Atto Secondo - Scena Quarta
Ciampa e Detti.
Fana (rientra subito rinculando): Madre di Dio! Un
morto è! È entrato ed è caduto a sedere!
Fifì e Spanò: Come! Che è stato?
Fanno per accorrere. Ciampa entra per la comune, cadaverico,
con l'abito e la faccia imbrattati di terra; la fronte
ferita; il colletto sbottonato; la cravatta sciolta, e gli
occhiali in mano. Subito Fifì e Spanò gli si fanno
attorno premurosi e costernati, e gli scuotono con le mani la
polvere dal vestito.
Fifì: Ma come! Che è stato, caro Ciampa?
Spanò: Siete forse caduto?
Ciampa (piano, cupo): Niente. Sturbo. Un piccolo
sturbo. Mi si sono rotti gli occhiali.
Fifì (correndo per una seggiola, mentre il Delegato ne
prende un'altra e un'altra Fana):
Ecco, sedete... sedete qua...
Spanò: Qua c'è la seggiola...
Ciampa: Grazie. Non seggo.
Fifì: Come! Perché no?
Ciampa: Perché no.
Spanò: Ma se non vi reggete in piedi!
Ciampa: Non dubiti. Sette spiriti ho, come i gatti. Ora
li ripiglio. Ma, tanto.. Me ne vado subito. - La signora?
Spanò: La signora, Ciampa, è di là che...
Fifì: Capirete che in questo momento non può parlare con
voi.
Ciampa: Parlare? E che bisogno ha più di parlare? Dopo il
fatto!
Fifì: Ma il fatto, caro Ciampa, non è come voi forse
v'immaginate!
Spanò: Negativo! negativo! verbale assolutamente
negativo!
Fifì: Ecco, sentite? ve lo dice il signor Delegato.
V'assicuro che non avete proprio ragione di star così!
Ciampa: Me l'assicura lei?
Spanò: Ma no! gli atti, gli atti - il verbale, capite,
caro Ciampa? Lo dice il verbale!
Ciampa: E quando lo dice il verbale!
Fifì: Ma certo! Se un fatto risulta assolutamente
infondato...
Spanò: Per con-sta-ta-zi-o-ne-lè-gà-lè!
Fifì: Dovete per forza ammetterlo!
Ciampa: Non ho difficoltà. - Dovrei consegnare certi
oggetti alla signora.
Fifì: Quelli che avete ritirati da Palermo? Potete
consegnarli a me, se volete.
Ciampa: Non ho difficoltà. - Mi parrebbe più giusto però,
poiché c'è qua il signor Delegato, che li consegnassi a lui.
Fifì: Ma sì, a lui o a me ... (A Spanò:) Son certi
oggetti che Ciampa ha ritirati dal monte...
Spanò: Sta bene, sta bene ...
Fifì (a Ciampa): Ma potete anche lasciarli lì... (Indica
con sprezzatura signorile il tavolino accanto al divano.)
Ciampa: E lei dà poi tanto peso alle formalità d'un
verbale?
Fifì: Ma no... Che c'entra? Nel verbale è la
constatazione d'un fatto, come v'ha spiegato il Delegato.
Spanò: Precisamente! Legale!
Ciampa: E sta bene! Voglio che sia, anche questa,
constatazione legale di un altro fatto: che io consegno qua al
signor Delegato questi oggetti, perché fui mandato dalla
signora...
Spanò: Ma sì, lo so, caro Ciampa!
Ciampa: Lo sa? - Allontanato con quest'incarico. E lei
deve constatare il fatto che io, da umile servitore, sono andato
e sono ritornato, disimpegnando l'incarico e consegnando qua,
come consegno a lei, questi due oggetti.
(Trae di tasca i due astucci.)
Uno, e due. - Non voglio altro.
(Fa per andarsene.)
Fifì: E che fate, ora?
Ciampa: Niente. Me ne vado.
Fifì: Così ve n'andate?
Ciampa: E che vuole che faccia più qua? Volevo parlare
con la signora. Non si può. Me ne vado.
Fifì: Ma che vorreste dire, scusate, alla signora?
Fana, di dietro, fa più volte segno di no, di no a Fifì, con una
mano sotto il mento.
Ciampa (voltandosi all'improvviso, sorprendendola in
quel gesto e rifacendoglielo): Che avete, per caso, mal di
gola, voi? Difficoltà di respiro? Per vostra regola, io guardo
in terra e conto le stelle, anche senz'occhiali! (Appressandosi
a Fifì:) Lei forse ha paura ch'io, parlando con sua sorella
... ?
Fifì (interrompendolo): Ma no, che paura! È che
mia sorella, in questo momento, vi ho detto, non può, perché
tanto io, quanto il signor Delegato, quanto mia madre che è di
là con lei, le abbiamo dimostrato e fatto toccar con mano la
follia che ha commesso; e credete, caro Ciampa, che n'è pentita,
pentitissima! È vero?
Spanò: Diavolo! Piange.
Ciampa: Ah, piange...
Fifì: Piange, piange, anche perché - ve lo può dire qua
il Delegato - glien'ho dette di tutti i colori.
Spanò: Verissimo! Terribile!
Fifì: V'assicuro, Ciampa, che voi non le potreste dir più
di quanto le ho detto io!
Ciampa: E che si figura lei, che vorrei dire io a una
signora? Sua sorella non ha fatto altro che prendere il mio nome
- il mio pupo... - si ricorda che jeri io qua parlai di pupi? -
il mio pupo: buttarlo a terra, e, sopra - una calcagnata - così!
(Butta il cappello in terra e lo pesta col piede.)
Perché la signora - povera pupa - s'è creduta anche lei
calpestata... La posizione nostra - la mia e la sua - in fondo,
sono uguali: io qua, lei di là. Che vuole che le dica? Una sola
domanda volevo rivolgerle; e non alla signora propriamente, ma
alla sua coscienza.
Fifì: Che domanda?
Ciampa: Scusi, se dico alla sua coscienza... (Con
scatto improvviso aprendo la finanziera e presentandosi
al Delegato Spanò:) Signor Delegato, mi cerchi!
Fifì (tirandolo indietro): Ma no, che dite!
Spanò: Sappiamo bene che siete un galantuomo, Ciampa!
Ciampa: Del resto, c'è qua lei. E mi piace, mi piace che
ci sia lei, signor Delegato, perché così vede il cuore... Il
cuore d'un uomo che piange e che fa sangue... sangue davvero,
perché sono stato assassinato... (Scoppia in improvvisi e
irrefrenabili singhiozzi.)
Fifì e Spanò: Ma no... ma no... che dite!... Ma se
non ce n'è ragione! State tranquillo, Ciampa!
Ciampa: Tranquillo, già... Questa sola domanda, insomma,
alla signora, in presenza vostra, volete lasciarmela fare?
Fifì: Ma sì, ma sì! Ecco, ve la chiamo. (Chiamando
dall'uscio di destra:) Beatrice! Mammà! Vieni, Beatrice!
Inizio pagina