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Personaggi
Laura Banti, moglie di Giorgio Banti
La Signora Francesca Betti, madre di Laura e di
Giulietta
L'Avvocato Arturno Nelli
La Signora Nelli
Il Dottor Romeri
Il Delegato
La Zena, contadina
Filippo, vecchio giardiniere
Un Cameriere, una Cameriera, il Portiere, due Guardie
che non parlano
Il primo atto a Roma.
Il secondo e il terzo in una villa a Monteporzio. -
Oggi. |
L'affascinante tematica, così presente nella
nostra vita contemporanea, trova nelle parole di Pirandello una
soluzione di intensa spiritualità che scavalca la paura del
giudizio altrui, e i propri egoismi per lanciarsi, senza
retorica, a piene braccia nella gioia della nuova vita voluta
dall'amore.
L'INNESTO è un'opera di Luigi Pirandello poco rappresentata, ma
sicuramente a torto, perchè pone delle tematiche di vita sul
rapporto d'amore coniugale d'intensa attualità, si intende
rappresentare l'opera in forma ridotta.
La trama narra di una giovane coppia, Laura e Giorgio,
appartenente alla buona borghesia, che vive la sua splendida
storia d'amore, ma un incidente, penosissimo, cambia la loro
vita: Laura, in una passeggiata nei boschi, subisce una violenta
aggressione. L'episodio viene descritto dall'autore con una
delicatezza e una leggerezza encomiabile. Evitando così l'acre
riferire della scena della violenza e limitandosi a lasciar
intendere lo stato d'animo di tutti dopo l'accaduto. Nessuna
morbosità nell'evento, ma la perplessità, lo stravolgimento, la
rabbia nel subire un colpo così forte all'amore che permeava i
loro rapporti. E questo da parte di tutti.
Giorgio, in un primo momento vive la sua reazione rifiutando
perfino di vedere la moglie, poi l'amore crea la strada della
comprensione e dell'accettazione totale.
Il colpo di scena successivo presenta un'altra realtà: Laura
aspetta un figlio.
Un giardiniere antico e saggio sembra dare il suggerimento
giusto alla protagonista. Vi sono momenti nella natura dove,
anche fuori tempo, è possibile fare un innesto tra due piante,
purchè loro stesse, come essere viventi del creato, vivano un
momento di impollinazione e di attaccamento, quindi di amore. Il
bambino sarà da tutti accettato come proprio, perchè concepito
in stato di puro sentimento, tanto puro ed intenso da non essere
intaccato da nessun evento estraneo.
Esiste nell’arte del giardinaggio una forma
di innesto che si pratica nel mese d’agosto e si chiama innesto
a occhi chiusi. La pianta accoglie « amorosamente » il tallo,
col quale la mano rude ma esperta del villano la violenta, lo
assimila al suo amore, al suo desiderio di frutto, lo accoglie a
«occhi chiusi », nutrendolo della sua follia, di tutta la sua
vita che aspira alla maternità, alla creazione di nuove vite.
Chi domanderà alla innocente pianta l’origine legittima della
sua fecondità? Anche la signora Laura Banti è una sterile
pianta, violentemente aggredita da uno sconosciuto villano, la
quale ha ricevuto a «occhi chiusi » il germe vitale che la
renderà madre, e lo ha assimilato alla sua vita, al suo amore, e
lo ha nutrito di tutto il suo spirito, del quale è essenziale
parte lo spirito, l’amore e il corpo fisico del consorte
legittimo. Solo che questo legittimo e ben individuato consorte
ha i suoi scrupoli e la sua suscettibilItà e la sua volontà che
sono due con quelli della moglie e non solo uno come nello
stesso fiore sterile il pistillo e il gineceo che compiono il
rito fecondatore senza nulla generare. Come venga superato lo
stato d’animo di Giorgio Banti, come Giorgio Banti finisca col
dividere la follia amorosa di sua moglie e accettare per suo
(credere suo) il figlio nascituro, dovrebbe essere argomento di
questi tre atti del Pirandello.
Il quale non ha voluto e non ha osato affrontare apertamente la
concezione elementare della commedia: un figlio è solo fisica
generazione, mero prodotto di un accoppiamento casuale, oppure è
amore essenzialmente, nuova vita che scocca dalla fusione intima
permanente di due vite? e ha irrigidito un’azione, ricca di
umanità e di liricità, intorno a una fredda metafora da
giardinaggio, e ha finito col credere un po’ anch’eg1i,
all’accostamento artificiale tra gli uomini e le piante e ha
presentato questo problema sessuale, che poi fondamentale nella
vita degli uomini, avvolgendolo . una artificiosa bambagia di
dialogo a mezzi termini, ad accenni, a furtività sentimentali,
accatastando tre gradi di vita in cui il problema si presenta
(la pianta, una rozza villanella e la spirituale signora Banti),
quasi non sapesse come esprimere al pubblico e come organare in
atto la concezione che pure era chiara nella sua fantasia.
Sono stentati i tre atti, prolissi nella loro secchezza e
congestione. L’argomento è posto, ma non vivificato, la passione
e la follia sono presupposte, ma non rappresentate. Il
Pirandello non ha neppure realizzato una di quelle sue «
conversazioni » drammatiche, che se non conteranno molto nella
storia dell’arte, avranno invece molta parte nella storia della
cultura italiana.