Atto Primo - Scena Terza
FABIO e MAURIZIO.
MAURIZIO. Ma, dico, anche tu cosi?
FABIO. Per carità, MAURIZIO,
non dirmi nulla! Credi di aver trovato il
rimedio, tu? Sai che hai fatto? Te lo dico
io! Hai dato soltanto il belletto a un
malato!
MAURIZIO. Io?
FABIO. Tu, si! L'apparenza della
salute!
MAURIZIO. Ma se l'hai chiesto tu
stesso! Oh, intendiamoci! Non voglio far
mica la parte del salvatore io!
FABIO. Io soffro, io soffro,
MAURIZIO! soffro per quella povera
creatura, è per me una pena d’inferno! E me
la dà appunto codesto tuo rimedio, che stimo
giusto, e proprio perché lo stimo giusto,
capisci? .
Ma è un rimedio esterno, che può salvare
soltanto l'apparenza e nient'altro!
MAURIZIO. Non conta più nulla,
adesso? Eri disperato, quattro giorni fa,
per questa apparenza da salvare! Ora che
puoi salvarla.
FABIO. Vedo il mio dolore! Non ti
sembra naturale?
MAURIZIO. No, caro. Perché cosi non
la salvate più! - Dev'essere apparenza?
Bisogna che ve la diate! - Tu non ti vedi.
Ti vedo io. E debbo scuoterti, per forza,
tirarti su... darti il belletto, come tu
dici! - Egli è qua, venuto con me. - Se si
deve far presto...
FABIO. Sì, sì... dimmi, dimmi... Ma
già, è inutile! - Lo hai prevenuto che non
lo faccio padrone nemmeno d'un centesimo?
MAURIZIO. L'ho prevenuto.
FABIO. E ha accettato?
MAURIZIO. Se è qua con me! - Soltanto
per essere perfettamente in grado
d'adempiere agli obblighi che si assume con
te - date queste condizioni - chiede (e mi
sembra giusto) la liquidazione del suo
passato. Ha qualche debito.
FABIO. Quanti? Molti? Oh, me
l'immagino!
MAURIZIO. Pochi, no, pochi! - Perdio,
lo vorresti anche senza debiti?
Ne ha pochi. Ma bisogna che aggiunga - e me
l'ha raccomandato lui stesso, bada,
d'aggiungerlo - che sono cosi pochi non per
mancanza di volontà da parte sua, ma per
mancanza di credito da parte degli altri.
FABIO. Ah, benissimo!
MAURIZIO. Onesta confessione! Capirai
che, se godesse ancora di un certo
credito...
FABIO (prendendosi la testa fra le
mani). Basta! basta, per carità!
Dimmi il discorso che gli hai fatto. - E’
mal vestito? com'è? malandato?
MAURIZIO. L'ho trovato un poco
deperito, dall'ultima volta. - Ma a questo
si rimedia. Ho già rimediato in parte. Sai,
è un uomo su cui il morale può molto. Le
cattive azioni che si vede costretto a
commettere .
FABIO. gioca? bara? ruba? che fa?
MAURIZIO. Giocava. Non lo lasciano
più giocare da un pezzo. Era d'una amarezza
che accorava. Ho passeggiato con lui tutta
una notte, per il viale attorno alle mura. -
Sei mai stato a Macerata?
FABIO. Io, no.
MAURIZIO. T'assicuro che è stata per
me una nottata fantastica, tra lo sprazzare
d'una miriade di lucciole per quel viale:
accanto a quell'uomo che parlava con una
sincerità spaventosa; e, come quelle
lucciole innanzi agli occhi, ti faceva
guizzare innanzi alla mente certi pensieri
inattesi dalle più oscure profondità
dell'anima. Mi pareva, non so, di non esser
più sulla terra, ma in una contrada di
sogno, strana, lugubre, misteriosa, ov'egli
s'aggirava da padrone, ove le cose più
bizzarre, più inverosimili potevano avvenire
e sembrar naturali e consuete. Egli se
n'accorse - (s'accorge di tutto) - sorrise,
e mi parlò di Descartes.
FABIO (stordito). Di chi?
MAURIZIO. Di Cartesio. Eh, perché è
anche vedrai d'una cultura, specialmente
filosofica, formidabile. Mi disse che
Cartesio...
FABIO. Ma in nome di Dio, che vuoi
che m'importi di Cartesio, adesso?
MAURIZIO. Lasciami dire! Vedrai che
te n'importerà! Mi disse che Cartesio,
scrutando la nostra coscienza della realtà,
ebbe uno dei più terribili pensieri che si
siano mai affacciati alla mente umana: -
che, cioè, se i sogni avessero regolarità,
noi non sapremmo più distinguere il sonno
dalla veglia! - Hai provato che strano
turbamento, se un sogno ti si ripete più
volte? - Riesce quasi impossibile dubitare
che non siamo di fronte a una realtà. Perché
tutta la nostra conoscenza del mondo è
sospesa a questo filo sottilissimo. la
re-go-la-ri-tà delle nostre esperienze. -
Noi, che abbiamo questa regolarità, non
possiamo immaginare quali cose possano
essere reali, verosimili, per chi viva fuori
d'ogni regola, come quell’uomo li! - Ti dico
che, a un certo punto, mi fu facilissimo
entrare a fargli la proposta.
Parlava di certi suoi disegni, che a lui
parevano più che possibili, e a me cosi
strampalati e inattuabili, che la proposta
mia - capisci? - diventò subito d'una
facilità, che più ovvia, più piana non si
sarebbe potuto immaginare , d'una
ragionevolezza, che chiunque avrebbe potuta
accettarla. - E sbalordisci! Non fui mica io
a dirgli in prima di quella condizione del
danaro fu lui, subito, a protestare,
risentito, che - danari niente! - non voleva
neppur vederne da lontano. - Ma sai perché?
FABIO. Perché? .
MAURIZIO. Perché è molto più facile -
sostiene lui- essere un eroe che un
galantuomo. Eroi si può essere una volta
tanto; galantuomini, si dev'esser sempre. Il
che non è facile.
FABIO. Ah!
Inquieto, smanioso, fosco, sì mette a
passeggiare per la stanza.
E'... è dunque un uomo d’ingegno, a quanto
pare?
MAURIZIO. Ah, di molto, di molto
ingegno!
FABIO. Se n'è servito male - sembra!
MAURIZIO. Malissimo, malissimo. Fin
da ragazzo. Fummo compagni di collegio, te
l'ho detto. Col suo ingegno poteva arrivare
dove voleva. Studiò sempre quel che gli
piacque, quel che poteva servirgli meno. E
dice che l’educazione è la nemica della
saggezza, perché l'educazione rende
necessarie tante cose, di cui, per esser
saggi, si dovrebbe fare a meno. Ebbe
un'educazione da gran signore: gusti,
abitudini, ambizioni, vizii anche... Poi i
casi della vita... il crollo finanziario del
padre... e... - non c'è da farsene
meraviglia!
FABIO (riprendendo a passeggiare per
la stanza). E’... è anche un bell'uomo, hai
detto?
MAURIZIO. Sì, di bella presenza. -
Che cos'è?
Ride.
Di' un po'. niente niente, adesso cominci a
temere che abbia scelto troppo bene?
FABIO. Ma fa' il piacere! Vedo...
vedo del... superfluo, ecco! Ingegno,
cultura -
MAURIZIO. - filosofica! Non mi sembra
che sia superflua al caso.
FABIO. MAURIZIO, perdio, non
scherzare! lo sono sulla brace! Avrei voluto
di meno, ecco! Un uomo modesto, da bene -
MAURIZIO. - che si scoprisse subito?
. che non avesse l'apparenza conveniente? Ma
scusa! Bisognava anche tener conto della
casa in cui deve entrare... Un uomo
mediocre, non più giovane, avrebbe dato
sospetto... Ci voleva un uomo di merito, che
ispirasse rispetto e considerazione... tale,
insomma, che domani la gente si possa
spiegare la ragione per cui la signorina
Renni ha potuto accettarlo... E io sono
sicuro che -
FABIO. - che? -
MAURIZIO. - che lo accetterà - non
solo - ma mi ringrazierà un po' meglio,
almeno, di come stai facendo tu!
FABIO. Sì! Ti ringrazierà... Se la
sentissi! - Gli hai detto che si deve fare
al più presto?
MAURIZIO. Ma sì! Vedrai che saprà
subito entrare in confidenza -
FABIO. - cioè, cioè? -
MAURIZIO. - oh, Dio, in quel tanto
che vorrete accordargliene!