Atto Secondo - Scena Quinta
Beatrice, Assunta e Detti, infine Vicini e Vicine.
Fifì (a Beatrice che entra con la madre): Senti
qua Ciampa, che vuol rivolgerti non so che domanda.
Assunta (pietosamente): Oh, poverino! Siete
ferito?
Ciampa: Non è niente, signora. Il guajo è per gli
occhiali, che mi si sono rotti. Ci vedo e non ci vedo. Ma,
tanto, ormai, non ho più niente da vedere. (A Beatrice:)
Questa sola domanda, a lei, signora: - Crede lei... - (lasciamo
il fatto, ciò che è accaduto questa mattina, lasciamo star
tutto) - crede lei, in coscienza, d'aver avuto ragione di far
questo, non ostante che io jeri - presente suo fratello...
Assunta (cercando d'interromperlo): Ma sì,
sappiamo tutto, Ciampa!
Fifì: Che finanche le portaste qua vostra moglie!
Ciampa: Permettano... permettano... - lascino dire a lei!
Perché può darsi che la signora, non ostante tutto, abbia voluto
colpire anche me, credendo d'avere tutta la ragione di farlo. È
così, signora? Mi risponda - in coscienza!
Beatrice (esitante): No... io... io, a voi...
Spanò: La signora non voleva colpir voi, caro Ciampa!
Tant'è vero che vi volle allontanare, mandandovi a Palermo!
Beatrice: Ecco... già... io... come dice il Delegato...
Ciampa: Ah, no, signora! Che lei non abbia pensato a me,
non è possibile! Perché per ben due ore io qua, jeri, non feci
altro che mettere le mani avanti!
Beatrice: Sì, sì. E appunto per questo volli mandarvi a
Palermo! Per avere mano libera, qua, su vostra moglie e su mio
marito!
Ciampa: Senza pensare a me?
Beatrice: Senza pensare a voi.
Ciampa: E che cos'ero io? Niente? Pietra d'affilare? Mi
gettava a terra; mi prendeva così, con due dita, come uno
strofinaccio qualunque; mi buttava in un canto, proprio come se
non ci fosse da fare nessun conto di me... - Ma voglio ammettere
tutto, signora! voglio entrare nella sua coscienza, fino in
fondo, e ammetter pure che lei non si sia fatto scrupolo di
colpire anche me perché io - secondo lei - sapevo tutto e mi
stavo zitto. È così? Mi risponda. È così?
Beatrice: Eh... poiché lo dite voi stesso... sì, è
proprio così.
Ciampa: Ah! E allora, a uno che, - poniamo - è guercio,
lei gli appende un cartellino alle spalle: - «Popolo! È
guercio!» -
Beatrice: Ma no... che c'entra!
Ciampa: Lasciamo il guercio di cui tutti si possono
accorgere senza bisogno di cartellino. Lei deve provarmi che
uno, uno solo, signora, in tutto il paese potesse sospettare di
me quello che lei ha creduto! che uno, uno solo potesse venire a
dirmi in faccia: - «Ciampa, tu sei becco, e lo sai!».
Fifì (subito): Ma no! Ma chi? Ma nessuno!
Spanò (contemporaneamente): Ma a chi poteva venire
in mente!
Assunta (contemporaneamente): Ma che dite, Ciampa!
Fana (contemporaneamente): Veramente a nessuno,
Signore Iddio, in coscienza!
Ciampa (dominando le esclamazioni simultanee): Ma
la signora potrebbe dire - Se non lo sapevano gli altri, era
noto a voi e tanto basta! - È vero? è vero. Non lo neghi! Io ho
bisogno della sua coscienza, signora: non del verbale. Dica: è
vero?
Beatrice: È vero, sì.
Movimento di sorpresa dolorosa e d'intensa costernazione negli
altri. Silenzio.
Ciampa (ferito, tentennando il capo): Ah, signora.
- Io ora parlo... non per me... parlo in generale...- E che può
saper lei, signora, perché uno, tante volte, ruba; perché uno,
tante volte, ammazza; perché uno, tante volte - poniamo, brutto,
vecchio, povero - per l'amore d'una donna che gli tiene il cuore
stretto come in una morsa, ma che intanto non gli fa dire: -
ahi! - che subito glielo spegne in bocca con un bacio, per cui
questo povero vecchio si strugge e s'ubriaca - che può saper
lei, signora, con qual doglia in corpo, con quale supplizio
questo vecchio può sottomettersi
fino al punto di spartirsi l'amore di quella donna con un altro
uomo - ricco, giovane, bello - specialmente se poi questa donna
gli dà la soddisfazione che il padrone è lui e che le cose son
fatte in modo che nessuno se ne potrà accorgere? - Parlo in
generale, badiamo! Non parlo per me! - È come una piaga, questa,
signora: una piaga vergognosa, nascosta. E lei che fa? stende la
mano e la scopre così... pubblicamente? - Lasciamo questo
discorso, e veniamo a noi! - Io, signora, sapevo che lei aveva
sospetti su mia moglie e su suo marito. - Gelosia! - Chi non ne
ha,
quando si vuol bene? - Compatisco anche i delitti, signora; si
figuri se non avrei compatito lei per la gelosia! Ero venuto
qua, jeri, apposta per farla parlare, per farla sfogare. - Aveva
un sospetto? - Non glielo volevo levare! Perché so che codesti
sospetti, più si vogliono levare, e più si raffermano! - Se lei
avesse parlato seriamente con me, io me ne sarei tornato a casa
e avrei detto a mia moglie: - «Pst! Fagotto, e via!». - Oggi mi
sarei presentato al signor cavaliere: - «Signor cavaliere, bacio
le mani: non posso star più con lei! ». - «Perché, caro Ciampa?»
- «Perché non posso star più con lei: ho altri affari.» - Così
si fa, signora mia! - E perché crede che io le portai qua, jeri,
mia moglie? Ma per farla scattare, signora, per farle scatenare
dalla bocca tutta la tempesta che lei covava dentro! Glielo
gridai finanche: - «Parli! Parli! » - E lei non volle dir
niente! Volle gettarmi così a terra, assassinarmi... E che vuole
che faccia io ora? Mi dica lei che cosa debbo fare! Tenermi
questo sfregio? comperarmi una testiera con due bei pennacchi,
per far la mia comparsa in paese? e tutti i ragazzini dietro, in
baldoria, a gridarmi: - Bèèè... Bèèè... - e io, pacifico e
sorridente, a ringraziare a destra e a sinistra?
Fifì: Ma perché? dove? che sfregio! che testiera! che
ragazzini! Se non c'è stato niente!
Spanò: Niente di niente! Niente assoluto!
Ciampa: Perché lo dice il verbale, è vero: Ma chi vuole
che creda a codesto suo verbale dopo tanto
scandalo: Guardie, Delegato, sorpresa in casa, arresto...
Spanò: Sta bene! Ma con risultato negativo! Dunque...
Ciampa: Signor Delegato, son macchie d'olio, che non
levano, queste! Diranno: «Si tratta d'un cavaliere! Hanno
accomodato la cosa!» - E come resto io? - Lei, signora, poteva
prendersi questo piacere, se credeva che suo marito si fosse
messo con qualche ragazza, senza però - badiamo - né padre, né
fratelli. Dava una lezione a suo marito - non c'erano altri
uomini di mezzo - e tutto si sarebbe accomodato alla meglio. Ma
qua c'era un uomo di mezzo, signora! Come non pensò a me, lei? O
che ero niente, io? - Lei ha scherzato; s'è passato questo
piacere; ha fatto ridere tutto
un paese; domani rifarà pace con suo marito... - e io? per lei
sarà finito tutto - ma io? resto col verbale, che non c'è stato
nulla? E debbo sopportarmi che tutti, domani, vengano a dirmi in
faccia, con occhi dolenti: - «Non è stato nulla, Ciampa; la
signora ha scherzato!».
(Con scatto improvviso:) Signor Delegato, qua, mi
tasti il polso! (Gli porge il polso.)
Spanò (stordito): Come? perché?
Ciampa: Mi tasti il polso. Dica se ci avverte un battito
di più. Io dico qua, con la massima calma, testimonio lei,
testimonii tutti, che questa sera stessa, o domani, appena mia
moglie ritorna a casa, io con l'accetta le spacco la testa! (Subito:)
E non ammazzo soltanto lei, perché forse farei un piacere, così,
alla signora! Ammazzo anche lui, il signor cavaliere - per
forza, signori miei! per forza!
Fifì e Spanò (afferrandolo, mentre le tre donne
gridano e piangono): Che è? che avete detto? Voi siete,
pazzo! Chi ammazzate?
Ciampa (pallido, stravolto, quasi sorridente):
Tutti e due! Per forza! Non posso farne a meno! Non l'ho voluto
io!
Fifì: Voi non ammazzate nessuno, perché non ne avete né
diritto né ragione! Ma se pure l'aveste, ci saremo qua noi a
impedirvelo!
Spanò: Ci sono io!
Ciampa: Signor Delegato, me l'impedisce oggi... -
Spanò: - anche domani! -
Ciampa: - ma doman l'altro l'ammazzo! Lei sa come si dice
da noi: - «Guaj a chi è morto nel cuore d'un altro!». - Io sono
calmo, signor Delegato. Lei m'è testimonio che io non volevo
questo. Mi ci hanno buttato in questo fosso! Con questo sfregio
in faccia, davanti al paese - se lo scrivano bene in mente - io
non resto!
Beatrice (insorgendo): Ma se ve lo dico io ora, se
ve lo dico io, Ciampa, che non ne avete nessuna ragione?
Ciampa: Me lo dice ora, lei, signora? Lo riconosce ora,
che non doveva mettere a questo cimento un uomo? Troppo tardi,
signora mia!
Fifì: Ma, scusate, se lo riconosce lei stessa, che non
c'è stato niente...
Ciampa: Codesto «niente», signor Fifì, lei, a me, non me
lo deve dire!
Fifì: Ma se lo scandalo è stato per una pazzia!
Assunta (incalzando): Per una pazzia, per una
pazzia, Ciampa!
Spanò (incalzando): Per una pazzia, ve lo confessa
la stessa signora!
Fifì (incalzando): Se ve lo dice lei! Ve lo
confermiamo tutti! Una pazzia.
Tutti: Una pazzia! sì, una pazzia!
Ciampa (in mezzo a tutti che gridano: «una
pazzia! una pazzia!», all'improvviso, assorto in una idea
che gli balena lì per lì, raggiante): Oh Dio! Oh che
bellezza! Oh che bellezza! Signori, pacificamente! Oh che
bellezza! Sissignori... sissignori... Si può aggiustar tutto...
pacificamente... Ah, che respiro! Mi metterei a ballare... a
saltare... per il gran peso che mi son levato dal petto! Le mie
mani... le mie mani possono restar pulite... pulite, e me le
bacio! me le bacio! - Lei, signora, vada a prepararsi... Subito,
subito!
Beatrice (trasecolata, come tutti gli altri): Io?
Perché?
Ciampa: Dia ascolto a me, vada a prepararsi! Non perdiamo
tempo! (Guarda l'orologio.) Ci arriva! ci arriva!
Beatrice: Ma perché? a che cosa arrivo?
Fifì: Che dice?
Spanò: Dove volete che arrivi la signora?
Ciampa: Ma sì! ma sì! Voi, Fana, e lei, signora Assunta,
vadano, vadano ad ajutarla a mettere un po' di biancheria,
abiti, nella valigia! Facciamo presto, per carità! Non c'è tempo
da perdere!
Beatrice: Ma insomma, perché? Debbo partire? Dove debbo
andare? Vi ha dato di volta il cervello?
Ciampa: A me? Nossignora! Ha dato di volta a lei il
cervello, signora mia! Scusi, l'ha riconosciuto suo fratello
Fifì, lo riconosce il Delegato; la sua mamma; lo riconosciamo
tutti: e dunque lei è pazza! Pazza, e se ne va al manicomio! È
semplicissimo!
Fifì: Come? Chi?
Assunta: Mia figlia? Che dite?
Beatrice: Al manicomio? io? io, al manicomio?
Ciampa: Lasciamo il manicomio! In una casa di salute,
signora! Tre mesi. Villeggiatura.
Beatrice (indignata): Ma ci andrete voi, al
manicomio! voi! Uscite fuori! fuori di casa mia! subito fuori!
Ciampa: Signora, dove mi manda? Badi che nel suo
interesse io parlo!
Spanò: Ma vi sembra che siano proposte da fare, codeste?
Fifì: Dove siamo?
Ciampa: Anche lei, signor Fifì? Non comprende che questo
è l'unico rimedio? Per lei stessa! Per il signor cavaliere! Per
tutti! Non capisce che sua sorella ha svergognato anche il
signor cavaliere, e che deve dare anche a lui una riparazione di
fronte al paese? Si dice: - È pazza! - e non se ne parla più! -
Si spiega tutto! - Pazza, pazza da chiudere e da legare! - E
solo così io non ho più niente da vendicare! Mi disarma. Dico: -
« È pazza! Posso più farmene d'una pazza? ». E basta
così! Il cavaliere non avrà più da mortificarsi, domani,
comparendo tra i suoi amici; e la signora va a farsi tre mesi di
villeggiatura! - Via, via, sbrighiamoci, che meglio di così non
si potrebbe fare! Ma deve partire assolutamente questa sera
stessa!
Fifì: Sì, sì, è giusto! è giusto! (A Beatrice:)
Capisci? È per finta!
Beatrice: Ma chi io? Tu sei pazzo! Io, al manicomio? Ma
lo sente lei, mammà? al manicomio!
Assunta: Figlia mia, è per rimedio, non senti?
Spanò: Per rimedio, signora! Sembra anche a me la
risoluzione migliore! Pensi anche al signor cavaliere,
signora...
Beatrice: Ma che dite? Volete davvero che passi per pazza
davanti a tutto il paese?
Ciampa: Ma davanti a tutto il paese, lei, signora, non ha
bollato con un marchio d'infamia tre persone? Uno, d'adulterio;
un'altra, di sgualdrina; e me, di becco? Ah, lei vorrebbe dirlo
soltanto d'aver commesso una pazzia? Non basta, signora! Deve
dimostrare d'esser pazza - pazza davvero - da chiudere!
Beatrice: Pazzo da chiudere sarete voi!
Ciampa: Nossignora... Lei. Per il suo bene! E lo sappiamo
tutti qua, che lei è pazza. E ora deve saperlo anche tutto il
paese. Non ci vuole niente, sa, signora mia, non s'allarmi!
Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io
come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti
la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza!
Beatrice (furente, convulsa): Ah, dunque voi lo
sapete che io ho ragione, e che avevo ragione di far questo?
Ciampa: No. Ah, no! Volti la pagina, signora! Se lei
volta la pagina, vi legge che non c'è più pazzo al mondo di chi
crede d'aver ragione! - Via, vada! vada! si prenda questo
piacere, di fare per tre mesi la pazza per davvero! Le par cosa
da nulla? Fare il pazzo! Potessi farlo io, come piacerebbe a me!
Sferrare, signora, qua (indica la tempia sinistra col solito
gesto) per davvero tutta la corda pazza, cacciarmi fino agli
orecchi il berretto a sonagli della pazzia e scendere in piazza
a sputare in faccia alla gente la verità. La cassa dell'uomo,
signora, comporterebbe di vivere, non cento, ma duecent'anni!
Sono i bocconi amari, le ingiustizie, le infamie, le prepotenze,
che ci tocca d'ingozzare, che c'infràcidano lo stomaco! il non
poter sfogare, signora! il non potere aprire la valvola della
pazzia! Lei, può aprirla: ringrazii Dio, signora! Sarà la sua
salute, per altri cent'anni! - Cominci, cominci a gridare!
Beatrice: Comincio a gridare?
Ciampa: Sì, ecco! Qua! in faccia a suo fratello!
(Glielo spinge davanti.) Forza! in faccia al Delegato!
(Glielo spinge davanti.) Forza! In faccia a me! E si
persuada, signora, che solamente da pazza lei poteva pigliarsi
il piacere di gridarmi in faccia: «Bèèè!».
Beatrice: E allora, sì: Bèèè!... ve lo grido in
faccia, sì: bèèè! bèèè!
Fifì (cercando di trattenerla): Beatrice!
Spanò (cercando di trattenerla): Signora!
Assunta (cercando di trattenerla): Figlia mia!
Beatrice (con grida furibonde): No! Sono pazza? E
debbo gridarglielo: Bèèè! bèèè! bèèè!
Ciampa (mentre tutti fanno per portar via Beatrice,
che séguita a gridare come se fosse impazzita davvero):
È pazza! - Ecco la prova: è pazza! Oh che bellezza! - Bisogna
chiuderla! bisogna chiuderla!
Balla dalla contentezza, battendo le mani. Momento di gran
confusione, anche perché alle grida sopravvengono i
vicini e le vicine di casa Fiorìca, con facce sbalordite, e
chiedono a coro, più coi gesti che con le parole, che
cosa sia accaduto. Ciampa, seguitando a batter le mani,
festante, al colmo della gioja, e rispondendo ora
all'una, ora all'altro:
È pazza! È pazza!... Se la portano al manicomio! È pazza!
E mentre tutti quei curiosi, spinti dolcemente ora dal
Delegato, ora dal fratello, si ritirano commentando sotto
sotto la disgrazia, si butta a sedere su una seggiola in mezzo
alla scena, scoppiando in un'orribile risata, di rabbia,
di selvaggio piacere e di disperazione a un tempo.
TELA
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