Detti, il Signor Prefetto,
Centuri.
Il Prefetto:
(sui sessanta, alto, grasso, aria
di bonomia facilona) Caro
Agazzi... Oh, il signor
Sirelli... Caro Laudisi...
Stringe la mano a tutti.
Agazzi:
(invitandolo col gesto a sedere)
Scusami, se t'ho fatto pregare
d'entrare prima da me.
Il Prefetto:
Ma no, sarei venuto, come t'avevo
promesso...
Agazzi:
(scorgendo indietro e ancora in
piedi Centuri) Prego,
Centuri, venga avanti; segga
qua...
Il Prefetto:
(bonariamente, a Sirelli)
Eh lei, Sirelli - ho saputo!
- è uno dei più accesi, dei più
inquieti per questo benedetto affare
del nostro nuovo segretario...
Sirelli:
Oh no, creda, signor Prefetto,
tutti siamo inquieti!
Agazzi:
È la verità, sì, inquietissimi...
Il Prefetto:
Ma perché, ma perché, santo Dio?
Agazzi:
Scusami: tu non puoi fartene ancora
un'idea chiara! Noi abbiamo qui
accanto la signora.
Il Prefetto:
Ma sì, ho capito...
Sirelli:
No, mi perdoni, signor Prefetto...
Lei non la ha ancora sentita, questa
povera signora...
Il Prefetto:
Mi recavo appunto da lei.
Ad Agazzi:
Ti avevo promesso che l'avrei fatto
qua da te. Ma il genero stesso è
venuto a pregarmi, a implorare la
grazia - per far cessare tutte
queste chiacchiere - che mi recassi
in casa di lei. Scusate, vi pare che
lo avrebbe fatto, se non fosse più
che sicuro...?
Agazzi:
Ma sfido! Perché davanti a lui,
quella poveretta...
Sirelli:
(attaccando subito) Dirà come
vuol lui, signor Prefetto! E
questa è la prova che la pazza non è
lei!
Agazzi:
Ne abbiamo fatto l'esperimento qua,
noi, jeri!
Il Prefetto:
Ma sì, caro: perché egli le fa
credere che il pazzo sia lui! - Me
ne ha prevenuto. Scusate, come
potrebbe illudersi, altrimenti,
codesta disgraziata? È un martirio,
credete, un martirio per quel
pover'uomo!
Sirelli:
Già! Se non dà lei, invece, che dà a
lui l'illusione di credere che la
figliuola sia morta, perché possa
star sicuro che la moglie non gli
sarà di nuovo sottratta! In questo
caso, vede bene, signor Prefetto,
il martirio è della signora; non più
di lui!
Agazzi:
Quando questo dubbio t'è
entrato...capisci? E se tu la
sentissi parlare - ma da sola -
entrerebbe anche in te, stai sicuro!
Sirelli:
L'abbiamo tutti!
Il Prefetto:
Ma no, mi pare che in voi, anzi, non
l'abbiate! Come vi confesso che non
l'ho neppure io, da un altro
canto... - E lei, Laudisi?
Laudisi:
Mi scusi, signor Prefetto. Io
ho promesso a mio cognato di non
parlare.
Agazzi:
(scattando) Ma va' là, che
dici! Se ti domanda... - Gli avevo
detto di non parlare, sai perché? Si
diverte da due giorni a intorbidare
peggio le acque!
Laudisi:
Non lo creda, signor Prefetto.
Io ho fatto di tutto, invece, per
rischiararle, le acque.
Sirelli:
Già! Sa come? Sostenendo che non è
possibile scoprire la verità, e ora
facendo sorgere il dubbio che in
casa del signor Ponza non ci sia una
donna, ma un fantasma!
Il Prefetto:
(godendoci) Come! come! Oh
bella!
Agazzi:
Per carità! Lo comprendi: è inutile
dare ascolto a lui!
Laudisi:
Eppure, signor Prefetto, lei
è stato invitato a venire qua, per
me!
Il Prefetto:
Pensa anche lei che farei bene a
parlare con la signora qua accanto?
Laudisi:
No, per carità! Lei fa benissimo a
stare a ciò che le dice il signor
Ponza!
Il Prefetto:
Ah, bene! Perché crede anche lei che
il signor Ponza...?
Laudisi:
(subito) No. Come vorrei che
tutti qua stessero a ciò che dice la
signora Frola, signor Prefetto
- e la facessero finita!
Agazzi:
Hai capito? Ti pare un ragionamento,
questo?
Il Prefetto:
Permetti?
A Laudisi.
Secondo lei, dunque, si può prestar
fede anche a ciò che dice la
signora?
Laudisi:
Altro che! Perfettamente. Come a ciò
che dice lui !
Il Prefetto:
Ma allora, scusi?
Sirelli:
Se dicono il contrario!
Agazzi:
(irritato, risolutamente) Da'
ascolto a me, per favore! Io posso
non essere né per l'una né per
l'altro. Può aver ragione lui, può
aver ragione lei. Bisogna venirne a
capo! C'è un solo mezzo.
Sirelli:
E l'ha suggerito lui appunto!
Indica Laudisi.
Il Prefetto:
Ah sì?... - E dunque!... Sentiamo...
Agazzi:
Poiché ci manca ogni altra prova di
fatto, l'unica che ci resti è
questa: che tu, con la tua autorità,
ottenga la confessione della moglie.
Il Prefetto:
Della signora Ponza?
Sirelli:
Ma senza la presenza del marito,
s'intende!
Agazzi:
Perché possa dir la verità!
Sirelli:
Se è la figlia della signora, come
sembra a noi di dover credere...
Agazzi:
O una seconda moglie che si presta a
rappresentare la parte della figlia,
come dice il signor Ponza...
Il Prefetto:
E come io credo senz'altro! - Ma sì!
Pare l'unica anche a me. Quel
poverino, credete, non desidera
altro che far tacere tutte queste
voci. L'ho trovato così
arrendevole... Ne sarà felicissimo!
E voi vi tranquillerete subito,
amici miei. - Mi faccia il favore,
Centuri.
II Centuri si alza
Vada a chiamarmi il signor Ponza qua
accanto. Lo preghi a nome mio di
venire qua un momento.
Centuri:
Vado subito!
S'inchina, e via per l'uscio in
fondo.
Agazzi:
Eh, se accettasse...
Il Prefetto:
Ma vedrai che accetta subito! La
faremo finita in un quarto d'ora!
Qua, qua davanti a voi stessi...
Agazzi:
Come! Qua?
Sirelli:
Che voglia portare la moglie qua
stesso?
Il Prefetto:
Lasciate fare a me! Qua stesso, sì.
Perché, altrimenti - io lo so - tra
voi, qua, seguiterete a supporre che
io...
Agazzi:
Ma no, per carità!
Sirelli:
Questo, mai!
Il Prefetto:
Andate là. Sapendomi così sicuro che
la ragione sta dalla parte di lui...
- pensereste che per mettere in
tacere la cosa, trattandosi d'un
pubblico funzionario... - No no:
voglio che ascoltiate anche voi.
Poi, ad Agazzi.
La tua signora?
Agazzi:
È di là, con altre signore...
Il Prefetto:
Eh... voi avete stabilito qua un
vero quartiere di congiura, eh?