Giorgio e il dottor Romeri.
Giorgio: Venga, dottore.
Romeri: Eccomi, eccomi.
Giorgio (seguitando con calma grave e
contenuta il suo discorso col dottore): Mi
piegai allora; mi vinsi, come dovevo. Era una
sciagura! Forse anche a lei, dottore, la mia
violenza -
Romeri (interrompendo): - no; io
per me -
Giorgio: - se non a lei, poté parer
troppa ad altri, che non erano in grado di
sentire in quel punto come me.
Romeri: Ciascuno sente a suo modo!
Giorgio: Ma fu, del resto, in quello
stesso primo momento una violenza anche per me.
Tanto vero, che appena la vidi, dottore, appena
ella mi venne davanti, la mia violenza cadde di
colpo, e io la raccolsi tra le braccia, non per
dovere di pietà, no, ma perché dovevo, dovevo
per il mio stesso amore fare così. E le giuro
che non ci ho più pensato, nemmeno una volta.
Siamo stati un mese qua, insieme, come due nuovi
sposi.
Cambiando tono ed espressione.
Ma ora, ora, dottore, se è vero questo...
Romeri: Eh, comprendo...
Giorgio: Passar sopra a uno scempio, sì,
l'ho fatto. Ma oltre, no!
Romeri: Speriamo ancora che non sia!
Giorgio: Non lo so. Ma lo temo! Se
fosse... lei mi comprende?
Romeri: Comprendo, comprendo!
Giorgio: E allora vada, la prego. E
glielo dica, se mai: lento, spiccato, quasi
sillabando: io non potrei transigere. Vada.
Aspetto qua.
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