Atto Secondo - Scena Terza
Fifì, Fana, il Delegato Spanò, poi Assunta e Beatrice.
Fifì (rimasto solo davanti la comune, mentre Fana apre
la porta d'ingresso): Ah, è lei, signor Delegato?
Spanò (entrando): Sempre a servirla, signor Fifì!
Fifì: Ah, sì, un bel servizio davvero ha reso lei alla
famiglia, se ne può vantare! E veramente abbiamo motivo di
ringraziarla e di restargliene grati!
Spanò: Lei mi ferisce, signor Fifì!
Fifì: Ma come, scusi, è questo il modo di procedere d'un
amico verso una famiglia, da cui lei, santo Dio, ha ricevuto
tanti favori?
Spanò: Perciò le dico che lei mi ferisce! Nel mio
sentimento più sacro mi ferisce! Io un pubblico funzionario
sono, signor Fifì!
Fifì: Grazie tante! Lo so bene. Sto dicendo all'amico!
Come? Lei viene qua -
Spanò: - chiamato dalla signora! -
Fifì: - va bene; e si riceve una denunzia?
Spanò: Mi ricevo? Che dice? Aspetti... Mi ferisce, caro
signor Fifì... Io prima feci di tutto... - e la signora... -
dov'è? dov'è? - lo può dire... - feci di tutto, signor Fifì, per
persuadere la signora...
Fifì: Poteva sentir l'obbligo di venire prima da me!
Spanò: Con la denunzia già sporta?
Fifì: Ma appunto per fargliela ritirare!
Spanò: E allora le dico che lei non conosce sua sorella!
Privo di Dio! Mi minacciò che l'avrebbe portata lei direttamente
al signor Commissario, la denunzia, dichiarandogli che io... -
ah, eccola qua, eccola qua...
Rientrano Assunta e Beatrice dall'uscio a destra. Spanò
accorre a baciar la mano alla signora Assunta, che se ne
schermisce.
Signora mia riveritissima, no... lasci, lasci che gliela baci
codesta mano santa... E lei, signora Beatrice, dica qua, la
prego, a suo fratello...
Assunta (interrompendolo): Mi sembra inutile,
signor Delegato, inutile, caro Fifì, fare ancora codeste
rimostranze.
Beatrice: Del resto, il signor Delegato ha ragione.
Spanò (a Fifì): Ecco! La sente?
Beatrice: Fui io, fui io, sissignori.
Spanò (a Fifì): La sente? Benedetta bocca di
verità! Ma se torto ho io, caro signor Fifì, signora Assunta
mia... che io venero, privo di Dio, come una madre. Vede? lei
ora mi fa piangere, signor Fifì... Piangere, sissignore, perché
se torti ho io, è... è per eccesso... per eccesso d'amicizia!
Perché la condizione nostra, qua, a tenere questo porco ufficio
qua (mi scusi il termine, signora Assunta!), qua nel nostro
stesso paese nativo, è la cosa più infame che si possa
immaginare! - Ma scusi, scusi, potevo trovarmi faccia a faccia,
mettere io le mani addosso, io, al cavalier Fiorìca, io? E
allora che ho fatto? Per eccesso d'amicizia, la più grossa delle
bestialità! Ecco, di questo lei, signor Fifì, di questo dovrebbe
rimproverarmi!
Fifì: Ma se non so ancora che diavolo ha fatto lei! Che
ha fatto? Me lo dica! Com'è stato? Si può sapere?
Spanò: È stato che... non potendo... non volendo farlo
io... un simile servizio... ho... incaricato un altro... il mio
collega Logatto, forestiere, calabrese... E ha visto? ha visto
che cosa ha fatto? - Ignorante! Testa di mulo!
Fifì: Arrestò tutt'e due, mio cognato e la donna?
Beatrice: Ma fece il suo dovere, mi pare! Fece proprio
quello che doveva fare!
Assunta: Zitta, figlia! Non sai quello che ti dici!
Fifì: Li trovò dunque insieme? Insomma, mi dica!
Spanò: Ecco... i-i-insieme e non insieme... Flagranza
vera non c'è. - Non si può dire che ci sia. - E questa intanto è
una gran cosa! Anzi io credo che, allo stato degli atti, si può
dimostrare che non c'è niente di niente. Niente, assoluto!
Fifì: E allora? Perché li arrestarono?
Spanò: Perché? Ma perché non c'ero io! Perché c'era
quella testa-di-mulo di calabrese! Ecco il mio rimorso! Ma il
cavaliere sarà rilasciato, signor Fifì, sarà rilasciato questa
sera stessa! Lo prometto e lo giuro! Se no, non mi chiamerò più
Alfio Spanò!
Fifì: Sta bene, ma mi dica intanto, in nome di Dio, come
fu!
Spanò: Ah, ecco. Fu così. Logatto, mediante la chiave
data dalla signora Beatrice, entrò nella sede del banco del
cavalier Fiorìca, oh, e si nascose nel bugigattolo attiguo alla
sala. Oh. Quando le guardie bussarono alla porta di là,
dell'annesso quartierino di Ciampa, e intimarono d'aprire in
nome della legge, oh, il cavaliere (appena la donna scese ad
aprire) naturalmente, che fece? fece per entrare nella sala del
banco...
Beatrice (con un grido di trionfo): Ah ecco!
Vedete? Dunque era lì nelle stanze del Ciampa! Aveva aperto
l'uscio di mezzo.
Spanò (sconcertato): Sissignora...
Beatrice: E come lo aveva aperto, se Ciampa lo aveva
chiuso e mi aveva portato qua la chiave?
Ecco la prova! La prova che è vero!
Spanò (ripigliandosi): Nossignora, non è prova,
aspetti...
Beatrice: Come non è prova?
Spanò: Mi lasci dire. Catenaccetti inglesi, signora:
hanno tutti due chiavi.
Beatrice: Due chiavi, benissimo! Una in tasca al Ciampa,
e l'altra in tasca di mio marito!
Spanò: Nossignora. Mi lasci dire. Risulta dal verbale. Il
cavalier Fiorìca ha dichiarato che: - arrivato da Catania, non
potendo figurarsi di non trovare al suo posto il Ciampa;
vedendosi tutto impolverato dal viaggio - povero galantuomo! - e
avendo fretta di prender visione della corrispondenza arrivata
durante la sua assenza - (sono parole del verbale) - bussò,
dice, all'uscio, per domandare alla moglie del Ciampa, dice, il
mezzo di lavarsi almeno le mani.
Beatrice (con stridula risata): Le mani... uh,
già!... le mani! Figuriamoci!
Spanò: Le mani, povero galantuomo! dovendo aprire la
corrispondenza...
Fifì: Non le dia retta! Séguiti.
Spanò: E allora lei, la moglie del Ciampa, dice, gli fece
passare, dice, l'altra chiave di sotto l'uscio!
Beatrice: Uh, ma guarda, di sotto l'uscio! che bella
combinazione!
Spanò (seguitando): Come difatti s'è constatato,
signora, che veramente di sotto l'uscio la chiave passa. E il
cavaliere era in maniche di camicia - decentissimo!
Beatrice: Sì? E lei? com'era lei? com'era?
Spanò: Era... ecco... era...
Beatrice: Lo dica! Tanto, risulta dal verbale!
Spanò: E allora le so dire che neanche era in camicia.
Beatrice: Nuda? era nuda?
Spanò: No! Che pensa, signora? - Più che in camicia,
intendo dire! In sottana e camicia - come vanno le donne per
casa - le donne di basso ceto, s'intende - in questa stagione,
con questo caldo, che io - privo di Dio - sono tutto in un bagno
di sudore... - Più che in camicia, stia tranquilla, signora! Un
po' scollata camicia... braccia di fuori... camicia da donna, si
sa...
Beatrice: Eh già! basta che non li abbiano trovati nudi
tutt'e due!
Assunta: Ma Beatrice, ma come puoi parlar così? Non ti
riconosco più, figlia mia!
Fifì: Vergogna! Davanti a un uomo! (Indica il
Delegato.)
Beatrice: Ma che uomo!
Assunta: Sono cose da dire, codeste?
Beatrice: Nascondiamo, nascondiamo! Già, ripariamo!
vestiamole queste vergogne! Vergogna è dirle, certe cose. Farle,
non è niente!
Fifì: Non capisco, signor Delegato! Ma perché li hanno
arrestati tutti e due allora? Se il verbale è negativo!
Spanò: Ecco... ecco... Quanto alla donna, la arrestarono
per... per... decolté eccessivo, lei mi intende! Il cavaliere,
perché... S'immagini un po'... come si vide metter le mani
addosso, il galantuomo diventò una furia, una furia d'inferno!
Ci fossi stato io, avrei compatito; anche se mi schiaffeggiava,
mi sarei presi gli schiaffi, per amicizia. Quella testa-di-mulo
di calabrese, invece, s'è incornato a volerlo responsabile
d'ingiurie e vie di fatto e l'ha tratto in arresto. Ma sarà
rilasciato, signor Fifì - prometto e giuro. Questa sera stessa.
E se Logatto non si sta quieto, lo
accomodo io!
Fifì: Ma già... dico, se non risulta niente...
Spanò: Niente! Perquisito tutto, anche la borsa di
viaggio... anche la giacca che il cavaliere s'era levata...
Beatrice: Ah, anche la giacca? anche la borsa di viaggio?
E mi dica un po': non vi hanno trovato per caso una certa
collana, a pendagli, che egli le aveva promesso in dono da
Palermo?
Fifì: Ah, è questa la collana che hai incaricato Ciampa
di comperarti uguale?
Beatrice: Questa, precisamente! (A Spanò:) Mi
risponda: l'hanno trovata?
Spanò: Scusi, signora. Chi parlò a lei di codesta
collana? La Saracena?
Fana: Sissignore, lei, appunto!
Spanò: Ma se lo so! Ne parlò anche a me! È una vera
sciocchezza, signora mia! una pura e semplice sciocchezza nata
da questo: che la moglie del Ciampa, leticando come fa sempre
con le donne del vicinato che le dànno la baja per tutti gli
anelli che tiene alle dita, si vantò, dice, che uno di questi
giorni, per farle crepar d'invidia, sarebbe loro apparsa, dice,
parata come una Madonna, al balcone, con una gran collana, di
queste a pendagli, al petto. Quest'è tutto! Sa invece, signora,
sa che cosa s'è trovato invece nella borsa di viaggio del signor
cavaliere? Un libriccino da messa, s'è trovato, piccolo piccolo
così un amore le dico! con la rilegatura d'avorio e le pagine
dorate.
Assunta: Vedi, figlia? Per te!
Spanò: Aspetti, e anche una scatola di mandorle candite.
Assunta: Quelle che piacciono a te!
Fana: Ma se l'ho sempre detto io, che la tratta come una
regina!
Fifì: Bestiaccia ingrata!
Beatrice s'abbatte piangendo, pentita e commossa, sul seno
della madre.
Spanò (soddisfatto dell'effetto ottenuto, approva col
capo, ammiccando a Fifì; Poi gli dice).
Ma sarebbe prudente, signor Fifí - se, come spero, riesco a far
rilasciare il cavaliere questa sera stessa - sarebbe prudente
che la signora non gli si facesse trovare in casa.
Assunta: Ah, certo! certo!
Fifì: Ce la porteremo a casa con noi!
Spanò: Almeno per qualche giorno. Bisognerà compatirlo!
Ha un diavolo per capello, povero galantuomo, e minaccia di far
cose dell'altro mondo.
Fifì: Ha ragione! ha ragione! Io non so che farei, se
fossi al suo posto!
Spanò: Ma gli passerà! Stia sicuro, che gli passerà! Dopo
qualche giorno, le furie svaporano e tutto ritorna tranquillo
come prima. - Ah, privo di Dio, che bella cosa, signore mie, la
santa pace domestica!
Lunga Pausa, come se lutto fosse finito, e non ci fosse piú
nient'altro da dire o da fare. Tutt'a un tratto, viene a
rompere questo silenzio conclusivo una violenta scampanellata
alla porta.
Fana (balzando con spavento). Ah Signore, ajutaci!
Quest'è lui! Ciampa!
Fifì: Uh, già! E chi ci pensava piú, a Ciampa?
Spanò: Per Dio santo, già! c'è anche lui! Con la moglie
arrestata...
Assunta: E come si fa ora? come si rimedia per questo
poverino?
Spanò: Forse sarà meglio non riceverlo!
Fifì: No, meglio riceverlo, anzi! e cercare di fargli
intendere la ragione, qua, tra me e lei!
Spanò: Già... ma badi... badi che farà cose da pazzi!
Fifì: Faccia quello che vuole! Purché poi, alla fine...
Fana: Ah, che tremore per tutte le vene!
Beatrice (mansueta). Sarà bene che mi ritiri, con
la mamma, è vero?
Fifì (gridando e facendole gli occhiacci). Mi
pare!
Assunta: Andiamo, andiamo, figliuola mia. Lasciamoli
soli, tra loro uomini.
Via con Beatrice per l'uscio a destra.
Fifì (a Fana che s'avvia tutta tremante con le altre
donne). Dove andate voi? Andate ad aprire!
Spanò: Non abbiate paura, ci sono qua io!
Fana esce Per l'uscio in fondo.
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