Una sala della villa. Uscio in fondo.
Uscio laterale a destra. Finestra a
sinistra. Immediatamente dopo il secondo
atto.
Il dottor Romeri, la Signora
Francesca.
Al levarsi della tela il dottor
Romeri è solo, presso l'uscio a destra
in attesa. Poco dopo, l'uscio s'apre ed
entra la signora Francesca.
Francesca: Non vuole! dice che
non vuole, dottore: assolutamente!
Romeri: Ma sa che il marito lo
desidera?
Francesca: Gliel'ho detto. Se n'è
irritata di più.
Romeri: Ma perché?
Francesca: Anche con me
stamattina, del resto, quando le dissi
per telefono che avrei portato lei qua
in villa.
Romeri: È curioso!
Francesca: Dice che non ce n'è
bisogno.
Romeri (con lieta sorpresa,
come alleggerito da un gran peso):
Ah! Non ce n'è bisogno?
Francesca: E pare che lo abbia
detto giù anche a Giorgio...
Romeri: Ma tanto meglio, allora!
Avvertiamone subito suo genero che sta
in pensiero!
(Fa per avviarsi).
Francesca: Aspetti, dottore! Sta
in pensiero Giorgio? Di che?
Romeri: Ma... Lei lo comprende,
signora!
Francesca: Eh, se è per questo,
temo purtroppo che non ci possa esser
dubbio.
Romeri (stordito, senza più
raccapezzarsi): Ah sì? E come?
Francesca: Sì, dottore.
Romeri: Ma allora?
Francesca: S'è dunque affacciato
a Giorgio il sospetto che...?
Romeri: Dio mio, sì, signora!
Francesca: Ma perché il sospetto?
Romeri: Perché... perché, signora
mia, può affacciarsi anche a lei...
anche a me... a tutti...
Francesca: Ma no, scusi: non c'è
poi mica da stabilire una certezza!
Romeri: Basta il dubbio, signora!
Francesca: E se mia figlia non ne
avesse?
Romeri: Dica che non vorrebbe
averne!
Francesca: Precisamente. Non
vuole, non vuole averne!
Romeri: Eh! se si trattasse
soltanto di volontà...
Francesca: Ma dunque anche lei
crede, dottore...?
Romeri: Lasci star me. Sua figlia
dovrebbe ispirare al marito la sua
stessa certezza. Pare non ci sia
riuscita. Il solo fatto, scusi, che gli
ha nascosto finora il suo stato,
dimostra, del resto - mi sembra - che
quel sospetto si sia affacciato anche a
lei.
Francesca: No! Non ha nascosto
niente! Il dubbio sul suo stato data da
questa mattina soltanto!
Romeri: E perché s'oppone allora,
così, al desiderio del marito?
Francesca: Ma perché per lei è
naturale!
Romeri: E vorrebbe che apparisse
naturale anche a lui?
Francesca: Ecco: proprio così!
Romeri: Temo, signora, che la sua
figliuola pretenda troppo.
Francesca: No, non pretende, non
pretende! È che non può ammettere...
Romeri: Non vorrebbe, capisco.
Francesca: E non le sembra
naturale che non voglia? Le ripugna
ammetterlo!
Romeri: Capisco. Ma capisca anche
lei, signora, che allo stesso modo
ripugna al marito il dubbio, anche il
più lontano. Tanto più che, lei lo sa, è
avvalorato, questo dubbio, dal fatto che
in sette anni di matrimonio non ha avuto
figliuoli.
Francesca: Si, è vero! Dio mio!
Dio mio!
Romeri: Bisognerebbe che ella si
provasse a farlo intendere alla sua
figliuola.
Francesca: Io?
Romeri: Suo genero mi ha detto
giù esplicitamente, che su questo punto
non potrebbe transigere, a nessun patto.
Francesca: Ma, e lei, dottore?
Romeri: Io... Sa lei, signora,
che sono stato medico militare e che mi
sono dimesso?
Francesca: Si, lo so.
Romeri: Sa perché mi sono
dimesso?
Francesca: No.
Romeri: Perché alla nostra
professione son fatti doveri, a cui non
si fanno corrispondere uguali diritti.
Francesca: E che intende dire,
dottore?
Romeri: Intendo dire, signora,
che mi trovai una volta - e mi bastò -
davanti a un caso, in cui l'esercizio
del mio dovere sentii che diventava
addirittura mostruoso.
Francesca: Ma sì, sarebbe difatti
mostruoso!
Romeri: No, signora, lei non
intende in qual senso io lo dica. È
proprio il contrario. Un soldato, in
caserma - sono ormai tant'anni - in un
accesso di furore, sparò contro un suo
superiore; poi rivolse l'arma contro se
stesso per uccidersi anche lui. Rimase
ferito mortalmente. Ebbene, signora: di
fronte a un caso come questo, nessuno
pensa al medico a cui è fatto obbligo di
curare, di salvare - se può - quel
ferito; come se il medico fosse soltanto
uno strumento della scienza e
nient'altro; come se il medico non
avesse poi per se stesso, come uomo, una
coscienza per giudicare se - ad esempio
- contro al dovere che gli è imposto di
salvare, egli non abbia diritto di non
farlo, o il diritto almeno di disporre
poi della vita che egli ha restituito a
un uomo che se l'era tolta per punirsi
da sé con la maggiore delle punizioni:
uccidendosi! Nossignori! il medico ha il
dovere di salvare, contro la volontà
patente, recisa, di quell'uomo. E poi?
quando io gli ho restituita la vita?
perché gliel'ho restituita? Per farlo
uccidere, a freddo da chi ha imposto a
me un dovere che diventa infame,
negandomi ogni diritto di coscienza
sull'opera mia stessa! Questo, signora,
per dirle che io ho riconosciuto sempre,
e voglio riconoscere, nel casi della mia
professione, di fronte ai doveri che mi
sono imposti, anche diritti che la mia
coscienza reclama.
Francesca: E allora lei si
presterebbe...?
Romeri: Sì, signora: senza la
minima esitazione. Dato il caso -
s'intende - che la signora volesse
consentire.