teatro - 1917
- il piacere dell'onestà - commedia in tre atti
personaggi ed introduzione
PERSONAGGI
Angelo Baldovino
Agata Renni
La Signora Maddalena, sua madre
Il Marchese Fabio Colli
Maurizio Setti, suo cugino
Il parroco di santa Maria
Marchetto Fongi, borsista
1° Consigliere
2° Consigliere
3° Consigliere
4° Consigliere
Una cameriera, un cameriere
La comare (che non parla)
In una città dell’Italia centrale, oggi.
Introduzione
Il piacere dell'onestà porta avanti, con una ferocia
dialettica che non disdegna il sentimento, i temi che sono
da sempre alla base del teatro pirandelliano: la differenza
fra l'essere e l'apparire, fra la maschera sociale e chi si
è veramente, il bisogno di aver stima di se stessi, il
sentimento che può nascere in situazioni proibitive.
È il caso di Angelo Baldovino, nobile spiantato di fama non
limpida, giocatore incallito dal passato ricco di rovesci
finanziari, perdigiorno pronto a tutto, ma anche uomo pieno
di mistero, intelligente, colto e pieno di fascino. Tocca a
lui, su invito di un vecchio compagno di scuola, cercare di
salvare il marchese Colli, sposando la giovane Agata che lui
ha ingravidato. "Sposerò per finta una donna, ma sul serio
io sposo l'onestà": quell’apparenza di onestà che gli viene
richiesta, infatti, spinge via via Baldovino a comportarsi
in modo specchiato, mentre tutti gli altri intorno
continuano ad essere i mascalzoni di sempre. Il "marito di
comodo" vuole assaporare il piacere dell'onestà
"convenzionale" e vuole portare fino in fondo questa scelta
esistenziale, anche quando cade in una trappola tesagli
dalla famiglia allo scopo di farlo uscire di scena.
Lui, burattino per convenienza e marito di facciata, si
vendica del perbenismo borghese, riuscendo ad imporsi con
intelligenza sulla meschinità imperante. Sarà allora che
Agata, conquistata dalla trasparenza del suo comportamento,
arriverà a nutrire per lui una specie d’amore, scegliendo di
condividere il destino di quell'uomo tutto d'un pezzo.
Così,
quello che era nato come un inganno sociale si trasforma
nell'unione vera di due esseri: la maschera è stata
sconfitta e, per una volta, trionfa la vita.
NOTE PER LA RAPPRESENTAZIONE
Angelo Baldovino; sui quaranta; grave; capelli fulvi, non
curati affatto. Corta barba, un po' ispida, rossiccia; occhi
penetranti; parola piuttosto lenta, profonda. Veste un greve
abito color marrone; porta quasi sempre tra le dita un paio
di lenti. La persona trasandata, l'aria, il modo di parlare,
di sorridere, denotano un uomo dalla vita trarotta, che
serba in sé, ben nascosti, tempestosi e amarissimi ricordi,
da cui ha tratto una strana filosofia piena insieme di
ironia e d'indulgenza. Questo, specialmente nel primo atto e
in parte nel terzo. Nel secondo, appare, esteriormente
almeno, trasformato: sobriamente elegante: disinvolto, ma
con dignità; signore; ha cura della barba e dei capelli; non
tiene più le lenti in mano. Agata Renni. Ventisette anni;
altera, quasi dura per lo sforzo di resistere al crollo
della sua onestà. Disperata e ribelle nel primo atto, va poi
fieramente diritta e ossequente alla sua sorte. La signora
Maddalena; cinquantadue anni; elegante, ancora bella, ma
rassegnata alla sua età. Piena di passione per la figlia,
non vede che per gli occhi di lei. Il marchese Fabio Colli;
quarantatré anni, garbato, dabbene. con quel tanto di goffo
che predispone certi uomini a essere disgraziati in amore.
Maurizio Setti; trentotto anni; elegante e disinvolto, di
parola facile, uomo di mondo, amante d'avventure. Marchetto
Fongi. Cinquant'anni, vecchia volpe, piccola figura losca,
sbilenca, tutta pendente da un lato. arguto tuttavia e non
privo di spirito e d'una certa aria signorile.
teatro - 1917
- il piacere dell'onestà
- commedia in tre atti
ANALISI
Diciamocelo
pure: accettare di maritare una donna messa
incinta da un uomo già sposato per coprire
la relazione dei due amanti, non è certo il
preludio ideale per chi intende dimostrare
la propria virtù. In effetti, Angelo
Baldovino è scelto a tal proposito dal
marchese Fabio Colli proprio perché uomo
fallito, di quelli che non hanno nulla da
perdere in statura e dignità sociale, e che
anzi ha tutto da guadagnare da un simile
accordo; un individuo quindi, almeno in
apparenza, facilmente soggiogabile al
disegno dello stimato nobiluomo.
Tutto a posto, dunque: la
rispettabilità del marchese è salva come la
"paternità" del figlio, la moralità
dell'amante Agata, la posizione della madre
di lei, la benedizione del parroco, se non
fosse che...
Angelo Baldovino per la prima
volta in vita sua prende un incarico con
serietà, pensando di rendersi utile alla
vita della ragazza, e pone quindi condizioni
"tiranniche" per garantire la situazione che
si è venuta a creare e di cui si sente in
qualche modo il segreto custode, a partire
dal nome del figlio che impone alla famiglia
pur non essendone il vero padre. In pratica,
assolve il proprio compito immorale con
estrema onestà e puntigliosa coerenza, al
punto da esasperare il
marchese il quale finisce con un maldestro
tentativo di tendergli una trappola: crea
una società, invita Baldovino a farne parte, cerca con un
intrigo di farlo figurare un ladro. Ma
Baldovino lo scopre, smaschera proprio
davanti alla moglie la sua manovra, facendo
anche intendere il rischio corso dal buon
nome del figlio se fosse andata in porto.
Per Baldovino s'infrange l'incantesimo che
si era venuto a creare a seguito
dell'accordo, intende comunque andarsene, ma
tutti lo pregano di rimanere.
Alla fine
vince l'amore di Agata per lui, che si rende
definitivamente conto della meschinità del
marchese.
Il lieto fine è garantito,
anche se emerge come uno spettro un'amara
constatazione: nell'accettare questo amore,
in fondo cade l'onestà con cui Baldovino
aveva stipulato il patto iniziale, dilemma
che aveva avvolto come tela drammatica tutti
i ripensamenti del protagonista.
Strano a dirsi, ma in un
periodo critico della Grande Guerra che vide
una grande coesione nazionale, Pirandello
con grande coraggio iniziò il suo percorso
di denuncia delle falsità e contraddizioni
della "stimata" società, scrivendo questa
commedia in tre atti nella primavera del
1917, che fu poi rappresentata per la prima
volta al Teatro Carignano di Torino il 27
novembre dello stesso anno - un mese dopo la
disfatta di Caporetto! - con protagonisti
la coppia Ruggeri-Vergani. Ma l'arte, si sa,
non può mai essere del tutto circostanziale,
troppo spesso guarda al di là del presente,
e in questo l'autore fu in buona compagnia,
come dimostrano infatti le opere figurative
dei primi decenni del Novecento che appaiono
nella geniale scenografia "a specchi" di
Paolo Bregni, una costruzione avveniristica
che rispetta la barocca entrata centrale già
descritta nelle didascalie dell'opera e
quindi voluta dal drammaturgo siciliano.
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