Atto Primo - Scena Quinta
Beatrice e il Delegato Spanò.
Beatrice (facendosi con ansia all'uscio a destra):
Signor Delegato, venga, entri qua... ah, finalmente!
Spanò (sui quarant'anni, tipo buffo di Delegato
paesano, con arie eroiche, barbuto, capelluto; di tanto
in tanto, parlando, s'imbeve tutto): Fulminato, signora.
Proprio. Come se un fulmine, ma di quelli, sa? fracassosi, mi
fosse caduto qua, proprio davanti ai piedi: privo di Dio!
Beatrice: Va bene, va bene, ma non è più tempo di far
parole, adesso, signor Delegato. Bisogna concertare subito quel
che s'ha da fare. Si figuri, si figuri che voleva portarmi qua
la moglie!
Spanò: Qua? Lui? La moglie?
Beatrice: Miglior prova di questa? Non c'è più dove
arrivare!
Spanò: Ma lei si calmi, signora, si calmi, per carità!
Beatrice: Come vuole che mi calmi? Gli voglio dare una
lezione davanti a tutto il paese, una di quelle lezioni che non
se la dovrà più dimenticare!
Spanò: Sì, ma... e... e le conseguenze, signora? le
conseguenze, le ha misurate tutte?
Beatrice: Che dovrò separarmi, lei dice? Prontissima. Ma
non così con le buone, ah no! Prima lo svergogno e poi ci
separiamo! Perché non si dica che il torto è mio! Voglio lo
scandalo, e grosso!
L'ha da vedere il paese chi è questo cavalier Fiorìca che tutti
rispettano! - Io le faccio la denunzia. Lei è un pubblico
ufficiale, e non può tirarsi indietro.
Spanò: Va bene... signora, certo... se lei mi fa la
denunzia...
Beatrice: Subito gliela faccio: mi dica come si fa e
gliela faccio.
Spanò: Ahahàh, no! scusi: questo poi no: vuole che glielo
dica io come si fa?
Beatrice (un po' civettando, per rabbia): Non
vuole ajutarmi? Signor Delegato... non vuole ajutarmi?
Spanò: Ma come no, signora? Voglio ajutarla... ma
consideri però che io sono un amico di famiglia...
Beatrice: Lei dev'essere per la giustizia!
Spanò: Sissignora, e sono obbligato a non guardare in
faccia a nessuno - e vado così, signora, a testa alta, sempre,
anche davanti al Padreterno! Ma per la venerazione che porto
alla santa memoria di suo padre, che fu padre anche per me,
signora ... privo di Dio, quanto bene mi voleva, signora! e
quante cose m'insegnò ... Vede, signora? anche questa, guardi;
che certi piccoli... piccoli peccati veniali...
Beatrice: Veniali? ah lei li chiama...
Spanò: Possiamo anche chiamarli diversivi, se vuole. Da
amico!
Beatrice: Da amico di lui?
Spanò: No, suo, signora: anche suo!
Beatrice: E dice diversivi? Ma belli, belli, codesti
diversivi! E questa è la sua giustizia? E così lei sostiene una
povera donna debole che non può difendersi da sé? Io voglio fare
la denunzia, capisce? Subito! subito! Come si fa?
Spanò: Oh Dio, ma per la denunzia, non ci vuol niente...
È il servizio, signora! Si figura che sia una cosa facile?
Servizio delicatissimo, difficile... Bisognerà prima di tutto
accedere, non visti, alla faccia dei luoghi... studiare la
topografia... - Oh che le pare? - indizii... prove...
Beatrice: Tutto provato, tutto studiato: non c'è bisogno
di niente, signor Delegato! Lei conosce la Saracena?
Spanò: Persona nostra, signora.
Beatrice: Meglio! Se la mandi a chiamare! Le saprà dire
ogni cosa, per filo e per segno!
Spanò: Signora, ma se le ho già parlato! Siamo a giorno
di tutto, noi. Due porte abbiamo, signora.
Una, dalla parte del banco del cavaliere; l'altra, dalla parte
opposta, delle due stanze annesse al banco, abitazione del
Ciampa. Or dunque! C'è poi un uscio di mezzo, sì o no? tra il
banco e queste due stanze del Ciampa? C'è, è vero? E il Ciampa
lo suol chiudere di qua, dalla parte del banco, con spranga e
catenaccio. Or dunque! Lei ci va con le guardie,
contemporaneamente dalle due parti. Che ne viene? Ne viene che
quelli non aprono neanche se viene Dio, se prima non hanno
richiuso quest'uscio di mezzo, facendosi trovare uno di qua,
l'altra di là!
Beatrice: E allora... allora non c'è rimedio?
Spanò: Non c'è rimedio? Ma appunto in questo consiste
l'uomo dell'arte; nel trovare il rimedio, signora mia! Se lei,
per esempio, avesse la chiave del banco...
Beatrice: L'ho! l'ho! Me la deve portar lui, Ciampa, ora
stesso, prima di partire! Lo aspetto.
Spanò (stordito): Ciampa? Come! Ciampa le porta la
chiave?
Beatrice: Sì; senza ch'io gliel'abbia domandata! Vuol
portarmela lui, per forza, a ogni costo! Io anzi non la volevo!
Spanò: Non capisco! Non... non capisco... E allora...
Allora lei può esser più che sicura che Ciampa non ha il benché
minimo sospetto... Positivo, sa!
Beatrice: Ma che dice? E perché voleva portarmi qua la
moglie, allora?
Spanò: Perché... perché... santo Dio, perché in paese,
signora mia, è notorio a tutti -
Beatrice: - che io sono gelosa, è vero? E con questa
scusa, infatti, che io sono gelosa, lui ha fatto sempre il
comodo suo. Ma glielo dimostro io, ora, alla gente, se son
gelosa a torto o a ragione! Lei dice che non c'è più difficoltà,
avendo la chiave, è vero? Apre il banco, prima che egli abbia
tempo di richiudere l'uscio di mezzo, e...
Spanò (con un sorriso di compatimento): Apro? Che
apro? Già: apro!... Le pare che sia così stupido il cavaliere da
entrare dalla donna con l'unica precauzione d'aver chiuso a
chiave la porta del banco? Ci metterà anche il paletto! E che
apro io allora? come apro? Debbo fare le intimazioni; atterrare
la porta; e in questo mentre il cavaliere avrà tutto il tempo di
richiudere l'uscio di mezzo e di rimetterci spranga e
catenaccio. - Non si fa così, signora mia! - Sarebbe facile
allora fare il Delegato!
Beatrice: Oh Dio mio! E come si fa, dunque?
Spanò: Come si fa... come si fa... - Arriva alle dieci,
il cavaliere? Ebbene: uno dovrà esser già lì dentro nascosto, in
quel bugigattolino dove il cavaliere tiene la pressa del
copialettere, mezz'ora prima: alle nove e mezzo! - Tutto fatto.
Si piglia nell'ala!
Beatrice (esultante): Ah! bravo! bravo! Mi
detti... mi detti la denunzia, allora, subito!
(Si sente sonare il campanello.)
Spanò: Mi pare che suonino.
Beatrice: Sì: sarà il Ciampa che mi porta la chiave! Si
ritiri, si ritiri qua un momento...
(Indica l'uscio a destra.)
Spanò: Nell'ala - ha capito? (Via in fretta per
l'uscio a destra.)
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