Detti e la Zena.
Filippo (dall'interno): E vieni
avanti! che paura hai?
Rientra in iscena per la destra seguito dalla
Zena, che veste a modo delle contadine della
campagna romana.
Eccola qua. Si vergogna, scioccona.
Zena: No. Che m'ho da vergognare? Buon
giorno, signora.
Laura: Buon giorno.
(La guarda, forzandosi a dissimulare la
disillusione).
Ah, sei tu la Zena?
Zena: Io, signora, sì. Eccomi qua.
Filippo: Vedi come s'è fatta brutta e
vecchia?
Laura: No, perché?
Zena: Siamo poveretti, signora.
Filippo: Quanti anni hai? Non devi averne
più di venticinque!
Zena: Tu mi guardi, signora? Eh, tu che
non sai, hai forse ragione di meravigliarti. Ma
tu, brutto vecchiaccio, che fai il signore qua
in villa e sei tutto storto lì, che vuoi
mettere? le fatiche tue con le mie?
Filippo: Oh! oh! Gran fatiche, sì!
Zena: E cinque figliuoli, signora, chi li
ha fatti? Li ha fatti lui?
Filippo (accorgendosi soltanto ora):
E come? Sei venuta senza il ragazzo? T'avevo
detto di portarlo con te, ché la signora voleva
conoscerlo.
Zena: Non l'ho portato, signora.
Laura: Perché non l'hai portato?
Zena: Ma... perché mi lavora il ragazzo,
col padre.
Filippo: E non potevi chiamarlo un
momento?
Zena: Già, davanti al padre, per dirgli
che la signora lo voleva qua?
Filippo: E che c'era di male?
Zena: Dopo le chiacchiere che ci sono
state?
Filippo: Ma va' là! Vuoi che tuo marito
pensi ancora a quelle chiacchiere?
Zena: Non ci pensa, se qualcuno non ce lo
fa pensare. - Ma poi che c'entra il ragazzo qua?
- Tu che volevi dal ragazzo, signora? - Noi non
n'abbiamo più parlato, da allora.
Laura: Lo so, lo so, Zena. T'ho fatto
chiamare perché volevo io, ora, parlare con te.
Da sola.
Zena: E di che?
Laura: Tu va', Filippo; va' per le tue
faccende.
Filippo: Vado, sì, signora. Ma la Zena,
in coscienza - lasciamelo dire per il male che
le voglio - la Zena... - io sono vecchio e so
tutto, di quando lei era qua coi padroni
antichi, che aveva appena sedici anni e il
signorino non ne aveva neanche venti - non fu
mai lei a parlare!
Zena: Ecco! La verità, signora!
Filippo: Fu la madre, fu la madre.
Zena: Ma nessuno ci pensa più, adesso!
Neppure mia madre!
Laura: Lo so, ti dico! Non è per questo,
Zena. - Vai, vai Filippo.
Filippo: Ecco, ecco, me ne vado, sì. -
Scusami, signora, se ho parlato. Me ne vado.
Via per la sinistra.