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Alessandra Gassmann, Ugo Pagliai |
Personaggi
Leone Gala
Silia, sua moglie
Guido Venanzi
Il dottor Spiga
Filippo, detto Socrate, servo di Leone Gala
Barelli
Il marchesino Miglioriti
Primo Signore ubriaco
Secondo Signore ubriaco
Terzo Signore ubriaco
Clara, cameriera di Silia
Signori e Signore dei piani di sotto e di sopra
In una città qualunque. — Oggi. |
Il dramma, tratto dalla novella " Quando si è capito il
giuoco ", rappresentato la prima volta con lunghe polemiche
ed incomprensioni nel lontano 1915, viene considerato vicino
all'altro " II piacere dell'onestà ". Il concetto
pirandelliano della vita e del cristallizzarsi delle norme e
spiegato con l'esempio dell'uovo: il dentro dell'uovo è il
contenuto, la vita, che si prende, si vede (« si beve»), la
vita con tutta l'urgenza dei suoi interessi e la varietà dei
suoi motivi; il guscio è il concetto astratto delle cose, la
loro forma vana ed esteriore che va buttata via. Leone Gala
è marito solo di forma, ha la «maschera» di marito, marito
solo per concetto astratto, un guscio è niente altro; egli
allora cerca la vera sostanza della vita nella sua raffinata
cucina: di cui egli vuole fare appunto lo scopo, la sostanza
della vita stessa, filosoficamente incredulo e scettico
verso qualsiasi forma di vita sociale verso i cosiddetti
valori, a cui gli uomini fingono di credere secondo il loro
basso opportunismo.
Altro concetto che il dramma pirandelliano vuole
sottolineare è il contrasto tra le forze ideali, i
sentimenti, le passioni da un lato e la ragione dall'altro:
passione e sentimenti vanno imbrigliati, regolati e di volta
in volta svuotati, man mano che essi urgono in noi; pero a
questo modo si rischierebbe di rimanere internamente vuoti,
senza un « pernio », ed esternamente golfi, incerti e vuoti
agli occhi del mondo, allora e necessario riempire con una
zavorra quel vuoto, lo spazio lasciato libero nel nostro
spirito dal dissolversi di quei valori, e necessario
;ancorarsi a qualche cosa, costituirsi il «pernio» intorno a
cui far ruotare la nostra vita, sia pure il piacere della
buona cucina, per esempio: a questo modo ci sarà facile
liberarci dal male che In vita può farci, « alienarci »,
guardar vivere gli altri. E' in certo senso riproposta la
teoria gentiliana dell'autoctisi, cioè del voler risolvere
le situazioni che si presentano drammaticamente ed
intorbidate dalle passioni, svuotandole di ogni drammaticità
attraverso il sottile e puro ragionare e mettendone a nudo
la loro psicologia, che a noi parrebbe complicata, ma che
alla fine si risolve in giuoco facile e chiaramente
scoperto. C'è da osservare però che la olimpica serenità di
Leone Gala e a volte solo apparente; perché c'è in lui un
interno rodio e il sottile gusto della vendetta; sembra che
sotto le forme della più fredda e rigida razionalità della
convenzionalità degli atti egli sia sempre innamorato di sua
moglie e costretto a rituffarsi nella vita dalla quale egli
crede di potere astrarre. Per questo aspetto il personaggio
si spoglia dell'astrattezza a cui sembrerebbe confinato per
acquistare una intensa umanità, che lo avvicina al lettore e
allo spettatore. Il dramma è scarno ed essenziale,
rigidamente orientato verso la tesi: perfino il variopinto e
clownesco episodio degli ubriachi notturni conduce diritto
allo scopo.
Guido Venanzi e figura di contrasto rispetto n quella del
protagonista: legnoso, incerto, scolorito fino alla scena
finale, nella quale accetta la sua parte e in certo senso si
riscatta ai nostri occhi. E come Belcredi dell'Enrico IV:
gli amanti seduttori sono in Pirandello molto spesso
presentali sotto cattiva luce o addirittura come degli
imbecilli. E, indubbiamente ancora un segno della moralità
intrinseca dell'opera pirandelliana: non vale la pena di
sporcarsi, di « tradire» i valori dell'umanità, come la
famiglia, l'amicizia, il matrimonio, per restare delusi e
svuotati. L'inquieta ricerca " dell'altra " anima gemella e
giuoco che alla fine conduce ad una più amara e delusa
solitudine. Il dramma viene giudicato una tipica
composizione del teatro borghese di fine Ottocento ed ante
prima guerra mondiale, il triangolo solito del lui, lei e
l'altro.
Senza dubbio lo schema è questo, ma tutta la problematica,
le " conclusioni " pirandelliane ci portano in un terreno
nuovo, che sta decisamente ormai al di fuori del teatro
borghese tradizionale ed è in polemica con esso.