Laura e Giorgio.
Laura: Parlavi del mio amore,
così, davanti -
Giorgio (subito, compiendo la
frase): - davanti a tua madre e al
dottore!
Laura: Anche la madre, in questo
caso, diventa un'estranea. Non dico
quell'altro. Avevi l'aria di buttarmelo
in faccia!
Giorgio: Ma sì, perché non credo,
non voglio credere, che tu ora possa, o
voglia avvalertene!
Laura: Dio! Giorgio, ma guardami!
Tu non puoi più guardarmi?
Giorgio: No! Se è vero questo,
no! che tu possa pensare... Io voglio
sapere - e subito, subito, senza tante
parole - quello che tu vuoi fare!Laura:
Che debbo fare? Dipende da te, Giorgio.
Dal tuo animo.
Giorgio: Come! E tu hai bisogno
che te lo dica io, qual è il mio animo?
Quale può essere? Non lo comprendi? Non
lo vedi? Non lo senti?
Laura: Sento che tu mi sei tutt'a
un tratto nemico. Come... come se io...
Giorgio: Dunque tu dici di no?
Laura (abbattendosi a sedere,
disperatamente, dice quasi tra sé):
Ah Dio! ah Dio! Non è valso dunque a
nulla?
Giorgio (la guarda, come
sbalordito, un pezzo; poi): Che cosa
non è valso? Che dici? Voglio che tu mi
risponda!
Laura: Tu dunque ricordi solo una
cosa? E dimentichi tutto?
Giorgio: Ma che vuoi che pensi io
in questo momento?
Laura: Non puoi neanche pensare
che per me è proprio tutto il contrario?
Giorgio: Il contrario? che cosa?
Laura (come assorta lontano,
trucemente, con lentezza): Ch'io non
ho memoria, né immagine: nulla! io non
vidi! io non seppi nulla! Nulla,
capisci?
Giorgio: Sta bene. E poi?
Laura: E poi...
S'interrompe in un silenzio opaco.
Poi dice:
Niente. Se hai perduto tu, invece, la
memoria di tutto.
Giorgio: Ah, del tuo amore, è
vero? Ma è proprio così, dunque? Tu
m'hai circondato del tuo amore, tu mi
hai avviluppato nelle tue carezze,
sperando ch'io credessi?
Laura (con un grido): No!
Poi con nausea:
Ah!
Giorgio: E allora?
Laura: Non ho ragionato, io: io
ho amato: io sono quasi morta d'amore
per te; mi sono fatta tua come nessuna
donna mai al mondo è stata d'un uomo; e
tu lo sai; tu non hai certo potuto non
sentirlo questo, che ho voluto averti
tutto in me; che mi sono voluta tutta di
te...
Giorgio: E con questo? con
questo?
Laura (gridando): Non ho
ragionato, ti dico!
Giorgio: Ma che hai sperato?
Laura: Ma d'aver cancellato...
d'aver distrutto...
Giorgio: Che cosa? Come?
Laura: Niente.
Alzandosi:
Tu hai ragione. È stata la mia follia.
Giorgio: Ma sì, una follia! Tu lo
vedi bene!
Laura: Sì. E ne esco, ecco. Ne
sono già uscita. Ma bada! Tu non puoi
più parlarmi, ora, come si parla a una
folle!
Giorgio: Ma io voglio appunto che
tu ragioni, Laura!
Laura (freddissimamente):
E poi?
Giorgio: Ma che si faccia -
purtroppo -
Laura: Solo per un ragionamento,
è vero? e dopo che m'hai buttato in
faccia con disprezzo, con orrore, tutto
ciò che t'ho dato di me? e che tu hai
potuto stimare un calcolo vile... un
laido inganno... un espediente...
Giorgio: No, no, Laura! Ma se
l'hai chiamata tu stessa una follia?
Laura: Ah, una follia, sì! E
sperai che t'avesse sollevato con me
nell'ardore di essa, qua, in mezzo alle
piante che pure la sanno, questa mia
stessa follia! O che tu almeno me lo
chiedessi, come si chiede a una povera
folle un sacrifizio che essa non sa...
della sua stessa vita... e chi sa!
avresti forse ottenuto quello che
volevi. Perché non puoi credere ch'io
volessi salvare in me chi ancora non
sento e non conosco. Io l'amore volevo
salvare! cancellare una sventura
brutale, non brutalmente come tu
vorresti...
Giorgio: Ma come? come, in nome
di Dio?
Laura: Posso dirti come, se tu
non l'intendi?
Giorgio: Accettando la tua
follia?
Laura (con un grido di tutta
l'anima): Sì! Tutta me stessa!
Perché tu vedessi tutta me stessa tua,
nel figlio tuo: tuo perché di tutto il
mio amore per te! Ecco, questo! questo
volevo!
Giorgio (ritraendosi, quasi
inorridito): Ah, no!
Laura: Non è possibile: lo vedo.
Giorgio: Come vuoi ch'io possa
accettare?
Laura: E lascia allora che
accetti io, invece, la mia sventura.
Giorgio: Tu?
Laura: Io sola, sì, tutta intera
la mia sventura.
Giorgio: Ah, dunque è detto? Tu
ti rifiuti?
Laura: Perché lo farei, se dopo
tutto quello che ho dato di me, non sono
riuscita a cancellarla?
Giorgio: Ah, no perdio! Tu non
puoi! tu non devi!
Laura: Perché non posso?
Martellato.
Giorgio: Dopo quello che hai
fatto?
Laura: Che ho fatto?
Giorgio: Dopo quello che hai
voluto?
Laura: Che ho voluto?
Giorgio (con ferocia): Il mio
amore, "dopo"!
Laura (con disprezzo): Per
nascondere, è vero?
Giorgio: Ma sai che c'è di mezzo
il mio nome?
Laura: Ah, non temere. Avrò il
coraggio che ebbe la Zena. Peccato ch'io
non possa darlo - dopo l'inganno - al
suo padre vero!
Giorgio: Ma tu volevi darlo a me!
E non è questo un inganno?
Laura: Chiamalo inganno! Io so
che era amore!
Giorgio: Ti dico che tu non puoi!
Laura: E che vorresti? Con la
violenza?
Si fa all'uscio in fondo, e chiama:
Mamma! Mamma!
Giorgio (inveendo): Anche
con la violenza, sì!
Accorrono dall'uscio in fondo in
grande agitazione la signora Francesca e
il dottor Romeri.