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Il berretto a sonagli - Commedia in due atti  - 1918

 

Atto Primo - Scena Prima

 

Salotto in casa Fiorìca riccamente addobbato all'uso provinciale. Uscio comune in fondo; usci laterali a destra e a sinistra, con tende. La scena è uguale per tutti e due gli atti. La Signora Beatrice, La Saracena e Fana. Al levarsi della tela, la signora Beatrice, seduta sul divano, piange. La Saracena, seduta di fronte, la guarda contrariata.

 

Fana (indicando la signora che piange): Siete contenta ora? Come non vi fate coscienza di attizzar questo fuoco? di rovinare così una famiglia?

La saracena (donnone atticciato, terribile, sui quarant'anni; sgargiante, con ampio fazzoletto di seta, giallo, al petto, e scialle anche di seta, celeste, con lunga frangia, stretto alla vita.

Alzandosi): O oh, che diavolo dite? Coscienza, foco... Mi faccia il piacere, signora!

Beatrice (sui trent'anni, pallida, isterica, tutta furie e abbattimenti subitanei; seguitando a piangere): Non le date retta... lasciatela perdere...

La saracena: No, mi scusi: le dica che io non ho fatto altro che obbedire a un ordine preciso di Vossignoria.

Beatrice: Ma volete dar conto a lei?

Fana: A me? no, signora mia! Io sono la sua serva. Ma a Dio, sì, perché a Dio dobbiamo dar conto tutti!

Beatrice (scattando): Fuori! In cucina! E fatevi gli affari vostri!

La saracena (acchiappando per un braccio Fana e trattenendola): Ah, no no. Aspetti, signora. E anche voi, qua. L'anima l'abbiamo tutti, servi e padroni, davanti a Dio; e non voglio chiacchiere,io, sul mio conto. Qual è la coscienza, la vostra, che vedete codesta povera signora pianger lagrime di sangue, patir le pene dell'inferno, e: - «Non è niente: Pazienza! L'offra a Dio!» - Questa è la coscienza?

Fana: Questa! questa! Per chi ha timore di Dio!

Beatrice: Ah, e allora un uomo vi tartassa, vi pesta... così... sotto i piedi; è Dio, è vero?

Fana: No. Io dico che dobbiamo offrirlo a Dio, signora mia! Ma quando mai gli uomini, mi scusi, si sono presi così di fronte, a petto? Usar la forza con chi è più forte di noi? Piano piano, signora mia, d'accanto e non di fronte, col garbo e la buona maniera si riportano gli uomini a casa.

La saracena: E già! Mi piace! E per esser così, qua tutte le donne, gli uomini, oh! toppe da scarpe ne fanno di noi!

Fana: Questo, in coscienza, la mia signora non può dirlo, ché è trattata in casa come una regina. Il cavaliere è prudente e la rispetta, e non le ha fatto mancare mai nulla.

Beatrice: Vi volete star zitta? Prudenza, già! rispetto, abbondanza, la casa piena. E fuori lui, che fa? E la mia pace? e il mio cuore? Guardate dentro voi, e quello di fuori lo nascondete?

La saracena: La chiama coscienza, oh! Questo, al mio paese, si chiama nascondere il sole con la rete! - Oh, alle corte. Siete venuta voi, sì o no, a chiamarmi fino a casa?

Fana: Comandata; non ho potuto fame a meno.

La saracena: Oh bella! E non sono stata forse comandata anch'io? - «Saracena, - parole della signora - ajutatemi! Mio marito, con la tal dei tali, così e così. Sappiatemi dire se è vero. La mia casa è un inferno; voglio uscirmene a ogni costo!» - M'ha detto così?

Beatrice: Sì, sì, e voglio uscirmene! subito! una volta per sempre!

Fana: Oh Madre di Dio!

La saracena: Ma che Madre di Dio! Una casa dov'è entrata la gelosia? Ma distrutta è! finita! Terremoto perpetuo, ve lo dice la Saracena! Ci fossero figli di mezzo...

Fana: Questo è il vero guajo qua: che non ce ne sono!

La saracena: E dunque? Perché dovrebbe crepare in corpo, questa povera signora? Se dice che vuole uscirne!

Fana: Dice così, ma piange intanto!

Beatrice: Di rabbia, piango! Se lo avessi qua, lo squarterei! - Dite, dite, Saracena: posso sorprenderli insieme davvero, domani stesso?

La saracena: Come due uccellini dentro il nido. A che ora arriverà il padrone domani?

Beatrice: Alle dieci!

La saracena: Faccia conto che alle dieci e mezzo Vossignoria li prenderà tutti e due, a occhi chiusi, belli, vivi vivi. Una denunzia al Delegato. A tutto il resto penserò io. - Mi dica una cosa: è vero che il padrone prima che da Catania doveva passare da Palermo?

Beatrice: Sì, è vero. Perché?

La saracena: Ma... perché... perché so... - no, niente...

Beatrice: Dite, dite... che sapete?

La saracena: Ma! D'un certo regalo che le ha promesso di portarle da Palermo.

Beatrice: A lei? un regalo?

La saracena: Una bella collana, sissignora, a pendagli.

Fana: Non siete donna, voi: diavolo siete!

La saracena: Scriva, scriva la denunzia, signora.

Beatrice (friggendo): No... no... è meglio... - oh Dio, scoppio... - meglio che faccia venire qua il Delegato Spanò, persona nostra (deve tutto a mio padre, sant'anima): Me lo dirà lui come devo regolarmi. Anzi, andate voi, Saracena, andate a chiamarmelo.

Fana: Signora, mia, per carità; signora mia, pensi allo scandalo!

Beatrice: Non me n'importa niente!

Fana: Badi che Vossignoria si rovina!

Beatrice: Mi libero! mi libero! mi libero! - Andate, Saracena: non perdiamo più tempo!

Fana (trattenendo la Saracena): Un momento... un momento... Signora mia, Ma a lui, mi perdoni, al marito di questa buona donna (se è vero!) a lui, a Ciampa, Vossignoria ci ha pensato?

Beatrice: A tutto, a tutto ho pensato, anche a lui, non v'immischiate! So dove debbo mandarlo.

La saracena: E che ce n'è bisogno? Dove vuol mandarlo? Ci pensano loro a mandarlo via! Ma già, stia certa che, appena il padrone arriva e sale al banco, lui volta le spalle e se ne va da sé.

Fana: Chi? Ciampa? Voi siete pazza! Che volete dare a intendere alla signora, che Ciampa sa tutto e si sta zitto?

La saracena: Ma zitta voi, che non sapete nulla!

Fana: Badate che voi sbagliate, sbagliate di grosso!

La saracena: Già, perché, se mai, finisce come ai fuochi: pim! pam! - Levàtevi. - Ma come? Vede la moglie con le bùccole da signora agli orecchi; quattro anelli alle dita; domani le vede in petto la collana a pendagli, e crede, è vero? che se li sia comperati lei, da sé, coi suoi risparmi? - Levàtevi! Quando il padrone è al banco, lui è sempre in mezzo alla strada, col naso all'aria, che va girando di qua e di là.

Fana: Comandato, comandato, il galantuomo! mandato in servizio! Se lo tengono per questo... Ma lo sanno tutti che, ogni qual volta esce dal banco, tira su la spranga e la mette alla porta della sua stanza accanto!

La saracena: Già! e il padrone la leva.

Fana: Ma se ci mette anche il catenaccio!

La saracena: Già! e il padrone ha la chiave.

Beatrice: O oh, insomma la finite? V'ho detto d'uscir fuori e di non immischiarvi! (Alla Saracena:) Ciampa ce lo leviamo dai piedi: lo farò partire questa sera stessa. - Anzi... voi Fana, venite qua... Oh, ma... non v'arrischiate a fargli capire... Posso fidarmi di voi?

Fana: Signora mia, mi passa il cuore! Io l'ho tenuta in braccio da bambina! Non vuole fidarsi di me? (Piange.)

Beatrice: Via, via, non piangete adesso!

Fana: Vossignoria ha un fratello; ha la mamma, Vossignoria: si consigli con loro, che sono sangue suo e non possono tradirla!

Beatrice: Basta, v'ho detto! Non voglio più sentir nessuno! Andate a chiamarmi Ciampa, subito! E voi, Saracena, il Delegato Spanò: pregatelo a nome mio di venire qua, subito subito.

La saracena: Al contrario, signora.

Beatrice: Come sarebbe, al contrario?

La saracena: Ci mandi lei (indica Fana, ammiccando) dal Delegato; che a Ciampa ci penso io.

Beatrice (a Fana): E sapete andarci voi, dal Delegato?

Fana: Se Vossignoria me lo comanda...

La saracena: Oh, signora, ma non si ponga in mente - e neanche voi, oh! che qua debba nascere per forza una tragedia. Neanche per sogno! Vossignoria una lezioncina deve dare, e basterà. - Mio marito, guardi, sono quattr'anni, lo cacciai a pedate fuori della porta. - Mi viene ancor dietro come un cagnolino, e non s'allontana che quando mi volto a fulminarlo con gli occhi: così! - Trema tutto. - Una lezioncina, dunque... Si riducono con la coda tra le gambe, che è un piacere.

Me ne vado. Siamo intese, è vero? Vossignoria è ferma? Non facciamo che...

Beatrice: Ferma, ferma: fermissima.

La saracena: Per domani?

Beatrice: Per domani.

La saracena: Bacio le mani a Vossignoria e vado a chiamarle Ciampa. (S'avvia per l'uscio in fondo.Prima d'arrivarci, una forte scampanellata alla porta.) Oh, suonano!

Beatrice (a Fana, che s'avvia per aprire): Aspettate. Forse è mio fratello. Oh, se è lui: mi raccomando! (Le fa cenno di tacere.)

Fana: Se Vossignoria vuole che non parli... (Via per l'uscio in fondo.)

 

 

 

1918

INTRODUZIONE

APPUNTI DI REGIA

’A birritta cu i cincianeddi 

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna