Laura e la Zena.
Zena (subito risentita): È forse
venuto qualcuno a mia insaputa, signora, a
parlarti di quel ragazzo?
Laura: No, Zena: nessuno, t'assicuro.
Zena: Signora, dimmelo! Perché una parola
ebbi allora, quando avrei potuto
approfittarmene, se non avessi avuto coscienza -
io sola, sai? contro tutti! - e una parola ho
anche adesso.
Laura: Ma no, no, non è venuto nessuno -
stai tranquilla. È venuto in mente a me. Così.
Perché mi sono ricordata che, prima di sposare,
mi fu detto che mio marito, qua, in villa, da
giovane...
Zena: Ma che vai pensando più, signora!
Laura: Aspetta. Io voglio sapere. Voglio
parlare con te, Zena. Siedi, qua, accanto a me.
Indica uno sgabello.
Zena (sedendo, impacciata): Ma sai
che mi pare tu voglia parlarmi di un altro
mondo, ormai, signora?
Laura: Sì, perché tu eri tanto ragazza,
allora.
Zena: Oh, una ragazzaccia senza testa! E
non ero mica così...
Laura: Me l'immagino. Dovevi esser bella.
Zena: Bruttaccia non ero.
Laura: Ed eri già fidanzata, è vero?
Zena: Sissignora. Con questo che ora è
mio marito.
Laura: Ah!
Zena (con gli occhi bassi, alza un po'
le spalle e sospira): Eh, signora, che vuoi?
Breve pausa.
Laura (quasi con timidezza): E lui
lo sapeva?
Zena (impronta, ma senza impudicizia):
Chi? Il signorino?
Laura: Sì; che eri fidanzata?
Zena: Sissignora, come non lo sapeva? Ma
era un ragazzo anche lui, il signorino.
Laura: Sì, ma dimmi...
Zena: Signora, sono una poveretta; ma
credi che se male feci allora, lo feci soltanto
a me, e non volli che ne fosse fatto ad altri
senza ragione!
Laura: Ti credo, Zena; lo so. Ma dimmi:
ecco, io voglio sapere. «Senza ragione», hai
detto. Ne eri proprio, dunque, così sicura tu?
Zena: Di che? Che il ragazzo non era del
signorino?
Laura: Ecco, sì. Perché, tu sai, tante
volte... avresti potuto tu stessa essere in
dubbio.
Zena (la guarda, sorpresa, scontrosa;
poi si alza): Perché mi fai codesto
discorso, signora?
Laura: No. Perché ti turbi? Siedi,
siedi...
Zena: No, non seggo più.
Laura: Vorrei saperlo perché... perché
sarei... sarei contenta che tu mi dicessi...
Zena (la guarda, di nuovo, sorpresa,
scontrosa): Che il ragazzo era del
signorino?
Laura: Tu non hai nessun dubbio?
Zena (sèguita a guardarla male, poi,
come per richiamarla a sé): Signora...
Laura (ansiosa): Di' di'...
Zena: Tu dovresti esser contenta, mi
pare, di quello che ho sempre detto!
Laura: Se ne sei proprio sicura...
Zena (come sopra): Bada, signora,
che la povertà è cattiva consigliera.
Laura: Ma no: perché io anzi, ora, alla
tua coscienza mi rivolgo, Zena!
Zena: La mia coscienza, lasciala stare.
Parlò allora, la mia coscienza, e disse quello
che doveva dire.
Laura: Proprio la tua coscienza? Ecco,
vorrei saper questo! O non forse per timore...
Zena (ride, quasi con ischerno):
Ma sai che tu mi stai parlando adesso, come mi
parlò mia madre, allora, quando s'accorse del
signorino? Proprio così mi disse: ragazza...
inesperta... se non avevo almeno qualche
dubbio... se non negavo per timore...
Laura: Anche tua madre, vedi?
Zena Ma di mia madre lo capisco. Il male
me l'ero già fatto, con quell'altro.
Laura: Col tuo fidanzato?
Zena: Sì. E già lo sapeva, lui, il mio
fidanzato, che sarei stata madre. Ma tu perché,
signora, adesso, dopo nove anni, mi vieni a
riparlare di quel ragazzo?
Laura: Perché... perché so, ecco... so
che tuo marito pretese molto danaro, allora, per
sposarti.
Zena: Ah, per questo? Ma si sa, signora!
Non era povero per niente... Mia madre lo mise
sù, facendo sapere a tutti del signorino. Non mi
voleva più sposare, pur sapendo bene che il
figliuolo era suo. C'era da spillar danaro, qua,
dai signori; e se ne volle anche lui
approfittare. E bada che se ora viene a sapere
che a te piacerebbe
la guarda in in modo ambiguo e provocante:
- chi sa perché... - che io avessi ancora
qualche dubbio...
Laura: Ah! Tu mi fai pentire d'aver
voluto parlare con te a cuore aperto, per uno
scrupolo che non puoi neanche intendere!
Zena: E chi sa? forse t'intendo, signora;
non ti pentire!
Laura: Che cosa intendi?
Zena: Eh, siamo furbi noi contadini! Vedo
che ti piacerebbe che tuo marito avesse avuto un
figlio con me. Ebbene, io ti dico questo
soltanto: che io contadina, il figlio lo diedi a
chi ne era il padre vero. - Ah, eccolo qua, il
signorino...
(Si trae indietro, a testa bassa).