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Così è (se vi pare) - Commedia in tre atti  - 1917

 

Atto Secondo - Scena Settima

 

Agazzi, il Signor Ponza, poi Sirelli

La scena, appena usciti Laudisi e Dina, resta vuota per un pezzo. Seguita dall'interno il suono del pianoforte. Il signor Ponza, entrando per l'uscio in fondo col consigliere Agazzi, udendo le note, si turba profondamente, e il suo turbamento andrà a mano a mano crescendo durante la scena.

Agazzi:

(davanti all'uscio in fondo) Passi, passi, prego...

Fa entrare il signor Ponza, poi entra lui e si dirige alla scrivania per prendere le carte che ha finto di dimenticarsi lassù.

Ecco, devo averle lasciate qua... S'accomodi, prego...

Il signor Ponza resta in piedi, guardando con agitazione verso il salotto, donde viene il suono del pianoforte.

Eccole qua...

Prende le carte e s'appressa al signor Ponza sfogliandole.

È una vecchia pratica... una contesa, come le dicevo, aggrovigliata, aggrovigliata e molto seria, che si trascina da anni...

Si volta anche lui a guardare verso il salotto, urtato dal suono del pianoforte.

Ma questa musica... Giusto ora!...

Fa un gesto di dispetto, nel voltarsi, come per dire tra sé: Che stupide!

Chi suona?

Si fa a guardare, attraverso l'uscio, nel salotto, scorge al pianoforte la signora Frola, fa un atto di meraviglia.

Ah!...

Ponza:

(appressandoglisi, convulso) In nome di Dio, è lei? suona lei?...

Agazzi:

Sì... È sua suocera... Come suona bene!...

Ponza:

Ma come? Se la sono portata qua, di nuovo? E la fanno sonare ?...

Agazzi:

Perché no, scusi?... che male?

Ponza:

Ma no, per carità!... Questa musica!... È quella della sua figliuola!

Agazzi:

Ah... forse fa male a lei?

Ponza:

Non a me! non a me! Fa male a lei... un male incalcolabile!... Ma scusi, signor consigliere, io ho pur detto a lei, alle signore, le condizioni di quella povera disgraziata!...

Agazzi:

(procurando di calmarlo nell'agitazione sempre crescente) Sì, sì... ma veda...

Ponza:

(seguitando) Che dev'essere lasciata in pace! Che non può ricever visite, né farne! So io solo come si deve trattare con lei! La rovinano! la rovinano!

Agazzi:

Ma no, creda... Le mie donne sapranno bene anche loro...

S'interrompe improvvisamente al cessare della musica nel salotto, da cui viene ora un coro d'approvazioni.

Ecco, guardi... può ascoltare...

Dall'interno giungono, spiccatamente, queste battute di dialogo:

Dina:

Ma lei suona ancora meravigliosamente, signora!

Signora Frola:

Io? Eh... la mia Lina! dovrebbe sentire la mia Lina, come la suona!...

Ponza:

(fremendo, strizzandosi le mani) La sua Lina!... la sua Lina!

Agazzi:

La figliuola.

Ponza:

Ma sente? dice suona! dice suona!

Di nuovo, dall'interno, spiccatamente:

Signora Frola:

Eh, no, non può, non può più sonare, da allora! E forse è questo il suo maggior dolore, poverina !

Agazzi:

Mi sembra naturale... La crede ancora viva...

Ponza:

Ma non le si deve far dire così! Non deve... non deve dirlo... Ha sentito? Da allora... Ha detto, da allora... Per quel pianoforte... certo!... Lei non sa... Per il pianoforte della povera morta... Ma Dio mio, Dio mio... loro mi vogliono daccapo rovinare...

Sopravviene a questo punto Sirelli, il quale, udendo le ultime parole del Ponza e notandone l'estrema esasperazione, resta come basito. Agazzi, anche lui sbigottito, gli fa cenno di appressarsi.

Agazzi:

Ma no... ma perché, scusi...

A Sirelli.

Ti prego, fa' venire qua le signore...

Sirelli, tenendosi al largo, si fa all'uscio a sinistra e chiama le signore.

Ponza:

Le signore? Qua... No, no... Piuttosto...

 

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1917

INTRODUZIONE
ANALISI
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SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

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SCENA SETTIMA

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INTRODUZIONE

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