La Signora Frola, la Signora
Amalia, la Signora Sirelli,
Dina, la Signora Cini,
la Signora Nenni, Laudisi,
Detti.
Le signore, al cenno di Sirelli
pieno di sbigottimento, entrano,
sgomente. La signora Frola,
scorgendo il genero in quello stato
d'orgasmo, se n'atterrisce.
Investita da lui con estrema
violenza durante la scena seguente,
farà, di tratto in tratto, con gli
occhi, alle signore cenni espressivi
d'intelligenza. La scena si svolgerà
rapida, concitata e violentissima.
Ponza:
Lei, qua? Come qua? Che è venuta a
fare qua?
Signora Frola:
Ero venuta, abbi pazienza...
Ponza:
È venuta qua a dire... - Che ha
detto? che ha detto a queste
signore?
Signora Frola:
Niente... ti giuro... Niente...
Ponza:
Niente? Come niente? Ho sentito
io!... Ha sentito qua con me questo
signore! Lei ha detto suona!
Chi suona! Lina suona? Lei lo
sa bene che è morta da quattro anni
la sua figliuola!
Signora Frola:
Ma sì!... caro, calmati... sì...
sì...
Ponza:
"E non può più sonare da allora!"
Sicuro che non può più sonare da
allora! Come vuole che suoni, se
è morta?
Signora Frola:
Ma certo, sì! E non l'ho detto,
signore mie? L'ho detto, che non può
più, da allora... Certo! se è
morta...
Ponza:
E perché pensa ancora a quel
pianoforte, dunque?
Signora Frola:
No, no, non ci penso più!
Ponza:
L'ho sfasciato io! Lei lo sa! Quando
la sua figliuola è morta! Per non
farlo toccare a quest'altra, che del
resto non sa sonare! Lei lo sa che
non suona quest'altra...
Signora Frola:
Ma se non sa sonare!... certo!
Ponza:
E scusi; si chiamava Lina, è vero?
la sua figliuola. Ora dica, dica qua
come si chiama la mia seconda
moglie! Lo dica qua a tutti, perché
lei lo sa bene! - Come si chiama?
Signora Frola:
Giulia... Giulia si chiama!... - Sì,
sì, è vero, signori; si chiama
Giulia!
Ponza:
Giulia si chiama! Non si chiama mica
Lina!! E non cerchi di ammiccare lei
intanto, dicendo che si chiama
Giulia!
Signora Frola:
Io? no! Non ho ammiccato... Ma no!
Ponza:
Me ne sono accorto! Me ne sono
accorto bene! Lei vuole rovinarmi!
Vuole dare a intendere a questi
signori che io voglia tenermi ancora
tutta per me la sua figliuola, come
se non fosse morta...
Rompe in spaventosi singhiozzi.
Come se non fosse morta!
Signora Frola:
(subito con infinita dolcezza e
umiltà, accorrendo a lui) Io...
no, no... figliuolo mio caro,
càlmati per carità... Io non ho
detto mai questo... - È vero? è
vero, signore?
Amalia, Signora Sirelli,
Dina:
Ma sì... sì... - Non lo ha detto
mai! - Ha detto che è morta!
Signora Frola:
È vero? -Che è morta, ho detto!... -
Come no? E che tu sei tanto buono
per me... è vero? è vero?... Io,
rovinarti? - Io, comprometterti?
Ponza:
E va cercando nelle case il
pianoforte degli altri? per farci le
sonatine della sua figliuola, e
andar dicendo che Lina le suona
così, e meglio di così?
Signora Frola:
No... è stato... è stato così...
tanto... tanto per provare...
Ponza:
Lei non può! Lei non deve! Come le
può venire in mente di sonare ancora
ciò che sonava la sua figliuola
morta?
Signora Frola:
Hai ragione... sì, ah poverino...
poverino!
Intenerita, si mette a piangere.
Non lo farò più!... non lo farò più!
Ponza:
(investendola davvicino)
Vada! vada via! vada via!
Signora Frola:
Sì... sì... vado, vado... Oh Dio!...
Fa cenni supplichevoli a tutti,
arretrando, di aver riguardo al
genero, e si ritira piangendo.