ShakespeareWeb Italiano    English    Deutsch    Español    Portugues   Sicilianu   E-Mail

Home

Novelle Scritti e Discorsi

La Storia

Romanzi

Intorno Pirandello
La Biografia Teatro Nobel

La Poetica

Poesie

Audiolibri

.: Ricerca -Searching :.

 

In PirandelloWeb

 

 

L'innesto - Commedia in tre atti - 1917

 

Atto Secondo - Scena Quinta

 

Laura e Giorgio.

 

Giorgio (Sorpreso, addolorato): Ma come? tu parlavi con... Che forse è venuta a dirti qualche cosa?
Laura (subito, negando con forza): No, no! Ma che! Nulla! Non ci pensa più!
Giorgio: E perché è venuta qua, allora?
Laura: No, non è venuta lei; l'ho fatta chiamare io.
Giorgio: Tu? E perché?
Laura: Per un capriccio... per una curiosità...
Giorgio: Hai fatto male, Laura! Non dovevi farlo.
Laura: Ne parlò Filippo... così, per caso... E mi venne desiderio di conoscerla, ecco, e di conoscere anche il ragazzo. Ma non l'ha portato! Come l'ho veduta...
Giorgio: Ti ha detto forse...
Laura: No, niente! Sai pure che negò sempre!
Giorgio: Sfido! Volevano fare un ricatto!
Laura: Lei, no! La madre. Me lo disse, difatti.
Giorgio: Ma tu perché, allora, hai pianto?
Laura: Non per lei! non per lei! È stato... te l'ho detto... non so perché, appena t'ho visto all'improvviso... È per quello che io sento, Giorgio... E vedi che rido, ora, poiché tu sei qua di nuovo, con me...
Giorgio: Hai pur detto tu stessa che non m'aspettavi così presto di ritorno...
Laura: Sì, è vero. Ma ho tanto sofferto, sai? a restar sola! Ho bisogno di te, tanto! Che tu mi tenga così, stretta così, senza più staccarti da me, mai, mai!
Giorgio: Ma io sono andato per te, Laura mia...
Laura: Lo so, sì, è vero!
Giorgio: Vedi come sono fredde queste tue manine? T'ho portato da ricoprirti bene. Siamo scappati qua tutt'a un tratto. È volato più di un mese. È venuto il freddo...
Laura: Ma staremo qua ancora! Sarà più bello, ora, qua, soli soli... Tu non hai paura del freddo, è vero?
Giorgio: No, cara.
Laura: Non devi aver paura con me...
Giorgio: Ma io ho avuto paura di te, cara!
Laura: Non dirmi «cara» così!
Giorgio: Come vuoi che ti dica?
Laura: Laura... come sai dirlo tu.
Giorgio: Ebbene, Laura...
Laura: Così! Mi piace guardarti le labbra quando stacchi le sillabe.
Giorgio: Perché? Come le stacco?
Laura: Non so... Così...
Giorgio: Laura mia...
Laura: Tua, tua, sì! Ah, non puoi immaginarti come, ora! E pure vorrei ancora di più! Ma non so come!
Giorgio: Ancora di più?
Laura: Sì, ancora più tua - ma non è possibile! Tu lo sai, è vero? lo sai che di più non è possibile?
Giorgio: Sì, Laura.
Laura: Lo sai? Di più, si morirebbe. Eppure ne vorrei morire.
Giorgio: No! Che dici?
Laura: Per me dico; per non esser più io... non so, una cosa che senta ancora minimamente di vivere per sé... ma una cosa tua, che tu possa fare più tua, tutta del tuo amore, del tuo amore, intendi? tutta in te, così, del tuo amore, come sono!
Giorgio: Sì, sì, come sei! come sei!
Laura: Tu lo senti, è vero? lo senti che sono così tutta del tuo amore? e che non ho per me più niente, niente, né un pensiero, né un ricordo per me, di nulla più... tutta, assolutamente tua, per te, del tuo amore?
Giorgio: Sì, sì!

Laura, che ha proferito le parole precedenti con la più immedesimata intensità, che è quasi il succhio della pianta di cui le ha parlato il giardiniere, si fa pallidissima, sorridendo di un sorriso che vanisce nella beatitudine di un deliquio, e gli appoggia la fronte sul petto.

Laura!
Laura: Ah?
Giorgio: Oh Dio! Laura! Che hai?
Laura: Nulla... nulla... (Sorride, levando il volto). Vedi? Nulla.
Giorgio: Ma ti sei fatta pallida!
Laura: No; non è niente.
Giorgio: Sei tutta fredda! Siedi, siedi!
Laura: Ma no... Non mi dare ajuto... Tu non capisci...
Giorgio: Che cosa?
Laura: Che è così... che è così.
Giorgio: Che cosa è così?
Laura: Che io sono tutta del tuo amore - così!
Giorgio: Ma sì, siedi... siedi qua...
Laura: L'ho toccata qua sul tuo petto... per un attimo, congiunta...
Giorgio: Che cosa?
Laura: Sì, col tuo amore e col mio, congiunta, sul tuo petto per un attimo - la vita.
Giorgio: Ma che dici?
Laura (ha un brivido violento che la scuote tutta e di nuovo la costringe ad aggrapparsi a lui): Oh Dio!
Giorgio (sorreggendola): Ma tu ti fai male! Che hai?... Che hai?...
Laura: Niente. Un po' di freddo. Un po' di smarrimento.
Giorgio: È troppo, vedi! Ti sei troppo...
Laura (subito, con ardore quasi eroico): Sì, ma voglio così!
Giorgio: No, così è male! No.

Le prende il volto fra le mani.

Tu sei il mio amore; ma io non voglio, non voglio che tu ne abbia male!
Laura (bevendo la dolcezza delle parole di lui): No?
Giorgio: No, non voglio! Vedi? I tuoi occhi...

S'interrompe vedendosi guardato in un modo che gli fa perdere la voce.

Laura (seguitando a guardarlo, quasi provocante): Di'... parla, parla...
Giorgio (ebbro): Dio mio, Laura...
Laura (ridendo, gaia): I miei occhi? Ma guarda, guarda... Non vedi che ci sei tu?
Giorgio: Lo vedo. Ma tu ridi...
Laura: No, no, non rido più!
Giorgio: È per te, bada!
Laura: Sì. Basta. Siamo buoni, ora! Siedi, siedi qua anche tu: ti faccio posto!

Nella sedia a sdraio.

Giorgio: No, siedo qua allora!

Indica lo sgabello.

Laura (si alza dalla sedia a sdrajo): No, qua... e io, così.

Gli siede sulle ginocchia.

Giorgio: Sì, sì.
Laura: No, buoni! Di', sei passato dalla mamma?
Giorgio: Sì, ma non l'ho trovata.
Laura: Non hai veduto neanche Giulietta?
Giorgio: Era uscita con la mamma.
Laura: E non t'hanno detto nulla a casa?
Giorgio: No, nulla. Perché?
Laura: Perché ho telefonato di qua alla mamma.
Giorgio: Tu? Stamattina?
Laura: Sì.
Giorgio: Per me? Volevi forse qualche cosa?
Laura: No. Mi sono sentita un po' male.
Giorgio: Ah sì? Quando?
Laura: Poco dopo che sei andato via tu. Quando mi sono levata. Ma nulla, sai? È passato!
Giorgio: Che ti sei sentita?
Laura: Nulla, ti dico. Non so. Mi son sentita mancare, appena mi sono alzata. Un momento, sai? Ecco, come dianzi!
Giorgio: E hai telefonato alla mamma per il medico?
Laura: No? Che medico! Per te. Per dire a te che tornassi presto. La mamma mi rispose che avrebbe fatto venire il dottor Romeri con te.
Giorgio: Ma non m'ha detto niente nessuno!
Laura: Meglio così! È stata una pensata della mamma. Io mi sono opposta. Le ho ripetuto dieci volte che non ce n'era bisogno! Ma sai com'è la mamma? Ho paura che ce la vedremo spuntare da un momento all'altro, qua, col dottor Romeri.
Giorgio: E sarà bene! Così vedrà...
Laura: Ma no! Che vuoi che veda! Io avevo bisogno che tornassi tu presto! Sei tornato. Basta.
Giorgio: Ma forse il medico...
Laura: Che vuoi che mi faccia il medico? Bada: se viene, non mi faccio neanche vedere!
Giorgio: Ma perché?
Laura: Perché no! Non mi faccio vedere. O se no, guarda: gli parlo così

Eseguendo:

con la faccia nascosta sotto la tua giacca. E gli dico...
Giorgio (sorridendo): Che è per causa mia?
Laura (dopo una pausa, in ascolto sul petto di lui): Aspetta!
Giorgio: Che fai?
Laura: Un bàttito forte, lento; un bàttito piccolo piccolo, lesto, èsile...
Giorgio: Che dici?
Laura: Il cuore e l'orologio!
Giorgio: Bella scoperta!
Laura: Possibile che misurino lo stesso tempo? Il mio cuore batte certo più del tuo! Oh! Dio, no! Che brutto cuore!
Giorgio (ridendo): Brutto? Perché?
Laura: Non te l'avevo mai sentito battere, il cuore! Ma sai come ti batte placido, forte, lento...
Giorgio: E come vuoi che batta?
Laura: Come? Se io sapessi che tu ascolti il mio, sarebbe un precipizio! Mentre il tuo, niente: non si commuove!
Giorgio: Sfido! Parli del medico che non vuoi vedere...
Laura: No; invece parlavo del medico a cui volevo accusarti!
Giorgio: Già! Ma con la faccia nascosta! Perché tu sai bene che non sono io!

Non ha finito di proferir queste parole, che si turba vivamente, come se esse, rispetto al male di cui Laura soffre, d'improvviso abbiano acquistato un valore davanti a lui, altro da quello che egli intendeva dar loro.

Laura: Non sei tu? Come non sei tu?
Giorgio (con sempre crescente turbamento): No, io...
Laura (levandosi dalle ginocchia di lui): Giorgio, che pensi?
Giorgio (con sempre crescente turbamento, alzandosi): Oh Dio, nulla... (Poi, cupo:) Tu credi che il dottor Romeri debba venire?
Laura: Non so... Ma perché?
Giorgio: Perché è bene che venga! Voglio che venga!
Laura: Ma, Dio mio, Giorgio, io ho scherzato...
Giorgio: Lo so, lo so!
Laura: Vuoi che possa accusarti, se non per ischerzo?
Giorgio: Ma no, Laura: non è per questo!
Laura: E che cos'è allora?
Giorgio: Ma... se tu stai male...
Laura: No! no! io non ho niente! io ho te! Ecco: te - e non ho niente altro, che non mi venga da te! - Se godo, se soffro, se muojo - sei tu! Perché io sono tutta così, come tu mi vuoi, come io mi voglio, tua. E basta! Tu lo vedi, tu lo sai!
Giorgio: Sì, sì...
Laura: E dunque - basta! Che male vuoi che abbia?

Si sente di nuovo vacillare.

Dio... vedi?
Giorgio: Di nuovo?
Laura: No... È un po' di stanchezza... Sorreggimi...

 

Inizio pagina

 

 

 

1917

INTRODUZIONE

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

SCENA DECIMA

SCENA UNDICESIMA

SCENA DODICESIMA

SCENA TREDICESIMA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna