La vita di un paesino siciliano viene scossa
dall'arrivo del nuovo impiegato comunale, il
signor Ponza, e di sua suocera, la signora
Frola. Si mormora che con loro sia arrivata
anche la moglie dell'impiegato, ma nessuno
l'ha mai vista.
Non basta nè al popolino, nè ai superiori
del signor Ponza che questi compia
perfettamente il suo lavoro, che sia una
persona inappuntabile. Tutti vogliono fare
della sua vita privata un caso pubblico, per
avere qualcosa di cui (s)parlare. E cresce
l'interesse della gente quando si viene a
sapere che la moglie del signor Ponza vive
segregata in casa, senza avere rapporti
neanche con la madre. L'unico contatto tra
loro è affidato a poche righe scritte dalla
figlia e calate dalla finestra in un
cestino.
La commedia ha il ritmo di una seduta in
tribunale, dove si alternano a discolparsi e
a dare la loro versione dei fatti la suocera
e il genero.
- La prima, messa alle strette dalla
curiosità popolare, finisce per ammettere
che il signor Ponza è posseduto da un
sentimento ossessivo per la moglie fino a
volere tutto il suo amore per sè. Così che
anche l'amore filiale che la moglie nutre
per la madre sia filtrato dalla sua persona.
- Di contro, il signor Ponza sostiene che la
suocera sia diventata pazza per la perdita
della vera figlia: infatti la donna
segregata in casa sarebbe la sua seconda
moglie, ma rivelarlo alla suocera le
procurerebbe un dolore grandissimo.
Nell'ultima scena, la signora Ponza, con un
velo nero che le copre il volto dichiara:
"Io sono colei che mi si crede.". La
verità è in lei, dietro la sua maschera,
nascosta dalla soggettività del personaggio.
Personaggio chiave della commedia è Laudisi
che sin dall'inizio della discussione è
convinto che la verità assoluta non sia
raggiungibile: si è di fronte a verità
possibili, soggettive, contrastanti fra loro
e non oggettivamente certe. Situazione
paradigmatica della visione di Laudisi è il
suo colloquio davanti allo specchio. Si
trova solo in casa e, salutando con due dita
la propria immagine riflessa, dice: "Eh
caro! - chi è il pazzo di noi due? Eh lo so:
io dico TU! e tu col dito indichi me. Va là
che, a tu per tu, ci conosciamo bene noi
due. Il guaio è che, come ti vedo io, gli
altri non ti vedono... Tu per gli altri
diventi un fantasma! Eppure, vedi questi
pazzi? senza badare al fantasma che portano
con sè, in se stessi, vanno correndo, pieni
di curiosità, dietro il fantasma altrui! e
credono che sia una cosa diversa.".
Laudisi di fronte alla sua immagine può
"comunicare", perché lo specchio gli mostra
la sua maschera, ovvero ciò che appare agli
altri e che lui non può vedere. Ed anche le
persone sono maschere, senza interiorità e
senza radici, e solo per questo possono
parlare tra di loro. Ma, svuotata com'è
della verità, che è irraggiungibile, la
comunicazione non è fruttuosa, perché manca
il suo punto d'arrivo. La comunicazione è
quindi frutto di un compromesso; è farsi
come gli altri ci vedono.
SCENA OTTAVA
DETTI, la SIGNORA FROLA, TUTTI GLI ALTRI.
La signora Frola s'introdurrà tremante,
piangente, supplicante, con un fazzoletto in
mano, in mezzo alla ressa degli altri, tutti
esagitati.
SIGNORA FROLA Signori miei, per pietà! per
pietà! Lo dica lei a tutti, signor
Consigliere!
AGAZZI (facendosi avanti, irritatissimo)
Io le dico, signora, di ritirarsi subito!
Perché lei, per ora, non può stare qua!
SIGNORA FROLA (smarrita) Perché?
perché?
Alla signora Amalia: Mi rivolgo a lei,
mia buona signora...
AMALIA Ma guardi... guardi, c'è lì il
Prefetto...
SIGNORA FROLA Oh! lei, signor Prefetto! Per
pietà! Volevo venire da lei!
IL PREFETTO No, abbia pazienza, signora! Per
ora io non posso darle ascolto. Bisogna che
lei se ne vada! se ne vada via subito di
qua!
SIGNORA FROLA Sì, me n'andrò! Me n'andrò
oggi stesso! Me ne partirò, signor Prefetto!
per sempre me ne partirò!
AGAZZI Ma no, signora! Abbia la bontà di
ritirarsi per un momento nel suo quartierino
qua accanto! Mi faccia questa grazia! Poi
parlerà col signor Prefetto!
SIGNORA FROLA Ma perché? Che cos'è? Che
cos'è?
AGAZZI (perdendo la pazienza) Sta per
tornare qua suo genero: ecco! ha capito?
SIGNORA FROLA Ah! Sì? E allora, sì... sì, mi
ritiro mi ritiro... subito! Volevo dir loro
questo soltanto: che per pietà, la
finiscano! Loro credono di farmi bene e mi
fanno tanto male! Io sarò costretta ad
andarmene, se loro seguiteranno a far così;
a partirmene oggi stesso, perché lui sia
lasciato in pace! - Ma che vogliono, che
vogliono ora qua da lui? Che deve venire a
fare qua lui? - Oh, signor Prefetto!
IL PREFETTO Niente, signora, stia
tranquilla! stia tranquilla, e se ne vada,
per piacere!
AMALIA Via, signora, sì! sia buona!
SIGNORA FROLA Ah Dio, signora mia, loro mi
priveranno dell'unico bene, dell'unico
conforto che mi restava: vederla almeno da
lontano la mia figliuola!
Si metterà a piangere.
IL PREFETTO Ma chi glielo dice? Lei non ha
bisogno di partirsene! La invitiamo a
ritirarsi ora per un momento. Stia
tranquilla!
SIGNORA FROLA Ma io sono in pensiero per
lui! per lui, signor Prefetto! sono venuta
qua a pregare tutti per lui; non per me!
IL PREFETTO Sì, va bene! E lei può star
tranquilla anche per lui, gliel'assicuro io.
Vedrà che ora si accomoderà ogni cosa.
SIGNORA FROLA E come? Li vedo qua tutti
accaniti addosso a lui!
IL PREFETTO No, signora! Non è vero! Ci sono
qua io per lui! Stia tranquilla!
SIGNORA FROLA Ah! Grazie! Vuol dire che lei
ha compreso...
IL PREFETTO Sì, sì, signora, io ho compreso.
SIGNORA FROLA L'ho ripetuto tante volte a
tutti questi signori: è una disgrazia già
superata, su cui non bisogna più ritornare.
IL PREFETTO Sì, va bene, signora... Se le
dico che io ho compreso!
SIGNORA FROLA Siamo contente di vivere così;
la mia figliuola è contenta. Dunque... - Ci
pensi lei, ci pensi lei... perché, se no,
non mi resta altro che andarmene, proprio! e
non vederla più, neanche così da lontano...
Lo lascino in pace, per carità!
A questo punto, tra la ressa si farà un
movimento; tutti faranno cenni; alcuni
guarderanno verso l'uscio; qualche voce
repressa si farà sentire.
VOCI Oh Dio... Eccola, eccola!
SIGNORA FROLA (notando lo sgomento, lo
scompiglio, gemerà perplessa, tremante)
Che cos'è? Che cos'è?
SCENA NONA
DETTI, la SIGNORA PONZA, poi il
SIGNOR PONZA.
Tutti si scosteranno da una parte e
dall'altra per dar passo alla signora Ponza
che si farà avanti rigida, in gramaglie, col
volto nascosto da un fitto velo nero,
impenetrabile.
SIGNORA FROLA (cacciando un grido
straziante di frenetica gioja ) Ah !
Lina... Lina... Lina...
E si precipiterà e s'avvinghierà alla donna
velata, con l'arsura d'una madre che da anni
e anni non abbraccia più la sua figliuola.
Ma contemporaneamente, dall'interno, si
udranno le grida del signor Ponza che subito
dopo si precipiterà sulla scena.
PONZA Giulia !... Giulia !... Giulia!...
La signora Ponza, alle grida di lui,
s'irrigidirà tra le braccia della signora
Frola che la cingono. Il signor Ponza,
sopravvenendo, s'accorgerà subito della
suocera così perdutamente abbracciata alla
moglie e inveirà furente:
Ah! L'avevo detto io i sono approfittati
così, vigliaccamente, della mia buona fede?
SIGNORA PONZA (volgendo il capo velato,
quasi con austera solennità) Non temete!
non temete! Andate via. PONZA (piano,
amorevolmente, alla signora Frola )
Andiamo, sì, andiamo...
SIGNORA FROLA (che si sarà staccata da
sé, tutta tremante, umile, dall'abbraccio,
farà eco subito, premurosa, a lui) Sì,
sì... andiamo, caro, andiamo...
E tutti e due abbracciati, carezzandosi a
vicenda, tra due diversi pianti, si
ritireranno bisbigliandosi tra loro parole
affettuose. Silenzio. Dopo aver seguito con
gli occhi fino all'ultimo i due, tutti si
rivolgeranno, ora, sbigottiti e commossi
alla signora velata.
SIGNORA PONZA (dopo averli guardati
attraverso il velo dirà con solennità cupa)
Che altro possono volere da me, dopo questo,
lor signori? Qui c'è una sventura, come
vedono, che deve restar nascosta, perché
solo così può valere il rimedio che la pietà
le ha prestato.
IL PREFETTO (commosso) Ma noi
vogliamo rispettare la pietà, signora.
Vorremmo però che lei ci dicesse - SIGNORA
PONZA (con un parlare lento e spiccato)
- che cosa? la verità? è solo questa: che io
sono, sì, la figlia della signora Frola -
TUTTI (con un sospiro di soddisfazione)
- ah !
SIGNORA PONZA - .....e la seconda moglie
del signor Ponza -
TUTTI (stupiti e delusi, sommessamente)
- oh! E come?
SIGNORA PONZA - .... sì; e per me nessuna!
nessuna!
IL PREFETTO Ah, no, per sé, lei, signora:
sarà l'una o l'altra!
SIGNORA PONZA Nossignori. Per me, io sono
colei che mi si crede.
Guarderà attraverso il velo, tutti, per un
istante; e si ritirerà. In silenzio.
LAUDISI Ed ecco, o signori, come parla la
verità
Volgerà attorno uno sguardo di sfida
derisoria.
Siete contenti?
scoppierà a ridere.
Ah! ah! ah! ah