Giorgio e Nelli.
Nelli: È un destino, perdio! A un bisogno, questa
gente manca sempre! S'ostina poi a restarti tra i piedi
dove è superflua e non serve ormai che a far più danno!
Giorgio: Ma che m'importa degli altri! Che vuoi
che me ne importi?
Nelli: Oggi; lo so. Ma vedrai che te ne importerà
domani.
Giorgio: Prima di tutto, è inutile, perché ormai
sanno tutti: qua, là dove l'hanno vista e raccolta... Ma
quand'anche nessuno sapesse, se lo so io, non capisci
che per me è finito tutto?
Nelli: Io capisco, Giorgio, l'orrore che tu devi
provare in questo momento. Ma bisogna che tu lo vinca
con la compassione che deve ispirarti quella poverina!
Giorgio: Tu parli a me di compassione?
Nelli: Non vorresti averne?
Giorgio: Io sono il marito! Potete averla voi, la
compassione, e chiunque sappia di questo scempio. Ma
sono io, io solo, veramente in presenza dell'orrore di
questo scempio, che non è stato fatto a lei sola, ma
anche a me! E in nessun altro, più che in me - neppure
in lei - può essere più vivo e più atroce, questo
orrore!
Nelli: Sì, sì, t'intendo, Giorgio, t'intendo! È
crudele, sì. Ma che vorresti fare?
Giorgio: Non lo so... non lo so... Impazzisco...
Compassione, tu dici? Sai quale sarebbe la compassione
"vera" in questo momento per me? Che mi recassi là, sul
letto di lei e "per questo stesso amore" la uccidessi,
innocente.
Nelli: Ma è irragionevole, scusa!
Giorgio: Vuoi che ragioni?
Nelli: Devi pur ragionare!
Giorgio: Lo so, lo so: tu devi dirmi così, lo so!
Ma se il caso fosse capitato a te? Ragioneresti tu?
Nelli: Ma sì, che ragionerei! Se qui non c'è
colpa, scusa!
Giorgio: E appunto questa è per me la crudeltà!
Che ci sia l'offesa più brutale, senza esserci la colpa!
Per me è peggio! Peggio, sì! Ci fosse la colpa, sarebbe
offeso l'onore; potrei vendicarmi! È offeso invece
l'amore! E non intendi che niente è più crudele per il
mio amore, che quest'obbligo che gli è fatto, di avere
pietà?
Nelli: Ma il tuo amore appunto, scusa, dovrebbe
ispirare a te stesso la compassione!
Giorgio: Impossibile! L'amore, no!
Nelli: Ma sarebbe allora più crudele -
Giorgio (interrompendo): - più crudele,
sì! -
Nelli (seguitando): - di ciò che quella
poverina ha patito! -
Giorgio: - sì, sì! È proprio così! Il non aver
compassione sarebbe crudele per lei; ma averne, è
crudele per me! E quanto più tu ragioni, e quanto più io
riconosco che sono giuste le tue ragioni, tanto più
cresce la crudeltà per me! Debbo ragionare, già!
Riconoscere che non c'è colpa; che lei è stata offesa
più di me, nel suo stesso corpo e che è là che soffre
della violenza, dell'onta, del ludibrio... E io che
voglio? Che pretendo io? Rincarar la dose della crudeltà
su lei? lasciarla così in quest'onta? disprezzarla? -
Nelli: - sarebbe ingeneroso! -
Giorgio: - sarebbe vile! -
Nelli: - vedi? Lo riconosci! -
Giorgio: - vile, sì, vile! Ma se si rivela così
vile l'amore quando si trova, come mi trovo io adesso,
qua, al limite della sua più viva gelosia, che posso
farci io? che posso farci?
Rompe in disperati singhiozzi.
Nelli: Via, via, Giorgio... Tu ti strazii
inutilmente... È il primo momento, credi...
Giorgio: No! È la selva! È ancora la selva! È
sempre la selva originaria! Ma prima almeno c'era
l'orrore sacro di quel mostruoso originario, nella
natura, nel bruto... Ora, una villa coi suoi viali e le
siepi e i sedili... Una signora in cappellino, che vi
sta a dipingere, seduta... Ed ecco il bruto... Ma
vestito, oh! Decente. Mi par di vederlo! Chi sa se non
aveva i guanti! Ma no: l'ha tutta sgraffiata! Non senti
quanto è più laido? quanto è più vile? E io che devo
esser generoso; mentre qua il sentimento mi rugge come
una belva... Generoso. (Subito, troncando lo scherno:)
No, no. Sento che non posso. Non posso. Ho bisogno
d'andarmene. Parto. Me ne vado.
Nelli: Ma come? ma dove? che dici! Vorresti
davvero lasciarla così?
Giorgio: Sarei più crudele, restando.
Nelli: Ma che vuoi fare? dove vuoi andare?
Giorgio: Ho bisogno di disperdere, fuggendo come
un pazzo, quello che ora provo per questa ignominia!