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Il giuoco delle parti - Commedia in tre
atti - 1918
Atto Primo - Scena Terza
LEONE Gala, poi GUIDO Venanzi,
infine SILIA.
LEONE (dietro l'uscio a sinistra)
Permesso?
Aprendo l'uscio e sporgendo il capo:
Per me...
S'interrompe, vedendo che non c'è
nessuno.
Ah...
Guarda intorno.
bene bene...
Cancella subito dal viso la sorpresa;
cava dal taschino l'orologio; lo guarda;
si reca verso la mensola del camino;
apre il vetro del quadrante
dell'orologio di bronzo e aggiusta le
lancette fino a far scoccare dalla
soneria due tocchi; si rimette nel
taschino l'orologio e va a sedere
placido, impassibile, in attesa che
passi la mezz'ora del patto.
Dopo una breve pausa si ode dall'interno
del salotto da pranzo, attraverso la
vetrata, un bisbiglio confuso. E'
SILIA che spinge di là GUIDO
a entrare nel salotto. LEONE non
si volta nemmeno a guardare verso la
vetrata. Poco dopo, una banda di questa
si apre, e GUIDO vien fuori.
GUIDO Oh, LEONE... Ero
qua, a bere un bicchierino di
"chartreuse".
LEONE Alle dieci e mezzo?
GUIDO Già... difatti... ma stavo
per andare...
LEONE Non dico per questo. Verde
o gialla, la "Chartreuse"?
GUIDO Ma... non ricordo... verde,
mi pare...
LEONE Verso le due, tu sognerai
di schiacciare tra i denti una
lucertola.
GUIDO (con una smorfia di
ribrezzo) No... ih! che dici?
LEONE Positivo. Effetto dei
liquori bevuti a una cert'ora dopo il
pasto
Pausa.
SILIA?
GUIDO (impacciato) Mah... era di
là, con me.
LEONE E dov'è adesso?
GUIDO Non so... Mi... mi ha fatto
venire qua, sentendo che tu eri entrato.
Forse ora verrà.
LEONE C'è qualche cosa di nuovo?
GUIDO No... ch'io sappia...
LEONE E allora perché m'ha fatto
salire?
GUIDO Stavo per licenziarmi,
quando è entrata la cameriera ad
annunziare che tu... non so, avevi
sonato dal cortile.
LEONE Come faccio ogni sera.
GUIDO Già, ma... pare che voglia
che tu salga...
LEONE L'ha detto?
GUIDO Sì sì, l'ha detto.
LEONE Stizzita?
GUIDO Un po', sì, perché... credo
che... non so, dev'esser nei patti
stabiliti tra voi due, quando
elegantissimamente...
LEONE Lascia star l'eleganza!
GUIDO Voglio dire, senza
scandali...
LEONE Scandali? E perché?
GUIDO Senza procedure legali...
LEONE Inutili!
GUIDO Senza liti, insomma, vi
siete separati.
LEONE E che liti volevi che
avvenissero con me? Ho dato sempre
ragione a tutti.
GUIDO Già. È difatti una tua
invidiabile prerogativa, questa. Forse
però... lasciamelo dire, eccedi un
po'...
LEONE Ti pare che ecceda?
GUIDO Sì, perché, vedi? tante
volte tu...
Lo guarda e s'impunta.
LEONE Io?
GUIDO Tu sconcerti.
LEONE Oh bella! Io sconcerto? Chi
sconcerto?
GUIDO Sconcerti, perché... far
tutto, sempre, a modo degli altri...
come vogliono gli altri... Scommetto che
se tua moglie ti diceva: "Litighiamo!"
LEONE Io le rispondevo:
"Litighiamo!"
GUIDO Tua moglie ti disse:
"Separiamoci!"
LEONE E io le risposi:
"Separiamoci!"
GUIDO Vedi? Se tua moglie ti
avesse allora gridato. "Ma così non
possiamo litigare!"
LEONE Io le avrei risposto: "E
allora, cara, non litighiamo!"
GUIDO E non comprendi che tutto
questo, per forza, sconcerta? Perché,
fare come se tu non ci fossi... capirai,
per quanto uno faccia, poi, a un certo
punto, si... si resta come trattenuti...
impacciati... perché... perché è
inutile... tu poi ci sei!
LEONE Già.
Pausa.
Ci sono.
Pausa. Con altro tono:
Non dovrei esserci?
GUIDO No, Dio mio, non dico
questo!
LEONE Ma sì, caro! Non dovrei
esserci. T'assicuro però che mi sforzo,
quanto più posso, d'esserci il meno
possibile, e non solo per gli altri, ma
anche per me stesso. La colpa è del
fatto, caro mio! Sono nato. E quando un
fatto è fatto, resta là, come una
prigione per te. Io ci sono. Ne
dovrebbero tener conto gli altri, almeno
per quel poco, di cui non posso fare a
meno, dico d'esserci. L'ho sposata; o,
per esser più giusti, mi son lasciato
sposare. Fatto, anche questo: prigione!
Che vuoi farci? Quasi subito dopo, lei
si mise a sbuffare, a smaniare, a
contorcersi rabbiosamente per evadere...
e io... t'assicuro, GUIDO, che ne
ho molto sofferto... S'è trovata poi
questa soluzione Le ho lasciato qua
tutto, portandomi via soltanto i miei
libri e le mie stoviglie di cucina
(cose, come sai, per me inseparabili).
Ma capisco che è inutile: nominalmente,
la parte assegnatami da un fatto che non
si può distruggere, resta: sono il
marito. Anche di questo, forse, si
dovrebbe tenere un po' di conto. Mah!
Sai come sono i ciechi, mio caro?
GUIDO I ciechi?
LEONE Non sono mai accanto alle
cose. Di' a un cieco, che vada cercando
a tasto una cosa: L'hai costì accanto!
le si volta subito contro. E così è
quella benedetta donna! Mai accanto;
sempre contro!
Pausa; guarda verso la vetrata; poi:
Pare che non voglia venire...
Cava l'orologio dal taschino; vede che
la mezz'ora non è ancora passata: lo
ripone.
Non sai, se avesse in mente di dirmi
qualche cosa?
GUIDO No... niente, mi pare...
LEONE E allora, il gusto di...
Compie la frase in un gesto che
significa: "noi due".
GUIDO (non comprendendo) Come
dici?
LEONE Sì, il gusto di tener noi
due così, uno di fronte all'altro...
GUIDO Forse suppone che io -
LEONE - te ne sii già andato?
Fa segno di no col dito.
Entrerebbe.
GUIDO (facendo atto d'andarsene)
Ah, ma allora...
LEONE (subito trattenendolo) No,
ti prego. Vado via io a momenti. Se sai
che non aveva nulla da dirmi...
Pausa. Alzandosi.
Ah, triste cosa, caro mio, quando uno ha
capito il giuoco!
GUIDO Che giuoco?
LEONE Mah... anche questo qua.
Tutto il giuoco! Quello della vita.
GUIDO Tu l'hai capito?
LEONE Da un pezzo. E anche il
rimedio per salvarsi.
GUIDO Se tu me l'insegnassi!
LEONE Eh, caro. Non è rimedio per
te. Per salvarsi, bisogna sapersi
difendere. Ma è una certa difesa...
dirò, disperata, che tu forse non puoi
neanche intendere.
GUIDO Come sarebbe, disperata?
Accanita?
LEONE No, no, disperata, caro,
nel senso d'una vera e propria
disperazione, ma pur tuttavia senza
neanche un'ombra d'amarezza per questo.
GUIDO E che difesa, allora,
scusa?
LEONE La più ferma, la più
immobile, appunto perché nessuna
speranza più t'induce a piegarti verso
una, sia pur minima, concessione ne agli
altri né a te stesso.
GUIDO Non capisco. E la chiami
difesa? Difesa di che cosa, se dev'esser
così?
LEONE (lo guarda un tratto severo
e fosco; poi, dominandosi e quasi
riassorbendosi in una impenetrabile
serenità) Di niente, in te, se in te
riesci, come sono riuscito io, a non
aver più nulla. Che vuoi difendere?
Difenderti, io dico! Dagli altri, e
soprattutto da te stesso; dal male che
la vita fa a tutti, inevitabilmente;
quello che io mi son fatto per lei
indica di nuovo la vetrata, dietro alla
quale suppone che SILIA sia
nascosta.
tant'anni! quello che io faccio a lei,
anche così del tutto isolato come mi
tengo. quello che tu fai a me...
GUIDO Io?
LEONE Ma sì, inevitabilmente.
Spiandolo negli occhi.
Credi di non farmi nessun male tu?
GUIDO (smorendo) Mah... ch'io
sappia...
LEONE (per rinfrancarlo) Oh,
anche senza saperlo, mio caro! Tu mangi
carne, a tavola. Chi te la dà? Un pollo,
o un vitello. Non ci pensi nemmeno. Ce
lo facciamo tutti, il male, a vicenda; e
ciascuno a se stesso, poi... Per forza!
È la vita. Bisogna vuotarsene.
GUIDO Bravo! E che ti resta
allora?
LEONE Contentarsi, non più di
vivere per sé, ma di guardar vivere gli
altri, e anche noi stessi, da fuori, per
quel poco che pur si è costretti a
vivere.
GUIDO Ah, troppo poco, scusa!
LEONE Sì, ma ti compensa un
godimento meraviglioso: il giuoco
appunto dell'intelletto che ti
chiarifica tutto il torbido dei
sentimenti, che ti fissa in linee
placide e precise tutto ciò che ti si
muove dentro tumultuosamente. Capirai
però, che sarebbe molto pericoloso il
godimento di questo lucido e tranquillo
vuoto che ti fai dentro, perché, tra
l'altro, rischierebbe di farti andare
come un pallone su tra le nuvole, se tu
non ti mettessi anche dentro, con arte e
con perfetta misura, una necessaria
zavorra.
GUIDO Ah, ecco! Mangiando bene?
LEONE Per ristabilire
l'equilibrio; perché tu possa sempre,
insomma, restare in piedi come quei
buffi giocattoli, che tu puoi buttar
come vuoi: ti restan sempre ritti per il
loro contrappeso di piombo. Non siamo
altro, credi. Ma bisogna saperselo fare,
questo vuoto e questo pieno: se no, si
resta per terra e nei più goffi
atteggiamenti. Insomma, via, la salute è
qui: trovare un pernio, caro, il pernio
d'un concetto per fissarsi.
GUIDO Ah, no, no! Grazie tante!
Non è per me! Non è per me davvero! E
non è neppur facile!
LEONE Già. Perché non si trovano
belli e fatti in commercio, questi
pernii: te li devi fabbricare da te, e
non uno solo: tanti! uno per ogni caso,
e ben solido, perché il caso, che
t'arriva spesso imprevisto e violento,
non te lo schianti.
GUIDO Eh! ma quando t'avvengono
certi casi, caro mio!
LEONE Ma perciò appunto la
cucina! Che il caso ti trovi cuoco, è
una gran cosa! Del resto, non è mai il
caso... dico non devi mai guardarti dal
caso, veramente. Scusa: che vuol dire il
caso? Gli altri, o le necessità della
natura.
GUIDO Appunto, che possono essere
terribili!
LEONE Ma più o meno, a seconda di
chi le subisce. E perciò ti dicevo! Tu
devi guardarti di te stesso, del
sentimento che questo caso suscita
subito in te e con cui t'assalta!
Immediatamente, ghermirlo e vuotarlo,
trarne il concetto, e allora puoi anche
giocarci. Guarda, è come se t'arrivasse
all'improvviso, non sai da dove, un uovo
fresco...
GUIDO Un uovo fresco?
LEONE Un uovo fresco.
GUIDO E se t'arriva invece una
palla di piombo?
LEONE Allora ti vuota lei, e non
se ne parla più.
GUIDO Ma perché un uovo fresco,
scusa?
LEONE Per darti una nuova
immagine dei casi e dei concetti. Se non
sei pronto a ghermirlo, te ne lascerai
cogliere o lo lascerai cadere. Nell'un
caso e nell'altro, ti si squacquererà
davanti o addosso. Se sei pronto, lo
prendi, lo fori, e te lo bevi. Che ti
resta in mano?
GUIDO Il guscio vuoto.
LEONE E' questo è il concetto! Lo
infilzi nel pernio del tuo spillo e ti
diverti a farlo girare, o, lieve lieve
ormai, te lo giuochi come una palla di
celluloide, da una mano all'altra: là,
là e là... poi: paf! lo schiacci tra le
mani e lo butti via.
A questo punto, all'improvviso, scoppia
dal salotto da pranzo una gran risata di
SILIA.
SILIA (riparata dietro la banda
della vetrata rimasta causa) Ah! ah! ah!
Ma non sono mica un guscio vuoto, io,
nelle tue mani!
LEONE (subito, voltandosi e
appressandosi alla vetrata) Oh no! E tu
non mi vieni più addosso, cara, perché
io ti prenda, ti fori, e ti beva!
Finisce appena di dir questo, che
SILIA, senza mostrarsi, gli chiude
in faccia l'altra mezza vetrata.
LEONE resta un po' lì a tentennare
il capo: poi riviene avanti. rivolto a
GUIDO:
Ecco un grande svantaggio per me, mio
caro. Era una straordinaria scuola
d'esperienza per me. È venuta a
mancarmi.
Alludendo a SILIA di là:
Piena d'infelicità, perché piena di
vita. E non d'una sola: di tante.
Nessuna però, che riesca a trovare il
suo pernio. E non c'è salute, né per
lei, né con lei.
GUIDO (assorto, senza
rifletterci, tentenna il capo anche lui,
malinconicamente).
LEONE Approvi?
GUIDO (riprendendosi) Eh!...
sì... perché... è proprio così!
LEONE E forse tu non sai tutta la
ricchezza che è in lei... certe cose che
ha, che non parrebbero sue, non perché
non siano, ma perché tu non vi badi,
perché tu la vedi sempre e solamente a
quel modo che per te é il vero suo. Ti
pare impossibile, per esempio, che possa
canticchiare qualche mattina... così...
svagata... Eppure canticchia, sai? La
sentivo io, certe mattine, da una stanza
all'altra. Con una cara vocina
trillante, quasi di bimba. Un'altra! Ma
ti dico un'altra, non così per dire.
Proprio un'altra; e lei non lo sa. Una
bimba che vive un minuto e canta, quando
lei è assente da sé. E se vedessi come
qualche volta resta... così... con una
certa luce di brio lontano negli occhi,
mentre con due dita che non sanno si
tira lentamente i riccioli sulla nuca...
Mi sai dire chi è, quando è così?
Un'altra lei, che non può vivere, perché
ignota a se stessa, perché nessuno le ha
mai detto: "Ti voglio così; devi esser
così...". C'è il rischio ch'ella ti
domandi: "Come?" Tu le rispondi: "Ma
com'eri dianzi!" E che ella torni a
domandarti: "Com'ero?" "Cantavi..."
"Cantavo?" "Si... e ti stiravi i
riccioli sulla nuca... così...". Non lo
sa; ti dice che non è vero. Non
riconosce affatto se stessa
nell'immagine che tu le prospetti di lei
come l'hai veduta dianzi, seppure la
vedi! perché tu la vedi sempre a un
modo, come è per te, e basta. Che pena,
caro mio! Ecco una cara, graziosa
possibilità d'essere, ch'ella potrebbe
avere, e non ha!
Pausa lunga, triste. E nella tristezza
del silenzio, l'orologio di bronzo sulla
mensola del camino suona le undici.
LEONE (riscuotendosi) Ah, le
undici. Salùtamela!
S'avvia frettolosamente, per l'uscio a
sinistra.
SILIA (subito, aprendo la
vetrata) No... aspetta... aspetta un
po'...
LEONE Ah, no, prego: la mezz'ora
è passata!
SILIA Ti volevo dar questo!
Gli mette in mano, ridendo, un guscio
d'uovo.
LEONE Ah! Ma non l'ho bevuto io!
Ecco... guarda...
S'avvicina rapidamente a GUIDO e
glielo dà.
Diamolo a lui!
GUIDO automaticamente lo prende e
resta lì goffo col guscio vuoto in mano,
mentre LEONE, ridendo forte, se
ne va.
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