come! Non prende parte
al pranzo?
Grizzoffi: Ohé, dico, ci siamo
anche nojaltri qua! Oh sa, signora
Torretta... cioè, diciamo...
signorina...
Gasparina: Ma dica come vuole...
Grizzoffi: Sarebbe infatti
ridicolo che lei s'offendesse su questo
punto...
Gasparina: Io, no. Ma vedo che
vuole offendermi lei, non so perché...
Grizzoffi: Glielo dico subito.
Lei è padronissima d'accordare le sue
sfacciate preferenze...
Barranco (che s'era finora
tenuto a stento, dà un pugno sul
tavolino e scatta in piedi, convulso):
Parli con rispetto!
Grizzoffi: Un altro! Eccolo qua!
Lo sapevo!
Gasparina (accorrendo con
Virgadamo): Per carità,
signor Barranco, non si riscaldi!
Barranco: Lei è un vi‑villanzone!
Grizzoffi: Misuri i termini,
perdio, o...
Fa per avventarglisi, trattenuto da
Magnasco e dalla Maestrina.
Magnasco: Eh via, Grizzoffi
...
Barranco: La signorina Ga ... Ga...
e non può più andare avanti.
Magnasco (venendogli in aiuto):
Gasparotta!
Grizzoffi: Scarpa‑rotta!
Barranco: È o-onoratissima!
Grizzoffi: E lei le paga i debiti
con tutti i fornitori? Perché? pe' suoi
begli occhi?
Barranco: Ah! Io? io?
Gasparina: Ma via! via! Non gli
dia retta, per carità, signor
Barranco! Lo lasci dire!
Maestrina: Glieli paga, caro
signor Grizzoffi, per tutti
coloro che si approfittano del buon
cuore di questa povera donna! Vengono
qua a mangiare e non la pagano!
Grizzoffi: Dice a me? Io ho
pagato sempre fino all'ultimo centesimo!
Gasparina: Sì, è vero! Lei,
sempre, signor Grizzoffi! Ed è
stato sempre il primo a pagare!
Barranco: Pagaree! Ma che paga
lei? La‑la retta paga! Non quello
che‑che si divora! Lei è una
vo‑voragine!
Grizzoffi: Ah! di questo si
tratta?
Barranco: Del resto, non è lei
solo!
Magnasco: Ma sì, siamo tutti!
siamo tutti, diciamo la verità!
Grizzoffi: E perché allora
insulta me soltanto?
Maestrina: Ma ha cominciato lei,
scusi, con questa poverina che è sempre
in perdita per contentare tutti!
Grizzoffi: Sta bene!
A Gasparina:
Lei dunque con me è in perdita?
Gasparina: Ma nossignore: io non
ho parlato, signor Grizzoffi!
Grizzoffi: Ha parlato uno de'
suoi più autorevoli protettori. Basta.
Mi son seccato.
Barranco: E‑e lei se ne può
andare!
Grizzoffi: Me ne manda via lei? ‑
Chi è, lei? ‑ Il padrone?
Gasparina: Ma per carità! Giusto
oggi, signori miei?
Barranco: No‑non sono il padrone,
ma... ma sono...
Grizzoffi: Lo sappiamo... lo
sappiamo bene che cosa è...
Barranco (inveendo
minacciosissimo): Rispetti,
le dico, la‑la signorina Torretta!
Grizzoffi (per tagliar corto,
sprezzante): Via, Gasparotta:
fammi il conto! me ne vado!
Gasparina: Ma perché, signor
Grizzoffi? Che le ho fatto io?
Grizzoffi: Per non vedermi più
davanti quel vecchio gufo lì, che tra
l'altro non mi fa dormire la notte! Tira
certi ronfi con quella tromba di naso,
che ne trema la casa!
Barranco: Io? Ah, io? E lei
che‑che bestemmia anche mentre dorme?
Virgadamo: Eh, via, venga...
venga, signor Barranco...
Lo trascina verso l'uscio della sua
camera.
Lo lasci perdere!
Magnasco (tirando a sua volta
Grizzoffi, verso la sua stanza):
Andiamo... andiamo, Grizzoffi...
Si calmi, via!... Venga...
Gasparina (alla Maestrina):
Dio mio, signorina...
Maestrina: Ah no, senta: il torto
è suo!
Grizzoffi: Aspetto il conto, sa!
Voglio andarmene subito! Subito!
Barranco: Ci‑ci leva a tutti
l'incomodo!
Via Magnasco e Grizzoffi;
Virgadamo e Barranco.