Detti, meno Venanzi.
SPIGA Di grazia, di che si tratta?
LEONE Vieni, vieni... Ti presento prima alla
mia signora...
SPIGA Oh... ma come?
LEONE (a Silia) Il dottor SPIGA, mio
amico, coinquilino e imperterrito contraddittore!
SPIGA Fortunatissimo, signora... Si tratta,
dunque...
Sottintende: "d'una riconciliazione?"
Ah, ma mi congratulo lo stesso, benché forse per me
ne dipenderà la perdita d'una cara compagnia, a cui
mi ero assuefatto.
LEONE Ma no, che hai capito?
SPIGA Che ti riconcilii con tua moglie.
LEONE Ma no, caro! Noi non siamo mica
separati. Viviamo in perfetto accordo, divisi. Non
c'è bisogno di riconciliazione.
SPIGA Ah... ma... allora, scusa... Già! per
questo dicevo, che c'entrava con la riconciliazione
la mia chirurgia?
A questo punto si fa avanti FILIPPO, detto
Socrate, che non riesce più a contenere la furiosa
indignazione contro il padrone.
FILIPPO C'entra benissimo, signor dottore! E
la sua chirurgia è niente! Tutte le cose più
assurde, tutte le cose più pazze possono entrare
qua! Ah, ma io me ne vado! me ne vado! io vi pianto!
S'avvia con gesti furiosi verso la cucina.
LEONE (a SPIGA) Vai, vai; cerca di
placarmelo! Bergson, Bergson, caro mio! Effetto
disastroso!
SPIGA (ride, poi spinto da LEONE verso
l'uscio a sinistra, si volta) Con permesso, signora.
Impuntandosi:
Ma scusa, non vedo ancora come c'entri la mia
chirurgia.
LEONE Vai, vai: te lo spiegherà lui.
SPIGA Uhm!
Esce.