Agazzi, il Signor Ponza,
poi Sirelli
La scena, appena usciti Laudisi e
Dina, resta vuota per un pezzo.
Seguita dall'interno il suono del
pianoforte. Il signor Ponza,
entrando per l'uscio in fondo col
consigliere Agazzi, udendo le
note, si turba profondamente, e il
suo turbamento andrà a mano a mano
crescendo durante la scena.
Agazzi:
(davanti all'uscio in fondo)
Passi, passi, prego...
Fa entrare il signor Ponza,
poi entra lui e si dirige alla
scrivania per prendere le carte che
ha finto di dimenticarsi lassù.
Ecco, devo averle lasciate qua...
S'accomodi, prego...
Il signor Ponza resta in
piedi, guardando con agitazione
verso il salotto, donde viene il
suono del pianoforte.
Eccole qua...
Prende le carte e s'appressa al
signor Ponza sfogliandole.
È una vecchia pratica... una
contesa, come le dicevo,
aggrovigliata, aggrovigliata e molto
seria, che si trascina da anni...
Si volta anche lui a guardare verso
il salotto, urtato dal suono del
pianoforte.
Ma questa musica... Giusto ora!...
Fa un gesto di dispetto, nel
voltarsi, come per dire tra sé: Che
stupide!
Chi suona?
Si fa a guardare, attraverso
l'uscio, nel salotto, scorge al
pianoforte la signora Frola,
fa un atto di meraviglia.
Ah!...
Ponza:
(appressandoglisi, convulso)
In nome di Dio, è lei? suona lei?...
Agazzi:
Sì... È sua suocera... Come suona
bene!...
Ponza:
Ma come? Se la sono portata qua, di
nuovo? E la fanno sonare ?...
Agazzi:
Perché no, scusi?... che male?
Ponza:
Ma no, per carità!... Questa
musica!... È quella della sua
figliuola!
Agazzi:
Ah... forse fa male a lei?
Ponza:
Non a me! non a me! Fa male a lei...
un male incalcolabile!... Ma scusi,
signor consigliere, io ho pur detto
a lei, alle signore, le condizioni
di quella povera disgraziata!...
Agazzi:
(procurando di calmarlo
nell'agitazione sempre crescente)
Sì, sì... ma veda...
Ponza:
(seguitando) Che dev'essere
lasciata in pace! Che non può
ricever visite, né farne! So io solo
come si deve trattare con lei! La
rovinano! la rovinano!
Agazzi:
Ma no, creda... Le mie donne
sapranno bene anche loro...
S'interrompe improvvisamente al
cessare della musica nel salotto, da
cui viene ora un coro
d'approvazioni.
Ecco, guardi... può ascoltare...
Dall'interno giungono,
spiccatamente, queste battute di
dialogo:
Dina:
Ma lei suona ancora
meravigliosamente, signora!
Signora Frola:
Io? Eh... la mia Lina! dovrebbe
sentire la mia Lina, come la
suona!...
Ponza:
(fremendo, strizzandosi le mani)
La sua Lina!... la sua Lina!
Agazzi:
La figliuola.
Ponza:
Ma sente? dice suona! dice
suona!
Di nuovo, dall'interno,
spiccatamente:
Signora Frola:
Eh, no, non può, non può più sonare,
da allora! E forse è questo il suo
maggior dolore, poverina !
Agazzi:
Mi sembra naturale... La crede
ancora viva...
Ponza:
Ma non le si deve far dire così! Non
deve... non deve dirlo... Ha
sentito? Da allora... Ha
detto, da allora... Per
quel pianoforte... certo!... Lei
non sa... Per il pianoforte della
povera morta... Ma Dio mio, Dio
mio... loro mi vogliono daccapo
rovinare...
Sopravviene a questo punto
Sirelli, il quale, udendo le
ultime parole del Ponza e
notandone l'estrema esasperazione,
resta come basito. Agazzi,
anche lui sbigottito, gli fa cenno
di appressarsi.
Agazzi:
Ma no... ma perché, scusi...
A Sirelli.
Ti prego, fa' venire qua le
signore...
Sirelli, tenendosi al largo,
si fa all'uscio a sinistra e chiama
le signore.
Ponza:
Le signore? Qua... No, no...
Piuttosto...