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COMMEDIA IN TRE ATTI
FONTE Novella «Tirocinio»
(1905)
STESURA aprile - maggio 1917
PRIMA RAPPRESENTAZIONE 27 novembre 1917 -
Torino, Teatro Carignano, Compagnia di Ruggero Ruggeri.
In questa pagina:
Introduzione e trama (da Wikipedia)
Analisi (da
Teatroteatro.it)
Articolo - Antonio Gramsci -
« Il piacere dell’onestà » di Pirandello al Carignano
(da L'Avanti! del 29 novembre 1917)
Approfondimenti nel
sito:
Sez. Novelle -
Tirocinio (raccolta
La giara)
Sez. Video -
Il piacere
dell'onestà - RAI 1954 - con Elena Zareschi, Luigi Cimara, Romolo Valli, Arturo
Bragaglia, Enrico Maria Salerno. Regia di Franco Enriquez
da
Wikipedia
Come già in
Pensaci Giacomino e in
Ma non è una cosa seria Pirandello usa l'espediente del falso matrimonio su
cui si confrontano personaggi costretti a togliersi la maschera dietro la
quale hanno ingannato se stessi e gli altri. Si rivela così il vero volto della
varia umanità dei protagonisti. Chi finora era apparso al sommario giudizio
degli altri un disonesto a cui affidare un'azione infame si rivela invece una
persona rispettabile e chi agli occhi dei buoni borghesi godeva di alta
considerazione, un marchese di alto lignaggio, si manifesta per quello che è: un
uomo infido e mediocre nelle azioni e nei sentimenti.
La sottesa critica alla borghesia
benpensante valse alla commedia il giudizio positivo di Antonio Gramsci che
avendo assistito alla "prima" scriveva:
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«C'è
nelle sua commedie uno sforzo di pensiero astratto che tende a concretarsi
sempre in rappresentazione, e quando riesce, dà frutti insoliti nel teatro
italiano di una plasticità e d'una evidenza fantastica mirabile. Così avviene
nei tre atti del "Piacere dell'onestà"»
Trama
Angelo Baldovino, uomo di poco conto, dalla
moralità
accomodante, un fallito, accetta per denaro di sposare Agata, l'amante incinta
del marchese
Fabio Colli che non può sposarla perché già ammogliato. Naturalmente si tratterà
di un
matrimonio di facciata: ognuno continuerà tranquillamente a farsi i fatti
propri.
Ma le cose non vanno come previsto. Angelo che per la prima volta si sente
investito da una grave
responsabilità prende tutto molto sul serio. Aiuterà la ragazza lasciata
sola, darà il suo nome al nascituro e sarà utile anche allo stesso marchese
Fabio, vittima di una moglie che lo tradisce. Angelo si sente investito di una
missione che lo riabiliterà di fronte agli altri e ai suoi stessi occhi:
« Ecco qua: uno ha preso alla vita quel che non doveva e
ora pago io per lui, perché se io non pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua
l'onore di una famiglia farebbe bancarotta: signor marchese, è per me una bella
soddisfazione: una rivincita! »
Egli si batterà per l'onestà rigorosamente per riscattare la sua vita
finalmente con un ideale da seguire che, dice, gli procura «il piacere dei Santi
negli affreschi delle chiese» Ma così manderà all'aria i progetti di Fabio che
ormai non troverà più accoglienza da parte di Agata che ora pensa soltanto ad
essere una buona madre per il figlio ormai nato.
Il marchese disperato vuole sbarazzarsi del "traditore" ed organizza una
società nella quale fa entrare Angelo, sperando che questi si comporti
disonestamente, venga cacciato e perda la sua fama di uomo onesto. Angelo invece
non solo dà prova di rettitudine ma smaschera di fronte ad Agata la trappola che
il marchese gli ha teso e nonostante tutto per il bene del bambino si dice
disposto a farsi accusare di furto purché a rubare realmente sia Fabio.
Sarà la stessa Agata a pregare Angelo di restare accanto a lei ormai
conquistata dalla sua onestà.
da
Teatroteatro.it
Angelo Baldovino, uomo di dubbia fama ma
anche uomo pieno di mistero, intelligente, colto e fascinoso, mette in scena le
tematiche care alla scrittura pirandelliana: la differenza fra l'essere e
l'apparire, fra la maschera sociale in contrapposizione a chi si è veramente, il
bisogno di aver stima di noi stessi, l’animo bestiale che si fonde con il
sentimento in situazioni proibitive. Gli viene richiesta solo l’apparenza di
onestà ed invece sceglie - ed il sentimento bestiale che è insito in lui gli
impedisce di fare altrimenti - di portare fino in fondo questa scelta
esistenziale.
Lui, burattino per convenienza e marito di facciata, si vendica del perbenismo
borghese, riuscendo ad imporsi con intelligenza sulla meschinità imperante. Sarà
allora che Agata, conquistata dalla trasparenza del suo comportamento, arriverà
a nutrire per lui una specie d’amore, scegliendo di condividere il destino di
quell'uomo tutto d'un pezzo.
Così, ciò che era nato come un inganno sociale si trasforma nell'unione vera di
due esseri: la maschera è stata sconfitta e, per una volta, trionfa la vita.
La contrapposizione fra il marchese Colli, l’amante che accetta la farsa al fine
di coprire la sua relazione, e Baldovino è estrema. L’uno agitato e tremolante
dimostra ben poco ingegno e nessuna nobiltà d’animo. L’altro dal parlare forbito
e pacato, ha sviluppato, nonostante i trascorsi poco limpidi, una lucidità
d’analisi e di sentimento che lo rendono fiero. Sarà lui stesso, prima di
accettare la sua “parte”, a mettere in guardia il marchese sulle conseguenze di
ciò.
“Ma se la donna è sua, e non mia; se il figliolo è suo, e non mio, non
capisce che non basterà che sia onesto soltanto io? Onesto io, onesti tutti. -
Per forza!”
Tramite l’espediente del matrimonio di facciata, ed in questo caso anche del
battesimo di facciata, rappresentato come scena muta, mentre la tempesta dilaga
preparando nella platea una sensazione di sconcerto, i personaggi sono costretti
a “smascherarsi”. E dallo smascheramento emerge la bestia di ciascuno, la
rettitudine, l'immoralità, la pochezza o l'onestà. Trapela palese una critica
alla società borghese a cui Baldovino toglie il terreno da sotto i piedi,
proprio quando, salvata l’apparenza, i benpensanti pensavano di aver tutto
sistemato.
Valentina Carrabino
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Articolo - Antonio Gramsci -
« Il piacere dell’onestà » di Pirandello al Carignano
(da L'Avanti! del 29 novembre 1917) |
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Luigi Pirandello è un « ardito» del teatro. Le sue commedie ,sono tante bombe a
mano che scoppiano nei cervelli degli spettatori e producono crolli di banalità,
rovine di sentimenti, di pensiero. Luigi Pirandello ha il merito grande di far,
per lo meno, balenare delle immagini di vita che escono fuori dagli schemi
soliti della tradizione, e che però non possono iniziare una nuova tradizione,
non possono essere imitate, non possono determinare il cliché di moda. C’è nelle
sue commedie uno sforzo di pensiero astratto che tende a concretarsi sempre in
rappresentazione, e quando riesce, dà frutti insoliti nel teatro italiano, d’una
plasticità e d’una evidenza fantastica, mirabile. Così avviene nei tre atti del
Piacere dell’onestà. Il Pirandello vi rappresenta un uomo che vive la vita
pensata, la vita come programma, la vita come « pura forma ». Non è un uomo
comune questo Angelo Baldovino. È stato un briccone, è un relitto, secondo le
apparenze. Non è, in verità, che un uomo verso il quale la società ha avuto il
torto di essere tale per cui la « pura forma » è in realtà adeguata al resto
della realtà. Il Baldovino si innesta nella commedia in un ambiente favorevole e
vive la sua vita. Diventa il marito legale di una nobile signorina che è stata
resa madre da un uomo ammogliato. Accetta la parte, ponendosi degli obblighi di
onestà, e ponendone agli altri, e sviluppa il suo pensiero. |
Diventa subito
ingombrante: il suo pensiero si realizza per sé, ma scombussola tutto
l’ambiente e arriva a questo punto morto preveduto dal Baldovino, ma
paradossale per gli altri; è necessario che il marchese Fabio, il seduttore,
diventi ladro, perché la « pura forma » si sviluppi in tutta la sua logica,
e Baldovino appaia essere il ladro, pur rimanendo accertato per tutti gli
interessati che il vero ladro è il marchese, e che non impunemente si
accettano dei contratti in cui la logica e la volontà uno deciso a
rispettarla, sono elementi essenziali. Arrivati a questo punto di
scomposizione e di dissoluzione psicologica, la commedia ha uno svolto
pericoloso, e un po’ confuso. Le reazioni sentimentali hanno il
sopravvento: la bricconeria effettiva del marchese Fabio prende un risalto
di una evidenza umoristica catastrofica, e la moglie putativa diventa moglie
effettiva e appassionata del Baldovino, che non è un briccone un galantuomo,
ma solo un uomo che vuole essere l’uno e l’altro, e sa essere effettivamente
galantuomo, lavoratore, perché queste parole non sono che attributi
contingenti di un assoluto che solo il pensiero e la volontà creano e
alimentano. La commedia di Pirandello ha
avuto un crescendo di applausi, dovuto alla virtù di persuasione insita nel
processo fantastico dell’intreccio. Ruggero Ruggeri sosteneva la parte del
Baldovino, la Vergani quella della signorina, poi signora Agata Baldovino,
il Martelli quella del marchese Fabio. Col Pettinello e la Mosso
presentarono un insieme interpretativo ottimo, ciò che contribuì a far
rilevare meglio il dialogo serrato e pieno di scorci della commedia.
Antonio Gramsci
NOTE PER LA RAPPRESENTAZIONE DEI
PERSONAGGI
Angelo Baldovino; sui quaranta;
grave; capelli fulvi, non curati affatto. Corta barba, un po' ispida, rossiccia;
occhi penetranti; parola piuttosto lenta, profonda. Veste un greve abito color
marrone; porta quasi sempre tra le dita un paio di lenti. La persona trasandata,
l'aria, il modo di parlare, di sorridere, denotano un uomo dalla vita trarotta,
che serba in sé, ben nascosti, tempestosi e amarissimi ricordi, da cui ha tratto
una strana filosofia piena insieme di ironia e d'indulgenza. Questo,
specialmente nel primo atto e in parte nel terzo. Nel secondo, appare,
esteriormente almeno, trasformato: sobriamente elegante: disinvolto, ma con
dignità; signore; ha cura della barba e dei capelli; non tiene più le lenti in
mano.
Agata Renni. Ventisette anni; altera, quasi dura per lo sforzo di resistere al
crollo della sua onestà. Disperata e ribelle nel primo atto. va poi fieramente
diritta e ossequente alla sua sorte.
La signora Maddalena; cinquantadue anni; elegante, ancora bella, ma rassegnata
alla sua età. Piena di passione per la figlia, non vede che per gli occhi di
lei.
Il marchese Fabio Colli; quarantatré anni, garbato, dabbene. con quel tanto di
goffo che predispone certi uomini a essere disgraziati in amore.
Maurizio Setti; trentotto anni; elegante e disinvolto, di parola facile, uomo di
mondo, amante d'avventure.
Marchetto Fongi. Cinquant'anni, vecchia volpe, piccola figura losca, sbilenca,
tutta pendente da un lato. arguto tuttavia e non privo di spirito e d'una certa
aria signorile.
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IL PIACERE
DELL'ONESTÁ - ATTO PRIMO |
PERSONAGGI
Angelo Baldovino
Agata Renni
La Signora Maddalena, sua madre
Il Marchese Fabio Colli
Maurizio Setti, suo cugino
Il parroco di santa Maria
Marchetto Fongi, borsista
1° Consigliere
2° Consigliere
3° Consigliere
4° Consigliere
Una cameriera, un cameriere
La comare (che non parla)
In una città dell’Italia centrale, oggi.
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2008 -
Il piacere dell'onestà - Martino Duane, Leo
Gullotta - Produzione Teatro Eliseo, Roma |
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Scena prima
Elegante salotto in casa Renni.
Uscio comune in
fondo.
Uscio laterale a destra.
Finestre a
sinistra.
Maurizio Setti, Cameriera,
poi la Signora Maddalena.
Al levarsi della tela la scena è vuota.
Si
aprirà l'uscio di fondo, entrerà la Cameriera
e darà passo a Maurizio Setti.
Cameriera: S'accomodi. Vado ad
annunziarla subito.
Via per l'uscio a destra.
Poco dopo entrerà per
questo uscio la Signora
Maddalena, turbata, ansiosa.
Maddalena: Buon giorno, Setti. Ebbene?
Maurizio: E’ qua. Arrivato con me,
stamattina.
Maddalena: E... stabilito tutto?
Maurizio: Tutto.
Maddalena: Spiegato tutto, chiaramente?
Maurizio: Tutto, tutto, non dubiti.
Maddalena (esitante): Ma.. chiaramente
come?
Maurizio: Oh Dio, gli ho diletto... gli
ho detto la cosa, com'è.
Maddalena (crollando il capo,
amaramente): La cosa... eh già!
Maurizio: Bisognava pur dirla, Signora
mia!
Maddalena: Eh si, certo... ma...
Maurizio: La cosa poi cangia, non dubiti,
ha diverso peso secondo la qualità delle
persone, i momenti, le condizioni.
Maddalena: Ecco, sì, proprio così!
Maurizio: E questo - stia sicura - l’ho
spiegato bene!
Maddalena: Come siamo noi? Chi è mia
figlia? E... accettato? Senza
difficoltà?
Maurizio: Senza difficoltà, stia
tranquilla!
Maddalena: Ah! - Tranquilla, amico mio?
Come potrei star tranquilla? - Ma com'è? Ditemi
almeno com'è?
Maurizio: Ma... un bell'uomo.
Oh Dio, non
dico mica un Adone: un bell'uomo, vedrà. Bella
presenza, una cert'aria di dignità non
affettata.
E' nobile davvero, di nascita - un
Baldovino!
Maddalena: Ma i sentimenti? Io dico per i
sentimenti!
Maurizio: Ottimi, ottimi, creda.
Maddalena: Sa parlare? Sa parlare...
dico...
Maurizio: Oh, a Macerata, Signora, in
tutte le Marche, creda, si parla benissimo.
Maddalena: No, dico, se sa parlare a
modo!
Capirete, in fondo, è tutto qui. Una
parola fuor di tono, senza quella certa...
(Tocca appena le parole con la voce, quasi che, a
proferirle, se ne senta ferire.)...quella certa... oh Dio, non so proprio come
esprimermi...
Cava un fazzoletto e si mette a piangere.
Maurizio: Bisogna farsi animo, Signora!
Maddalena: - Sarebbe una pugnalata per la
mia povera Agata!
Maurizio: No, stia proprio tranquilla per
questo, Signora.
Non gli uscirà mai di bocca una
parola men che corretta. Garantisco.
E'
riservatissimo. Misurato. Le dico, un signore.
E
poi, capisce a volo. Non tema per questa parte.
Garantisco.
Maddalena: Credetemi, caro Setti, non so
più in che mondo mi sia!
Mi sento perduta... sono inebetita... Trovarsi
così d'un tratto, di fronte a una simile
necessità!
Mi pare che sia una sciagura, di
quelle... sapete? che lasciano la porta aperta,
così che ogni estraneo possa introdursi a
curiosare.
Maurizio: Eh, nella vita...
Maddalena: E quella figliuola, quella
figliuola mia! con quel suo cuore!
Se la
vedeste, se la sentiste... E’ uno strazio!
Maurizio: Me l'immagino. Creda che con
tutto il cuore, Signora, mi Sono adoperato...
Maddalena (interrompendolo, stringendogli
la mano): Lo so! lo so!
E vedete come parlo con voi?
Perché so che siete
della famiglia: più che cugino, un fratello del
nostro Marchese.
Maurizio: Fabio è di là?
Maddalena: Di là, si. Forse ancora non
può lasciare. Bisogna tenerla d'occhio.
Appena
ha sentito annunziar voi, s'è lanciata per la
finestra.
Maurizio: Oh Dio! Per me?
Maddalena: No, non per voi! Perché sa la
ragione per cui siete andato
a Macerata e con chi ne sarete ritornato.
Maurizio: Ma questo, anzi... scusi... mi
pare che...
Maddalena: No! Che dite! Piange, si
dibatte. E’ in uno stato di disperazione, che fa
paura.
Maurizio: Ma... scusi, non s'era
stabilito così? Non aveva lei stessa approvato?
Maddalena: Eh si! ma appunto per questo!
Maurizio (costernato): Non vuole più?
Maddalena: No! che volere! Potrebbe
volerlo? Ma deve, deve per forza: bisogna che
voglia...
Maurizio: Eh già, e che si faccia una
ragione!
Maddalena: Oh Setti, la mia figliuola ne
morrà!
Maurizio: Ma no, Signora, vedrà che...
Maddalena: Ne morrà! Se pure non
commetterà prima qualche sproposito!
Io ho
condisceso troppo, capisco.
Ma fidavo... fidavo
che Fabio fosse più prudente... - Voi
aprite le braccia? - Eh si, non resta più,
difatti, che aprire le braccia, chiudere gli
occhi e lasciare che la vergogna entri.
Maurizio: Ma no, non dica così, Signora!
Se si sta provvedendo...
Maddalena (coprendosi il volto con le
mani): No... voi, voi non dite così, per carità!
E’ peggio.
Ah, credetemi, Setti, è rimorso, ora,
ciò che in me non fu altro, prima, che
debolezza. Ve lo giuro!
Maurizio: Lo credo bene, Signora.
Maddalena: Ma non potete comprendere! Siete uomo, voi, e non siete neanche padre!
Non potete comprendere che strazio sia per una
madre vedere la propria figliuola avanzarsi
negli anni, cominciare a perdere il primo fiore
della giovinezza...
Non si ha più il coraggio
di usare quel rigore che la prudenza
consiglia... dico di più, che l'onestà comanda!
Ah, l'onestà, che scherno, caro Setti, in
certi momenti!
Non possono più parlare le labbra di una madre, che - bene o male - è stata nel
mondo... ha amato... - quando gli occhi della figliuola si volgono a lei quasi a
implorare pietà!
Per non concederla apertamente, fingiamo di non
accorgerci di nulla; e questa finzione e il
nostro silenzio diventano complici, finché si
arriva... si arriva a questo punto!
Ma io
speravo, ripeto, che Fabio fosse
prudente.
Maurizio: Eh... ma la prudenza, Signora
mia...
Maddalena: Lo so! lo so!
Maurizio: Se avesse potuto, lui stesso...
Maddalena: Lo so... lo vedo... è come
impazzito anche lui, poverino!
E se non fosse
stato quel galantuomo che è, credete che tutto
questo sarebbe accaduto?
Maurizio: Fabio è tanto buono!
Maddalena: E lo sapevamo infelice,
separato da quella sua moglie indegna!
Vedete,
questa, proprio questa ragione, che avrebbe
dovuto impedire che si arrivasse fino a questo
punto, è stata pur quella d'arrivarci! Non
siete sicuro voi - ditemelo in coscienza - che
Fabio, se fosse stato libero, avrebbe
sposato la mia figliuola?
Maurizio: Oh, senza dubbio!
Maddalena: Ditemelo, ditemelo in
coscienza! Per carità!
Maurizio: Ma non lo vede lei stessa,
Signora mia, come ne è innamorato? in che stato
si trova adesso?
Maddalena: E’ vero? è vero?
Non potete
credere quanta consolazione dia anche un piccolo
attestato, in un momento come questo!
Maurizio: Ma che dice mai, Signora! che
pensa! Io ho per lei, per la
signorina Agata il massimo rispetto, la
più sincera e devota considerazione.
Maddalena: Grazie! grazie!
Maurizio: La prego di credermi! Non mi
sarei mai, altrimenti, interessato tanto.
Maddalena: Grazie, Setti. E credete,
quando una donna, una povera giovine ha atteso
per tanti anni, onestamente, un compagno per la
vita, e non lo trova, e alla fine vede un uomo
che meriterebbe tutto l’amore, e sa che
quest'uomo è stato maltrattato, amareggiato,
offeso iniquamente da un'altra donna - credete -,
non può resistere all'impulso spontaneo di
dimostrargli che non tutte le donne sono come
quella: che ce n'è pure qualcuna che sa
rispondere all'amore con l'amore e apprezzare la
fortuna che quell'altra ha calpestato.
Maurizio: Eh, si! Calpestato, povero
Fabio! Dice bene, Signora. Non
se lo meritava.
Maddalena: La ragione dice: - «No, tu
non puoi, tu non devi» - non solo nel cuore di
lei, ma anche nel cuore di quell'uomo, se è
onesto, e in quello della madre che guarda l'uno
e l'altra e si strugge.
Si tace un pezzo; si
ascolta la ragione, si soffoca lo strazio - .
Maurizio: - e alla fine viene il momento
-
Maddalena: - viene! ah, viene
insidiosamente! - E’ una serata deliziosa di
maggio. La mamma s'affaccia alla finestra. Fiori
e stelle, fuori.
Dentro, l'angoscia, la tenerezza più accorata.
E
quella mamma grida dentro di sé: - «Ma siano
anche per la mia figliuola, una volta sola
almeno, tutte le stelle e tutti i fiori!» - E
resta lì, nell'ombra, a guardia d'un delitto,
che tutta la natura intorno consiglia, che
domani gli uomini e la nostra stessa coscienza
condanneranno; ma che in quel punto si è felici
di lasciar compiere, con una strana
soddisfazione anche dei nostri sensi, e un
orgoglio che sfida la condanna, anche a costo
dello strazio con cui domani la sconteremo!
così, caro Setti!
Non posso essere scusata, ma compatita sì. Si
dovrebbe morire, dopo. Invece non si muore.
Resta la vita, che ha bisogno, per sostenersi,
di tutte quelle cose che in un momento abbiamo
buttato via.
Maurizio: Sì, Signora. Ecco. E c'è
bisogno, innanzi tutto, di calma.
Lei riconosce
che finora, qua, tutti e tre, lei per un verso, Fabio e la signorina Agata per un
altro, avete fatto troppa parte al sentimento.
Maddalena: Ah, troppa, troppa, sì,
troppa!
Maurizio: Ebbene. Ora bisogna che il
sentimento sia contenuto, si ritragga, per dar
posto alla ragione, eh?
Maddalena: Sì, sì.
Maurizio: Per far fronte a una necessità
che non ammette indugio!
Dunque... - Ah, ecco Fabio.
Scena Seconda
Marchese Fabio e Detti.
Fabio (Entrando dall'uscio a destra,
angosciato, disperato, smanioso, alla
Signora Maddalena): La prego, vada,
vada di là!
Non la lasci sola!
Maddalena: Eccomi, sì... Ma pare
che...
Fabio: Vada, la prego!
Maddalena: sì, si.
A Maurizio:
Con permesso.
Via per l'uscio di destra.
Scena Terza
Fabio e Maurizio.
Maurizio: Ma, dico, anche tu cosi?
Fabio: Per carità, Maurizio,
non dirmi nulla! Credi di aver trovato il
rimedio, tu?
Sai che hai fatto? Te lo dico
io! Hai dato soltanto il belletto a un
malato!
Maurizio: Io?
Fabio: Tu, si! L'apparenza della
salute!
Maurizio: Ma se l'hai chiesto tu
stesso! Oh, intendiamoci! Non voglio far
mica la parte del salvatore io!
Fabio: Io soffro, io soffro,
Maurizio! soffro per quella povera
creatura, è per me una pena d’inferno!
E me la dà appunto codesto tuo rimedio, che stimo giusto, e proprio perché lo
stimo giusto, capisci?
Ma è un rimedio esterno, che può salvare
soltanto l'apparenza e nient'altro!
Maurizio: Non conta più nulla,
adesso? Eri disperato, quattro giorni fa,
per questa apparenza da salvare!
Ora che
puoi salvarla.
Fabio: Vedo il mio dolore! Non ti
sembra naturale?
Maurizio: No, caro. Perché cosi non
la salvate più! - Dev'essere apparenza?
Bisogna che ve la diate! - Tu non ti vedi.
Ti vedo io. E debbo scuoterti, per forza,
tirarti su... darti il belletto, come tu
dici!
- Egli è qua, venuto con me. - Se si
deve far presto...
Fabio: Sì, sì... dimmi, dimmi... Ma
già, è inutile! - Lo hai prevenuto che non
lo faccio padrone nemmeno d'un centesimo?
Maurizio: L'ho prevenuto.
Fabio: E ha accettato?
Maurizio: Se è qua con me!
Soltanto
per essere perfettamente in grado
d'adempiere agli obblighi che si assume con
te - date queste condizioni - chiede (e mi
sembra giusto) la liquidazione del suo
passato. Ha qualche debito.
Fabio: Quanti? Molti? Oh, me
l'immagino!
Maurizio: Pochi, no, pochi! - Perdio,
lo vorresti anche senza debiti?
Ne ha pochi. Ma bisogna che aggiunga - e me
l'ha raccomandato lui stesso, bada,
d'aggiungerlo - che sono cosi pochi non per
mancanza di volontà da parte sua, ma per
mancanza di credito da parte degli altri.
Fabio: Ah, benissimo!
Maurizio: Onesta confessione! Capirai
che, se godesse ancora di un certo
credito...
Fabio (prendendosi la testa fra le
mani): Basta! basta, per carità!
Dimmi il discorso che gli hai fatto. - E’
mal vestito? com'è? malandato?
Maurizio: L'ho trovato un poco
deperito, dall'ultima volta. - Ma a questo
si rimedia.
Ho già rimediato in parte. Sai,
è un uomo su cui il morale può molto.
Le
cattive azioni che si vede costretto a
commettere .
Fabio: Gioca? bara? ruba? che fa?
Maurizio: Giocava. Non lo lasciano
più giocare da un pezzo.
Era d'una amarezza
che accorava. Ho passeggiato con lui tutta
una notte, per il viale attorno alle mura.
Sei mai stato a Macerata?
Fabio: Io, no.
Maurizio: T'assicuro che è stata per
me una nottata fantastica, tra lo sprazzare
d'una miriade di lucciole per quel viale:
accanto a quell'uomo che parlava con una
sincerità spaventosa; e, come quelle
lucciole innanzi agli occhi, ti faceva
guizzare innanzi alla mente certi pensieri
inattesi dalle più oscure profondità
dell'anima.
Mi pareva, non so, di non esser
più sulla terra, ma in una contrada di
sogno, strana, lugubre, misteriosa, ov'egli
s'aggirava da padrone, ove le cose più
bizzarre, più inverosimili potevano avvenire
e sembrar naturali e consuete.
Egli se
n'accorse - (s'accorge di tutto) - sorrise,
e mi parlò di Descartes.
Fabio (stordito): Di chi?
Maurizio: Di Cartesio. Eh, perché è
anche vedrai d'una cultura, specialmente
filosofica, formidabile.
Mi disse che
Cartesio...
Fabio: Ma in nome di Dio, che vuoi
che m'importi di Cartesio, adesso?
Maurizio: Lasciami dire! Vedrai che
te n'importerà!
Mi disse che Cartesio,
scrutando la nostra coscienza della realtà,
ebbe uno dei più terribili pensieri che si
siano mai affacciati alla mente umana: -
che, cioè, se i sogni avessero regolarità,
noi non sapremmo più distinguere il sonno
dalla veglia! - Hai provato che strano
turbamento, se un sogno ti si ripete più
volte? -
Riesce quasi impossibile dubitare
che non siamo di fronte a una realtà. Perché
tutta la nostra conoscenza del mondo è
sospesa a questo filo sottilissimo. la re-go-la-ri-tà delle nostre esperienze. -
Noi, che abbiamo questa regolarità, non
possiamo immaginare quali cose possano
essere reali, verosimili, per chi viva fuori
d'ogni regola, come quell’uomo li! - Ti dico
che, a un certo punto, mi fu facilissimo
entrare a fargli la proposta.
Parlava di certi suoi disegni, che a lui
parevano più che possibili, e a me cosi
strampalati e inattuabili, che la proposta
mia - capisci? - diventò subito d'una
facilità, che più ovvia, più piana non si
sarebbe potuto immaginare , d'una
ragionevolezza, che chiunque avrebbe potuta
accettarla. - E sbalordisci!
Non fui mica io
a dirgli in prima di quella condizione del
danaro fu lui, subito, a protestare,
risentito, che - danari niente! - non voleva
neppur vederne da lontano. - Ma sai perché?
Fabio: Perché? .
Maurizio: Perché è molto più facile -
sostiene lui- essere un eroe che un
galantuomo.
Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev'esser sempre. Il
che non è facile.
Fabio: Ah!
Inquieto, smanioso, fosco, sì mette a
passeggiare per la stanza.
E'... è dunque un uomo d’ingegno, a quanto
pare?
Maurizio: Ah, di molto, di molto
ingegno!
Fabio: Se n'è servito male - sembra!
Maurizio: Malissimo, malissimo. Fin
da ragazzo. Fummo compagni di collegio, te
l'ho detto.
Col suo ingegno poteva arrivare
dove voleva. Studiò sempre quel che gli
piacque, quel che poteva servirgli meno.
E
dice che l’educazione è la nemica della
saggezza, perché l'educazione rende
necessarie tante cose, di cui, per esser
saggi, si dovrebbe fare a meno.
Ebbe
un'educazione da gran signore: gusti,
abitudini, ambizioni, vizii anche...
Poi i
casi della vita... il crollo finanziario del
padre... e... - non c'è da farsene
meraviglia!
Fabio (riprendendo a passeggiare per
la stanza): E’... è anche un bell'uomo, hai
detto?
Maurizio: Sì, di bella presenza. -
Che cos'è?
Ride.
Di' un po'. niente niente, adesso cominci a
temere che abbia scelto troppo bene?
Fabio: Ma fa' il piacere! Vedo...
vedo del... superfluo, ecco! Ingegno,
cultura -
Maurizio: - filosofica! Non mi sembra
che sia superflua al caso.
Fabio: Maurizio, perdio, non
scherzare! lo sono sulla brace!
Avrei voluto
di meno, ecco! Un uomo modesto, da bene -
Maurizio: - che si scoprisse subito?
. che non avesse l'apparenza conveniente? Ma
scusa!
Bisognava anche tener conto della
casa in cui deve entrare...
Un uomo
mediocre, non più giovane, avrebbe dato
sospetto...
Ci voleva un uomo di merito, che
ispirasse rispetto e considerazione... tale,
insomma, che domani la gente si possa
spiegare la ragione per cui la signorina Renni ha potuto accettarlo... E io sono
sicuro che -
Fabio: - che? -
Maurizio: - che lo accetterà - non
solo - ma mi ringrazierà un po' meglio,
almeno, di come stai facendo tu!
Fabio: Sì! Ti ringrazierà... Se la
sentissi! - Gli hai detto che si deve fare
al più presto?
Maurizio: Ma sì! Vedrai che saprà
subito entrare in confidenza -
Fabio: - cioè, cioè? -
Maurizio: - oh, Dio, in quel tanto
che vorrete accordargliene!
Scena Quarta
Cameriera, Detti, poi la Signora
Maddalena.
Cameriera (accorrendo dall'uscio di
destra): Signor Marchese, la Signora la
desidera di là un momento.
Fabio: Ma ora non posso! Debbo andare
con mio cugino.
A Maurizio:
Bisogna che Io veda... gli parli.
Alla Cameriera: Dite alla Signora che abbia un po' di
pazienza: ora non posso!
Cameriera: Sissignore.
Via.
Maurizio: E' qua, a due passi: al
primo albergo. Ma così?
Fabio: Impazzisco... impazzisco...
impazzisco... Fra lei, di là, che piange...
e te, di qua, che mi dici...
Maurizio: Bada, non c'è finora alcun
impegno! - E se tu non vuoi...
Fabio: Voglio vederlo, ti dico,
parlargli!
Maurizio: E andiamo, allora, su! Ti
dico che è qua, a due passi!
Maddalena (sopravvenendo agitata):
Fabio! Fabio! Venite di qua, non
mi lasciate sola in questo momento, per
carità!
Fabio: Oh Dio! Oh Dio! .
Maddalena: E’ una crisi terribile.
Venite, ve ne scongiuro!
Fabio: Ma se debbo...
Maurizio: E no... va'! Va', adesso! ,
Maddalena: Sì, per carità Fabio!
Maurizio: Vuoi che te lo conduca qua?
Senz'impegno. Gli parlerai qua. Forse sarà
meglio, per la signorina stessa.
Fabio: Sì, vai, vai. Ma, oh!
senz'impegno, bada! E dopo che avrà parlato
con me!
Via per l'uscio a destra.
Maurizio (gli grida dietro): Ma sì!
In due minuti: vado e ritorno.
Via per la comune.
Maddalena (dietro a lui): Con lui?
Qua?
Fa per accorrere verso l'uscio a destra, ma
sopravvengono Agata e Fabio.
Scena Quinta
Agata, Fabio e Maddalena.
Agata (scarmigliata, forsennata,
divincolandosi da Fabio): Lasciami,
no: lasciami! Lasciami andare! Via... via...
Maddalena: Figliuola mia, dove vuoi
andare?
Agata: Non lo so! Via!
Fabio: Agata! Agata!
per carità!
Maddalena: Ma sono pazzie!
Agata: Lasciatemi! Impazzire o
morire! Non c'è più scampo per me!
Non reggo più!
Casca a sedere.
Maddalena: Ma aspetta prima che Fabio almeno lo veda! gli parli! che lo
veda anche tu!
Agata: No! Io? no! Ma non capite che
mi fa orrore? Non capite che è mostruoso
quello che volete fare di me?
Maddalena: Ma come! Ma se tu stessa,
figliuola mia...
Agata: No! Non voglio! Non voglio!
Fabio (disperato, risolutamente):
Ebbene, no! Se tu non vuoi, no! Non lo
voglio neanch'io!
E’ mostruoso, si! e fa
orrore anche a me! Ma hai il coraggio,
allora, d'affrontare con me la situazione?
Maddalena: Per carità, che dite,
Fabio? Voi siete uomo e potete ridervi
dello scandalo, voi!
Noi siamo due povere
donne sole e l'onta si rovescerebbe su noi!
Qua si tratta, tra due mali, di scegliere il
minore! Tra l'onta innanzi a tutti -
Agata (subito): - e quella innanzi a
uno solo, è vero? mia soltanto! Ma dovrò
starci io, con quest'uomo! vedermelo
davanti, quest'uomo che dev'esser vile,
vile, se si presta a questo!
Balza in piedi e s'avvia, trattenuta, verso
l'uscio di fondo.
No, no, non voglio! non voglio vederlo!
Lasciatemene andare, lasciatemene andare!
Maddalena: Ma dove? E che vuoi fare?
- Affrontare lo scandalo? Se vuoi questo,
io... io...
Agata (abbracciandola e rompendo in
singhiozzi, perdutamente): No... per te,
mamma! .... no... no... per te...
Maddalena: Per me? Ma no! Che dici,
per me? Non pensare a me, figliuola mia!
Non
c'è da risparmiar dolori, qua, l’una
all'altra! Né da scappare!
Dobbiamo stare
qua, e soffrire tutti e tre insieme, e
cercare di dividerci la pena, perché il male
lo abbiamo fatto tutti e tre!
Agata: Tu no... tu no, mamma!
Maddalena: Io più di te, figliuola
mia! E ti giuro che soffro più di te!
Agata: No, mamma! Perché io soffro
anche per te!
Maddalena: E io per te soltanto, e
perciò di più! Non la divido io, la mia
pena, perché sono tutta in te, figliuola
mia!
Aspetta... aspetta... si tratta di
vedere...
Agata: E’ orribile! E’ orribile!
Maddalena: Lo so... Ma vediamolo,
prima!
Agata: Non posso! non posso, mamma!
Maddalena: Ma se siamo qua noi, con
te! - Non c'è inganno!
Non nascondiamo
nulla! Rimaniamo qua, noi - io e Fabio
- accanto a te!
Agata: Ma sarà qui, te l'immagini?
qui, sempre, tra noi, Fabio, uno che
sa ciò che nascondiamo agli altri!
Fabio: Ma avrà anche lui interesse di
nasconderlo - per se, e anche a se stesso -
e starà ai patti!
Se non ci starà, tanto
meglio per noi!
Appena accennerà di non volerci più stare,
avrò io il mezzo di farlo andar via. Tanto,
non c'Importerà più di lui!
Maddalena: Capisci! Già! Perché,
sempre? Può essere per poco.
Fabio: Per poco! per poco! Starà
anche a noi, che sia per poco!
Agata: No, no! Ce lo vedremo sempre
davanti!
Maddalena: Ma aspettiamo di
conoscerlo, prima. Setti ha proprio
assicurato...
Fabio: Ci sarà modo! Ci sarà modo!
Maddalena: E’ molto intelligente,
e...
Si sente picchiare all'uscio in fondo.
Pausa
di sgomento.
Poi.
Maddalena:
Ah, eccolo... sarà lui...
Scena Sesta
Cameriera, Detti.
Agata (balzando in piedi e afferrandosi
alla madre): Via, via, mamma!
Oh Dio!
Trascina la madre verso l’uscio a destra.
Maddalena: Ma si, gli parlerà lui. -
Andiamo, andiamo di là, noi...
Fabio: Sta' tranquilla!
Maddalena e Agata via per l'uscio
a destra.
Avanti.
Cameriera (aprendo l'uscio di fondo e
annunziando): Il signor Setti, con un signore.
Fabio: Fa' passare.
Cameriera via.
Scena Settima
Maurizio, Baldovino, Fabio.
Maurizio (entrando): Ah, ecco... - Fabio, ti presento il mio amico
Angelo Baldovino.
Fabio s'inchina.
A Baldovino:
Il Marchese Fabio Colli, mio cugino.
Baldovino s'inchina.
Fabio: Prego, s'accomodi.
Maurizio: Voi avete da parlare, e vi
lascio.
A Baldovino stringendogli la mano: Ci rivedremo più tardi all'albergo, noi, eh?
Addio, Fabio.
Fabio: Addio.
Maurizio esce per la comune.
Scena Ottava
Baldovino, Fabio.
Baldovino (seduto, s'insella le lenti
su la punta del naso e, reclinando indietro
il capo): Le chiedo, prima di tutto, una
grazia.
Fabio: Dica, dica...
Baldovino: Signor Marchese, che mi
parli aperto.
Fabio: Ah, sì, sì... Anzi, non chiedo
di meglio.
Baldovino: Grazie. Lei forse però non
intende questa espressione «aperto»,
come la intendo io.
Fabio: Ma... non so... aperto... con
tutta franchezza...
E poiché Baldovino, Con Un dito, fa
cenno di no: ...E come, allora?
Baldovino: Non basta. Ecco, veda,
signor Marchese: inevitabilmente, noi ci
costruiamo.
Mi spiego. Io entro qua, e
divento subito, di fronte a lei, quello che
devo essere, quello che posso essere - mi
costruisco - cioè, me le presento in una
forma adatta alla relazione che debbo
contrarre con lei.
E lo stesso fa di se
anche lei che mi riceve.
Ma, in fondo,
dentro queste costruzioni nostre messe cosi
di fronte, dietro le gelosie e le imposte,
restano poi ben nascosti i pensieri nostri
più segreti, i nostri più intimi sentimenti,
tutto ciò che siamo per noi stessi, fuori
delle relazioni che vogliamo stabilire. - Mi
sono spiegato?
Fabio: Si, si, benissimo... Ah,
benissimo! Mio cugino mi ha detto che lei è
molto intelligente.
Baldovino: Ecco, lei forse crede,
adesso, che io abbia voluto darle un saggio
della mia intelligenza.
Fabio: No, no... dicevo, perché...
approvo, approvo ciò che lei ha saputo dire
così bene.
Baldovino: Comincio io, allora, se
permette, a parlare aperto.
Provo da un
pezzo, signor Marchese - dentro - un
disgusto indicibile delle abiette
costruzioni di me, che debbo mandare avanti
nelle relazioni che mi vedo costretto a
contrarre coi miei... diciamo simili, se lei
non s'offende.
Fabio: No, prego... dica, dica
pure...
Baldovino: Io mi vedo, mi vedo di
continuo, signor Marchese; e dico: - Ma
quanto è vile, ma com'è indegno questo che
tu ora stai facendo!
Fabio (sconcertato, imbarazzato): Oh
Dio... ma no... perché?
Baldovino: Perché sì, scusi. Lei,
tutt'al più, potrebbe domandarmi perché
allora lo faccio?
Ma perché... molto per
colpa mia, molto anche per colpa d'altri, e
ora, per necessità di cose, non posso fare
altrimenti.
Volerci in un modo o in un
altro, signor Marchese, è presto fatto.
Tutto sta, poi, se possiamo essere quali ci
vogliamo.
Non siamo soli! Siamo noi e la
bestia. La bestia che ci porta.
Lei ha un
bel bastonarla: non si riduce mai a ragione.
Vada a persuader l'asino a non andare
rasente ai precipizii: - si piglia nerbate,
cinghiate, strattoni; ma va lì, perché non
ne può far di meno. E dopo che lei l'ha
bastonata, pestata ben bene, le guardi un
po' gli occhi addogliati: scusi, non ne
sente pietà? - Dico pietà. non scusarla!
L'intelligenza che scusi la bestia,
s'imbestialisce , anch'essa. Ma averne pietà
é un'altra cosa! Non le pare?
Fabio: Ah, certo... certo... -
Vogliamo dunque venire a noi?
Baldovino: Ci siamo, signor Marchese.
Le ho detto questo, per farle intendere che,
avendo il sentimento di quel che faccio, ho
anche una certa dignità che mi preme di
salvare. Non c'é altro mezzo di salvarla,
che parlando aperto.
- Fingere, sarebbe
orribile, oltre che laido, volgarissimo. -
La verità!
Fabio: Ecco, sì... chiaramente...
Vedremo d'intenderci...
Baldovino: E, allora, se permette. ,
domanderò.
Fabio: Come dice?
Baldovino: Le farò qualche domanda,
se permette.
Fabio: Ah, sì, domandi pure.
Baldovino: Ecco.
Trae di tasca un taccuino: Ho qua gli estremi della situazione. Dovendo
fare una cosa seria.
Meglio per lei, meglio
per me.
Apre il taccuino e lo sfoglia:. intanto,
comincia a domandare, con l'aria d'un
giudice non severo: Lei, signor Marchese, è l'amante della
signorina...
Fabio (scattando per troncare subito
quella domanda e quella ricerca nel
taccuino): Ma no! scusi... così...
Baldovino (calmo, sorridente): Vede?
Lei recalcitra fin dalla prima domanda!
Fabio: Ma certo! Perché...
Baldovino (subito, severo): Non è
vero? dice che non è vero? - E allora (Si alza)
mi scusi, signor Marchese. Le ho detto che
ho la mia dignità.
Non potrei prestarmi a
una trista e umiliante commedia.
Fabio: Ma come! io credo che, anzi,
così come vuol far lei...
Baldovino: S'inganna. La mia dignità
(quella che può essere) posso salvarla
solamente a patto che lei parli con me come
con la Sua stessa coscienza.
O cosi,
signor Marchese, o non ne facciamo niente.
Non mi presto a finzioni indecorose.
La
verità. - Mi vuol rispondere?
Fabio: Ebbene... sì... Ma non cerchi
in codesto taccuino, per carità.
Lei vuole alludere alla signorina Agata
Renni?
Baldovino (non transigendo, seguita a
cercare; trova; ripete): Agata Renni, precisamente. - Ventisette anni?
Fabio: Ventisei.
Baldovino (guarda nel taccuino):
Compiti il nove del mese scorso: dunque, nel
ventisettesimo. E...
Guarda di nuovo nel taccuino:
ci sarebbe una mamma?
Fabio: Ma scusi!
Baldovino: E scrupolo, creda,
nient'altro che scrupolo da parte mia;
affidamento per lei.
Mi troverà sempre cosi
preciso, signor Marchese.
Fabio: Ebbene, si, c'è la madre.
Baldovino: Quanti anni, scusi?
Fabio: Ma... non so... ne avrà
cinquantuno... cinquantadue...
Baldovino: Soltanto? - Ecco,
perché... - dico francamente - sarebbe
meglio che non ci fosse.
La madre è una
costruzione irriducibile. - Ma sapevo che
c'era.
Dunque, abbondiamo un poco... diciamo cinquantatré.
Lei, signor Marchese, avrà
su per giù l’età mia...
Io sono sciupato.
Ne mostro di più. Ne ho quarantuno.
Fabio: Oh, ne ho di più io, allora.
Quarantatré.
Baldovino: Ah, mi congratulo: li
porta meravigliosamente. - Sa?
Forse anch'io, rimettendomi un poco... -
Quarantatré, dunque. - Ora, scusi, debbo
toccare un altro tasto molto delicato.
Fabio: Mia moglie?
Baldovino: Ne è separato. - Per
torti... - lo so, lei è un perfetto
gentiluomo - e chi non è capace di farne, è
destinato a riceverne. Per torti, dunque,
della moglie.
E ha trovato qua una
consolazione.
Ma la vita - trista usuraja -
si fa pagare quell'uno di bene che concede,
con cento di noje e di dispiaceri.
Fabio: Purtroppo!
Baldovino: Eh, l'avrei a sapere!
Bisogna che ella sconti la sua consolazione,
signor Marchese! Ha davanti l’ombra
minacciosa d'un protesto senza dilazione.
Vengo io a mettete una firma d'avallo, e ad
assumermi di pagare la sua cambiale.
Non
può credere, signor Marchese, quanto piacere
mi faccia questa vendetta che posso
prendermi contro la società che nega ogni
credito alla mia firma.
Imporre questa mia firma; dire: «Ecco qua:
uno ha preso alla vita quel che non doveva e
ora pago io per lui, perché se io non
pagassi, qua un'onestà fallirebbe, qua
l'onore d'una famiglia farebbe bancarotta;
signor Marchese, è per me una bella
soddisfazione: una rivincita!».
Creda che
non lo faccio per altro. Lei ne dubita? ne
ha tutto il diritto. perché io sono... - mi
permette un paragone?
Fabio: Ma si, dica, dica,
Baldovino (seguitando): ...come uno
che venga a mettere in circolazione oro
sonante in un paese che non conosca altro
che moneta di carta. - subito si diffida
dell'oro; è naturale.
Lei ha certo la
tentazione di rifiutarlo: no? Ma è oro, stia
sicuro, signor Marchese.
Non ho potuto
sperperarlo, perché l'ho nell'anima e non
nelle tasche. Altrimenti!
Fabio: ecco, bene! E allora, questo.
Benissimo! Io non vado cercando altro,
signor Baldovino.
L'onestà! la bontà
dei sentimenti!
Baldovino: Ho anche i ricordi della
mia famiglia...
Mi è potuto costare di sacrifizii d'amor proprio, d'amarezze senza
fine, di ribrezzo, di schifo... - essere
disonesto.
Che vuole che mi costi l'onestà?
Lei m'invita... sì, dico, doppiamente a
nozze.
Sposerò per finta una donna ; ma sul
serio, io sposo l'onestà.
Fabio: Ecco, si - e basta! Mi basta
questo!
Baldovino: Basta? - Le pare che le
basti? - Scusi, signor Marchese; e le
conseguenze?
Fabio: Come? Non capisco.
Baldovino: Eh. vedo che lei... -
certamente perché soffre davanti a me e fa a
se stesso una grande violenza per resistere
a questa situazione penosa, pure d'uscirne,
tratta con molta leggerezza la cosa.
Fabio: No, no: tutt'altro! . Come,
con leggerezza?
Baldovino: Permette? - La mia onestà,
signor Marchese, dev'essere o non dev'essere?
Fabio: Ma sì che dev'essere! E’
l'unica condizione che le pongo!
Baldovino: benissimo. Nei miei
sentimenti, nella mia volontà, in tutti i
miei atti.
C'è. - Me la sento. - La
voglio. - La dimostrerò. - Ebbene?
Fabio: Che ebbene? Le ho detto che mi
basta questo!
Baldovino: Ma le conseguenze, signor
Marchese, scusi!
Guardi: l'onestà, così
come lei la vuole da me - che cos'è? - Ci
pensi un po'. - Niente. - Un'astrazione. -
Una pura forma. - diciamo: l'assoluto.
Ora
scusi, se io devo essere cosi onesto,
bisognerà pure che io la viva - per cosi
dire - quest'astrazione; che dia corpo a
questa pura forma; che io senta quest'onestà
astratta e assoluta.
E quali saranno
allora le conseguenze? Ma prima di tutte,
questa, guardi: . che io dovrò essere un
tiranno.
Fabio - Un tiranno?
Baldovino: Per forza! - Senza
volerlo! -
Per ciò che riguarda, la pura
forma, intendiamoci! (Il resto non
m'appartiene): - Ma per la pura forma,
onesto come lei mi vuole e come io mi voglio
- di necessità dovrò essere un tiranno
glielo avverto.
Vorrò rispettate fino allo
scrupolo tutte le apparenze, il che di
necessità importerà gravissimi sacrifizii a
lei, alla signorina, alla mamma; un'angustiosissima
limitazione di libertà, il rispetto a tutte
le forme astratte della vita sociale.
E...
parliamoci chiaro, signor Marchese, anche
per farle vedere che sono animato del più
fermo proposito - sa che verrà fuori subito,
da tutto questo? ciò che s'imporrà tra noi e
salterà agli occhi di tutti?
Che, trattando
con me, - non si faccia illusioni - onesto
com'io sarò - la cattiva azione la
commettono loro, non io! -
Io, in tutta
questa combinazione non bella, non vedo che
una cosa sola: la possibilità che loro mi
fanno - e che io accetto - d'essere onesto.
Fabio: Ecco... caro signore... -
capirà... - già lei stesso l'ha detto -
non... non mi trovo in condizione di
seguirla bene, in questo momento... - Lei
parla meravigliosamente; ma tocchiamo terra,
per carità!
Baldovino: Io? terra? Non posso!
Fabio: Come non può, scusi? che vuol
dire?
Baldovino: Non posso, per la
condizione stessa in cui lei mi mette,
signor Marchese!
Io devo vagare per forza
nell'astratto. Guai se toccassi terra!
La
realtà non è per me: se la riserba lei. La
tocchi lei.
Parli: io starò ad ascoltarla. -
Sarò l'intelligenza che non scusa, ma
compatisce -
Fabio (subito, additando se stesso):
- la bestia? -
Baldovino: Scusi: conseguenza!
Fabio: Ma si! ma si! Ha ragione! E’
proprio così!
Dunque, parlo io, parla la
bestia: terra terra, alla buona, sa? lei
ascolti e
patisca. - Proprio per intenderci...
Baldovino: Dice per me?
Fabio: Con lei, ma si! Con chi
dunque?
Baldovino: No, signor Marchese! Con
se stesso bisogna che lei s'intende Io, per
me, ho già bell'e inteso tutto.
Ho parlato
tanto - (non soglio mica parlare molto io,
sa?) - ho parlato perché vorrei che lei si
facesse capace di tutto, bene.
Fabio: Io?
Baldovino: Lei, lei. Per me, già ci
sono. E’ facilissimo. - che debbo fare io? -
Nulla.
Rappresento la forma. - L'azione -
e non bella - la commette lei: - l'ha già
commessa, e io gliela riparo; seguiterà a
commetterla, e io la nasconderò.
Ma per nasconderla bene, nel suo stesso interesse e
nell'interesse sopratutto della signorina,
bisogna che lei mi rispetti ; e non le sarà
facile nella parte che si vuol riserbare!
Rispetti, dico, non propriamente me, ma la
forma - la forma che io rappresento.
L'onesto marito d'una Signora perbene. Non
la vuol rispettare?
Fabio: Ma sì, certo!
Baldovino: E non comprende che sarà
tanto più rigorosa e tiranna, questa forma,
quanto più pura lei vorrà che sia la mia
onestà? - Perciò le dicevo di badare alle
conseguenze. - Non per me, per lei!
Io, guardi: ho buone lenti per la mia
filosofia.
E per salvare, in queste
condizioni, la mia dignità, mi basterà
vedere nella donna che di nome sarà mia -
una madre.
Fabio: Ecco, già... benissimo!
Baldovino: E concepire i miei
rapporti con lei a traverso la creaturina
che verrà - cioè, a traverso l'ufficio che
mi toccherà d'adempiere: candido,
nobilissimo ufficio, tutto compreso
dell'innocenza del nascituro o della
nascitura, che sarà. - Va bene così?
Fabio: Benissimo, sì sì, benissimo!
Baldovino: Per me, badi, non per lei
benissimo!
Lei, signor Marchese, più
approva e più va incontro a un mondo di guaj!
Fabio: Come... perché, scusi? - Io
non vedo tutte codeste difficoltà che vede
lei!
Baldovino: Credo mio obbligo
fargliele Vedere, signor Marchese. Lei è un
gentiluomo.
Necessità di cose, di
condizioni, la costringono a non agire
onestamente. Ma lei non può fare a meno
dell'onestà!
Tanto Vero che, non potendo trovarla in ciò
che fa, la vuole in me.
Devo rappresentarla io, la sua onestà: -
esser cioè, l'onesto marito devo
rappresentarla io, la sua onestà: - esser
cioè, l'onesto marito d'una donna, che non
può essere sua moglie; l'onesto padre d'un
nascituro, che non può essere suo figlio. E’
vero questo?
Fabio: sì, si, è vero.
Baldovino: Ma se la donna è sua, e
non mia; se il figliolo è suo, e non mio,
non capisce che non basterà che sia onesto
soltanto io? - Dovrà essere onesto anche
lei, signor Marchese, davanti a me.
Per
forza! - Onesto io, onesti tutti. - Per
forza!
Fabio: Come come -? Non capisco!
Aspetti...
Baldovino: Lei si sente mancare il
terreno sotto i piedi.
Fabio: Ma no, dico... se debbono
mutare le condizioni...
Baldovino: Per forza! Le muta lei!
Queste apparenze da salvare, signor
Marchese, non sono soltanto per gli altri!
Ce ne sarà una, qua -
anche per voi! una che voi stessi avrete
voluta e a cui io appunto dovrei dar corpo:
- la vostra onestà. - Ci pensa lei? Badi che
non è facile!
Fabio: Ma se lei sa! -
Baldovino: Appunto perché so! - Parlo
contro il mio interesse; ma non posso farne
a meno. -
La consiglio di rifletter bene,
signor Marchese!
Pausa.
Fabio si alza e si mette a
passeggiare concitatamente, costernato.
Si
alza anche Baldovino e aspetta.
Fabio (passeggiando): Certo che...
comprenderà che... se io...
Baldovino: Ma sì, creda, sarà bene
che lei ci rifletta ancora un poco, su
quanto le ho detto, e lo riferisca - se
crede - anche alla signorina.
Guarda appena verso l'uscio a destra: Forse non ce ne sarà bisogno,
perché...
Fabio (voltandosi di scatto, con
ira): Che cosa crede?
Baldovino (calmissimo, triste): Oh...
sarebbe in fondo naturalissimo.
- Io mi ritiro. - Mi comunicherà, o mi farà
comunicare all'albergo le sue decisioni.
Fa per avviarsi; si volta:
Può contare intanto, signor Marchese,
insieme con la signorina, su la mia intera
discrezione.
Fabio: Ci conto.
Baldovino (lento, grave): Sono
carico, per conto mio, di ben altre colpe; e
qui, per me, non c'è colpa, ma solo una
sventura.
Qualunque sia la decisione,
sappia che resterò sempre gratissimo - in
segreto - al mio antico compagno di
collegio, d'avermi stimato degno
d'accostarmi onestamente a questa sventura.
Si inchina:
Signor Marchese...
Tela
|
IL PIACERE
DELL'ONESTÁ - ATTO SECONDO |

Magnifico salotto in casa Baldovino.
Vi hanno posto alcuni mobili già veduti nel
salotto dell'atto precedente.
Uscio comune
in fondo; usci laterali a destra e a
sinistra.
Scena prima
Marchetto Fongi, il Marchese Fabio.
Fongi, al levarsi della tela, col
cappello e il bastone in mano tiene
coll'altra aperto il battente dell'uscio a
sinistra e parla verso l'interno, a
Baldovino.
Fabio sta in attesa,
come uno che non voglia farsi né vedere né
sentire di là.
Fongi (verso l'interno): Grazie,
grazie, Baldovino, sì...
Ma figurati
se non vorrò assistere alla candida festa!
Grazie.
Sarò qui, sarò qui con gli amici
consiglieri, tra una mezz'oretta.
A
rivederci.
Chiude l' uscio.
Si volta verso Fabio
che gli si appressa in punta di piedi, strizza un occhio e gli fa un cenno furbesco
col capo.
Fabio (piano, con ansia): Si? Credi
proprio?.
Fongi (gli risponde prima col capo,
tenendo ancora l'occhio strizzato):
C'è cascato! c'è cascato!
Fabio: Pare anche a me. Sono già sei
giorni!
Fongi (mostra tre dita d'una mano e
le agita): Tre... trecento... trecentomila
lire - Te l'ho detto? . - Non poteva
fallire!
Gl'inserisce un braccio sotto il braccio e
s'avvia con lui verso la comune, parlando: Sarà una scena da commedia.
Ma lasciate fare
a me! lasciate fare a me!
Lo piglieremo
pulitamente per il bavero.
Via con Fabio.
Scena Seconda
Baldovino, Maurizio.
La scena resta vuota un tratto.
Si apre
l'uscio a sinistra e ne escono Baldovino
e Maurizio.
Maurizio (guardando in giro): Ma sai
che ti sei messo proprio bene?
Baldovino (astratto): si.
Con un sorriso ambiguo.
Con perfetto decoro.
Pausa.
Baldovino: E dunque... di' di', dove sei stato?
Maurizio: Mah! Un po' in giro. Fuori
delle vie ordinarie.
Baldovino: Tu?
Maurizio: Perché? Non credi?
Baldovino: Fuori delle vie ordinarie?
Nel senso che non sarai stato a Parigi o a
Nizza o al Cairo. - Dove sei stato?
Maurizio: Nel paese del caucciù e
delle banane!
Baldovino: Al Congo? .
Maurizio: sì. Nelle foreste. Oh sai?
autentiche.
Baldovino: Ah! E belve, ne hai
vedute?
Maurizio: Quei poveri negri delle
mehalle.
Baldovino: No, dico belve sul serio:
qualche tigre, qualche leopardo!
Maurizio: Che, che! Grazie. - Perdio,
come ti sfavillano gli occhi!
Baldovino (sorride amaramente. piega
le dita d'una mano e ne mostra
le unghie a Maurizio): Vedi dove
siamo arrivati?
E non ce le tagliamo mica
per disarmarci! anzi!
Perché paiano più
civili, le nostre mani: vale a dire più atte
a una lotta ben più feroce di quella che i
nostri avi bestioni combattevano, poveretti,
con le sole unghie.
Ho avuto sempre,
perciò, invidia delle belve.
E tu,
disgraziato, sei stato nelle foreste e non
hai veduto nemmeno un lupo?
Maurizio: Via, via! - Parliamo di te.
- Ebbene, come va?
Baldovino: Che cosa?
Maurizio: Ma, dico, tua moglie.
Cioè... la Signora?
Baldovino: Come vuoi che vada?
Benissimo.
Maurizio: E... i tuoi rapporti?
Baldovino (lo guarda un po'; poi
alzandosi): Che vuoi che siano!
Maurizio (cangiando tono,
rinfrancandosi): Ti trovo benone, però, sai?
Baldovino: sì, mi occupo.
Maurizio: Ah, già! So che Fabio
ha messo su una società anonima.
Baldovino: Sì, per mettermi le mani
in pasta. - Fa ottimi affari.
Maurizio: Ne sei il Consigliere
delegato?
Baldovino: Fa ottimi affari per
questo.
Maurizio: Già, già, ho saputo! E
vorrei entrarci anch'io; ma... dicono che
sei d'un rigore spaventoso!
Baldovino: Sfido! - non rubo...
Gli s'appressa, gli posa le mani su ambo le braccia:
Sai, per le mani, centinaja di migliaja.
Poterle considerare come carta straccia; non
sentirne più bisogno, minimamente -
Maurizio: - eh, per te dev'essere un
gran piacere -
Baldovino: - divino! - E nessun colpo
fallito, sai! - Ma si lavora, si lavora! - E
bisogna che tutti mi seguano!
Maurizio: Già... è questo...
Baldovino: Si lamentano, eh? Di' un
po’. strillano? mordono il freno?
Maurizio: dicono... dicono che
potresti essere un po' meno... meticoloso,
ecco!
Baldovino: Eh, lo so! . - Li soffoco!
Soffoco tutti quanti. Chiunque mi s'accosti!
-
Ma tu lo capisci: non posso farne a meno!
dieci mesi non sono più un uomo!
Maurizio: No? E che sei?
Baldovino: Ma te l'ho detto: quasi
una divinità! - Potresti in tenderlo! - Non
ho corpo se non per l'apparenza.
Sto tuffato
in mezzo alle cifre, alle speculazioni; ma
sono per gli altri; non c'è - e voglio che
non ci sia - un centesimo di mio! Sto qua,
in questa bella casa, e quasi non vedo e non
sento e non tocco nulla.
Mi meraviglio io
stesso talvolta d'udire il suono della mia
voce, il rumore dei miei passi; d'avvertire
che ho bisogno anch'io di bere un bicchier
d'acqua o di riposarmi.
Vivo, capisci? de-li-zi-o-sa-men-te, nell’assoluto di una
pura forma astratta!
Maurizio: Dovresti sentire un po' di
compassione per i poveri mortali!
Baldovino: La sento. ma non l’osso
fare altrimenti.
Lo dissi però, glielo feci
bene osservare avanti, a tuo cugino il
Marchese! - Io sto ai patti.
Maurizio: Ma tu ci provi anche un
diabolico gusto!
Baldovino: Non diabolico, no!
Sospeso
nell'aria, mi sono come adagiato su una
nuvola: è il piacere dei Santi negli
affreschi delle chiese!
Maurizio: Capirai, intanto, che non è
possibile durare a lungo così.
Baldovino (cupo, dopo una pausa): Ah,
lo so! - Finirà. E forse presto! - Ma
badino! Bisognerà veder come.
Lo guarda negli occhi:
Lo dico per loro. Apri bene gli occhi a tuo
cugino!
Mi pare che desideri troppo di
disfarsi al più presto di me. - Ti turbi?
Sai qualche cosa?
Maurizio: No, proprio nulla.
Baldovino: Via, sii sincero.
Compatisco, bada! . E' così naturale!
Maurizio: T'assicuro che non so
nulla. Ho parlato con la Signora
Maddalena. Non ho ancora visto Fabio.
Baldovino: Eh, lo so! Tutti e due, la
madre e tuo cugino, avranno pensato.
«La
maritiamo pro forma; dopo qualche tempo, con
un pretesto qualsiasi ci sbarazziamo di lui»: la cosa più sperabile, difatti, era
questa. - Ma non lo possono sperare! - Sono
stati di una deplorevole leggerezza anche in
questo.
Maurizio: Lo sospetti tu! . Chi te lo
dice?
Baldovino: Tanto vero che hanno posto
come patto fondamentale la mia onestà!
Maurizio: Ecco, dunque! Vedi bene...
Baldovino: Come sei sciocco! La
logica è una cosa, l'animo è un'altra.
Si
può per coerenza logica proporre una cosa, e
con l'animo sperarne un'altra.
Ora, credi,
potrei prestarmi, per far cosa grata a lui
che alla Signora, a offrire un pretesto
perché si sbarazzino di me.
Ma non lo
sperino, perché io... - si, potrei farlo -
ma non lo farò - per loro - non lo farò
perché loro non possono assolutamente
desiderare che io lo faccia!
Maurizio: Perdio, sei terribile!
Neghi loro anche la possibilità del
desiderio che tu commetta una cattiva
azione?
Baldovino: Guarda. Supponiamo che lo
faccia. In prima, rifiaterebbero.
Si leverebbero davanti l’ingombro opprimente
della mia persona.
L'onestà, mancata in me,
potrà credersi - se non in tutto, almeno in
parte - rimasta con loro.
La Signora rimarrà
moglie legittima, separata da un marito
indegno; e in questa indegnità del marito,
giovine com'ella è, potrà trovare una scusa
di farsi consolare da un vecchio amico di
casa.
Ciò che non era permesso a una
signorina, si può condonare facilmente a una
Signora assolta da ogni obbligo di fedeltà
coniugale. Va bene? - Io dunque, marito,
potrei essere disonesto e farmi cacciare. -
Ma io non sono entrato qua soltanto come
marito.
Da semplice marito, anzi, non sarei
mai entrato: non ce ne sarebbe stato
bisogno!
C'era bisogno di me, in quanto
questo
marito doveva tra poco esser padre ; tra
poco, dico, in tempo... quasi debito.
Qua
c'era bisogno del padre. E il padre... eh,
il padre nell'interesse di lui, del signor
Marchese, dev'essere per forza onesto!
Perché se da marito posso andarmene senza
recar danno a mia moglie, la quale, lasciato
il mio nome, riprenderà il suo; da padre, la
mia cattiva azione danneggerebbe per forza
il figlio che non avrà altro nome che il
mio; e più in basso io cadrò e più danno
egli ne avrà.
E questo, lui, non può
assolutamente desiderarlo.
Maurizio: Ah, no davvero!
Baldovino: Vedi, dunque? E per
cadere in basso, ci cadrei; tu mi conosci!
Per vendicarmi dell'azione che mi farebbero,
cacciandomi via malamente, vorrei con me il
figliuolo, che per legge m'appartiene; lo
lascerei loro qua due o tre anni per farli
affezionare a lui; poi proverei che mia
moglie convive da adultera col suo amante, e
lo toglierei loro e lo trascinerei con me,
giù... giù...
Tu sai che ho in me
un'orribile bestia, di cui ho voluto
liberarmi, incatenandola in queste
condizioni che mi sono state offerte.
Conviene a loro soprattutto farmele
rispettare, come ne ho ferma volontà;
perché, liberato da esse, oggi o domani, non
so proprio dove andrei a finire.
Cambiando tono improvvisamente:
Basta, basta... - Di' un po' ti han mandato
loro da me, appena arrivato? - Su, su, che
hai da domandarmi? Sbrigati, per favore.
Guarda l'orologio:
Ti ho accordato più tempo che non avrei
dovuto. Sai che questa mattina c'è il
battesimo del bambino?
E ho, prima del
pranzo, una riunione qua coi consiglieri
invitati.
Ti manda tuo cugino? Ti manda la
Signora madre?
Maurizio: Si, ecco; è appunto per il
battesimo del piccino.
Codesto nome che
vorresti imporgli...
Baldovino: Eh, lo so!
Maurizio: Ma scusa... - ti pare?
Baldovino: Lo so, povero piccino; è
un nome troppo grosso! Rischia quasi di
restarne schiacciato.
Maurizio (sillabando): Si-gis-mon-do!
Baldovino: Ma è un nome storico nella
mia famiglia.
Mio padre Si chiamava così:
il mio avo si chiamava così...
Maurizio: Non è una buona ragione per
loro, capirai!
Baldovino: Ma neanch'io - tu lo sai -
avrei mai pensato...
Scusa, è mia la colpa?
Brutto nome, sì, goffo, specialmente per un
piccino... e... - ti confesso
Pianissimo:
che se l'avessi avuto - di mio - forse non
l'avrei chiamato così...
Maurizio: Ah, vedi? vedi?
Baldovino: Che vedo? - questo anzi
deve dirti che non posso, ora.
Derogare a
questo nome! - Siamo sempre lì! - Non per
me; è per la forma! -
Per la forma - tu lo
capisci - giacche debbo dargli un nome - io
non posso dargli che questo! -
E’ inutile,
sai? è proprio inutile, che insistano! Mi
dispiace ; ma non transigo, puoi dirglielo!
-
Mi lascino lavorare, perbacco. Sono
futilità, codeste! Mi dispiace, caro,
d'accoglierti così.
A rivederci, eh? A
rivederci.
Gli stringe in fretta la mano e via per
l'uscio a sinistra.
Scena Terza
Maurizio, la Signora Maddalena,
Fabio.
Maurizio resterà come uno che sia
lasciato in asso sul più bello.
Poco dopo, dall'uscio a destra entreranno,
uno dopo l'altra, la Signora Maddalena
e Fabio, mogi mogi, come sospesi alla
notizia che attendono.
Maurizio li
guarderà e con un dito si gratterà la nuca.
Prima la Signora Maddalena, poi
Fabio, gli faranno un muto cenno
interrogativo col capo quella con occhi
pietosi, questi, invece, aggrottati.
Maurizio risponderà con un altro cenno
negativo del capo, socchiudendo gli occhi,
poi aprirà le braccia.
La Signora
Maddalena cascherà a sedere, come
annientata e resterà li.
Fabio sederà
anch'egli, ma tutto aggruppato, con le pugna
serrate sui ginocchi.
Sederà anche
Maurizio tentennando il capo, e soffierà
più di un lungo sospiro per le nari.
Nessuno
dei tre avrà forza di rompere il silenzio
che li schiaccia.
Ai sospiri soffiati per il
naso da Maurizio risponderanno gli
sbuffi a bocca piena di Fabio.
La
Signora Maddalena non potrà sbuffare
e neanche sospirare. Scoterà sconsolatamente
il capo con gli angoli della bocca contratti in giù.
A
ogni sospiro, a ogni sbuffo degli altri due.
Gli attori non abbiano timore di protrarre
lungamente questa scena muta.
A un certo
punto, Fabio balzerà in piedi e si
metterà a passeggiare, fremente, aprendo e
serrando le pugna.
Poco dopo si alzerà anche
Maurizio, si appresserà e si chinerà
verso la Signora Maddalena,
porgendole la mano per accomiatarsi.
Maddalena (piano, come se si
lamentasse, porgendo anche lei la mano):
Ve ne andate?
Fabio (voltandosi di scatto): Ma lo
lasci andare! Non so con qual coraggio abbia
potuto presentarsi qua!
A Maurizio:
Tu non mi guarderai più in faccia!
Si rimetterà a passeggiare.
Maurizio (non oserà protestare; si
volterà appena a guardarlo, con la mano
della Signora Maddalena ancora nella
sua, poi dirà, piano): La Signora?
Maddalena (piano, come se si
lamentasse): Attende di là al bambino.
Maurizio (con la mano della Signora
Maddalena ancora nella sua, dirà
piano): Me la ossequi.
Si porterà alla bocca la mano della Signora
Maddalena e gliela bacerà; poi tornerà ad aprire le braccia:
Le dica che... che mi perdoni.
Maddalena: Oh, lei, almeno. ha ora il
suo bambino!
Fabio (sempre passeggiando): Si! Si
divertirà col suo bambino!
Appena egli
comincerà a esercitare anche su lui la sua
vessazione!
Maddalena: E' questo, questo il mio
terrore! .
Fabio (sempre passeggiando): Ha già
cominciato col nome!
Maddalena (a Maurizio):
Credete, da dieci mesi non respiriamo più!
Fabio (sempre passeggiando):
Figuriamoci come lo vorrà educare!
Maddalena: E’ terribile... - Non
possiamo più leggere neanche un giornale
Maurizio: No? Perché?
Maddalena: Mah! Ha certe idee sulla
stampa...
Maurizio: Ma... è duro, in casa?
aspro?
Maddalena: Che! Peggio...
Garbatissimo!
Sa dire le cose per noi
più dure in una maniera... con argomenti
così impensati e che paiono, stando a
sentirlo, così inoppugnabili, che siamo
sempre costrette a
fare come vuol lui!
- E' un uomo spaventoso,
spaventoso, Setti! - Io non ho più forza
neanche di fiatare.
Maurizio: Signora mia, che vuole che
le dica?
Mi sento proprio annichilito. Non
avrei mai creduto...
Fabio (scattando di nuovo): Fammi il
piacere!
Non me ne posso andare io, in
questo momento, perché c'è il battesimo; se
no, me n'andrei subito!
Ma vattene, vattene
tu! Lo capisci che non posso più sentirti
dire così?
Che non posso più vederti davanti
a me?
Maurizio: Hai ragione, sì... Vado,
Vado...
Scena Quarta
Cameriere e Detti.
Cameriere (aprendo l'uscio di fondo e
annunziando): Il signor Parroco
di Santa Marta.
Maddalena (alzandosi): Ah, fate
entrare.
Il Cameriere si ritira.
Maurizio: A rivederla, Signora.
Maddalena: Ve ne volete proprio
andare? Non volete assistere al battesimo?
Fareste piacere ad Agata. - Fatevi
vedere, fatevi vedere!
Io spero molto in voi.
Maurizio aprirà ancora una volta le
braccia: s'inchinerà, guarderà Fabio,
non oserà neanche salutarlo; e andrà via per
l'uscio di fondo, inchinandosi al Parroco
di Santa Marta che nel frattempo, entrerà,
introdotto dal Cameriere il quale
tornerà a ritirarsi, richiudendo l'uscio.
Scena Quinta
Il Parroco di Santa Marta, la Signora
Maddalena e Fabio.
Maddalena: Benvenuto, s'accomodi,
signor Parroco.
Parroco: Come sta? come sta, Signora?
Fabio: Reverendo signor Parroco!
Parroco: Caro signor Marchese! - Son
venuto, Signora, per prendere le
disposizioni.
Maddalena: Grazie, signor Parroco.
Già è stato qui il chierico che lei ha
mandato.
Parroco: Ah, bene, bene.
Maddalena: Sissignore. E abbiamo
preparato tutto di là.
Anche con gli arredi
che ha portato dalla chiesa.
Ah, è venuto un
amore, sa? Bello! proprio bello! Ora lo
conduco a vedere -
Parroco: - la Signora?
Maddalena (restando imbarazzata):
Ecco, la faccio chiamare.
Parroco: No, se è occupata! Volevo
sapere se stava bene.
Maddalena: Sì, adesso bene, grazie. -
Capirà, è tutta del suo piccino.
Parroco: Eh, me l’immagino!
Maddalena: Non se ne stacca un
momento.
Parroco: E il signor Marchese,
dunque, sarà il padrino?
Fabio: Già... si...
Maddalena: E io la madrina!
Parroco: Ah, questo s'intende... E...
per il nome? Resta fissato quello?
Maddalena: Purtroppo...
Un grosso sospiro.
Fabio (rabbioso): Purtroppo!
Parroco: Però... sanno... in fondo...
è un bel santo.. un re! Io mi occupo,
modestamente, d'agiografia...
Maddalena: Oh, lo sappiamo, lei è un
dotto!
Parroco: No, no... per carità, non dica! Studio con passione... si...
Fu re di Borgogna, san Sigismondo, ed ebbe
in moglie Amalberga, figliuola di
Teodorico...
Sebbene poi, rimasto vedovo...
disgraziata.
Sfortunatamente sposò una
damigella di lei... una perfida che, per
infami istigazioni, gli fece commettere...
eh, si... il più atroce dei delitti... sul
proprio figliuolo...
Maddalena: Dio mio! Sul proprio
figliuolo? E che gli fece?
Parroco: Eh... (gesto delle due mani)
- lo strangolò!
Maddalena (quasi con un grido, a
Fabio): Avete capito?
Parroco (subito): Ah, ma si pentì,
sa? Subito!
E si dedicò in espiazione agli
esercizi della più rigida penitenza; si
ritirò in un'abbazia; vesti il sajo; e le
sue virtù e il supplizio sopportato con
santa rassegnazione lo fecero onorare come
un martire!
Maddalena: Ebbe anche il supplizio?
Parroco (con gli occhi socchiusi,
allunga il collo, lo piega, e poi con un
dito fa il segno della decapitazione): Nel
524, se non sbaglio.
Fabio: Non c'è male! Un bel santo!
Strangola il figlio... muore decapitato...
Parroco: Ma spesso i più grandi
peccatori, signor Marchese, diventano i
santi più eccelsi!
E questo fu anche un
saggio, creda! Si deve a lui il codice dei
Borgognoni, la famosa Loi Gombette!
E’
un'opinione, veramente combattuta; ma io sto
col Savigny che la sostiene... si si... si
si... io sto coI Savigny!
Maddalena: Per me, Padre, l'unico
conforto è che potrò chiamarlo
col suo diminutivo: - Dino.
Parroco: Ecco, ecco... Sigismondo,
Sigismodino, Dino... va benissimo!
Per un
bambino - Dino - quadra... quadra a
meraviglia, è vero,
signor Marchese?
Maddalena: Si! Ma sta a vedere se lui
lo permetterà.
Fabio: Ecco... appunto...
Parroco: Eh, dopo tutto... se tiene
al nome del padre il signor Baldovino...
- bisognerà aver pazienza...
Dunque, come
si resta per l'ora?
Maddalena: Ma bisognerà che lo dica
lui, anche questo, signor Parroco. -
Aspetti.
Preme un campanello elettrico alla parete.
Lo faremo subito avvertire. Abbia pazienza
un momento.
Scena Sesta
Detti, Cameriere.
Il Cameriere entra dall'uscio di fondo.
Maddalena: Avvertite il signore che c’è
qua il signor Parroco. Se può venire un
momento... - Di qua, di qua...
Indicherà l'uscio a sinistra.
Il Cameriere
s'inchinerà, attraverserà la scena, picchierà
all'uscio a sinistra, aprirà e andrà via.
Scena Settima
Il Parroco, la Signora Maddalena,
Fabio, Baldovino.
Baldovino (entrando, premuroso,
dall'uscio a sinistra): Oh, reverendissimo
signor Parroco, onoratissimo della
sua visita.
Prego, prego, stia comodo.
Parroco: L'onore è mio. Grazie,
signor Baldovino. Noi l'abbiamo
incomodata.
Baldovino: Che dice, per carità! Sono
proprio felice di vederla in casa mia. In
che posso servirla?
Parroco: Favorirmi, grazie. Ecco...
volevamo accordarci per l'ora del battesimo.
Baldovino: Ma a sua disposizione,
signor Parroco; quando vuole!
La
madrina è qua, il padrino è qua; la comare
credo sia di là; io sono pronto... la chiesa
è qui a due passi...
Maddalena (con stupore): Come? .
Fabio (con ira a stento repressa):
Come?
Baldovino (voltandosi a guardarli,
quasi stordito): Perché?
Parroco (subito): Ecco, signor
Baldovino... si era disposto... - ma
come? lei non lo sapeva?
Maddalena: E’ tutto pronto di là!
Baldovino: Pronto? Che cosa?
Parroco: Per il battesimo! Da
celebrarlo in casa, per far più degna!a
festa.
Fabio: Il signor Parroco
stesso ha mandato alcuni arredi della
chiesa!
Baldovino: Per far più degna la
festa? Mi perdoni, signor Parroco,
non m'aspettavo che lei dovesse dire cosi.
Parroco: No, ecco... intendo.,. che
in città è uso, sa? di tutti i signori più
in vista, celebrare in casa la festa.
Baldovino (con semplicità
sorridente): E lei non avrebbe più caro,
signor Parroco, che uno desse
l’esempio di quell'umiltà, per cui non c'è
signori né poveri davanti a Dio?
Maddalena: Ma nessuno vuole offendere
Dio, celebrando in famiglia il battesimo!
Fabio: Eh via!
Scusa... pare che sia
un proposito in te di guastar tutto,
ostacolando sempre ciò che propongono gli
altri!
E’ curioso, via... che tu...
proprio tu, t'immischi in queste cose e
faccia la lezione!
Baldovino: Per carità, caro Marchese,
non mi far fare la voce grossa.
Vuoi forse la mia professione di fede?
Fabio: Ma no! non voglio niente!
Baldovino: Se ti pare un'ipocrisia da
parte mia...
Fabio: Non ho detto ipocrisia! Mi
pare un puntiglio, ecco!
Baldovino: Vuoi entrare nel mio
sentimento? Che ne sai tu?
Ma voglio
ammettere tu creda che, secondo il
sentimento mio, non dovrei dare importanza a
quest'atto, che voi tutti pure volete
compiere... - del battesimo!
Ebbene; ma
tanto più, allora!
Se quest'atto non è per
me, ma per il bambino, e io come voi
riconosco e approvo che per lui si debba
compiere, intendo che sia compiuto come si
deve ; che il bambino, senz'alcun privilegio
che offenderebbe l'atto stesso che
gli si fa compiere, vada in chiesa, al fonte
battesimale.
Mi sembra curioso, piuttosto,
che le facciate dire a me, queste cose,
davanti al signor Parroco, che non
può non riconoscere quanta maggior divozione,
è vero? e solennità abbia un battesimo
celebrato, nudamente, nella sua sede degna.
Parroco: Ah, certo! non c'è dubbio!
Baldovino: Del resto, non ci sono
soltanto io. - poiché si tratta del bambino
- che prima di tutto appartiene alla madre -
sentiamo anche lei!
Preme due volte alla parete il campanello
elettrico.
Non parleremo né io, né voi : lasceremo
parlare il signor Parroco.
Scena Ottava
Cameriera, Detti, Agata.
La cameriera entrerà per l'uscio a
destra.
Baldovino: Pregate la Signora, se può
favorire qua un momento.
La cameriera s'inchinerà e andrà via.
Parroco: Ecco... io, veramente...
avrei più caro che parlasse lei, signor
Baldovino, che parla cosi bene...
Baldovino: Oh no, no; anzi, guardi:
io mi ritiro. Dirà lei, come crede, le mie
ragioni;
A Maddalena e a Fabio:
voi direte le vostre. Deciderà la madre,
cosi, in piena libertà.
E si farà come lei
avrà deciso. - Eccola.
Agata, entrerà dall'uscio a destra,
in una ricca vestaglia.
Sarà pallida,
rigida.
Fabio e il Parroco si
alzeranno.
Baldovino starà in piedi.
Agata: Oh, il signor Parroco.
Parroco: Le mie congratulazioni,
Signora.
Fabio (inchinandosi): Signora...
Baldovino (ad Agata): E’ per
disporre circa il battesimo.
Al Parroco:
La riverisco, Reverendo.
Parroco: La ossequio, signor
Baldovino.
Baldovino, via per l'uscio a
sinistra.
Scena Nona
Detti, meno Baldovino.
Agata: Ma non si è disposto? io non
so...
Maddalena: SI E tutto pronto di là!
tutto... così bene!
Fabio: Ce n'è una nuova! .
Parroco Il signor Baldovino...
già...
Maddalena: Non vuole che si faccia
più in casa il battesimo!
Agata: E perché non vuole?
Maddalena: Ma perché, dice. .
Parroco: Permette, Signora?
Veramente non ha detto che non vuole vuole
che decida lei, Signora, perché sopratutto -
ha detto - il bambino appartiene alla madre.
Sicché, se lei vuole, Signora, che si
celebri in casa.
Maddalena: Ma si! Come s'era rimasti!
Parroco: Io veramente non ci trovo
nulla di male.
Fabio: S'è fatto in tante case!
Parroco: E l'ho fatto notare, è vero?
l'ho fatto anche notare al signor
Baldovino!
Agata: E allora? Non so su che cosa
debba decidere io.
Parroco: Ah, ecco... Perché il signor
Baldovino ha fatto osservare - e
giustamente, bisogna riconoscerlo - con un
senso di rispetto che gli fa molto onore -
ha fatto osservare che il battesimo
certamente avrebbe maggior solennità
celebrato in chiesa nella sua sede degna :
anche per non offendere... - ah! ha detto
una parola veramente bella! «senz'alcun
privilegio» ha detto «che offenderebbe
l'atto stesso che si fa compiere al bambino».
Come principio!... Come
principio!...
Agata: Ebbene, se lei approva...
Parroco: Ah, come principio, Signora,
non posso non approvare!
Agata: Dunque si faccia come vuol
lui.
Maddalena: Ah! Come? Approvi anche
tu?
Agata: Ma si che approvo, mamma!
Parroco: Come principio, io dico,
Signora; ma poi...
Fabio: Non vi sarebbe nessun'offesa!
.
Parroco: Oh, certo! nessuna! che
offesa?
Fabio: C'è solo il gusto di guastare
una festa!
Parroco: Ma se la Signora stessa
decide cosi...
Agata: Si, signor Parroco ;
decido cosi.
Parroco: E allora, sta bene. - La
chiesa è qui: non hanno che da farmi
avvertire. - La ossequio, Signora.
Alla Signora Maddalena:
Signora...
Maddalena: L'accompagno.
Parroco: Non s'incomodi, prego... -
Signor Marchese...
Fabio: La riverisco.
Parroco (a Maddalena): Non
s'incomodi, Signora.
Maddalena: Ma no... prego, prego...
Via per la comune il Parroco e la
Signora Maddalena.
Scena Decima
Agata, Fabio.
Agata, pallidissima, fa per ritirarsi
per l'uscio a destra.
Fabio, tutto
fremente, le si appresserà e le parlerà a
voce bassa, concitatamente.
Fabio: Agata, in nome di Dio,
non spingere fino all'estremo la mia
pazienza!
Agata: Basta, (indicherà austeramente, più col capo che con
la mano l'uscio a sinistra)
ti prego!
Fabio: Ancora... ancora come vuol
lui?
Agata Se come vuol lui, ancora una
volta è giusto...
Fabio: Tutto, tutto è stato giusto
per te, ciò che lui ha detto fin dal primo
giorno che ci fu messo tra i piedi!
Agata: Non ritorniamo adesso a
discutere su ciò che fu stabilito allora,
d'accordo!
Fabio: Ma perché vedo che sei tu,
ora, tu!
Tutto è stato per te vincere
l'orrore della prima impressione!
Potesti
vincerlo ascoltando, non vista, le sue
parole e ora, eccoti: puoi star
tranquilla, così, a quanto si stabilì allora
e che io accettai solamente per tranquillar
te!
Sei tu, ora, sei tu! Perché lui sa -
Agata (subito, fiera): - che sa?
Fabio: Vedi? vedi? Tu vieni a lui!
che egli sappia che tra, noi non c'è più
nulla da allora!
Agata: Io tengo a me!
Fabio: No! a lui! a lui!
Agata: Io non posso tollerare per me
stessa ch'egli supponga altrimenti!
Fabio: Ma si, per la stima di lui,
che desideri! Come se egli non si fosse
prestato a questo patto tra noi!
Agata: Dire cosi, per mie, non
significa altro - se mai - che la vergogna
sua dovrebbe essere anche la nostra.
Tu la
vorresti per lui. Io non la voglio per me!
Fabio: Ma io voglio quello che è mio!
quello che dovrebbe esser mio ancora,
Agata!
Te... te... te... La afferrerà,
freneticamente, per stringerla a sé.
Agata (reluttando, senza cedere
minimamente): No... no... via! lasciami
andare!
Te l'ho detto: non sarà mai, non
sarà più, se tu prima non riuscirai a
cacciarlo...
Fabio (senza lasciarla, con foga
crescente): Ma sarà oggi stesso!
Lo caccerò
via come un ladro, oggi, oggi stesso!
Agata (stupita, senza più forza di
resistere): Come un ladro?
Fabio (stringendola a se): Si...
si... come un ladro! come un ladro! C'è
cascato! Ha rubato!
Agata: Ne sei certo?
Fabio: Ma si! Ha già più di
trecentomila lire in tasca!
Lo cacceremo.
Scena Undicesima
Baldovino, Detti.
S'apre l'uscio a sinistra e ne uscirà col
cappello a staio in capo Baldovino.
Scoprendo i due abbracciati, subito si
fermerà, sorpreso.
Baldovino: Oh! - chiedo scusa...
Poi con severità attenuata da un sorriso di
finissima arguta:
Dio mio, signori: sono entrato io, e non è
niente ; ma pensate, poteva entrare il cameriere.
Chiudete almeno le porte,
mi raccomando.
Agata (fremente di sdegno): Non c'era
affatto bisogno di chiudere!e porte!
Baldovino: Non dico per me, Signora.
Lo dico al signor Marchese, per lei!
Agata: L'ho detto io stessa al signor
Marchese, che ora - del resto -
(Lo guarderà fieramente):
avrà da intendersi con lei!
Baldovino: Con me? - Volentieri. - E
su che?
Agata (sprezzante): Domandatelo a voi
stesso!
Baldovino: A me?
Si volta a Fabio:
Che cosa?
Agata (a Fabio,
imperiosamente): Parlate!
Fabio: No, non adesso...
Agata: Voglio che glielo diciate
adesso davanti a me!
Fabio: Ma bisognerebbe aspettare...
Baldovino (subito, sarcastico): Il
signor Marchese ha forse bisogno di testimonii?
Fabio: Non ho bisogno di nessuno! Voi
avete intascato trecento mila lire!
Baldovino (calmissimo, sorridente):
No, più, signor Marchese!
Eh, sono più! sono
cinquecentosessantatremila... aspetti!
Caverà dalla tasca interna il portafoglio,
ne trarrà cinque cartoncini con prospetti di
cifre a rendiconto, debitamente intestati, e
leggerà nell'ultimo la cifra totale: cinquecentosessantatremilasettecentoventotto
e sessanta centesimi!
Più di mezzo
milioncino, signor Marchese. - Lei fa di me
una stima troppo mediocre!
Fabio: Siano quelle che siano! - Non
me n'importa! - Potete tenervele, e andare!
Baldovino: Troppa furia... troppa
furia, signor Marchese!
Lei ha ragione
d'averne, a quanto sembra; ma appunto per questo badi che il caso è molto più grave di
quanto lei s'immagina.
Fabio: Ma via! Smettete adesso
codeste arie!
Baldovino: Che arie, no...
Si volgerà ad Agata:
Prego la Signora d'avvicinarsi e di stare a
sentire.
Poi, come Agata con accigliata
freddezza si sarà appressata:
Se volete prendervi il piacere di darmi del
ladro, potremo intenderci anche su questo:
anzi, è bene che c'intendiamo subito.
Ma
vi prego di considerare intanto, che non è
giusto, prima di tutto, per me. Ecco qua:
(Mostrerà loro i cartoncini, tenendoli aperti
a ventaglio):
Da questi prospetti - lei vede, signor
Marchese - risultano intestate come risparmi
e imprevisti guadagni della vostra Società
le cinquecento e più mila lire.
Ma non fa
niente: si può rimediare, Signora! - Avrei
potuto mettermele in tasca con due dita,
secondo loro, indicherà a Fabio,
alludendo anche ai suoi soci.
Se fossi
cascato nella trappola che m'han fatto
tendere da un certo omino storto cacciatomi
tra i piedi, quel signor Marchetto
Fongi che è venuto anche stamattina... -
Oh
A Fabio:
non nego che non fosse tesa con una certa
abilità, la trappola!
Ad Agata:
Lei non s'intende di queste cose, Signora;
ma mi avevano combinato un certo giro di
partita, per cui doveva risultare a me solo
un'eccedenza di guadagno che avrei potuto
intascarmi senz'altro, sicurissimo che
nessuno se ne sarebbe accorto. Se non che,
loro che mi avevano appunto combinato questo
giro.
Se io ci fossi cascato e avessi
intascato il danaro, m'avrebbero colto
subito con le mani nel sacco.
A Fabio:
Non è cosi?
Agata (con sdegno appena contenuto,
guardando Fabio che non risponde):
Avete fatto questo?
Baldovino (subito): Oh no, Signora!
Non c'è da aversene a male!
E se lei può
rivolgergli con tanta fierezza codesta
domanda, guardi che non lui, ma io debbo
sentirmi mancare, perché vuol dire che
veramente la condizione di quest’uomo s'è
fatta intollerabile.
E se si è fatta
intollerabile la sua, per conseguenza,
intollerabile la mia!
Agata: Perché, la vostra?
Baldovino (le volgerà un rapido
sguardo di profonda intensità e subito
abbasserà gli occhi, turbato, come
smarrito): Ma perché... se io divento uomo
davanti a lei... io... io... non potrei
più... - ah, Signora... m'avverrebbe la cosa
più trista che si possa dare: quella di non
potere più alzar gli occhi a sostenere lo
sguardo degli altri...
Si passerà una mano sugli occhi, sulla
fronte, per riprendersi:
No... via, via... Qua bisogna venir subito a
una risoluzione!
(Amaramente):
Ho potuto pensare che mi sarei presa oggi la
soddisfazione di trattare come ragazzini
questi signori consiglieri, questo
Marchetto Fongi, e anche voi, Marchese, che
v'eravate fatta l'illusione di prendere al
laccio, cosi, uno come me!
Ma ora penso
che se avete potuto ricorrere a codesto
mezzo, di denunziarmi come ladro, per
vincere il ritegno di lei (indicherà Agata)
senza neppur considerare che questa vergogna
di cacciarmi di qua come un ladro, di fronte
a cinque estranei, si sarebbe rovesciata sul
bambino appena nato... - eh, penso che dev'essere
ben altro il piacere, per me, dell'onestà!
Porgerà a Fabio i cartoncini che ha
mostrato:
Ecco qua a lei, signor Marchese.
Fabio: Che volete che me ne faccia!
Baldovino: Li laceri. sono l'unica
prova per me! - Il danaro è in cassa, fino
all'ultimo centesimo.
(Lo guarderà fermo negli occhi; poi, con
forza c con durezza sprezzante):
Ma bisogna che lo rubi lei!
Fabio (rivoltandosi come sferzato in
faccia): Io?
Baldovino: Lei, lei, lei.
Fabio: Siete pazzo?
Baldovino: Vuol far le cose a mezzo,
signor Marchese?
Le ho pur dimostrato che,
volendomi onesto, doveva per forza risultar
questo: che la cattiva azione l'avrebbe
commessa lei! Rubi questo danaro: passerò io
per ladro - e me ne andrò, perché,
veramente, qui non posso più stare.
Fabio: Ma sono pazzie!
Baldovino: No, che pazzie! Io ragiono
per lei e per tutti.
- Non dico mica che lei
debba mandarmi in galera. - Non potrebbe. -
Lei ruberà il danaro solamente per me.
Fabio (fremendo e facendoglisi
incontro): Ma che dite?
Baldovino: Non s'offenda: è una
parola, signor Marchese! Lei farà una
magnifica figura.
Toglierà per un momento
il danaro dalla cassa, per far vedere che
l'ho rubato io.
Poi subito lo rimetterà, per
che i suoi soci naturalmente non abbiano a
soffrir danno della fiducia che mi hanno
accordato per un riguardo a lei.
E’ chiaro.
Il ladro resterò io.
Agata (insorgendo): No! no! . questo
no!
Controparte dei due uomini.
E allora, come
per correggere, senza cancellarla,
l'impressione della sua protesta:
E il bambino?
Baldovino: Ma è una necessità,
Signora...
Agata: Ah no! Io non posso, io non
voglio ammetterla!
Scena Dodicesima
Cameriere, Detti, poi i Quattro Consiglieri, Marchetto Fongi,
la Signora Maddalena, la Comare.
Cameriere (presentandosi sull'uscio a
destra in fondo e annunziando):
I signori Consiglieri e il signor Fongi.
Si ritira.
Fabio (subito, costernatissimo):
Rimandiamo a domani questa discussione!
Baldovino (pronto, forte, sfidando):
Io sono deciso e pronto fin d'adesso.
Agata: E io vi dico che non voglio,
capite? non voglio!
Baldovino (con estrema risoluzione):
Ma più che mai per questo. Signora...
Marchetto Fongi (entrando coi
quattro Consiglieri): Permesso?....
Permesso? ...
Contemporaneamente, dall'uscio a destra,
entrano la Signora Maddalena col
cappello in capo e la Comare tutta parata di
gala, infìocchettata, con sulle braccia il
neonato in un port-enfant ricchissimo
coperto da un velo celeste.
Tutti si fanno
attorno, con esclamazioni, congratulazioni,
saluti, a soggetto, mentre la Signora
Maddalena solleva cautamente il velo per
mostrare il neonato.
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IL PIACERE
DELL'ONESTÁ - ATTO TERZO |

Lo studio di Baldovino. Ricco arredo di
sobria eleganza. Uscio in fondo, uscio
laterale a destra.
Scena prima
Baldovino, la Signora Maddalena.
Baldovino, vestito dello stesso abito
con cui s'è presentato al primo atto, sederà
fosco e duro, coi gomiti sulle ginocchia e
la testa tra le mani, guardando a terra.
La
Signora Maddalena gli parlerà
affannosamente da presso:
Maddalena: Ma dovreste capire che non
avete questo diritto!
Non si tratta più ne
di voi, ne di lui; neppure di lei; ma del
bambino, del bambino!
Baldovino (levando il capo a
guardarla ferocemente): E che volete che
importi a me del bambino!
Maddalena (atterrita; ma
riprendendosi): Oh Dio, è vero.
Ma vi
richiamo a quanto voi stesso diceste, per il
bambino appunto: il danno che gliene sarebbe
venuto!
Sante parole che si sono impresse
nel cuore della mia figliuola e che ora -
dovreste intenderlo - glielo fanno
sanguinare; ora ch'ella non è più altro che
madre, madre soltanto!
Baldovino: Non intendo più nulla, io
adesso, Signora!
Maddalena: Ma non è vero! Se l'avete
fatto notare voi stesso, jeri, a lui!
Baldovino: Che cosa?
Maddalena: Che non avrebbe dovuto
farlo per il bambino!
Baldovino: Io? - Ma no, Signora. - A
me non importa niente che il signor marchese
l'abbia fatto.
Sapevo bene che l'avrebbe
fatto.
(La guarderà, più con fastidio che con sprezzo):
E lo sapevate del resto anche voi, Signora!
Maddalena: Io, no! io, no, vi giuro!
Baldovino: Ma come noi Perché avrebbe
messo su, altrimenti, questa Società
anonima?
Maddalena: Perché? - Io penso per...
per darvi da fare...
Baldovino: Già, e allontanarmi da
casa! - Senza dubbio, semplicemente per
questo, in principio. perché sperava che,
avendo qua una maggiore libertà, mentr'io
ero occupato altrove, la vostra figliuola --
Maddalena (subito interrompendolo): -
no, Agata no! - Lui certo, sì, l'avrà
fatto per questo.
Ma vi posso assicurare
che Agata...
Baldovino (levando le braccia e
scattando): Ah perdio, ma dunque siete cosi
cieca anche voi?
Potete far codesta
assicurazione - voi - a me?
Maddalena: E’ la verità...
Baldovino: E non vi fa spavento?
Pausa.
Baldovino:
Non capite che questo vuol dire ch'io me ne
debbo andare, e che voi, invece di venir qua
da me, dovete star presso la vostra
figliuola a persuaderla che è bene ch'io me
ne vada?
Maddalena: Ma come, Dio mio, come? E’
tutto qui!
Baldovino: Non importa come! Importa
che me ne vada!
Maddalena: No! no! Ve l'impedirà lei!
Baldovino: Per carità, Signora, non
fate perdere la testa anche a me!
Non mi
fate venir meno la forza che ancora mi
rimane, di veder le conseguenze di ciò che
gli altri ciecamente fanno!
Ciecamente,
badate, non per mancanza d'intelletto, ma
perché quando uno vive, vive e non si
vede.
Vedo io, perché sono entrato qua per
non vivere.
Volete farmi vivere per forza? Badate a
voi, che se la vita mi riprende e acceca
anche me...
(S'interromperà, dominando a stento
l'irrompere della sua umanità che, nella
minaccia, ogni volta gli dà un aspetto quasi
feroce; e riprenderà. calmo, quasi frigido):
Guardate... guardate...
Io dunque,
semplicemente, la conseguenza ho voluto far
notare al signor marchese di ciò che ha
fatto: - che cioè, volendo far passare per
ladro un uomo onesto - (non io, onesto.
capite? ma quell'uomo ch'egli ha voluto qua
onesto e che io mi son prestato a
rappresentare per dimostrargli la sua
cecità) - volendo farlo passare per ladro,
bisognava che il danaro lo rubasse lui.
Maddalena: Ma come volete che lo rubi
lui?
Baldovino: Per far passare me da
ladro.
Maddalena: Ma egli non può! non deve!
Baldovino: Egli lo ruberà, ve lo dico
io - Lo ruberà per finta.
Se no, lo ruberò
io per davvero! - Volete costringermi
proprio a rubarlo?
Scena Seconda
Detti, Maurizio.
Maurizio entrerà costernato
dall'uscio a destra.
Baldovino,
appena lo vedrà entrare, scoppierà in una
lunga risata.
Baldovino: Ah! ah! ah! ah! - Vieni a
pregarmi anche tu di «non commettere
questa pazzia»?
Maddalena (subito a Maurizio):
Si, si, per carità, Setti, persuadetelo,
voi!
Maurizio: Ma stia tranquilla che non
la commetterà!
Perché sa bene che è una
pazzia; non sua, ma di Fabio!
Baldovino: Ti ha spinto lui a correr
subito al riparo?
Maurizio: Ma no! Io sono qua perché
tu stesso m'hai scritto di venire
Baldovino: Ah, già! - E m'hai portato
davvero le cento lire che ti chiedevo in
prestito?
Maurizio: Non ti ho portato nulla!
Baldovino: Perché hai capito - uomo
di spirito - ch'era tutta una finzione?
Bravissimo!
(Si prenderà con le mani la giacca e):
Vedi però che mi trovi vestito per andarmene
- come ti dicevo nel mio biglietto - con lo
stesso abito con cui son venuto!
A un onest'uomo vestito cosi - eh? - non mancano
proprio che le cento lire domandate in
prestito a un proverbiale amico d'infanzia,
per andarsene via decentemente.
(Con uno scatto improvviso, accostandoglisi e
ponendogli una mano di qua, uno mano di là,
sulle braccia):
Bada che tengo moltissimo a questa finzione!
Maurizio (stordito): Ma che diavolo
dici?
Baldovino (voltandosi a guardar la
Signora Maddalena e ridendo di
nuovo): Questa povera Signora guarda con
tanto d'occhi...
(Amabile, ambiguo):
Ora le spiego, Signora...
Dunque, veda,
l'errore del signor marchese, Signora mia -
(errore, badi, scusabilissimo, e degno per
me del maggior compatimento!) - è consistito
semplicemente nel credere ch'io potessi
realmente cascare in una trappola.
L'errore
non è irreparabile. Il signor marchese si
persuaderà che, essendo io entrato qua per
una finzione a cui ho preso gusto, questa
finzione dev'esser seguita fino all'ultimo -
fino al furto, sissignori - ma non sul
serio, ha capito? che io, cioè, debba
mettermi in tasca davvero trecentomila lire,
come credeva lui (son più di cinquecento,
Signora).
Faccio tutto gratis ; anche il dramma necessario di questo furto
per il piacere che mi son preso!
E non
temete, oh! che ponga a effetto la minaccia
fatta balenare solo per tenere in rispetto
il signor marchese: che vorrò prendermi il
bambino, di qui a tre o quattro anni! -
Storie! - Che volete che me ne faccia io,
del bambino?
O temete forse un ricatto?
Maurizio: Ma smettila, via! Qua
nessuno può pensarlo!
Baldovino: E se per esempio l'avessi
pensato io?
Maurizio: Ti dico di smetterla!
Baldovino: Non il ricatto, no... - ma
di condurre la finzione fino a godermi
questo squisito piacere, di vedervi qua
tutti affannati a scongiurarmi di non voler
passare per ladro prendendomi un danaro, che
pur con tanta industria mi si voleva far
prendere!
Maurizio: Ma se tu non l'hai preso?
Baldovino: Bravo! Perché voglio che
lo prenda lui, con le sue mani!
(Vedendo comparire in gran subbuglio,
affannato, pallidissimo, Fabio sulla
soglia dell'uscio a destra):
E lo prenderà, ve l'assicuro io!
Scena Terza
Fabio, Detti.
Fabio (smorendo e accostandosi
trepidante a Baldovino): Lo prenderò?
Ma dunque... oh Dio! - avete
lasciato... - avete lasciato in altre mani le
chiavi della cassa?
Baldovino: No, signor marchese.
Perché?
Fabio: Dio mio... Dio mio... e
allora? che qualcuno sia venuto a sapere...
per qualche confidenza del Fongi?
Maurizio: Manca il danaro dalla
cassa?
Maddalena: Oh Dio!
Baldovino: Ma no, stia tranquillo,
signor marchese;
(Batterà una mano sulla giacca per indicare la tasca interna):
l'ho qua!
Fabio: Ah! L'avete preso voi?
Baldovino: Le ho detto che con me non
si fanno le cose a mezzo!
Fabio: Ma dove volete insomma
arrivare?
Baldovino: Non tema. Sapevo che a
un gentiluomo come lei avrebbe fatto
ribrezzo togliere anche per finta, per un
momento solo, questo danaro dalla cassa ; e
sono andato a prenderlo io, jersera.
Fabio: Ah si? E. a quale scopo?
Baldovino: Ma per dar modo a lei,
signor marchese, di fare il magnifico gesto
della restituzione.
Fabio: V'ostinate ancora in codesta
pazzia?
Baldovino: Vede che l'ho preso
realmente.
E se lei ora non fa come le dico
io, questa che dev'essere ancora una
finzione, diventerà sul serio ciò che voleva
lei.
Fabio: Volevo... - ma non capite che
non voglio più, adesso?
Baldovino: Lo voglio io, adesso,
signor marchese.
Fabio: Che volete?
Baldovino: Precisamente ciò che
voleva lei. - Non ha detto jeri, di là alla
Signora, (allude ad Agata)
ch'io avevo in tasca il danaro? - Ebbene,
l'ho in tasca!
Fabio: Ah, ma non avete in tasca
anche me, perdio!
Baldovino: Anche lei! - anche lei,
signor marchese! - Io vado adesso alla
riunione del Consiglio.
Debbo far l'esposizione. Lei non può impedirmelo.
Tacerò
naturalmente di quest'eccedenza che il
signor Marchetto Fongi mi aveva cosi bene
combinata, e gli darò la soddisfazione di
sorprendermi a rubare.
Ah, non dubiti,
saprò simulare a maraviglia lo smarrimento
del ladro colto in fallo. Poi aggiusteremo
qua ogni cosa.
Fabio: Voi non lo farete!
Baldovino: Lo farò, lo farò, signor
marchese.
Maurizio: Ma non si può passar per
ladro volontariamente, quando non si è!
Baldovino (fermo, minacciando): Vi ho
detto che son deciso anche a rubare davvero,
se v'ostinate a impedirmelo!
Fabio: Ma perché, in nome di Dio,
perché? se io stesso vi prego di rimanere?
Baldovino (fosco, con gravità lenta,
voltandosi a guardarlo): E come vorrebbe
lei, signor marchese, che io rimanessi qua,
ora?
Fabio: Vi dico che sono pentito...
pentito sinceramente...
Baldovino: Di che?
Fabio: Di ciò che ho fatto!.
Baldovino: Ma non di ciò che ha fatto
dev'esser pentito lei, caro signore, perché
è naturalissimo ma di ciò che non ha fatto!
Fabio: E che avrei dovuto fare?
Baldovino: Che? Ma dovevate venir da
me subito, dopo qualche mese, a dirmi che se
stavo ai patti io (il che non mi costava
nulla), e volevate starci anche voi (
com'era naturale ) ; c'era qualcuno qua,
sopra di voi e di me, a cui - com'io stesso
vi avevo predetto - la dignità, la nobiltà
dell'animo avrebbero impedito di starci; e
subito io, allora, vi avrei dimostrato
l'assurdità della vostra pretesa, che cioè
entrasse qua, a far questa parte, un uomo
onesto!.
Fabio: Si, si, avete ragione! E
difatti me la son presa con lui (indicherà Maurizio)
che mi ha portato qua uno come voi!
Baldovino: Ma no, che ha fatto
benissimo lui, credete, a portar me!
Un mediocre onesto volevate voi qua, è
vero?
Come se fosse possibile che un
mediocre accettasse una simile posizione,
senz'essere un farabutto!
Ho potuto
soltanto accettarla io che - come vedete -
posso anche non farmi scrupolo di passare
per ladro!
Maurizio: Ma come? perché? .
Fabio (contemporaneamente): Cosi, per
gusto?
Maurizio: Chi ti costringe? Nessuno
lo vuole!
Maddalena: Nessuno! Siamo qua tutti a
pregarvi!
Baldovino (a Maurizio): Tu,
per amicizia...
Alla Signora Maddalena:
Lei, per il bambino...
A Fabio:
E voi, per che cosa?
Fabio: Ma anche per questo.
Baldovino (guardandolo negli occhi,
da presso): E per che altro?
(Fabio non risponde)
Ve lo dico io per che altro : perché avete
veduto l'effetto, ora, di ciò che avete
fatto
a Maddalena:
Signora mia, il buon nome del bambino? Ma è
un'illusione!
Lui sa (indicherà Maurizio)
che pur troppo... il mio passato... - Si,
poteva questa mia vita d'ora... cosi
specchiata... fino dall’alba della sua
venuta al mondo... non far pensare più,
forse, a tante cose tristi... notturne...
dell'altra mia vita...
Ma lui (indicherà Fabio)
ha da pensare adesso a ben altro che al
bambino, Signora!
(Si rivolge anche agli altri):
Non volete tener conto di me? Vi pare ch'io
possa esser qua sempre un lume soltanto, per
voi, e basta? Ho anch'io infine la mia
povera carne che grida!
Ho sangue anch'io,
nero sangue, amaro di tutto il veleno dei
miei ricordi... e ho paura che mi s'accenda!
Jeri, di là, quando questo
signore (indicherà Fabio)
mi buttò in faccia, davanti alla vostra
nobile figliuola, il presunto mio furto, io
son caduto, più cieco di lui, più cieco di
tutti, in un'altra e ben più grave insidia
che da dieci mesi, stando qua, accanto a
lei, quasi senza ardire di guardarla,
occultamente m'ha teso questa mia carne:
s'è servita del vostro trabocchetto da
bambini, signor marchese, per farmi sentir
l'abisso.
Io dovevo tacere,
capite? ingozzare davanti a lei la vostra
ingiuria, passar per ladro, si, davanti a
lei : poi prendervi a quattr'occhi e dirvi e
dimostrarvi che non era vero e costringervi
segretamente a seguitar fra noi due d'intesa
la parte sino alla fine. Non ho saputo
tacere.
La mia carne ha gridato! . -
voi... lei... tu... avete ancora il coraggio
di trattenermi?
Io dico che per castigare
a dovere questa mia vecchia carne , sono ora
forse costretto a rubare davvero!
Resteranno tutti muti a guardarlo,
sbigottiti.
Una pausa.
Entrerà dall'uscio a
destra Agata, pallida e decisa.
Si
fermerà dopo alcuni passi.
Baldovino
la guarderà, vorrebbe forzarsi a resisterle
composto e grave;
ma gli si leggerà negli
occhi quasi uno smarrimento di terrore.
Scena Quarta
Agata, Detti.
Agata (alla madre, a Fabio, a
Maurizio): Lasciatemi parlare con
lui, da sola.
Baldovino (quasi balbettando, con gli
occhi bassi): No.., no, Signora... guardi,
io...
Agata: Ho da parlarvi.
Baldovino: È... è inutile, Signora...
Ho detto loro.., tutto ciò che avevo da
dire...
Agata: E sentirete ora ciò che ho da
dirvi io.
Baldovino: No, no... per carità... È
inutile, le assicuro... basta... basta...
Agata: Lo voglio.
Agli altri:
Vi prego di lasciarci soli.
La Signora Maddalena, Fabio,
Maurizio usciranno per l'uscio a
destra.
Scena Quinta
Agata, Baldovino.
Agata: Non vengo a dirvi di non
andarvene. Vengo a dirvi che verrò con
voi.
Baldovino (avrà un momento ancora di
smarrimento... si sosterrà appena; poi dirà
piano): Capisco.
Non volete parlarmi del
bambino. Una donna come voi non chiede sacrifizi : - li fa.
Agata: Ma non è niente affatto un
sacrifizio. È quello che devo fare.
Baldovino: No, no, Signora : voi non
dovete farlo, ne per lui, ne per voi!
E sta
a me d 'impedirvelo, a qualunque costo!
Agata: Non potete. Sono vostra
moglie. volete andarvene? È giusto.
Vi approvo, e vi seguo.
Baldovino: Dove? - Ma via, che dite?
- Abbiate pietà di voi e di me.... e non mi
fate parlare... intendetelo da voi stessa,
perché io...perché io... davanti a voi non
so... non so più parlare...
Agata: Non c'è più bisogno di parole.
Mi bastò fin dal primo giorno ciò che
diceste.
Dovevo entrar subito a porgervi la
mano.
Baldovino: Ah, se l’aveste fatto,
Signora! Vi giuro che sperai... sperai per
un momento che lo faceste... dico. che foste
entrata... - non che avrei potuto toccare la
vostra mano... - Sarebbe tutto finito fin
d'allora!
Agata: Vi sareste tirato indietro?
Baldovino: No, vergognato, Signora...
davanti a voi, come mi vergogno adesso.
Agata: E di che? D'aver parlato
onestamente?
Baldovino: Facile, Signora!
Facilissima l'onestà finche si trattava di
salvare un'apparenza, capite?
Se voi foste
entrata a dire che l'inganno per voi non era
più possibile, io non avrei potuto restare
qua neanche un minuto. Come non posso più
restare adesso?
Agata: Ma dunque voi avete pensato -.
Baldovino: - no, Signora. Ho
aspettato. - Non vi vidi entrare...
Ma
parlai appunto per dimostrare a lui che
pretendere da me l 'onestà era impossibile -
non per me - per vojaltri!
Dovete
intendere perciò, che ora - avendo voi
mutate le condizioni - essa diventa invece
impossibile per me : non perché me ne
manchi il desiderio, la volontà, ma per ciò
che io sono, Signora... per tutto quello che
ho fatto...
Già solo questa parte che mi
son prestato a rappresentare...
Agata: L'abbiamo voluta noi, questa
parte!
Baldovino, E io l'ho accettata!
Agata: Ma dichiarando avanti quali
sarebbero state le conseguenze per non farle
accettare a lui!
Ebbene, io le ho
accettate!
Baldovino: E non dovevate, non
dovevate, Signora! - (il vostro errore è
questo) - non ho parlato io - mai - qua: ha
parlato una maschera grottesca! - E perché?
voi eravate qua, tutti e tre, nella povera
umanità che spasima nella gioia o gode nel
tormento della sua vita!
Una povera debole
madre, qua, aveva pur saputo compiere il sacrifizio di consentire che la sua
figliuola amasse fuori d'ogni legge! E voi,
presa d'amore per un brav'uomo, avevate
potuto non pensare che quest'uomo era
sventuratamente legato a un'altra donna!
Vi
son sembrate colpe, queste? Avete voluto
correr subito al riparo, chiamando me qua?
E io sono venuto a parlarvi un linguaggio
asfissiante, quello di un 'onestà fittizia e
contro natura, a cui voi avevate avuto il
coraggio di ribellarvi!
Sapevo bene che a
lungo andare quegli altri due non avrebbero
più potuto accettarne le conseguenze.
La
loro umanità doveva ribellarsi! Ho sentito
tutti gli sbuffi di vostra madre e quelli
del signor marchese.
E m'è piaciuto tanto,
credete, vedergli ordire ora quest'insidia
pur contro la più grave delle conseguenze
che gli avevo predette! Il pericolo vero
era per voi, Signora: che le accettaste voi
sino alla fine! e le avete accettate,
difatti, avete potuto accettarle, voi,
perché disgraziatamente in voi, per forza,
con la maternità, l'amante doveva morire.
Ecco, voi non siete più altro che madre.
Ma io, io non sono il padre del vostro
bambino, Signora!
Capite bene ciò che
vuole dir questo?
Agata: Ah, è per il bambino? che non
è vostro?
Baldovino: No! no! che dite!
intendetemi bene!
Per il solo fatto che
voi vorreste venire con me, lo fate vostro
il bambino, vostro soltanto e dunque più
sacro per me che se fosse mio veramente
pegno del vostro sacrifizio e della vostra
stima!
Agata: E allora?
Baldovino: Ma l'ho detto per
richiamarvi alla mia realtà, Signora, poiché
voi non vedete che il vostro bambino!
Voi
parlate ancora a una maschera di padre!
Agata: No, no... io parlo a voi,
uomo!
Baldovino: E che sapete voi di me?
chi sono io?
Agata: Ma ecco chi siete. questo.
(E, come Baldovino, quasi annichilito, abbasserà il capo):
Potete alzar gli occhi, se io posso
guardarvi ; perché davanti a voi, qua tutti
allora dobbiamo abbassare i nostri, solo per
questo, che delle vostre colpe voi avete
vergogna.
Baldovino: Non avrei mai supposto che
la sorte mi potesse riserbare d'udir parlare
cosi...
(Riscotendosi violentemente, come da un fascino):
No... no... Signora... via! Credete, ne
sono indegno!
Sapete che ho qua - qua -
cinquecento e più mila lire?
Agata: Voi le restituirete, e ce
n'andremo.
Baldovino: Che! Fossi matto! Non le
restituisco, Signora! Non le resti-tu-i-sco!
Agata: vuol dire che io e il bambino
vi seguiremo anche per questa via...
Baldovino: Mi seguireste... anche
ladro?
Cascherà a sedere come stroncato.
Avrà un violento impeto di pianto
e si nasconderà il volto con le mani.
Agata (Lo guarderà un tratto, poi si recherà all'uscio a destra e
chiamerà): Mamma!
Scena Sesta
Maddalena, Detti.
La Signora Maddalena entrando scorgerà
Baldovino che piange e resterà come basita.
Agata: Puoi dire a quei signori che non
hanno più nulla da fare qua.
Baldovino (subito levandosi): No,
aspetta... il danaro!
Caverà di tasca un grosso portafoglio.
Non lei - io!
Cercherà di rattenere il pianto, di ricomporsi;
non troverà il fazzoletto.
Agata subito
gli porgerà il suo.
Egli intenderà l'atto che li
accomuna, in quel pianto, per la prima volta;
bacerà il fazzoletto, poi se lo porterà agli
occhi tendendo a lei una mano.
Si riprenderà in un sospiro che lo gonfierà di commossa gioia, e dirà:
So bene ora, come debbo dir loro!
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