Detti, la Signora Francesca, il
dottor Romeri.
Francesca: Laura! Che cos'è?
Giorgio (al Romeri che lo
trattiene): Dottore, le dica che
essendo mia moglie...
Laura: Non sono più tua moglie!
Mamma, io vengo con te!
Giorgio: Ma non basta che tu te
ne vada!
Laura (fieramente):
Perché? Che ho io di te?
Giorgio casca a sedere, come
schiantato. Lunghissima pausa.
Mamma, possiamo andare!
S'avvia con la madre.
Giorgio (balzando in piedi,
con un grido d'esasperazione e di
disperazione): No... Laura...
Laura...
Proferirà così due volte il nome di
lei con due diversi sentimenti:
d'angoscioso sgomento, prima, poi
d'implorazione quasi irosa. Laura
s'arresta. Lo guarda. Pausa. Giorgio si
copre il volto con le mani e rompe in
singhiozzi.
Laura (accorrendo a lui):
Giorgio, tu mi credi?
Giorgio: Non posso! Ma non voglio
perdere il tuo amore!
Laura (con impeto di passione):
Ma a questo solo tu devi credere!
Giorgio: Come credere? A che?
Laura (come sopra): Ma a
ciò che io ho voluto, con tutta me
stessa, per te, e che devi volere anche
tu! È mai possibile che tu non ci creda?
Lo abbraccia, lo scuote.
Giorgio: Sì, sì... Nel tuo amore,
credo.
Laura (quasi delirando): E
dunque, che vuoi di più, se credi nel
mio amore? In me non c'è altro! Sei tu
in me, e non c'è altro! Non c'è più
altro! Non senti?
Giorgio: Sì, sì...
Laura (raggiante, felice):
Ah, ecco! Il mio amore! Ha vinto! Ha
vinto! Il mio amore!
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