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L'innesto - Commedia in tre atti - 1917

 

Atto Secondo - Scena Terza

 

Laura e la Zena.

 

Zena (subito risentita): È forse venuto qualcuno a mia insaputa, signora, a parlarti di quel ragazzo?
Laura: No, Zena: nessuno, t'assicuro.
Zena: Signora, dimmelo! Perché una parola ebbi allora, quando avrei potuto approfittarmene, se non avessi avuto coscienza - io sola, sai? contro tutti! - e una parola ho anche adesso.
Laura: Ma no, no, non è venuto nessuno - stai tranquilla. È venuto in mente a me. Così. Perché mi sono ricordata che, prima di sposare, mi fu detto che mio marito, qua, in villa, da giovane...
Zena: Ma che vai pensando più, signora!
Laura: Aspetta. Io voglio sapere. Voglio parlare con te, Zena. Siedi, qua, accanto a me.

Indica uno sgabello.

Zena (sedendo, impacciata): Ma sai che mi pare tu voglia parlarmi di un altro mondo, ormai, signora?
Laura: Sì, perché tu eri tanto ragazza, allora.
Zena: Oh, una ragazzaccia senza testa! E non ero mica così...
Laura: Me l'immagino. Dovevi esser bella.
Zena: Bruttaccia non ero.
Laura: Ed eri già fidanzata, è vero?
Zena: Sissignora. Con questo che ora è mio marito.
Laura: Ah!
Zena (con gli occhi bassi, alza un po' le spalle e sospira): Eh, signora, che vuoi?

Breve pausa.

Laura (quasi con timidezza): E lui lo sapeva?
Zena (impronta, ma senza impudicizia): Chi? Il signorino?
Laura: Sì; che eri fidanzata?
Zena: Sissignora, come non lo sapeva? Ma era un ragazzo anche lui, il signorino.
Laura: Sì, ma dimmi...
Zena: Signora, sono una poveretta; ma credi che se male feci allora, lo feci soltanto a me, e non volli che ne fosse fatto ad altri senza ragione!
Laura: Ti credo, Zena; lo so. Ma dimmi: ecco, io voglio sapere. «Senza ragione», hai detto. Ne eri proprio, dunque, così sicura tu?
Zena: Di che? Che il ragazzo non era del signorino?
Laura: Ecco, sì. Perché, tu sai, tante volte... avresti potuto tu stessa essere in dubbio.
Zena (la guarda, sorpresa, scontrosa; poi si alza): Perché mi fai codesto discorso, signora?
Laura: No. Perché ti turbi? Siedi, siedi...
Zena: No, non seggo più.
Laura: Vorrei saperlo perché... perché sarei... sarei contenta che tu mi dicessi...
Zena (la guarda, di nuovo, sorpresa, scontrosa): Che il ragazzo era del signorino?
Laura: Tu non hai nessun dubbio?
Zena (sèguita a guardarla male, poi, come per richiamarla a sé): Signora...
Laura (ansiosa): Di' di'...
Zena: Tu dovresti esser contenta, mi pare, di quello che ho sempre detto!
Laura: Se ne sei proprio sicura...
Zena (come sopra): Bada, signora, che la povertà è cattiva consigliera.
Laura: Ma no: perché io anzi, ora, alla tua coscienza mi rivolgo, Zena!
Zena: La mia coscienza, lasciala stare. Parlò allora, la mia coscienza, e disse quello che doveva dire.
Laura: Proprio la tua coscienza? Ecco, vorrei saper questo! O non forse per timore...
Zena (ride, quasi con ischerno): Ma sai che tu mi stai parlando adesso, come mi parlò mia madre, allora, quando s'accorse del signorino? Proprio così mi disse: ragazza... inesperta... se non avevo almeno qualche dubbio... se non negavo per timore...
Laura: Anche tua madre, vedi?
Zena Ma di mia madre lo capisco. Il male me l'ero già fatto, con quell'altro.
Laura: Col tuo fidanzato?
Zena: Sì. E già lo sapeva, lui, il mio fidanzato, che sarei stata madre. Ma tu perché, signora, adesso, dopo nove anni, mi vieni a riparlare di quel ragazzo?
Laura: Perché... perché so, ecco... so che tuo marito pretese molto danaro, allora, per sposarti.
Zena: Ah, per questo? Ma si sa, signora! Non era povero per niente... Mia madre lo mise sù, facendo sapere a tutti del signorino. Non mi voleva più sposare, pur sapendo bene che il figliuolo era suo. C'era da spillar danaro, qua, dai signori; e se ne volle anche lui approfittare. E bada che se ora viene a sapere che a te piacerebbe

la guarda in in modo ambiguo e provocante:

- chi sa perché... - che io avessi ancora qualche dubbio...
Laura: Ah! Tu mi fai pentire d'aver voluto parlare con te a cuore aperto, per uno scrupolo che non puoi neanche intendere!
Zena: E chi sa? forse t'intendo, signora; non ti pentire!
Laura: Che cosa intendi?
Zena: Eh, siamo furbi noi contadini! Vedo che ti piacerebbe che tuo marito avesse avuto un figlio con me. Ebbene, io ti dico questo soltanto: che io contadina, il figlio lo diedi a chi ne era il padre vero. - Ah, eccolo qua, il signorino...

(Si trae indietro, a testa bassa).

 

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1917

INTRODUZIONE

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

SCENA DECIMA

SCENA UNDICESIMA

SCENA DODICESIMA

SCENA TREDICESIMA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna