Atto Secondo - Scena Seconda
BALDOVINO, MAURIZIO.
La scena resta vuota un tratto. Si apre
l'uscio a sinistra e ne escono BALDOVINO
e MAURIZIO.
MAURIZIO (guardando in giro). Ma sai
che ti sei messo proprio bene?
BALDOVINO (astratto). si.
Con un sorriso ambiguo.
Con perfetto decoro.
Pausa.
E dunque... di' di', dove sei stato? .
MAURIZIO. Mah! Un po' in giro. Fuori
delle vie ordinarie.
BALDOVINO. Tu?
MAURIZIO. Perché? Non credi?
BALDOVINO. Fuori delle vie ordinarie?
Nel senso che non sarai stato a Parigi o a
Nizza o al Cairo. - Dove sei stato?
MAURIZIO. Nel paese del caucciù e
delle banane!
BALDOVINO. Al Congo? .
MAURIZIO. sì. Nelle foreste. Oh sai?
autentiche.
BALDOVINO. Ah! E belve, ne hai
vedute?
MAURIZIO. Quei poveri negri delle
mehalle.
BALDOVINO. No, dico belve sul serio:
qualche tigre, qualche leopardo!
MAURIZIO. Che, che! Grazie. - Perdio,
come ti sfavillano gli occhi!
BALDOVINO (sorride amaramente. piega
le dita d'una mano e ne mostra
le unghie a MAURIZIO). Vedi dove
siamo arrivati? E non ce le tagliamo mica
per disarmarci! anzi! Perché paiano più
civili, le nostre mani: vale a dire più atte
a una lotta ben più feroce di quella che i
nostri avi bestioni combattevano, poveretti,
con le sole unghie. - Ho avuto sempre,
perciò, invidia delle belve. E tu,
disgraziato, sei stato nelle foreste e non
hai veduto nemmeno un lupo?
MAURIZIO. Via, via! - Parliamo di te.
- Ebbene, come va?
BALDOVINO. Che cosa?
MAURIZIO. Ma, dico, tua moglie.
Cioè... la signora?
BALDOVINO. Come vuoi che vada?
Benissimo.
MAURIZIO. E... i tuoi rapporti?
BALDOVINO (lo guarda un po'; poi
alzandosi). Che vuoi che siano!
MAURIZIO (cangiando tono,
rinfrancandosi). Ti trovo benone, però, sai?
BALDOVINO. sì, mi occupo.
MAURIZIO. Ah, già! So che FABIO
ha messo su una società anonima.
BALDOVINO. Sì, per mettermi le mani
in pasta. - Fa ottimi affari.
MAURIZIO. Ne sei il consigliere
delegato?
BALDOVINO. Fa ottimi affari per
questo.
MAURIZIO. Già, già, ho saputo! E
vorrei entrarci anch'io; ma... dicono che
sei d'un rigore spaventoso!
BALDOVINO. Sfido! - non rubo...
Gli s'appressa, gli posa le mani su ambo le
braccia.
Sai, per le mani, centinaj a di migliaj a.
Poterle considerare come carta straccia; non
sentirne più bisogno, minimamente -
MAURIZIO. - eh, per te dev'essere un
gran piacere -
BALDOVINO. - divino! - E nessun colpo
fallito, sai! - Ma si lavora, si lavora! - E
bisogna che tutti mi seguano!
MAURIZIO. Già... è questo...
BALDOVINO. Si lamentano, eh? Di' un
po’. strillano? mordono il freno?
MAURIZIO. dicono... dicono che
potresti essere un po' meno... meticoloso,
ecco!
BALDOVINO. Eh, lo so! . - Li soffoco!
Soffoco tutti quanti. Chiunque mi s'accosti!
- Ma tu lo capisci: non posso farne a meno!
dieci mesi non sono più un uomo!
MAURIZIO. No? E che sei?
BALDOVINO. Ma te l'ho detto: quasi
una divinità! - Potresti in tenderlo! - Non
ho corpo se non per l'apparenza. Sto tuffato
in mezzo alle cifre, alle speculazioni; ma
sono per gli altri; non c'è - e voglio che
non ci sia - un centesimo di mio! Sto qua,
in questa bella casa, e quasi non vedo e non
sento e non tocco nulla. Mi meraviglio io
stesso talvolta d'udire il suono della mia
voce, il rumore dei miei passi; d'avvertire
che ho bisogno anch'io di bere un bicchier
d'acqua o di riposarmi. - Vivo, capisci?
de-li-zi-o-sa-men-te, nell’assoluto di una
pura forma astratta!
MAURIZIO. Dovresti sentire un po' di
compassione per i poveri mortali!
BALDOVINO. La sento. ma non l’osso
fare altrimenti. Lo dissi però, glielo feci
bene osservare avanti, a tuo cugino il
marchese! - Io sto ai patti.
MAURIZIO. Ma tu ci provi anche un
diabolico gusto!
BALDOVINO. Non diabolico, no! Sospeso
nell'aria, mi sono come adagiato su una
nuvola: è il piacere dei Santi negli
affreschi delle chiese!
MAURIZIO. Capirai, intanto, che non è
possibile durare a lungo così.
BALDOVINO (capo, dopo una pausa). Ah,
lo so! - Finirà. E forse presto! - Ma
badino! Bisognerà veder come.
Lo guarda negli occhi.
Lo dico per loro. Apri bene gli occhi a tuo
cugino! Mi pare che desideri troppo di
disfarsi al più presto di me. - Ti turbi?
Sai qualche cosa?
MAURIZIO. No, proprio nulla.
BALDOVINO. Via, sii sincero.
Compatisco, bada! . E' così naturale!
MAURIZIO. T'assicuro che non so
nulla. Ho parlato con la signora
MADDALENA. Non ho ancora visto FABIO.
BALDOVINO. Eh, lo so! Tutti e due, la
madre e tuo cugino, avranno pensato. - (( La
maritiamo pro forma; dopo qualche tempo, con
un pretesto qualsiasi ci sbarazziamo di lui
)). - La cosa più sperabile, difatti, era
questa. - Ma non lo possono sperare! - Sono
stati di una deplorevole leggerezza anche in
questo.
MAURIZIO. Lo sospetti tu! . Chi te lo
dice?
BALDOVINO. Tanto vero che hanno posto
come patto fondamentale la mia onestà!
MAURIZIO. Ecco, dunque! Vedi bene...
BALDOVINO. Come sei sciocco! La
logica è una cosa, l'animo è un'altra. Si
può per coerenza logica proporre una cosa, e
con l'animo sperarne un'altra. - Ora, credi,
potrei prestarmi, per far cosa grata a lui
che alla signora, a offrire un pretesto
perché si sbarazzino di me. - Ma non lo
sperino, perché io... - si, potrei farlo -
ma non lo farò - per loro - non lo farò
perché loro non possono assolutamente
desiderare che io lo faccia!
MAURIZIO. Perdio, sei terribile!
Neghi loro anche la possibilità del
desiderio che tu commetta una cattiva
azione?
BALDOVINO. Guarda. Supponiamo che lo
faccia. In prima, rifiaterebbero.
Si leverebbero davanti l’ingombro opprimente
della mia persona. L'onestà, mancata in me,
potrà credersi - se non in tutto, almeno in
parte - rimasta con loro. la signora rimarrà
moglie legittima, separata da un marito
indegno; e in questa indegnità del marito,
giovine com'ella è, potrà trovare una scusa
di farsi consolare da un vecchio amico di
casa. Ciò che non era permesso a una
signorina, si può condonare facilmente a una
signora assolta da ogni obbligo di fedeltà
coniugale. Va bene? - Io dunque, marito,
potrei essere disonesto e farmi cacciare. -
Ma io non sono entrato qua soltanto come
marito. Da semplice marito, anzi, non sarei
mai entrato: non ce ne sarebbe stato
bisogno! C'era bisogno di me, in quanto
questo
marito doveva tra poco esser padre ; tra
poco, dico, in tempo... quasi debito. Qua
c'era bisogno del padre. E il padre... eh,
il padre nell'interesse di lui, del signor
marchese, dev'essere per forza onesto! -
Perché se da marito posso andarmene senza
recar danno a mia moglie, la quale, lasciato
il mio nome, riprenderà il suo; da padre, la
mia cattiva azione danneggerebbe per forza
il figlio che non avrà altro nome che il
mio; e più in basso io cadrò e più danno
egli ne avrà. E questo, lui, non può
assolutamente desiderarlo.
MAURIZIO. Ah, no davvero!
BALDOVINO. Vedi, dunque? - E per
cadere in basso, ci cadrei; tu mi conosci!
Per vendicarmi dell'azione che mi farebbero,
cacciandomi via malamente, vorrei con me il
figliuolo, che per legge m'appartiene; lo
lascerei loro qua due o tre anni per farli
affezionare a lui; poi proverei che mia
moglie convive da adultera col suo amante, e
lo toglierei loro e lo trascinerei con me,
giù... giù... Tu sai che ho in me
un'orribile bestia, di cui ho voluto
liberarmi, incatenandola in queste
condizioni che mi sono state offerte. -
Conviene a loro soprattutto farmele
rispettare, come ne ho ferma volontà;
perché, liberato da esse, oggi o domani, non
so proprio dove andrei a finire.
Cambiando tono improvvisamente:
Basta, basta... - Di' un po' ti han mandato
loro da me, appena arrivato? - Su, su, che
hai da domandarmi? Sbrigati, per favore.
Guarda l'orologio.
Ti ho accordato più tempo che non avrei
dovuto. Sai che questa mattina c'è il
battesimo del bambino? E ho, prima del
pranzo, una riunione qua coi consiglieri
invitati. Ti manda tuo cugino? Ti manda la
signora madre?
MAURIZIO. Si, ecco; è appunto per il
battesimo del piccino. - Codesto nome che
vorresti imporgli...
BALDOVINO. Eh, lo so!
MAURIZIO. Ma scusa... - ti pare?
BALDOVINO. Lo so, povero piccino; è
un nome troppo grosso! Rischia quasi di
restarne schiacciato.
MAURIZIO (sillabando). Sigismondo!
BALDOVINO. Ma è un nome storico nella
mia famiglia. - Mio padre Si chiamava così:
il mio avo si chiamava così...
MAURIZIO. Non è una buona ragione per
loro, capirai!
BALDOVINO. Ma neanch'io - tu lo sai -
avrei mai pensato... Scusa, è mia la colpa?
Brutto nome, sì, goffo, specialmente per un
piccino... e... - ti confesso
Pianissimo .
che se l'avessi avuto - di mio - forse non
l'avrei chiamato così...
MAURIZIO. Ah, vedi? vedi?
BALDOVINO. Che vedo? - questo anzi
deve dirti che non posso, ora. Derogare a
questo nome! - Siamo sempre lì! - Non per
me; è per la forma! - Per la forma - tu lo
capisci - giacche debbo dargli un nome - io
non posso dargli che questo! - E’ inutile,
sai? è proprio inutile, che insistano! . Mi
dispiace ; ma non transigo, puoi dirglielo!
- Mi lascino lavorare, perbacco. Sono
futilità, codeste! Mi dispiace, caro,
d'accoglierti così. - A rivederci, eh? A
rivederci.
Gli stringe in fretta la mano e via per
l'uscio a sinistra.