Laura e Giorgio.
Giorgio (Sorpreso, addolorato): Ma
come? tu parlavi con... Che forse è venuta a
dirti qualche cosa?
Laura (subito, negando con forza):
No, no! Ma che! Nulla! Non ci pensa più!
Giorgio: E perché è venuta qua, allora?
Laura: No, non è venuta lei; l'ho fatta
chiamare io.
Giorgio: Tu? E perché?
Laura: Per un capriccio... per una
curiosità...
Giorgio: Hai fatto male, Laura! Non
dovevi farlo.
Laura: Ne parlò Filippo... così, per
caso... E mi venne desiderio di conoscerla,
ecco, e di conoscere anche il ragazzo. Ma non
l'ha portato! Come l'ho veduta...
Giorgio: Ti ha detto forse...
Laura: No, niente! Sai pure che negò
sempre!
Giorgio: Sfido! Volevano fare un ricatto!
Laura: Lei, no! La madre. Me lo disse,
difatti.
Giorgio: Ma tu perché, allora, hai
pianto?
Laura: Non per lei! non per lei! È
stato... te l'ho detto... non so perché, appena
t'ho visto all'improvviso... È per quello che io
sento, Giorgio... E vedi che rido, ora, poiché
tu sei qua di nuovo, con me...
Giorgio: Hai pur detto tu stessa che non
m'aspettavi così presto di ritorno...
Laura: Sì, è vero. Ma ho tanto sofferto,
sai? a restar sola! Ho bisogno di te, tanto! Che
tu mi tenga così, stretta così, senza più
staccarti da me, mai, mai!
Giorgio: Ma io sono andato per te, Laura
mia...
Laura: Lo so, sì, è vero!
Giorgio: Vedi come sono fredde queste tue
manine? T'ho portato da ricoprirti bene. Siamo
scappati qua tutt'a un tratto. È volato più di
un mese. È venuto il freddo...
Laura: Ma staremo qua ancora! Sarà più
bello, ora, qua, soli soli... Tu non hai paura
del freddo, è vero?
Giorgio: No, cara.
Laura: Non devi aver paura con me...
Giorgio: Ma io ho avuto paura di te,
cara!
Laura: Non dirmi «cara» così!
Giorgio: Come vuoi che ti dica?
Laura: Laura... come sai dirlo tu.
Giorgio: Ebbene, Laura...
Laura: Così! Mi piace guardarti le labbra
quando stacchi le sillabe.
Giorgio: Perché? Come le stacco?
Laura: Non so... Così...
Giorgio: Laura mia...
Laura: Tua, tua, sì! Ah, non puoi
immaginarti come, ora! E pure vorrei ancora di
più! Ma non so come!
Giorgio: Ancora di più?
Laura: Sì, ancora più tua - ma non è
possibile! Tu lo sai, è vero? lo sai che di più
non è possibile?
Giorgio: Sì, Laura.
Laura: Lo sai? Di più, si morirebbe.
Eppure ne vorrei morire.
Giorgio: No! Che dici?
Laura: Per me dico; per non esser più
io... non so, una cosa che senta ancora
minimamente di vivere per sé... ma una cosa tua,
che tu possa fare più tua, tutta del tuo amore,
del tuo amore, intendi? tutta in te, così, del
tuo amore, come sono!
Giorgio: Sì, sì, come sei! come sei!
Laura: Tu lo senti, è vero? lo senti che
sono così tutta del tuo amore? e che non ho per
me più niente, niente, né un pensiero, né un
ricordo per me, di nulla più... tutta,
assolutamente tua, per te, del tuo amore?
Giorgio: Sì, sì!
Laura, che ha proferito le parole precedenti
con la più immedesimata intensità, che è quasi
il succhio della pianta di cui le ha parlato il
giardiniere, si fa pallidissima, sorridendo di
un sorriso che vanisce nella beatitudine di un
deliquio, e gli appoggia la fronte sul petto.
Laura!
Laura: Ah?
Giorgio: Oh Dio! Laura! Che hai?
Laura: Nulla... nulla... (Sorride,
levando il volto). Vedi? Nulla.
Giorgio: Ma ti sei fatta pallida!
Laura: No; non è niente.
Giorgio: Sei tutta fredda! Siedi, siedi!
Laura: Ma no... Non mi dare ajuto... Tu
non capisci...
Giorgio: Che cosa?
Laura: Che è così... che è così.
Giorgio: Che cosa è così?
Laura: Che io sono tutta del tuo amore -
così!
Giorgio: Ma sì, siedi... siedi qua...
Laura: L'ho toccata qua sul tuo petto...
per un attimo, congiunta...
Giorgio: Che cosa?
Laura: Sì, col tuo amore e col mio,
congiunta, sul tuo petto per un attimo - la
vita.
Giorgio: Ma che dici?
Laura (ha un brivido violento che la
scuote tutta e di nuovo la costringe ad
aggrapparsi a lui): Oh Dio!
Giorgio (sorreggendola): Ma tu ti
fai male! Che hai?... Che hai?...
Laura: Niente. Un po' di freddo. Un po'
di smarrimento.
Giorgio: È troppo, vedi! Ti sei troppo...
Laura (subito, con ardore quasi eroico):
Sì, ma voglio così!
Giorgio: No, così è male! No.
Le prende il volto fra le mani.
Tu sei il mio amore; ma io non voglio, non
voglio che tu ne abbia male!
Laura (bevendo la dolcezza delle parole
di lui): No?
Giorgio: No, non voglio! Vedi? I tuoi
occhi...
S'interrompe vedendosi guardato in un modo
che gli fa perdere la voce.
Laura (seguitando a guardarlo, quasi
provocante): Di'... parla, parla...
Giorgio (ebbro): Dio mio, Laura...
Laura (ridendo, gaia): I miei
occhi? Ma guarda, guarda... Non vedi che ci sei
tu?
Giorgio: Lo vedo. Ma tu ridi...
Laura: No, no, non rido più!
Giorgio: È per te, bada!
Laura: Sì. Basta. Siamo buoni, ora!
Siedi, siedi qua anche tu: ti faccio posto!
Nella sedia a sdraio.
Giorgio: No, siedo qua allora!
Indica lo sgabello.
Laura (si alza dalla sedia a sdrajo):
No, qua... e io, così.
Gli siede sulle ginocchia.
Giorgio: Sì, sì.
Laura: No, buoni! Di', sei passato dalla
mamma?
Giorgio: Sì, ma non l'ho trovata.
Laura: Non hai veduto neanche Giulietta?
Giorgio: Era uscita con la mamma.
Laura: E non t'hanno detto nulla a casa?
Giorgio: No, nulla. Perché?
Laura: Perché ho telefonato di qua alla
mamma.
Giorgio: Tu? Stamattina?
Laura: Sì.
Giorgio: Per me? Volevi forse qualche
cosa?
Laura: No. Mi sono sentita un po' male.
Giorgio: Ah sì? Quando?
Laura: Poco dopo che sei andato via tu.
Quando mi sono levata. Ma nulla, sai? È passato!
Giorgio: Che ti sei sentita?
Laura: Nulla, ti dico. Non so. Mi son
sentita mancare, appena mi sono alzata. Un
momento, sai? Ecco, come dianzi!
Giorgio: E hai telefonato alla mamma per
il medico?
Laura: No? Che medico! Per te. Per dire a
te che tornassi presto. La mamma mi rispose che
avrebbe fatto venire il dottor Romeri con te.
Giorgio: Ma non m'ha detto niente
nessuno!
Laura: Meglio così! È stata una pensata
della mamma. Io mi sono opposta. Le ho ripetuto
dieci volte che non ce n'era bisogno! Ma sai
com'è la mamma? Ho paura che ce la vedremo
spuntare da un momento all'altro, qua, col
dottor Romeri.
Giorgio: E sarà bene! Così vedrà...
Laura: Ma no! Che vuoi che veda! Io avevo
bisogno che tornassi tu presto! Sei tornato.
Basta.
Giorgio: Ma forse il medico...
Laura: Che vuoi che mi faccia il medico?
Bada: se viene, non mi faccio neanche vedere!
Giorgio: Ma perché?
Laura: Perché no! Non mi faccio vedere. O
se no, guarda: gli parlo così
Eseguendo:
con la faccia nascosta sotto la tua giacca. E
gli dico...
Giorgio (sorridendo): Che è per
causa mia?
Laura (dopo una pausa, in ascolto sul
petto di lui): Aspetta!
Giorgio: Che fai?
Laura: Un bàttito forte, lento; un
bàttito piccolo piccolo, lesto, èsile...
Giorgio: Che dici?
Laura: Il cuore e l'orologio!
Giorgio: Bella scoperta!
Laura: Possibile che misurino lo stesso
tempo? Il mio cuore batte certo più del tuo! Oh!
Dio, no! Che brutto cuore!
Giorgio (ridendo): Brutto? Perché?
Laura: Non te l'avevo mai sentito
battere, il cuore! Ma sai come ti batte placido,
forte, lento...
Giorgio: E come vuoi che batta?
Laura: Come? Se io sapessi che tu ascolti
il mio, sarebbe un precipizio! Mentre il tuo,
niente: non si commuove!
Giorgio: Sfido! Parli del medico che non
vuoi vedere...
Laura: No; invece parlavo del medico a
cui volevo accusarti!
Giorgio: Già! Ma con la faccia nascosta!
Perché tu sai bene che non sono io!
Non ha finito di proferir queste parole, che
si turba vivamente, come se esse, rispetto al
male di cui Laura soffre, d'improvviso abbiano
acquistato un valore davanti a lui, altro da
quello che egli intendeva dar loro.
Laura: Non sei tu? Come non sei tu?
Giorgio (con sempre crescente
turbamento): No, io...
Laura (levandosi dalle ginocchia di
lui): Giorgio, che pensi?
Giorgio (con sempre crescente
turbamento, alzandosi): Oh Dio, nulla... (Poi,
cupo:) Tu credi che il dottor Romeri debba
venire?
Laura: Non so... Ma perché?
Giorgio: Perché è bene che venga! Voglio
che venga!
Laura: Ma, Dio mio, Giorgio, io ho
scherzato...
Giorgio: Lo so, lo so!
Laura: Vuoi che possa accusarti, se non
per ischerzo?
Giorgio: Ma no, Laura: non è per questo!
Laura: E che cos'è allora?
Giorgio: Ma... se tu stai male...
Laura: No! no! io non ho niente! io ho
te! Ecco: te - e non ho niente altro, che non mi
venga da te! - Se godo, se soffro, se muojo -
sei tu! Perché io sono tutta così, come tu mi
vuoi, come io mi voglio, tua. E basta! Tu lo
vedi, tu lo sai!
Giorgio: Sì, sì...
Laura: E dunque - basta! Che male vuoi
che abbia?
Si sente di nuovo vacillare.
Dio... vedi?
Giorgio: Di nuovo?
Laura: No... È un po' di stanchezza...
Sorreggimi...