Atto Primo - Scena Terza
Beatrice e Fifì La Bella
Fifì: Che hai da spartire tu con codesta megera?
Beatrice: Io? Niente. È venuta per un servizio.
Fifì: E non sai che una signora per bene non può
riceverla senza pericolo di compromettersi?
Beatrice: Già! Perché sa tutte le vergogne e le infamie
di voi maschiacci, e avete paura che le mogli o le mamme vengano
a conoscerle!
Fifì: Brava, sì. Coltivati sempre codeste belle idee, tu,
e poi mi saprai dire dove andrai a finire!
Beatrice: Ah lo so bene dove andrò a finire. Non te ne
curare! Per vojaltri tutto lo studio è di tenermi qua zitta e
all'oscuro d'ogni cosa!
Fifì: Sei piena di veleno per tutti!
Beatrice: M'hai riportato il danaro?
Fifì: Te l'ho riportato.
Beatrice: Ecco perché parli così. Ricordo quando ti
bisognò questo danaro: (imitando la voce umile e dolce
del fratello:) - «Sorellina mia, per carità, ajutami!
tu che sei tanto buona, salvami: ho giocato, perduto: sarebbe il
disonore!» - E sai bene che fui costretta a ricorrere a questa
«megera» che una signora non può ricevere senza pericolo di
compromettersi, proprio per te, per mandarla a Palermo a mettere
in pegno, di nascosto a mio marito, un pajo d'orecchini e un
braccialetto.
Fifì: Ah, l'hai fatta venire per quel pegno?
Beatrice: Da', da'. È tutto?
Fifì (cavando il portafogli): Ci manca qualcosina.
Beatrice: Lo sapevo. Quanto?
Fifì: Se tu avessi potuto aspettarmi, non dico molto,
altri quindici giorni... Non capisco perché tutta codesta furia.
Beatrice: Voglio che domani sera gli orecchini e il
braccialetto siano di nuovo a casa. Ho mandato a chiamar Ciampa
proprio per questo: lo faccio partire ora stesso.
Fifì: Forse tuo marito ha sospettato? Non deve arrivar
domani?
Beatrice: Appunto perché deve arrivar domani.
Fifì: Uhm, chi ti capisce? Hai da pararti con tutti i
tuoi ori per ricevere domani tuo marito?
Beatrice: E come! Devo fargli un'accoglienza! Vedrai,
vedrai che festino! (Si sente sonare alla porta.)
Ecco Ciampa. Dammi, dammi il danaro. Ne manca molto?
Fifì (traendo il danaro dal portafogli): Tieni,
conta tu, non so... Mi pare che siano tre carte da cento -
Beatrice (contando): - e una da cinquanta. Mancano
centocinquanta lire!
Fifì: Te l'ho detto: se avessi potuto aspettare...
Beatrice: Basta, basta. Ce le rimetterò io. Puoi
andartene.
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