Detti, Centuri, il Signor
Ponza
Centuri:
Permesso? - Ecco il signor Ponza.
Il Prefetto:
Grazie, Centuri.
Il signor Ponza si presenta
su la soglia.
Venga, venga avanti, caro Ponza.
Il signor Ponza s'inchina.
Agazzi:
S 'accomodi, prego.
Il signor Ponza s'inchina e
siede.
Il Prefetto:
Lei conosce i signori... - Sirelli...
II signor Ponza si alza e
s'inchina.
Agazzi:
Sì, l'ho già presentato. Mio cognato
Laudisi.
Il signor Ponza s'inchina.
Il Prefetto:
L'ho fatto chiamare, caro Ponza,
per dirle che qua, coi miei amici...
S'interrompe, notando che il signor
Ponza a queste prime parole
dà a vedere un gran turbamento e una
viva agitazione.
Ha da dire qualche cosa?
Ponza:
Sì. Che io intendo, signor
Prefetto, di domandare oggi
stesso il mio trasferimento.
Il Prefetto:
Ma perché? - Scusi... Come?
poc'anzi, così ragionevole, parlava
con me...
Ponza:
Io sono fatto segno qua, signor
Prefetto, a una vessazione
inaudita!
Il Prefetto:
Ma no, via... non esageriamo...
Agazzi:
Vessazione, scusi... - intende, da
parte mia?
Ponza:
Di tutti. E me ne vado! Me ne vado,
signor Prefetto, perché non
posso tollerare quest'inchiesta
accanita, feroce, che finirà di
compromettere, guasterà
irreparabilmente un'opera di carità
che mi costa tanta pena e tanti
sacrifizii! - Io venero più che una
madre quella povera vecchia, e mi
sono veduto costretto, qua, jeri, a
investirla con la più crudele
violenza. Ora l'ho trovata di là, in
tale stato d'avvilimento e
d'agitazione...
Agazzi:
È strano! Perché la signora, con
noi, ha parlato sempre calmissima.
Tutta l'agitazione, invece,
l'abbiamo finora notata in lei,
signor Ponza, e anche
adesso...
Ponza:
Perché loro non sanno quello che mi
stanno facendo soffrire!
Il Prefetto:
Via, via... si calmi, caro Ponza...
Che cos'è? Ci sono qua io! E lei sa
con quale fiducia e quanto
compatimento io abbia ascoltato le
sue ragioni. Non è così?
Ponza:
Mi perdoni. Sì, lei.... E gliene
sono grato, signor Prefetto.
Il Prefetto:
Poiché venera come una madre la sua
povera suocera, scusi, deve pensare
che qua questi signori mostrano
tanta curiosità di sapere, appunto
perché s'interessano molto della
signora...
Ponza:
Ma la uccidono, signor Prefetto!
E l'ho fatto notare!
Il Prefetto:
Bene, bene... Finiranno, appena si
sarà chiarito tutto: ora stesso,
guardi! Non ci vuol niente. - Lei ha
il mezzo più semplice e più sicuro
di levare ogni dubbio a questi
signori. Non a me, perché io non ne
ho.
Ponza:
Ma se non vogliono credermi in
nessun modo!
Agazzi:
Questo non è vero. - Quando lei
venne qua, dopo la prima visita di
sua suocera, a dichiararci ch'era
pazza, noi tutti - con meraviglia,
ma le abbiamo creduto.
Al Prefetto.
Ma subito dopo, capisci? tornò la
suocera...
Il Prefetto:
Sì, sì, lo so, me l'hai detto.
Seguiterà rivolgendosi al Ponza.
...a dare quelle ragioni, che lei
stesso cerca di tener vive in lei.
Bisogna che abbia pazienza, se un
dubbio angoscioso nasce nell'animo
di chi ascolta. Di fronte a ciò che
dice sua suocera, questi signori,
ecco, non credono d'esser più sicuri
di poter potere prestar fede a ciò
che dice lei. Dunque, è chiaro. Lei
e sua suocera - via! tiratevi in
disparte per un momento! - Lei è
sicuro di dir la verità, come ne
sono sicuro io; non può aver nulla
in contrario, certo, che sia
ripetuta qua, ora, dall'unica
persona che possa affermarla,
all'infuori di voi due.
Ponza:
E chi?
Il Prefetto:
Ma la sua signora...
Ponza:
Mia moglie?
Con forza, con sdegno:
Ah, no! Mai, signor Prefetto!
Il Prefetto:
E perché no, scusi?
Ponza:
Portare mia moglie qua a dare
soddisfazione a chi non vuol
credermi?
Il Prefetto:
(pronto) A me ! Scusi... Può
aver difficoltà?
Ponza:
Ma signor Prefetto... no! mia
moglie, no! Lasciamo stare mia
moglie! Si può ben credere a me!
Il Prefetto:
Ma mi pare che lei voglia far di
tutto per non essere creduto!
Agazzi:
Tanto più che ha cercato anche
d'impedire in tutti i modi - anche a
costo d'un doppio sgarbo a mia
moglie e alla mia figliuola - che la
suocera venisse qua a parlare...
Ponza:
Ma che vogliono loro da me? In nome
di Dio! Non basta quella
disgraziata? vogliono qua anche mia
moglie? Signor Prefetto, io
non posso sopportare questa
violenza! Mia moglie non esce di
casa mia! Io non la porto ai piedi
di nessuno! Mi basta che mi creda
lei! E del resto vado a far subito
l'istanza per andar via di qua!
Il Prefetto:
Ah, no: scusi! Prima di tutto io non
tollero, signor Ponza, che
lei assuma codesto tono davanti a un
suo superiore e a me, che le ho
parlato con tanta cortesia e tanta
deferenza. In secondo luogo le dico
che comincia a dar da pensare anche
a me codesta sua ostinazione nel
rifiutare una prova che le chiedo
io e non altri, nel suo stesso
interesse, e in cui non vedo nulla
di male! - Possiamo bene, io e il
mio collega, ricevere una signora...
- o anche, se lei vuole, venire a
casa sua...
Ponza:
Lei dunque mi obbliga?
Il Prefetto:
Le ripeto che gliel'ho chiesto nel
suo interesse. Potrei anche
chiederglielo come suo superiore!
Ponza:
Sta bene. Sta bene. Quand'è così...
porterò qua mia moglie... pur di
finirla! Ma chi mi garantisce che
quella poveretta non la veda?
Il Prefetto:
Ah già... perché sta qui accanto...
Agazzi:
(subito) Ma possiamo andar
noi in casa della signora...
Ponza:
Nossignore. - Io lo dico per loro.
Che non mi si faccia un'altra
sorpresa, che avrebbe conseguenze
spaventevoli!
Agazzi:
Ma no, per carità, che pensa!
Il Prefetto:
Se no... ecco... a suo comodo
potrebbe condurre la signora alla
Prefettura.
Ponza:
No, no - subito, qua... subito...
Starò io, di là, a guardia di lei.
Vado subito, signor Prefetto,
e sarà finita, sarà finita!