La Patente - Commedia in un atto - 1917
Stanza del giudice istruttore D'Andrea. Grande scaffale che prende
quasi tutta la parete di fondo, pieno di scatole verdi a casellario,
che si suppongono zeppe d'incartamenti.
Scrivania, sovraccarica di fascicoli, a destra, in fondo; e,
accanto, addossato alla parete di destra, un altro palchetto.
Un seggiolone di cuojo per il Giudice, davanti la scrivania.
Altre seggiole antiche. Lo stanzone è squallido. La comune è nella
parete di destra.
A sinistra, un'ampia finestra, alta, con vetrata antica,
scompartita.
Davanti alla finestra, come un quadricello alto, che regge una
grande gabbia.
Lateralmente a sinistra, un usciolino nascosto.
Il giudice D'Andrea entra per la comune col cappello in capo e il
soprabito. Reca in mano una gabbiola poco più grossa d'un pugno, va
davanti alla gabbia grande sul quadricello, ne apre lo sportello,
poi lo sportellino della gabbiola e fa passare da questa nella
gabbia grande un cardellino.
D'Andrea
Via, dentro! - E su, pigrone! - Oh! finalmente... - Zitto adesso, al
solito, e lasciami amministrare la giustizia a questi poveri piccoli
uomini feroci.
Si leva il soprabito e lo appende insieme col cappello
all'attaccapanni. Siede alla scrivania; prende il fascicolo del
processo che deve istruire, lo scuote in aria con impazienza,
sbuffa:
Benedett'uomo!
Resta un po' assorto a pensare, poi suona il campanello e dalla
comune si presenta l'usciere Marranca.
Marranca
Comandi, signor Cavaliere!
D'Andrea
Ecco, Marranca: andate al vicolo del Forno, qua vicino; a casa del
Chiàrchiaro.
Marranca (con un balzo indietro, facendo le corna)
Per amor di Dio, non lo nomini, signor cavaliere!
D'Andrea (irritatissimo, dando un pugno sulla scrivania)
Basta, perdio! Vi proibisco di manifestare così, davanti a me, la
vostra bestialità, a danno d'un pover'uomo. E sia detto una volta
per sempre.
Marranca
Mi scusi, signor cavaliere. L'ho detto anche per il suo bene!
D'Andrea
Ah, seguitate?
Marranca
Non parlo più. Che vuole che vada a fare in casa di... di questo...
di questo galantuomo?
D'Andrea
Gli direte che il giudice istruttore ha da parlargli, e lo
introdurrete subito da me.
Marranca
Subito, va bene, signor cavaliere. Ha altri comandi?
D'Andrea
Nient'altro. Andate.
Marranca esce, tenendo la porta per dar passo ai tre Giudici
colleghi, che entrano con le toghe e i tocchi in capo e scambiano i
saluti col D'Andrea; poi vanno tutti e tre a guardare il cardellino
nella gabbia.
Primo Giudice
Che dice eh, questo signor cardellino?
Secondo Giudice
Ma sai che sei davvero curioso con codesto cardellino che ti porti
appresso?
Terzo Giudice
Tutto il paese ti chiama: il Giudice Cardello
Primo Giudice
Dov'è, dov'è la gabbiolina con cui te lo porti?
Secondo Giudice (prendendola dalla scrivania a cui s'è accostato)
Eccola qua! Signori miei, guardate: cose da bambini! Un uomo
serio...
D'Andrea
Ah, io, cose da bambini, per codesta gabbiola? E voi, allora, parati
così?
Terzo Giudice
Ohè, ohè, rispettiamo la toga!
D'Andrea
Ma andate là, non scherziamo! siamo in "camera caritatis". Ragazzo,
giocavo coi miei compagni "al tribunale". Uno faceva da imputato;
uno, da presidente; poi, altri da giudici, da avvocati... Ci avrete
giocato anche voi. Vi assicuro che eravamo più serii allora!
Primo Giudice
Eh, altro!
Secondo Giudice
Finiva sempre a legnate!
Terzo Giudice (mostrando una vecchia cicatrice alla fronte)
Ecco qua: cicatrice d'una pietrata che mi tirò un avvocato difensore
mentre fungevo da regio procuratore!
D'Andrea
Tutto il bello era nella toga con cui ci paravamo, nella toga era la
grandezza, e dentro di essa noi eravamo bambini.
Ora è al contrario: noi, grandi, e la toga, il giuoco di
quand'eravamo bambini. Ci vuole un gran coraggio a prenderla sul
serio! Ecco qua, signori miei,
prende dalla scrivania il fascicolo del processo Chiàrchiaro
Inizio pagina
io debbo istruire questo processo. Niente di più iniquo di questo
processo. Iniquo, perché include la più spietata ingiustizia contro
alla quale un pover'uomo tenta disperatamente di ribellarsi, senza
nessuna probabilità di scampo. C'è una vittima qua, che non può
prendersela con nessuno! Ha voluto, in questo processo, prendersela
con due, coi primi due che gli sono capitati sotto mano, e -
sissignori - la giustizia deve dargli torto, torto, torto, senza
remissione, ribadendo così, ferocemente, l'iniquità di cui questo
pover'uomo è vittima.
Primo Giudice
Ma che processo è?
D'Andrea
Quello intentato da Rosario Chiàrchiaro.
Subito, al nome, i tre Giudici, come già Marranca, danno un balzo
indietro, facendo scongiuri, atti di spavento e gridando:
Tutti e tre
Per la Madonna Santissima! - Tocca ferro! - Ti vuoi star zitto?
D'Andrea
Ecco, vedete?
E dovreste proprio voi rendere giustizia a questo pover'uomo!
Primo Giudice
Ma che giustizia! È un pazzo!
D'Andrea
Un disgraziato!
Secondo Giudice
Sarà magari un disgraziato! ma scusa, è pure un pazzo! Ha sporto
querela per diffamazione, contro il figlio del sindaco, nientemeno,
e anche -
D'Andrea
- contro l'assessore Fazio
Terzo Giudice
- per diffamazione? -
Primo Giudice
- già, capisci? perché, dice, li sorprese nell'atto che facevano gli
scongiuri al suo passaggio.
Secondo Giudice
Ma che diffamazione se in tutto il paese, da almeno due anni, è
diffusissima la sua fama di jettatore?
D'Andrea
E innumerevoli testimoni possono venire in tribunale a giurare che
in tante e tante occasioni ha dato segno di conoscere questa sua
fama, ribellandosi con proteste violente!
Primo Giudice
Ah, vedi? Lo dici tu stesso!
Secondo Giudice
Come condannare, in coscienza, il figliuolo del sindaco e
l'assessore Fazio quali diffamatori per aver fatto, vedendolo
passare, il gesto che da tempo sogliono fare apertamente tutti?
D'Andrea
E primi fra tutti vojaltri?
Tutti e tre
Ma certo! - È terribile, sai? - Dio ne liberi e scampi!
D'Andrea
E poi vi fate meraviglia, amici miei, ch'io mi porti qua il
cardellino...
Eppure, me lo porto - voi lo sapete - perché sono rimasto solo da un
anno. Era di mia madre quel cardellino; e per me è il ricordo vivo
di lei: non me ne so staccare. Gli parlo, imitando, così, col
fischio, il suo verso, e lui mi risponde.
Io non so che gli dico; ma lui, se mi risponde, è segno che coglie
qualche senso nei suoni che gli faccio. Tale e quale come noi, amici
miei, quando crediamo che la natura ci parli con la poesia dei suoi
fiori, o con le stelle del cielo, mentre la natura forse non sa
neppure che noi esistiamo.
Primo Giudice
Seguita, seguita, mio caro, con codesta filosofia, e vedrai come
finirai contento!
Si sente picchiare alla comune, e, poco dopo, Marranca sporge il
capo
Marranca
Permesso?
D'Andrea
Avanti, Marranca.
Marranca
Lui in casa non c'era, signor cavaliere. Ho lasciato detto a una
delle figliuole che, appena arriva, lo mandino qua. È venuta intanto
con me la minore delle figliuole: Rosinella. Se Vossignoria vuol
riceverla...
D'Andrea
Ma no: io voglio parlare con lui!
Marranca
Dice che vuol rivolgerle non so che preghiera, signor cavaliere.
È tutta impaurita.
Primo Giudice
Noi ce n'andiamo. A rivederci, D'Andrea!
Scambio di saluti: e i tre Giudici vanno via.
D'Andrea
Fate passare
Marranca
Subito, signor cavaliere.
Via, anche lui. Rosinella, sui sedici anni, poveramente vestita, ma
con una certa decenza, sporge il capo dalla comune, mostrando appena
il volto dallo scialle nero di lana.
Rosinella
Permesso?
D'Andrea
Avanti, avanti.
Rosinella
Serva di Vossignoria. Ah, Gesù mio, signor giudice, Vossignoria ha
fatto chiamare mio padre? Che cosa è stato, signor giudice? Perché?
Non abbiamo più sangue nelle vene, dallo spavento!
D'Andrea
Calmatevi! Di che vi spaventate?
Rosinella
È che noi, Eccellenza, non abbiamo avuto mai da fare con la
giustizia!
D'Andrea
Vi fa tanto terrore, la giustizia?
Rosinella
Sissignore. Le dico, non abbiamo più sangue nelle vene! La mala
gente, Eccellenza, ha da fare con la giustizia. Noi siamo quattro
poveri disgraziati. E se anche la giustizia ora si mette contro di
noi...
D'Andrea
Ma no. Chi ve l'ha detto? State tranquilla. La giustizia non si
mette contro di voi.
Rosinella
E perché allora Vossignoria ha fatto chiamare mio padre?
D'Andrea
Vostro padre vuol mettersi lui contro la giustizia.
Rosinella
Mio padre? Che dice!
D'Andrea
Non vi spaventate. Vedete che sorrido... Ma come? Non sapete che
vostro padre s'è querelato contro il figlio del sindaco e
l'assessore Fazio?
Rosinella
Mio padre? Nossignore! Non ne sappiamo nulla! Mio padre s'è
querelato?
D'Andrea
Ecco qua gli atti!
Rosinella
Dio mio! Dio mio! Non gli dia retta, signor giudice! È come
impazzito mio padre: da più d'un mese! Non lavora più da un anno,
capisce? Perché l'hanno cacciato via, l'hanno gettato in mezzo a una
strada; fustigato da tutti, sfuggito da tutto il paese come un
appestato!
Ah, s'è querelato? Contro il figlio del sindaco s'è querelato?
È pazzo, è pazzo! Questa guerra infame che gli fanno tutti, con
questa fama che gli hanno fatto, l'ha levato di cervello! Per
carità, signor giudice: gliela faccia ritirare codesta querela!
gliela faccia ritirare!
D'Andrea
Ma sì, carina! Voglio proprio questo. E l'ho fatto chiamare per
questo.
Spero che ci riuscirò. Ma voi sapete: è molto più facile fare il
male che il bene.
Rosinella
Come, Eccellenza! Per Vossignoria?
D'Andrea
Anche per me. Perché il male, carina, si può fare a tutti e da
tutti; il bene, solo a coloro che ne hanno bisogno.
Rosinella
E lei crede che mio padre non ne abbia bisogno?
D'Andrea
Lo credo, lo credo. Ma è che questo bisogno d'aver fatto il bene,
figliuola, rende spesso così nemici gli animi di coloro che si
vorrebbero beneficare, che il beneficio diventa difficilissimo.
Capite?
Rosinella
Nossignore, non capisco. Ma faccia di tutto Vossignoria! Per
nojaltri non c'è più bene, non c'è più pace, in questo paese.
D'Andrea
E non potreste andar via da questo paese?
Inizio pagina
Rosinella
Dove? Ah, Vossignoria non lo sa com'è! Ce la portiamo appresso, la
fama, dovunque andiamo. Non si leva più, neppure col coltello.
Ah se vedesse mio padre, come s'è ridotto! S'è fatto crescere la
barba, una barbaccia che pare un gufo... e s'è tagliato e cucito da
sè un certo abito, Eccellenza, che quando se lo metterà, farà
spaventare la gente, fuggire i cani finanche!
D'Andrea
E perché?
Rosinella
Se lo sa lui perché! È come impazzito, le dico! Gliela faccia,
gliela faccia ritirare la querela, per carità.
Si sente di nuovo picchiare alla comune.
D'Andrea
Chi è? Avanti.
Marranca (tutto tremante)
Eccolo, signor cavaliere! Che... che debbo fare?
Rosinella
Mio padre?
Balza in piedi
Dio! Dio! Non mi faccia trovare qua, Eccellenza, per carità!
D'Andrea
Perché? Che cos'è? Vi mangia, se vi trova qui?
Rosinella
Nossignore. Ma non vuole che usciamo di casa. Dove mi nascondo?
D'Andrea
Ecco. Non temete.
Apre l'usciolino nascosto nella parete di sinistra.
Andate via di qua; poi girate per il corridojo e troverete l'uscita.
Rosinella
Sissignore, grazie. Mi raccomando a Vossignoria! Serva Sua.
Via ranca ranca per l'usciolino a sinistra. D'Andrea lo chiude.
D'Andrea
Introducetelo.
Marranca (tenendo aperto quanto più può la comune per tenersi
discosto)
Avanti, avanti... introducetevi...
E come Chiàrchiaro entra, va via di furia.
Rosario Chiàrchiaro s'è combinata una faccia da jettatore che è una
meraviglia a vedere. S'è lasciato crescere su le cave gote gialle
una barbaccia ispida e cespugliata; s'è insellato sul naso un pajo
di grossi occhiali cerchiati d'osso che gli danno l'aspetto d'un
barbagianni, ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli
sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna d'India in mano col
manico di corno. Entra a passo di marcia funebre, battendo a terra
la canna ad ogni passo, e si para davanti al giudice.
D'Andrea (con uno scatto violento d'irritazione, buttando via le
carte del processo)
Ma fatemi il piacere! Che storie son queste! Vergognatevi!
Chiàrchiaro (senza scomporsi minimamente allo scatto del giudice,
digrigna i denti gialli e dice sottovoce)
Lei dunque non ci crede?
D'Andrea
V'ho detto di farmi il piacere! Non facciamo scherzi via, caro
Chiàrchiaro! - Sedete, sedete qua
Gli s'accosta e fa per posargli una mano sulla spalla
Chiàrchiaro (subito, tirandosi indietro e fremendo)
Non mi s'accosti! Se ne guardi bene! Vuol perdere la vista degli
occhi?
D'Andrea (lo guarda freddamente, poi dice)
Seguitate... Quando sarete comodo... - Vi ho mandato a chiamare per
il vostro bene. Là c'è una sedia: sedete.
Chiàrchiaro (prende la seggiola, siede, guarda il giudice, poi si
mette a far rotolare con le mani su le gambe la canna d'India come
un matterello e tentenna a lungo il capo. Alla fine mastica)
Per il mio bene? Per il mio bene lei dice... Ha il coraggio di dire
per il mio bene! E lei si figura di fare il mio bene, signor
giudice, dicendo che non crede alla jettatura?
D'Andrea (sedendo anche lui)
Volete che vi dica che ci credo? Vi dirò che ci credo! Va bene?
Chiàrchiaro (recisamente, con tono di chi non ammette scherzi)
Nossignore! Lei ci ha da credere sul serio, sul se-ri-o!
Non solo, ma deve dimostrarlo istruendo il processo.
D'Andrea
Ah vedete: questo sarà un po' difficile.
Chiàrchiaro (alzandosi e facendo per avviarsi)
E allora me ne vado.
D'Andrea
Eh, via! Sedete! V'ho detto di non fare storie!
Chiàrchiaro
Io, storie? Non mi cimenti; o ne farà una tale esperienza... - Si
tocchi, si tocchi!
D'Andrea
Ma io non mi tocco niente.
Chiàrchiaro
Si tocchi Le dico! Sono terribile, sa?
D'Andrea (severo)
Basta, Chiàrchiaro! Non mi seccate. Sedete e vediamo d'intenderci.
Vi ho fatto chiamare per dimostrarvi che la via che avete preso non
è propriamente quella che possa condurvi a buon porto.
Chiàrchiaro
Signor giudice, io sono con le spalle al muro dentro un vicolo
cieco.
Di che porto, di che via mi parla?
D'Andrea
Di questa per cui vi vedo incamminato e di quella là della querela
che avete sporto. Già l'una e l'altra, scusate, sono tra loro così.
Infronta gli indici delle due mani per significare che le due vie
gli sembrano in contrasto.
Chiàrchiaro
Nossignore. Pare a lei, signor giudice.
D'Andrea
Come no? Là nel processo, accusate come diffamatori due perché vi
credono jettatore; e ora qua vi presentate a me, parato così, in
veste di jettatore, e pretendete anzi ch'io creda alla vostra
jettatura.
Chiàrchiaro
Sissignore. Perfettamente.
D'Andrea
E non pare anche a voi che ci sia contraddizione?
Chiàrchiaro
Mi pare, signor giudice, un'altra cosa. Che lei non capisce niente!
D'Andrea
Dite, dite, caro Chiàrchiaro! Forse è una sacrosanta verità, questa
che mi dite. Ma abbiate la bontà di spiegarmi perché non capisco
niente.
Inizio pagina
Chiàrchiaro
La servo subito. Non solo le farò vedere che lei non capisce niente;
ma anche toccare con mano che lei è un mio nemico.
D'Andrea
Io?
Chiàrchiaro
Lei, lei, sissignore. Mi dica un po': sa o non sa che il figlio del
sindaco ha chiesto il patrocinio dell'avvocato Lorecchio?
D'Andrea
Lo so.
Chiàrchiaro
E lo sa che io - io, Rosario Chiàrchiaro - io stesso sono andato
dall'avvocato Lorecchio a dar tutte le prove del fatto: cioè che non
solo io mi ero accorto da più di un anno che tutti, vedendomi
passare, facevano le corna e altri scongiuri più o meno puliti; ma
anche le prove, signor giudice, prove documentate, testimonianze
irrepetibili, sa? ir-re-pe-ti-bi-li di tutti i fatti spaventosi, su
cui è edificata incrollabilmente, in-crol-la-bil-men-te, la mia fama
di jettatore?
D'Andrea
Voi? Come? Voi siete andato a dar le prove all'avvocato avversario?
Chiàrchiaro
A Lorecchio. Sissignore.
D'Andrea (più imbalordito che mai)
Eh... Vi confesso che capisco anche meno di prima.
Chiàrchiaro
Meno? Lei non capisce niente!
D'Andrea
Scusate... Siete andato a portare codeste prove contro di voi stesso
all'avvocato avversario; perché? Per rendere più sicura
l'assoluzione di quei due? E perché allora vi siete querelato?
Chiàrchiaro
Ma in questa domanda appunto è la prova, signor giudice, che lei non
capisce niente! Io mi sono querelato perché voglio il riconoscimento
ufficiale della mia potenza. Non capisce ancora? Voglio che sia
ufficialmente riconosciuta questa mia potenza terribile, che è ormai
l'unico mio capitale, signor giudice!
D'Andrea (facendo per abbracciarlo, commosso)
Ah, povero Chiàrchiaro, povero Chiàrchiaro mio, ora capisco! Bel
capitale, povero Chiàrchiaro! E che te ne fai?
Chiàrchiaro
Che me ne faccio? Come che me ne faccio? Lei, caro signore, per
esercitare codesta professione di giudice - anche così male come la
esercita - mi dica un po', non ha dovuto prendere la laurea?
D'Andrea
Eh, sì, la laurea...
Chiàrchiaro
E dunque! Voglio anch'io la mia patente. La patente di jettatore.
Con tanto di bollo. Bollo legale. Jettatore patentato dal regio
tribunale.
D'Andrea
E poi? che te ne farai?
Chiàrchiaro
Che me ne farò? Ma dunque è proprio deficiente lei? Me lo metterò
come titolo nei biglietti da visita! Ah le par poco? La patente! La
patente! Sarà la mia professione!
Io sono stato assassinato, signor giudice!
Sono un povero padre di famiglia. Lavoravo onestamente. M'hanno
cacciato via e buttato in mezzo a una strada, perché jettatore! In
mezzo a una strada, con la moglie paralitica, da tre anni in un
fondo di letto! e con due ragazze, che se lei le vede signor
giudice, le strappano il cuore dalla pena che le fanno: belline
tutte e due; ma nessuno vorrà più saperne, perché figlie mie,
capisce? E lo sa di che campiamo adesso tutt'e quattro? Del pane che
si leva di bocca il mio figliuolo, che ha pure la sua famiglia, tre
bambini! E le pare che possa fare ancora a lungo, povero figlio mio,
questo sacrificio per me? Signor giudice, non mi resta altro che di
mettermi a fare la professione di jettatore!
D'Andrea
Ma che ci guadagnerete?
Chiàrchiaro
Che ci guadagnerò? Ora glielo spiego. Intanto, mi vede: mi sono
combinato con questo vestito. Faccio spavento! Questa barba...
questi occhiali...
Appena lei mi fa ottenere la patente, entro in campo! Lei dice,
come?
Me lo domanda - ripeto - perché è mio nemico!
D'Andrea
Io? Ma vi pare?
Chiàrchiaro
Sissignore, lei! Perché s'ostina a non credere alla mia potenza!
Ma per fortuna ci credono gli altri, sa? Tutti, ci credono! Questa è
la mia fortuna! Ci sono tante case da giuoco nel nostro paese!
Basterà che io mi presenti. Non ci sarà bisogno di dir niente.
Il tenutario della casa, i giocatori, mi pagheranno sottomano, per
non avermi accanto e per farmene andar via! Mi metterò a ronzare
come un moscone attorno a tutte le fabbriche; andrò a impostarmi ora
davanti a una bottega, ora davanti a un'altra.
Là c'è un giojelliere? Davanti alla vetrina di quel giojelliere: mi
pianto lì
eseguisce
mi metto a squadrare la gente così,
eseguisce
e chi vuole che entri più a comprare in quella bottega una gioja, o
a guardare a quella vetrina? Verrà fuori il padrone, e mi metterà in
mano tre, cinque lire per farmi scostare e impostare da sentinella
davanti alla bottega del suo rivale.
Capisce?
Sarà una specie di tassa che io d'ora in poi mi metterò a esigere!
D'Andrea
La tassa dell'ignoranza!
Chiàrchiaro
Dell'ignoranza? Ma no, caro lei! La tassa della salute!
Perché ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta
questa schifosa umanità, che veramente credo, signor giudice,
d'avere qua in questi occhi la potenza di far crollare dalle
fondamenta un'intera città! - Si tocchi! Si tocchi perdio! Non vede?
Lei è rimasto come una statua di sale!
D'Andrea compreso di profonda pietà, è rimasto veramente come
balordo a mirarlo.
Si alzi via! E si metta a istruire questo processo che farà epoca,
in modo che i due imputati siano assolti per inesistenza di reato;
questo vorrà dire per me il riconoscimento ufficiale della mia
professione di jettatore!
D'Andrea (alzandosi)
La patente?
Chiàrchiaro (impostandosi grottescamente e battendo la canna)
La patente, sissignore!
Non ha finito di dire così, che la vetrata della finestra si apre
pian piano, come mossa dal vento, urta contro il quadricello e la
gabbia, e li fa cadere con fracasso.
D'Andrea (con un grido, accorrendo)
Ah, Dio! Il cardellino! Il cardellino! Ah Dio! È morto... è morto...
L'unico ricordo di mia madre... morto... morto...
Alle grida, si spalanca la comune e accorrono i tre Giudici e
Marranca, che subito si trattengono allibiti alla vista di
Chiàrchiaro.
Tutti
Che è stato?
D'Andrea
Il vento... la vetrata... il cardellino...
Chiàrchiaro (con un grido di trionfo)
Ma che vento! Che vetrata! Sono stato io!
Non voleva crederci e glien'ho dato la prova! Io! Io!
E come è morto quel cardellino
subito, agli atti di terrore degli astanti, che si scostano da lui
così, a uno a uno, morirete tutti!
Tutti (protestando, imprecando, supplicando, in coro)
Per l'anima vostra! Ti caschi la lingua! Dio, ajutaci! Sono un padre
di famiglia!
Chiàrchiaro (imperioso, protendendo una mano)
E allora qua, subito - pagate la tassa! - Tutti!
I Tre Giudici (facendo atto di cavar danari dalla tasca)
Sì, subito! Ecco qua! Purché ve n'andiate! Per carità di Dio!
Chiàrchiaro (esultante, rivolgendosi al giudice D'Andrea, sempre con
la mano protesa)
Ha visto? E non ho ancora la patente! Istruisca il processo!
Sono ricco!
Sono ricco!
FINE