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Il Piacere dell'Onesta - Commedia in tre atti  - 1917

 

Atto Primo - Scena Ottava

 

BALDOVINO, FABIO.

 

BALDOVINO (seduto, s'insella le lenti su la punta del naso e, reclinando indietro il capo). Le chiedo, prima di tutto, una grazia.

FABIO. Dica, dica...

BALDOVINO. Signor marchese, che mi parli aperto.

FABIO. Ah, sì, sì... Anzi, non chiedo di meglio.

BALDOVINO. Grazie. Lei forse però non intende questa espressione (( aperto )), come la intendo io.

FABIO. Ma... non so... aperto... con tutta franchezza...

E poiché BALDOVINO, Con Un dito, fa cenno di no,

...E come, allora?

BALDOVINO. Non basta. Ecco, veda, signor marchese: inevitabilmente, noi ci costruiamo. Mi spiego. Io entro qua, e divento subito, di fronte a lei, quello che devo essere, quello che posso essere - mi costruisco - cioè, me le presento in una forma adatta alla relazione che debbo contrarre con lei. E lo stesso fa di se anche lei che mi riceve. Ma, in fondo, dentro queste costruzioni nostre messe cosi di fronte, dietro le gelosie e le imposte, restano poi ben nascosti i pensieri nostri più segreti, i nostri più intimi sentimenti, tutto ciò che siamo per noi stessi, fuori delle relazioni che vogliamo stabilire. - Mi sono spiegato?

FABIO. Si, si, benissimo... Ah, benissimo! Mio cugino mi ha detto che lei è molto intelligente.

BALDOVINO. Ecco, lei forse crede, adesso, che io abbia voluto darle un saggio della mia intelligenza.

FABIO. No, no... dicevo, perché... approvo, approvo ciò che lei ha saputo dire così bene.

BALDOVINO. Comincio io, allora, se permette, a parlare aperto. - Provo da un pezzo, signor marchese - dentro - un disgusto indicibile delle abiette costruzioni di me, che debbo mandare avanti nelle relazioni che mi vedo costretto a contrarre coi miei... diciamo simili, se lei non s'offende.

FABIO. No, prego... dica, dica pure...

BALDOVINO. Io mi vedo, mi vedo di continuo, signor marchese; e dico: - Ma quanto è vile, ma com'è indegno questo che tu ora stai facendo!

FABIO (sconcertato, imbarazzato). Oh Dio... ma no... perché?

BALDOVINO. Perché sì, scusi. Lei, tutt'al più, potrebbe domandarmi perché allora lo faccio? Ma perché... molto per colpa mia, molto anche per colpa d'altri, e ora, per necessità di cose, non posso fare altrimenti. Volerci in un modo o in un altro, signor marchese, è presto fatto. tutto sta, poi, se possiamo essere quali ci vogliamo. Non siamo soli! - Siamo noi e ]a bestia. La bestia che ci porta. - Lei ha un bel bastonarla: non si riduce mai a ragione. - Vada a persuader l'asino a non andare rasente ai precipizii: - si piglia nerbate, cinghiate, strattoni; ma va lì, perché non ne può far di meno. E dopo che lei l'ha bastonata, pestata ben bene, le guardi un po' gli occhi addogliati: scusi, non ne sente pietà? - Dico pietà. non scusarla!

- L'intelligenza che scusi la bestia, s'imbestialisce , anch'essa. Ma averne pietà é un'altra cosa! Non le pare?

FABIO. Ah, certo... certo... - Vogliamo dunque venire a noi?

BALDOVINO. Ci siamo, signor marchese. Le ho detto questo, per farle intendere che, avendo il sentimento di quel che faccio, ho anche una certa dignità che mi preme di salvare. Non c'é altro mezzo di salvarla, che parlando aperto. - Fingere, sarebbe orribile, oltre che laido, volgarissimo. - La verità!

FABIO. Ecco, sì... chiaramente... Vedremo d'intenderci...

BALDOVINO. E, allora, se permette. , domanderò.

FABIO. Come dice?

BALDOVINO. Le farò qualche domanda, se permette.

FABIO. Ah, sì, domandi pure.

BALDOVINO. Ecco.

Trae di tasca un taccuino.

Ho qua gli estremi della situazione. Dovendo fare una cosa seria. Meglio per lei, meglio per me.

Apre il taccuino e lo sfoglia:. intanto, comincia a domandare, con l'aria d'un giudice non severo:

Lei, signor marchese, è l'amante della signorina...

FABIO (scattando per troncare subito quella domanda e quella ricerca nel taccuino). Ma no! scusi... così...

BALDOVINO (calmo, sorridente). Vede? Lei recalcitra fin dalla prima domanda!

FABIO. Ma certo! Perché...

BALDOVINO (subito, severo). Non è vero? dice che non è vero? - E allora

Si alza.

mi scusi, signor marchese. Le ho detto che ho la mia dignità. - Non potrei prestarmi a una trista e umiliante commedia.

FABIO. Ma come! io credo che, anzi, così come vuol far lei...

BALDOVINO. S'inganna. La mia dignità (quella che può essere) posso salvarla solamente a patto che lei parli con me come con la Sua stessa coscienza. - O cosi, signor marchese, o non ne facciamo niente. - Non mi presto a finzioni indecorose. - La verità. - Mi vuol rispondere?

FABIO. Ebbene... sì... Ma non cerchi in codesto taccuino, per carità.

Lei vuole alludere alla signorina AGATA Renni?

BALDOVINO (non transigendo, seguita a cercare; trova; ripete). AGATA

Renni, precisamente. - Ventisette anni?

FABIO. Ventisei.

BALDOVINO (guarda nel taccuino). Compiti il nove del mese scorso: dunque, nel ventisettesimo. E...

Guarda di nuovo nel taccuino.

ci sarebbe una mamma?

FABIO. Ma scusi!

BALDOVINO. E scrupolo, creda, nient'altro che scrupolo da parte mia; affidamento per lei. Mi troverà sempre cosi preciso, signor marchese.

FABIO. Ebbene, si, c'è la madre.

BALDOVINO. Quanti anni, scusi?

FABIO. Ma... non so... ne avrà cinquantuno... cinquantadue...

BALDOVINO. Soltanto? - Ecco, perché... - dico francamente - sarebbe meglio che non ci fosse. - La madre è una costruzione irriducibile. - Ma sapevo che c'era. Dunque, abbondiamo un poco... diciamo cinquantatré. - Lei, signor marchese, avrà su per giù l’età mia... - Io sono sciupato. Ne mostro di più. Ne ho quarantuno.

FABIO. Oh, ne ho di più io, allora. Quarantatré.

BALDOVINO. Ah, mi congratulo: li porta meravigliosamente. - Sa?

Forse anch'io, rimettendomi un poco... - Quarantatré, dunque. - Ora, scusi, debbo toccare un altro tasto molto delicato.

FABIO. Mia moglie?

BALDOVINO. Ne è separato. - Per torti... - lo so, lei è un perfetto gentiluomo - e chi non è capace di farne, è destinato a riceverne. - Per torti, dunque, della moglie. - E ha trovato qua una consolazione. Ma la vita - trista usuraja - si fa pagare quell'uno di bene che concede, con cento di noje e di dispiaceri.

FABIO. Purtroppo!

BALDOVINO. Eh, l'avrei a sapere! - Bisogna che ella sconti la sua consolazione, signor marchese! Ha davanti l’ombra minacciosa d'un protesto senza dilazione. - Vengo io a mettete una firma d'avallo, e ad assumermi di pagare la sua cambiale. - Non può credere, signor marchese, quanto piacere mi faccia questa vendetta che posso prendermi contro la società che nega ogni credito alla mia firma.

Imporre questa mia firma; dire. - Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua l'onore d'una famiglia farebbe bancarotta; signor marchese, è per me una bella soddisfazione: una rivincita! - Creda che non lo faccio per altro. Lei ne dubita? ne ha tutto il diritto. perché io sono... - mi permette un paragone?

FABIO. Ma si, dica, dica,

BALDOVINO (seguitando). ...come uno che venga a mettere in circolazione oro sonante in un paese che non conosca altro che moneta di carta. - subito si diffida dell'oro; è naturale. - Lei ha certo la tentazione di rifiutarlo: no? Ma è oro, stia sicuro, signor marchese. - Non ho potuto sperperarlo, perché l'ho nell'anima e non nelle tasche. Altrimenti!

FABIO. ecco, bene! E allora, questo. Benissimo! Io non vado cercando altro, signor BALDOVINO. L'onestà! la bontà dei sentimenti!

 

Inizio pagina

 

BALDOVINO. Ho anche i ricordi della mia famiglia... - Mi è potuto costare di sacrifizii d'amor proprio, d'amarezze senza fine, di ribrezzo, di schifo... - essere disonesto. Che vuole che mi costi l'onestà? -

Lei m'invita... sì, dico, doppiamente a nozze. Sposerò per finta una donna ; ma sul serio, io sposo l'onestà.

FABIO. Ecco, si - e basta! Mi basta questo!

BALDOVINO. Basta? - Le pare che le basti? - Scusi, signor marchese; e le conseguenze?

FABIO. Come? Non capisco.

BALDOVINO. Eh. vedo che lei... - certamente perché soffre davanti a me e fa a se stesso una grande violenza per resistere a questa situazione penosa, pure d'uscirne, tratta con molta leggerezza la cosa.

FABIO. No, no: tutt'altro! . Come, con leggerezza?

BALDOVINO. Permette? - La mia onestà, signor marchese, dev'essere o non dev'essere?

FABIO. Ma sì che dev'essere! E’ l'unica condizione che le pongo!

BALDOVINO. benissimo. Nei miei sentimenti, nella mia volontà, in tutti i miei atti. - C'è. - Me la sento. - La voglio. - La dimostrerò. - Ebbene?

FABIO. Che ebbene? Le ho detto che mi basta questo!

BALDOVINO. Ma le conseguenze, signor marchese, scusi! - Guardi: l'onestà, così come lei la vuole da me - che cos'è? - Ci pensi un po'. - Niente. - Un'astrazione. - Una pura forma. - diciamo: l'assoluto. - Ora scusi, se io devo essere cosi onesto, bisognerà pure che io la viva - per cosi dire - quest'astrazione; che dia corpo a questa pura forma; che io senta quest'onestà astratta e assoluta. - E quali saranno allora le conseguenze? Ma prima di tutte, questa, guardi: . che io dovrò essere un tiranno.

FABIO - Un tiranno?

BALDOVINO. Per forza! - Senza volerlo! - Per ciò che riguarda, la pura forma, intendiamoci! (Il resto non m'appartiene). - Ma per la pura forma, onesto come lei mi Vuole e come io mi voglio - di necessità dovrò essere un tiranno glielo avverto. - Vorrò rispettate fino allo scrupolo tutte le apparenze, il che di necessità importerà gravissimi sacrifizii a lei, alla signorina, alla mamma; un'angustiosissima limitazione di libertà, il rispetto a tutte le forme astratte della vita sociale. E... parliamoci chiaro, signor marchese, anche per farle vedere che sono animato del più fermo proposito - sa che verrà fuori subito, da tutto questo? ciò che s'imporrà tra noi e salterà agli occhi di tutti? Che, trattando con me, - non si faccia illusioni - onesto com'io sarò - la cattiva azione la commettono loro, non io! - Io, in tutta questa combinazione non bella, non vedo che una cosa sola: la possibilità che loro mi fanno - e che io accetto - d'essere onesto.

FABIO. Ecco... caro signore... - capirà... - già lei stesso l'ha detto - non... non mi trovo in condizione di seguirla bene, in questo momento... - Lei parla meravigliosamente; ma tocchiamo terra, per carità!

BALDOVINO. Io? terra? Non posso!

FABIO. Come non può, scusi? che vuol dire?

FABIO. Come non può, scusi? che vuol dire?

BALDOVINO. Non posso, per la condizione stessa in cui lei mi mette, signor marchese! - Io devo vagare per forza nell'astratto. Guai se toccassi terra! - La realtà non è per me: se la riserba lei. La tocchi lei. Parli: io starò ad ascoltarla. - Sarò l'intelligenza che non scusa, ma compatisce -

FABIO (subito, additando se stesso). - la bestia? -

BALDOVINO. Scusi: conseguenza!

FABIO. Ma si! ma si! Ha ragione! E’ proprio così! Dunque, parlo io, parla la bestia: terra terra, alla buona, sa? lei ascolti e

patisca. - Proprio per intenderci...

BALDOVINO. Dice per me?

FABIO. Con lei, ma si! Con chi dunque?

BALDOVINO. No, signor marchese! Con se stesso bisogna che lei s'intende Io, per me, ho già bell'e inteso tutto. - Ho parlato tanto - (non soglio mica parlare molto io, sa?) - ho parlato perché vorrei che lei si facesse capace di tutto, bene.

FABIO. Io?

BALDOVINO. Lei, lei. Per me, già ci sono. E’ facilissimo. - che debbo fare io? - Nulla. - Rappresento la forma. - L'azione - e non bella - la commette lei: - l'ha già commessa, e io gliela riparo; seguiterà a commetterla, e io la nasconderò. - Ma per nasconderlabene, nel suo stesso interesse e nell'interesse sopratutto della signorina, bisogna che lei mi rispetti ; e non le sarà facile nella parte che si vuol riserbare! - Rispetti, dico, non propriamente me, ma la forma - la forma che io rappresento. l'onesto marito d'una signora perbene. Non la vuol rispettare?

FABIO. Ma sì, certo!

BALDOVINO. E non comprende che sarà tanto più rigorosa e tiranna, questa forma, quanto più pura lei vorrà che sia la mia onestà? - Perciò le dicevo di badare alle conseguenze. - Non per me, per lei!

Io, guardi: ho buone lenti per la mia filosofia. E per salvare, in queste condizioni, la mia dignità, mi basterà vedere nella donna che di nome sarà mia - una madre.

FABIO. Ecco, già... benissimo!

BALDOVINO. E concepire i miei rapporti con lei a traverso la creaturina che verrà - cioè, a traverso l'ufficio che mi toccherà d'adempiere: candido, nobilissimo ufficio, tutto compreso dell'innocenza del nascituro o della nascitura, che sarà. - Va bene così?

FABIO. Benissimo, sì sì, benissimo!

BALDOVINO. Per me, badi, non per lei benissimo! - Lei, signor marchese, più approva e più va incontro a un mondo di guaj!

FABIO. Come... perché, scusi? - Io non vedo tutte codeste difficoltà che vede lei!

BALDOVINO. Credo mio obbligo fargliele Vedere, signor marchese. Lei è un gentiluomo. Necessità di cose, di condizioni, la costringono a non agire onestamente. Ma lei non può fare a meno dell'onestà!

Tanto Vero che, non potendo trovarla in ciò che fa, la vuole in me.

Devo rappresentarla io, la sua onestà: - esser cioè, l'onesto marito devo rappresentarla io, la sua onestà: - esser cioè, l'onesto marito d'una donna, che non può essere sua moglie; l'onesto padre d'un nascituro, che non può essere suo figlio. E’ vero questo?

FABIO. sì, si, è vero.

BALDOVINO. Ma se la donna è sua, e non mia; se il figliolo è suo, e non mio, non capisce che non basterà che sia onesto soltanto io? - Dovrà essere onesto anche lei, signor marchese, davanti a me. Per forza! - Onesto io, onesti tutti. - Per forza!

FABIO. Come come -? Non capisco! Aspetti...

BALDOVINO. Lei si sente mancare il terreno sotto i piedi.

FABIO. Ma no, dico... se debbono mutare le condizioni...

BALDOVINO. Per forza! Le muta lei! Queste apparenze da salvare, signor marchese, non sono soltanto per gli altri! Ce ne sarà una, qua -

anche per voi! una che voi stessi avrete voluta e a cui io appunto dovrei dar corpo: - la vostra onestà. - Ci pensa lei? Badi che

non è facile!

FABIO. Ma se lei sa! -

BALDOVINO. Appunto perché so! - Parlo contro il mio interesse; ma non posso farne a meno. - La consiglio di rifletter bene, signor marchese!

Pausa. FABIO si alza e si mette a passeggiare concitatamente, costernato. Si alza anche BALDOVINO e aspetta.

FABIO (passeggiando). Certo che... comprenderà che... se io...

BALDOVINO. Ma sì, creda, sarà bene che lei ci rifletta ancora un poco, su quanto le ho detto, e lo riferisca - se crede - anche alla signorina.

Guarda appena verso l'uscio a destra.

Forse non ce ne sarà bisogno, perché... .

FABIO (voltandosi di scatto, con ira). Che cosa crede?

BALDOVINO (calmissimo, triste). Oh... sarebbe in fondo naturalissimo.

- Io mi ritiro. - Mi comunicherà, o mi farà comunicare all'albergo le sue decisioni.

Fa per avviarsi; si volta.

Può contare intanto, signor marchese, insieme con la signorina, su la mia intera discrezione.

FABIO. Ci conto.

BALDOVINO (lento, grave). Sono carico, per conto mio, di ben altre colpe; e qui, per me, non c'è colpa, ma solo una sventura. - Qualunque sia la decisione, sappia che resterò sempre gratissimo - in segreto - al mio antico compagno di collegio, d'avermi stimato degno d'accostarmi onestamente a questa sventura.

Si inchina.

Signor marchese...

 

TELA

Inizio pagina

 

1917

INTRODUZIONE

ANALISI

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

SCENA DECIMA

SCENA UNDECIMA

SCENA DODICESIMA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

Teatro

 Atti unici

●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

1892 ●

La morsa

1906 ●●●

Tutto Per bene

1910 ● Versione Inglese

Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

1926 ●●●

Diana e la tuda

1928 ●

Bellavita

1932 ●●●

Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna