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Teatro - 1918

Il giuoco delle parti

Introduzione

Riassunto

ATTO PRIMO

Scena prima

Scena seconda

Scena terza

Scena quarta

Scena quinta

Scena sesta

ATTO SECONDO

Scena prima

Scena seconda

Scena terza

Scena quarta

Scena quinta

Scena sesta

Scena settima

Scena ottava

Scena nona

ATTO TERZO

Scena prima

Scena seconda

Scena terza

Scena quarta

Pirandello - Teatro - Indice

INTRODUZIONE

CRONOLOGIA

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

1892 ●

La morsa

1895 ●●●

La ragione degli altri

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ●

Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●●

Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il giuoco delle parti

1919 ●●●

Come prima, maglio di prima

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1920 ●●●

La signora Morli, uno e due

1921 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Sei personaggi in cerca d'autore

1922 ●●●

Versione Inglese

Versione Spagnola

Enrico IV

1922 ●●●

Vestire gli ignudi

1922 ●

L'imbecille

1923 ●●●

La vita che ti diedi

1923 ●

L'altro figlio

1923 ●  

Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1924 ●●

Ciascuno a suo modo

1925 ●

La giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

L'amica delle mogli

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1928 - Mito ●●●

La nuova colonia

1928 - Mito ●●●●●

Scamandro

1929 - Mito ●●●

Lazzaro

1929 - ●●●

O di uno o di nessuno

1929 ●

Sogno (ma forse no)

1930 ●●●

Questa sera si recita a soggetto

1932 ●●●

Quando si è qualcuno

1932 ●●●

Trovarsi

1932 ●●●

I giganti della montagna

1934 ●●●

Non si sa come

 

 

 

teatro  - 1918 - Il giuoco delle parti - commedia in tre atti

personaggi ed introduzione

 

PERSONAGGI

 

Leone Gala
Silia, sua moglie
Guido Venanzi
Il dottor Spiga
Filippo, detto Socrate, servo di Leone Gala
Barelli
Il marchesino Miglioriti
Primo Signore ubriaco
Secondo Signore ubriaco
Terzo Signore ubriaco
Clara, cameriera di Silia
Signori e Signore dei piani di sotto e di sopra


In una città qualunque. — Oggi.

 

 

 

Introduzione

 

Il dramma, tratto dalla novella " Quando si è capito il giuoco ", rappresentato la prima volta con lunghe polemiche ed incomprensioni nel lontano 1915, viene considerato vicino all'altro " II piacere dell'onestà ". Il concetto pirandelliano della vita e del cristallizzarsi delle norme e spiegato con l'esempio dell'uovo: il dentro dell'uovo è il contenuto, la vita, che si prende, si vede (« si beve»), la vita con tutta l'urgenza dei suoi interessi e la varietà dei suoi motivi; il guscio è il concetto astratto delle cose, la loro forma vana ed esteriore che va buttata via.

Leone Gala è marito solo di forma, ha la «maschera» di marito, marito solo per concetto astratto, un guscio è niente altro; egli allora cerca la vera sostanza della vita nella sua raffinata cucina: di cui egli vuole fare appunto lo scopo, la sostanza della vita stessa, filosoficamente incredulo e scettico verso qualsiasi forma di vita sociale verso i cosiddetti valori, a cui gli uomini fingono di credere secondo il loro basso opportunismo. Altro concetto che il dramma pirandelliano vuole sottolineare è il contrasto tra le forze ideali, i sentimenti, le passioni da un lato e la ragione dall'altro: passione e sentimenti vanno imbrigliati, regolati e di volta in volta svuotati, man mano che essi urgono in noi;

 

 però a questo modo si rischierebbe di rimanere internamente vuoti, senza un « pernio », ed esternamente golfi, incerti e vuoti agli occhi del mondo, allora e necessario riempire con una zavorra quel vuoto, lo spazio lasciato libero nel nostro spirito dal dissolversi di quei valori, e necessario ;ancorarsi a qualche cosa, costituirsi il «pernio» intorno a cui far ruotare la nostra vita, sia pure il piacere della buona cucina, per esempio: a questo modo ci sarà facile liberarci dal male che In vita può farci, « alienarci », guardar vivere gli altri. E' in certo senso riproposta la teoria gentiliana dell'autoctisi, cioè del voler risolvere le situazioni che si presentano drammaticamente ed intorbidate dalle passioni, svuotandole di ogni drammaticità attraverso il sottile e puro ragionare e mettendone a nudo la loro psicologia, che a noi parrebbe complicata, ma che alla fine si risolve in giuoco facile e chiaramente scoperto. C'è da osservare però che la olimpica serenità di Leone Gala e a volte solo apparente; perché c'è in lui un interno rodio e il sottile gusto della vendetta; sembra che sotto le forme della più fredda e rigida razionalità della convenzionalità degli atti egli sia sempre innamorato di sua moglie e costretto a rituffarsi nella vita dalla quale egli crede di potere astrarre. Per questo aspetto il personaggio si spoglia dell'astrattezza a cui sembrerebbe confinato per acquistare una intensa umanità, che lo avvicina al lettore e allo spettatore. Il dramma è scarno ed essenziale, rigidamente orientato verso la tesi: perfino il variopinto e clownesco episodio degli ubriachi notturni conduce diritto allo scopo.

Guido Venanzi e figura di contrasto rispetto n quella del protagonista: legnoso, incerto, scolorito fino alla scena finale, nella quale accetta la sua parte e in certo senso si riscatta ai nostri occhi. E come Belcredi dell'Enrico IV: gli amanti seduttori sono in Pirandello molto spesso presentali sotto cattiva luce o addirittura come degli imbecilli. E, indubbiamente ancora un segno della moralità intrinseca dell'opera pirandelliana: non vale la pena di sporcarsi, di « tradire» i valori dell'umanità, come la famiglia, l'amicizia, il matrimonio, per restare delusi e svuotati. L'inquieta ricerca " dell'altra " anima gemella e giuoco che alla fine conduce ad una più amara e delusa solitudine. Il dramma viene giudicato una tipica composizione del teatro borghese di fine Ottocento ed ante prima guerra mondiale, il triangolo solito del lui, lei e l'altro.

Senza dubbio lo schema è questo, ma tutta la problematica, le " conclusioni " pirandelliane ci portano in un terreno nuovo, che sta decisamente ormai al di fuori del teatro borghese tradizionale ed è in polemica con esso.

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teatro  - 1918 - Il giuoco delle parti - commedia in tre atti

riassunto

 

Il giuoco delle parti, che Pirandello compose tra il luglio e il settembre 1918, traendolo dalla novella Quando s'è capito il giuoco (1913), andò in scena il successivo 6 dicembre, al Teatro Quirino di Roma, con Ruggero Ruggeri (Leone Gala), Vera Vergani (Silia), Amilcare Pettinelli (Guido Venanzi). Dopo un'anticipazione (terza scena del secondo atto) su « Il Messaggero della Domenica» dell'8 dicembre 1918, il testo fu pubblicato sulla «Nuova Antologia».

Il primo atto della commedia è ambientato nel salotto della casa di Silia, di sera. Silia, moglie separata di Leone Gala, discute con Guido Venanzi, suo amante e amico del marito, della propria insoddisfazione di donna che vorrebbe vivere senza vedersi nel «maledetto specchio che sono gli occhi degli altri», dal quale si sente rinchiusa - come anche da se stessa - «in una carcere» soffocante. Questo sentimento di paralisi, che Leone le fa vivere come prova dell'impossibilità di una vera libertà, è invece per lei, che non ne ha la necessaria consapevolezza, un «incubo» vissuto per colpa del marito.
Leone Gala, giunto poco dopo in visita, illustra al Venanzi una concezione della vita che, in antinomia con quella di Silia, si fonda sul vedersi vivere e non attribuisce la colpa a nessuno se non alla vita stessa, ai fatti che diventano per tutti una prigione; un fatto è anche il matrimonio: «la parte assegnatami da un fatto che non si può distruggere, resta: sono il marito». Leone rivela a Guido che, dopo aver «molto sofferto», egli ha «capito il giuoco» della vita e ha trovato «il rimedio per salvarsi», per difendersi «dal male che la vita fa a tutti, inevitabilmente»: non vivere più, vuotarsi della vita - come si vuota un uovo - per guardarla «da fuori» e godersene lo spettacolo, trovando, nel contempo, un perno a cui fissarsi per «restare in piedi come quei buffi giocattoli, che tu puoi buttar come vuoi: ti restan sempre ritti per il loro contrappeso di piombo».

Andato via Leone, Silia, esasperata, ne fantastica l'omicidio, e poco dopo coglie l'occasione che le si presenta di realizzarlo - per di più nel rispetto delle convenzioni - quando alcuni giovinastri ubriachi irrompono in casa, convinti di entrare nel bordello dell'appattamento a fianco e, dunque, di trovarsi al cospetto della prostituta Pepita. Silia ride dell'equivoco; poi, per «una diabolica idea», decide di recitare la parte (che ella legge nello sguardo eccitato degli uomini) di donna fatale, amante e prostituta. Silia si finge Pepita e, alle prime esplicite avances di Aldo Miglioriti, noto spadaccino - mentre Venanzi, nella stanza a fianco, tarda a intervenire -, dapprima placa i giovani, poi chiude a chiave il Venanzi e, davanti ai vicini fatti accorrere, fingendo l'indignazione «d'una signora per bene» e respingendo le accorate richieste di perdono dei giovani, esige una riparazione cavalleresca dello scandalo. Silia intende così costringere il marito a battersi in duello.

Il secondo atto si trasferisce in casa di Leone, in una «strana sala da pranzo e da studio» dove egli soddisfa i bisogni dello spirito e del corpo. Poco dopo l'arrivo di Guido - che, incerto tra la parte di amante e di amico, vuole prevenire Leone - sopraggiunge Silia. Le schermaglie dialettiche fra i tre confermano il loro gioco delle parti che essi avrebbero più volte occasione, invece, di smascherare. Leone accetta di sfidare Miglioriti; Guido di fare da padrino: successivamente, violando il codice cavalleresco e gettando la maschera dell'amico, egli impedirà ogni accomodamento e pattuirà un duello all'ultimo sangue.
Silia, indispettita dal comportamento di Guido, in preda al rimorso, sorpresa e ammirata dal coraggio del marito ma esasperata dalla sua consueta e inattaccabile indifferenza, rimane sola con lui. Leone si tiene fisso alla sua maschera di freddo ragionatore, una parte che egli recita anche con se stesso e che gli dà il coraggio («non già davanti a un uomo, che è nulla; ma davanti a tutti e sempre»), la forza di soggiogare passioni e istinti quando insorgono, come fa con «le belve il domatore nei serragli». A Silia che, sospettando in lui una minore indifferenza nei suoi confronti, cerca di fissarsi al perno del suo ruolo di donna e gli propone di passare la notte insieme, Leone oppone un rifiuto che ribadisce la forza della sua leonina indifferenza.

Il terzo atto inizia all'alba del giorno dopo con l'arrivo del dottor Spiga e, poi, dei padrini Venanzi e Barelli, accolti dal servitore Filippo mentre Leone ancora dorme. Svegliato e rimproverato per il ritardo, Leone svela il piano messo in atto «perfettamente secondo il giuoco delle parti»: a lui, come marito, spettava il compito formale della sfida, mentre quello di battersi in duello spetta ora a Venanzi. Dietro la maschera del marito riappare così il volto (la più profonda maschera) del ragionatore svuotato d'ogni passione, che ride delle regole dell'onore cavalleresco, del duello, del coraggio. Barelli, che aveva prima ammirato l'audacia di Leone, ora lo accusa di cinismo; Guido accetta, infine, la parte assegnatagli dai fatti. Al primo smascheramento di Leone ne segue un secondo, più profondo, quando sopraggiunge Silia alla quale Leone rivela il volto, i gesti e le parole delle passioni in lui nuovamente insorte: l'intento vendicativo, punitivo, del disonore già subito. Mentre Silia fugge prevedendo la morte di Guido, Filippo serve la colazione, ma Leone, assorto, «non si muove».

«Chi ha capito il giuoco non riesce più a ingannarsi; non può più prendere né gusto né piacere alla vita», scriveva Pirandello in una lettera a Filippo Surico, in forma di autoritratto, tra il 1912 e il 1913. Leone Gala è la più compiuta incarnazione del personaggio che ha capito il gioco, del ragionatore che realizza la poetica de L'umorismo, basata sul riconoscimento e sullo smascheramento delle finzioni sociali e personali. «Il sistema delle relazioni sociali e familiari è contemporaneamente accettato, cioè recitato, e rifiutato con un sistema di segnali di un'altra recita sotterranea. Se la prima recita ha un vincitore e un vinto: Leone Gala che punisce la moglie attraverso l'amante, la seconda non ha vincitori: a Silia che fugge terrorizzata corrisponde l'immobilità di Leone, segno del suo non procedere, non muoversi, non vivere» (Franca Angelini). Va aggiunto, a sottolineare la complessa ambiguità del testo, che il gioco delle parti è duplice (davanti agli altri e davanti a se stessi) e che all'umorismo del personaggio filosofo, alter ego dell'autore, si aggiunge l'umorismo della rappresentazione: il gioco condotto da Pirandello con il teatro a lui contemporaneo, evidente fin dal titolo, analogo a quello che Leone rappresenta con l'immagine dell'uovo. Pirandello svuota dalle passioni il teatro borghese basato su triangoli onori traditi, duelli; e gioca con il guscio vuoto delle parti, dei ruoli di amante, moglie, marito (e di padre e madre), con un'allusiva ambiguità oscillante tra convenzionalità e profonda sfida a essa, sia sul piano teatrale sia su quello sociale.

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