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Il berretto a sonagli - Commedia in due atti  - 1918

 

Atto Secondo - Scena Terza

 

Fifì, Fana, il Delegato Spanò, poi Assunta e Beatrice.

 

Fifì (rimasto solo davanti la comune, mentre Fana apre la porta d'ingresso): Ah, è lei, signor Delegato?

Spanò (entrando): Sempre a servirla, signor Fifì!

Fifì: Ah, sì, un bel servizio davvero ha reso lei alla famiglia, se ne può vantare! E veramente abbiamo motivo di ringraziarla e di restargliene grati!

Spanò: Lei mi ferisce, signor Fifì!

Fifì: Ma come, scusi, è questo il modo di procedere d'un amico verso una famiglia, da cui lei, santo Dio, ha ricevuto tanti favori?

Spanò: Perciò le dico che lei mi ferisce! Nel mio sentimento più sacro mi ferisce! Io un pubblico funzionario sono, signor Fifì!

Fifì: Grazie tante! Lo so bene. Sto dicendo all'amico! Come? Lei viene qua -

Spanò: - chiamato dalla signora! -

Fifì: - va bene; e si riceve una denunzia?

Spanò: Mi ricevo? Che dice? Aspetti... Mi ferisce, caro signor Fifì... Io prima feci di tutto... - e la signora... - dov'è? dov'è? - lo può dire... - feci di tutto, signor Fifì, per persuadere la signora...

Fifì: Poteva sentir l'obbligo di venire prima da me!

Spanò: Con la denunzia già sporta?

Fifì: Ma appunto per fargliela ritirare!

Spanò: E allora le dico che lei non conosce sua sorella! Privo di Dio! Mi minacciò che l'avrebbe portata lei direttamente al signor Commissario, la denunzia, dichiarandogli che io... - ah, eccola qua, eccola qua...

Rientrano Assunta e Beatrice dall'uscio a destra. Spanò accorre a baciar la mano alla signora Assunta, che se ne schermisce.

Signora mia riveritissima, no... lasci, lasci che gliela baci codesta mano santa... E lei, signora Beatrice, dica qua, la prego, a suo fratello...

Assunta (interrompendolo): Mi sembra inutile, signor Delegato, inutile, caro Fifì, fare ancora codeste rimostranze.

Beatrice: Del resto, il signor Delegato ha ragione.

Spanò (a Fifì): Ecco! La sente?

Beatrice: Fui io, fui io, sissignori.

Spanò (a Fifì): La sente? Benedetta bocca di verità! Ma se torto ho io, caro signor Fifì, signora Assunta mia... che io venero, privo di Dio, come una madre. Vede? lei ora mi fa piangere, signor Fifì... Piangere, sissignore, perché se torti ho io, è... è per eccesso... per eccesso d'amicizia!

Perché la condizione nostra, qua, a tenere questo porco ufficio qua (mi scusi il termine, signora Assunta!), qua nel nostro stesso paese nativo, è la cosa più infame che si possa immaginare! - Ma scusi, scusi, potevo trovarmi faccia a faccia, mettere io le mani addosso, io, al cavalier Fiorìca, io? E allora che ho fatto? Per eccesso d'amicizia, la più grossa delle bestialità! Ecco, di questo lei, signor Fifì, di questo dovrebbe rimproverarmi!

Fifì: Ma se non so ancora che diavolo ha fatto lei! Che ha fatto? Me lo dica! Com'è stato? Si può sapere?

Spanò: È stato che... non potendo... non volendo farlo io... un simile servizio... ho... incaricato un altro... il mio collega Logatto, forestiere, calabrese... E ha visto? ha visto che cosa ha fatto? - Ignorante! Testa di mulo!

Fifì: Arrestò tutt'e due, mio cognato e la donna?

Beatrice: Ma fece il suo dovere, mi pare! Fece proprio quello che doveva fare!

Assunta: Zitta, figlia! Non sai quello che ti dici!

Fifì: Li trovò dunque insieme? Insomma, mi dica!

Spanò: Ecco... i-i-insieme e non insieme... Flagranza vera non c'è. - Non si può dire che ci sia. - E questa intanto è una gran cosa! Anzi io credo che, allo stato degli atti, si può dimostrare che non c'è niente di niente. Niente, assoluto!

Fifì: E allora? Perché li arrestarono?

Spanò: Perché? Ma perché non c'ero io! Perché c'era quella testa-di-mulo di calabrese! Ecco il mio rimorso! Ma il cavaliere sarà rilasciato, signor Fifì, sarà rilasciato questa sera stessa! Lo prometto e lo giuro! Se no, non mi chiamerò più Alfio Spanò!

Fifì: Sta bene, ma mi dica intanto, in nome di Dio, come fu!

Spanò: Ah, ecco. Fu così. Logatto, mediante la chiave data dalla signora Beatrice, entrò nella sede del banco del cavalier Fiorìca, oh, e si nascose nel bugigattolo attiguo alla sala. Oh. Quando le guardie bussarono alla porta di là, dell'annesso quartierino di Ciampa, e intimarono d'aprire in nome della legge, oh, il cavaliere (appena la donna scese ad aprire) naturalmente, che fece? fece per entrare nella sala del banco...

Beatrice (con un grido di trionfo): Ah ecco! Vedete? Dunque era lì nelle stanze del Ciampa! Aveva aperto l'uscio di mezzo.

Spanò (sconcertato): Sissignora...

Beatrice: E come lo aveva aperto, se Ciampa lo aveva chiuso e mi aveva portato qua la chiave?

Ecco la prova! La prova che è vero!

Spanò (ripigliandosi): Nossignora, non è prova, aspetti...

Beatrice: Come non è prova?

Spanò: Mi lasci dire. Catenaccetti inglesi, signora: hanno tutti due chiavi.

Beatrice: Due chiavi, benissimo! Una in tasca al Ciampa, e l'altra in tasca di mio marito!

Spanò: Nossignora. Mi lasci dire. Risulta dal verbale. Il cavalier Fiorìca ha dichiarato che: - arrivato da Catania, non potendo figurarsi di non trovare al suo posto il Ciampa; vedendosi tutto impolverato dal viaggio - povero galantuomo! - e avendo fretta di prender visione della corrispondenza arrivata durante la sua assenza - (sono parole del verbale) - bussò, dice, all'uscio, per domandare alla moglie del Ciampa, dice, il mezzo di lavarsi almeno le mani.

Beatrice (con stridula risata): Le mani... uh, già!... le mani! Figuriamoci!

Spanò: Le mani, povero galantuomo! dovendo aprire la corrispondenza...

Fifì: Non le dia retta! Séguiti.

Spanò: E allora lei, la moglie del Ciampa, dice, gli fece passare, dice, l'altra chiave di sotto l'uscio!

Beatrice: Uh, ma guarda, di sotto l'uscio! che bella combinazione!

Spanò (seguitando): Come difatti s'è constatato, signora, che veramente di sotto l'uscio la chiave passa. E il cavaliere era in maniche di camicia - decentissimo!

Beatrice: Sì? E lei? com'era lei? com'era?

Spanò: Era... ecco... era...

Beatrice: Lo dica! Tanto, risulta dal verbale!

Spanò: E allora le so dire che neanche era in camicia.

Beatrice: Nuda? era nuda?

Spanò: No! Che pensa, signora? - Più che in camicia, intendo dire! In sottana e camicia - come vanno le donne per casa - le donne di basso ceto, s'intende - in questa stagione, con questo caldo, che io - privo di Dio - sono tutto in un bagno di sudore... - Più che in camicia, stia tranquilla, signora! Un po' scollata camicia... braccia di fuori... camicia da donna, si sa...

Beatrice: Eh già! basta che non li abbiano trovati nudi tutt'e due!

Assunta: Ma Beatrice, ma come puoi parlar così? Non ti riconosco più, figlia mia!

Fifì: Vergogna! Davanti a un uomo! (Indica il Delegato.)

Beatrice: Ma che uomo!

Assunta: Sono cose da dire, codeste?

Beatrice: Nascondiamo, nascondiamo! Già, ripariamo! vestiamole queste vergogne! Vergogna è dirle, certe cose. Farle, non è niente!

Fifì: Non capisco, signor Delegato! Ma perché li hanno arrestati tutti e due allora? Se il verbale è negativo!

Spanò: Ecco... ecco... Quanto alla donna, la arrestarono per... per... decolté eccessivo, lei mi intende! Il cavaliere, perché... S'immagini un po'... come si vide metter le mani addosso, il galantuomo diventò una furia, una furia d'inferno! Ci fossi stato io, avrei compatito; anche se mi schiaffeggiava, mi sarei presi gli schiaffi, per amicizia. Quella testa-di-mulo di calabrese, invece, s'è incornato a volerlo responsabile d'ingiurie e vie di fatto e l'ha tratto in arresto. Ma sarà rilasciato, signor Fifì - prometto e giuro. Questa sera stessa. E se Logatto non si sta quieto, lo

accomodo io!

Fifì: Ma già... dico, se non risulta niente...

Spanò: Niente! Perquisito tutto, anche la borsa di viaggio... anche la giacca che il cavaliere s'era levata...

Beatrice: Ah, anche la giacca? anche la borsa di viaggio? E mi dica un po': non vi hanno trovato per caso una certa collana, a pendagli, che egli le aveva promesso in dono da Palermo?

Fifì: Ah, è questa la collana che hai incaricato Ciampa di comperarti uguale?

Beatrice: Questa, precisamente! (A Spanò:) Mi risponda: l'hanno trovata?

Spanò: Scusi, signora. Chi parlò a lei di codesta collana? La Saracena?

Fana: Sissignore, lei, appunto!

Spanò: Ma se lo so! Ne parlò anche a me! È una vera sciocchezza, signora mia! una pura e semplice sciocchezza nata da questo: che la moglie del Ciampa, leticando come fa sempre con le donne del vicinato che le dànno la baja per tutti gli anelli che tiene alle dita, si vantò, dice, che uno di questi giorni, per farle crepar d'invidia, sarebbe loro apparsa, dice, parata come una Madonna, al balcone, con una gran collana, di queste a pendagli, al petto. Quest'è tutto! Sa invece, signora, sa che cosa s'è trovato invece nella borsa di viaggio del signor cavaliere? Un libriccino da messa, s'è trovato, piccolo piccolo così un amore le dico! con la rilegatura d'avorio e le pagine dorate.

Assunta: Vedi, figlia? Per te!

Spanò: Aspetti, e anche una scatola di mandorle candite.

Assunta: Quelle che piacciono a te!

Fana: Ma se l'ho sempre detto io, che la tratta come una regina!

Fifì: Bestiaccia ingrata!

Beatrice s'abbatte piangendo, pentita e commossa, sul seno della madre.

Spanò (soddisfatto dell'effetto ottenuto, approva col capo, ammiccando a Fifì; Poi gli dice).

Ma sarebbe prudente, signor Fifí - se, come spero, riesco a far rilasciare il cavaliere questa sera stessa - sarebbe prudente che la signora non gli si facesse trovare in casa.

Assunta: Ah, certo! certo!

Fifì: Ce la porteremo a casa con noi!

Spanò: Almeno per qualche giorno. Bisognerà compatirlo! Ha un diavolo per capello, povero galantuomo, e minaccia di far cose dell'altro mondo.

Fifì: Ha ragione! ha ragione! Io non so che farei, se fossi al suo posto!

Spanò: Ma gli passerà! Stia sicuro, che gli passerà! Dopo qualche giorno, le furie svaporano e tutto ritorna tranquillo come prima. - Ah, privo di Dio, che bella cosa, signore mie, la santa pace domestica!

Lunga Pausa, come se lutto fosse finito, e non ci fosse piú nient'altro da dire o da fare. Tutt'a un tratto, viene a rompere questo silenzio conclusivo una violenta scampanellata alla porta.

Fana (balzando con spavento). Ah Signore, ajutaci! Quest'è lui! Ciampa!

Fifì: Uh, già! E chi ci pensava piú, a Ciampa?

Spanò: Per Dio santo, già! c'è anche lui! Con la moglie arrestata...

Assunta: E come si fa ora? come si rimedia per questo poverino?

Spanò: Forse sarà meglio non riceverlo!

Fifì: No, meglio riceverlo, anzi! e cercare di fargli intendere la ragione, qua, tra me e lei!

Spanò: Già... ma badi... badi che farà cose da pazzi!

Fifì: Faccia quello che vuole! Purché poi, alla fine...

Fana: Ah, che tremore per tutte le vene!

Beatrice (mansueta). Sarà bene che mi ritiri, con la mamma, è vero?

Fifì (gridando e facendole gli occhiacci). Mi pare!

Assunta: Andiamo, andiamo, figliuola mia. Lasciamoli soli, tra loro uomini.

Via con Beatrice per l'uscio a destra.

Fifì (a Fana che s'avvia tutta tremante con le altre donne). Dove andate voi? Andate ad aprire!

Spanò: Non abbiate paura, ci sono qua io!

Fana esce Per l'uscio in fondo.

 

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1918

INTRODUZIONE

APPUNTI DI REGIA

’A birritta cu i cincianeddi 

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna