|

|
PERSONAGGI
Rosario Chiàrchiaro
Rosinella, sua figlia
Il giudice istruttore D'Andrea
Tre altri Giudici
Marranca, usciere |
La trama de "La Patente", atto unico tratto da una novella omonima del 1911, è piuttosto esile ma si impone all’attenzione dei lettori che irrimediabilmente ne risultano affascinati e ugualmente respinti.
E’ la storia dolorosa e grottesca di Rosario Chiàarchiaro, un povero padre di famiglia che la voce popolare ha designato come iettatotore e al quale non resta che rivolgersi alla giustizia, rappresentata dalla persona del giudice D’Andrea, uomo semplice e buono, profondamente lacerato, però, dal conflitto fra il senso del dovere e la consapevolezza che talvolta il codice e la procedura possono divenire strumento di sopraffazione sociale. Con tragica solennità e munito di una logica paradossale, la vittima non chiede alla giustizia di essere liberato dalla persecuzione, bensì il riconoscimento ufficiale del suo ruolo , la patente appunto, che gli permetta di professionalizzare quel malagurato mestiere ed evitare così che la famiglia e lui stesso vivano e muoiano nell’indigenza. Come accade per la maggior parte dei racconti e dei drammi pirandelliani, anche questo lascia in bocca un sapore aspro ed amaro, come una pietà cattiva, o una saggezza scettica, o una complicità subdola. La coscienza odierna è disposta ad accettare la nausea di Sartre o la noia di Moravia, perchè nelle loro immagini essa si sente come giustificata, perfino blandita e vi trova, assai spesso, il proprio alibi morale, ma nel mondo rappresentato dal Pirandello, non c’ è connivenza, non c’ è possibilità di franchigia o di narcosi. Gli individui che cadono nell’orbita pirandelliana sembrano ribaltati dalla vita, anche Rosario Chiàrchiaro sembra essersi staccato d’improvviso dalla realtà, per ritrovarsi sul proscenio della sua coscienza, assolutamente solo e segnato da un marchio indelebile.
Egli assiste dentro di sé ad una di quelle metamorfosi ovidiane che tramutano le agili membra nella rigidità del tronco, dei rami, delle radici; staccatosi dal flusso rapinoso della realtà, egli non ha più modo di riprendere il ritmo del vivere. Come il protagonista della patente, ciascuno di noi ha una "maschera", una "forma" in cui resta imbrigliato e che spesso è imposta dalla stoltezza e dalla crudeltà di chi ci circonda. Con quest’arte dolente e ossessiva, Pirandello è riuscito ad anticipare i miti spenti e squallidi dell’umanità di oggi e dell’odierna letteratura: la solitudine dell’uomo, l’incapacità a comunicare, la remora a vivere ed esplicarsi, l’avvento dell’irrazionale, del patologico, dell’inconscio, il senso inconciliato dell’incognito, del vuoto, della morte.
Inizio pagina