LEONE, SILIA, poi Filippo.
LEONE, Ah, Dio mio, basta, basta. Non ne
posso più veramente!
SILIA Me ne vado anch'io...
LEONE No, tu rimani, se vuoi, purché però non
mi parli più di questa faccenda.
SILIA Non sarebbe possibiIe. E poi... non
sarei sicura di me, se egli capitasse qui, come può,
da un momento all'altro.
LEONE (ride forte, a lungo).
SILIA (irritata fieramente del riso di lui)
Non ridere! non ridere!
LEONE Ma rido sinceramente, sai? Perché godo,
tu non puoi saper quanto, a vederti così cambiare.
SILIA (quasi per piangere) Ma non ti sembra
naturale?
LEONE Sì, e proprio per questo godo: perché
sei così naturale!
SILIA (pronta, rabbiosa) Tu no, invece!
LEONE Ah, questo è positivo. Ma guai se
fossi!
SILIA Non ti capisco... non ti capisco... non
ti capisco...
Dice questo, prima con angoscia quasi rabbiosa, poi
con ammirazione, poi con un tono quasi supplice.
LEONE (carezzevole, accostandosi) Non puoi,
cara. Ma è meglio così, credi.
Pausa. Poi a bassa voce:
Capisco io.
SILIA (alzando appena lo sguardo su lui, con
terrore) Che capisci?
LEONE (calmo) Quello che tu vuoi.
SILIA (c.s.) Che voglio?
LEONE Lo sai... e non lo sai tu stessa,
quello che vorresti.
SILIA (c.s. quasi mendicando una scusa) Oh
Dio, LEONE, io temo d'esser pazza.
LEONE Ma no! che pazza!
SILIA Sì, sì... d'aver commesso davvero una
pazzia...
LEONE Non temere. Ci sono qua io.
SILIA Ma come farai?
LEONE Come ho sempre fatto, dacché tu me ne
facesti vedere la necessità.
SILIA Io?
LEONE Tu.
SILIA Che necessità?
LEONE (pausa, poi, piano) D'ucciderti.
Pausa.
Non credi che più d'una volta tu me ne abbia dato la
ragione? Sì, via! Ma era una ragione che partiva
armata da un sentimento, prima d'amore, poi di
rancore. Bisognava disarmare questi due sentimenti:
vuotarsene. E io me ne sono vuotato, per far cadere
quella ragione, e lasciarti vivere, non come vuoi,
perché non lo sai tu stessa: come puoi, come devi,
dato che non t'è possibile fare come me.
SILIA (supplice) Ma come fai tu?
LEONE (dopo una pausa, con gesto vago e
triste) M'astraggo.
Pausa.
Credi che non sòrgano impeti di sentimenti anche in
me? Ma io non li lascio scatenare; io li afferro, li
domo; li inchiodo. Hai visto le belve e il domatore
nei serragli? Ma non credere: io, che pure sono il
domatore, poi rido di me perché mi vedo come tale in
questa parte che mi sono imposta verso i miei
sentimenti; e ti giuro che qualche volta ti verrebbe
voglia di farmi sbranare da una di queste belve...
anche da te, che ora mi guardi così mansueta e
pentita... Ma no! perché, credi: è tutto un giuoco.
E questo sarebbe l'ultimo e toglierebbe per sempre
il gusto di tutti gli altri. No, no... Vai, vai...
SILIA (esitante, quasi offrendosi) Vuoi
che... rimanga?
Trema.
LEONE Tu?
SILIA O vuoi che torni stasera, quando tutti
se ne saranno andati?
LEONE Ah... no, cara. Tutta la mia forza,
allora...
SILIA Ma no, per starti vicina... per
assisterti...
LEONE Dormirò, cara. Stai pur sicura ch'io
dormirò. E al mio solito, sai? senza sogni.
SILIA (con profondo rammarico) Per questo,
vedi, non è possibile! Tu non lo crederai; ma a
letto, il mio vero amore è il sonno, che mi fa
subito sognate!
LEONE Ah, lo credo, lo credo...
SILIA Ma non m'avviene mai! Non dormo! E
figùrati questa notte!
Staccando:
Basta, sarò qui domattina.
LEONE Ah no, no! Non voglio, sai: non voglio!
SILIA Vorresti impedirmelo? Tu scherzi!
LEONE Te l'impedisco! Non voglio, ti dico!
SILIA È inutile, sai? Verrò.
LEONE Fa' come vuoi...
A questo punto entra Filippo dall'uscio a sinistra
col vassoio della colazione.
FILIPPO (con voce cupa, sgarbata, imperiosa) Oh! è
ora.
SILIA (salutando con passione) A domattina.
LEONE (remissivo) A domattina...
SILIA via. LEONE resta un po' assorto
a pensare, poi si volta e s'incammina per sedere a
tavola.