Cameriere, Detti poi il Signor
Ponza
Cameriere:
(presentandosi sulla soglia)
Signor Commendatore, c'è il signor
Ponza che chiede d'essere ricevuto.
Signora Sirelli:
Oh! Lui!
Sorpresa generale e movimento di
curiosità ansiosa, anzi quasi di
sbigottimento.
Agazzi:
Ha chiesto di me?
Cameriere:
D'esser ricevuto - ha detto soltanto
così.
Signora Sirelli:
Per carità, lo riceva qua, Commendatore!
- Ho quasi paura; ma una grande
curiosità di vederlo davvicino, questo
mostro!
Amalia:
Ma che vorrà?
Agazzi:
Sentiremo.
Al Cameriere
Fallo passare.
Il Cameriere s'inchina, e via.
Entra poco dopo il signor Ponza.
Tozzo, bruno, dall'aspetto quasi truce,
tutto vestito di nero, capelli neri,
fitti, fronte bassa, grossi mustacchi
neri da questurino; stringe
continuamente le pugna e parla con
sforzo, anzi con violenza a stento
contenuta. Di tratto in tratto si
asciuga il sudore con un fazzoletto
listato di nero. Gli occhi, parlando,
gli restano costantemente duri, fissi,
tetri.
Agazzi:
Venga, venga avanti, signor Ponza!
Presentandolo
Il segretario signor Ponza: la
mia signora - la signora Sirelli
- la signora Cini - la mia figliuola -
il signor Sirelli - Laudisi,
mio cognato. - S'accomodi.
Ponza:
Grazie. Un momento solo, e tolgo
l'incomodo.
Agazzi:
Vuol parlare da solo con me?
Ponza:
Posso... posso anche davanti a tutti...
- Anzi... - È... è una dichiarazione
doverosa, da parte mia...
Agazzi:
Oh, ma se è per la visita della sua
signora suocera, può farne a meno, sa?
Perché...
Ponza:
Non è per questo, signor Commendatore.
Tengo anzi a dichiarare che la Signora
Frola, mia suocera, sarebbe venuta senza
dubbio prima che la sua signora e la
signorina avessero la bontà di degnarla
d'una loro visita, se io non avessi
fatto di tutto per impedirglielo, non
potendo assolutamente tollerare che ella
faccia visite o ne riceva.
Agazzi:
(con fiero risentimento) Ma
perché, scusi?
Ponza:
(alterandosi sempre più, non ostante
gli sforzi per contenersi) Mia
suocera avrà parlato a lor signori della
sua figliuola, è vero? Avrà detto loro
che io le proibisco di vederla, di
salire in casa mia?
Amalia:
Ma no, creda! La signora è stata piena
di riguardo e di bontà per lei!
Dina:
Non ha detto di lei altro che bene!
Agazzi:
E che s'astiene lei, di salire in casa
dalla figliuola, per un riguardo a un
suo sentimento, che noi francamente le
diciamo di non comprendere...
Signora Sirelli:
Anzi, se dovessimo dire proprio ciò che
ne pensiamo...
Agazzi:
Ma sì, ci è parsa una crudeltà, ecco!
una vera crudeltà!
Ponza:
Sono qua appunto per chiarir questo,
signor Commendatore. La condizione di
questa donna è pietosissima. Ma non meno
pietosa è la mia, anche per il fatto che
mi obbliga a scusarmi... a far qui
davanti a loro una dichiarazione, che
soltanto...soltanto una violenza come
questa poteva costringermi a fare.
Si ferma un momento a guardare tutti,
poi dice lento e staccato:
La signora Frola è pazza.
tutti:
Pazza?
Ponza:
Da quattro anni.
Signora Sirelli:
Oh Dio, ma non pare affatto!
Agazzi:
Come, pazza?
Ponza:
Non pare, ma è pazza. E la sua pazzia
consiste appunto nel credere che io non
voglia farle vedere la figliuola.
Con orgasmo d'atroce e quasi feroce
commozione
Quale figliuola, in nome di Dio, se è
morta da quattro anni la sua figliuola?
tutti:
(trasecolati) Morta? - Oh!... -
Come? - Morta?
Ponza:
Da quattro anni. È impazzita proprio per
questo.
Sirelli:
Ma dunque, quella che lei ha con sé...
Ponza:
L'ho sposata da due anni. È la mia
seconda moglie.
Amalia:
E la signora crede che sia ancora la sua
figliuola?
Ponza:
È stata, se così può dirsi, la sua
fortuna. Quando, dalla finestra della
stanza dove la tenevano custodita, mi
vide passare per via, la prima volta,
con questa mia seconda moglie, si mise
improvvisamente a ridere, a piangere, a
tremar tutta di felicità: volle rivedere
la sua figliuola, viva, in questa mia
seconda moglie, e scampò dallo stato di
tetra disperazione in cui era prima
caduta in quest'altra forma di pazzia,
lucida, che consiste appunto nel credere
che non è vero che la sua figliuola è
morta, ma che sono io che voglio
tenermela tutta per me e non voglio più
fargliela vedere. Si rianimò tutta; si
calmò d'un tratto; è quasi come
guarita... - tanto che - lor signori
l'hanno veduta, l'hanno sentita parlare
- non sembra affatto.
Amalia:
Affatto! Affatto!
Signora Sirelli:
Dice che è contenta così...
Ponza:
Lo dice a tutti. E è per me, veramente,
piena di affetto e gratitudine... Perché
credano che io faccio di tutto per
assecondare, anche a costo di gravi
sacrifizii, questa pietosa follìa.... Mi
tocca tener due case; obbligo mia
moglie, che per fortuna si presta
caritatevolmente, a secondare anche lei
la follia.... S'affaccia alla finestra,
le parla, le scrive... - Ma, carità,
ecco, dovere... fino a un certo punto,
signori! Non posso costringere mia
moglie a convivere con lei... Intanto è
come in carcere, quella disgraziata,
chiusa a chiave, per paura che ella le
entri in casa. È tranquilla, sì, e così
mite, d'indole... - ma, capiranno...
farebbero raccapriccio a mia moglie le
carezze... sarebbero anche uno
strazio...
Amalia:
Ah, certo... povera signora,
immaginiamoci!
Signora Sirelli:
È dunque lei, la signora, che vuol
essere chiusa a chiave...?
Ponza:
Signor Commendatore, intenderà che io
non potevo permettere, se non forzato,
questa visita.
Agazzi:
Ah, intendo ora perfettamente, e mi
spiego tutto!
Ponza:
Chi ha una sventura come questa, deve
starsene appartato. Costretto a far
venire qua mia suocera, era mio obbligo
fare innanzi a loro questa
dichiarazione, non potendo, da pubblico
funzionario, per rispetto al posto che
occupo, permettere che si creda di me,
in paese, una cosa così disumana: che
io, cioè, per gelosia o per altro,
impedisca a una povera madre di veder la
propria figliuola.
Si alza.
Chiedo scusa alle signore d'averle
involontariamente turbate...
S'inchina.
Signor Commendatore!
S'inchina. Davanti a Laudisi e
Sirelli chinando il capo:
Signori...
S'inchina e via per l'uscio comune.
Amalia:
(sbalordita) Uh... è pazza,
dunque !
Signora Sirelli:
Povera signora! Pazza...
Dina:
Ecco la ragione, dunque... Non poteva
spiegarsi altrimenti!
Signora Cini:
Ma chi l'avrebbe mai pensato!
Agazzi:
Eppure... eh! dal modo come parlava...
Laudisi:
Tu avevi già capito?
Agazzi:
No... ma, certo che... non sapeva lei
stessa come dire...
Signora Sirelli:
Sfido, poverina... non ragiona!
Sirelli:
Però, scusate... è strano, per una
pazza... - (non ragionava, certo!) - Ma
questo cercar di farsi una ragione per
cui il genero le impedisce di veder la
figliuola... scusarlo... adattarsi a
queste scuse trovate da lei stessa...
Agazzi:
Già, ma è appunto questa la prova che è
pazza! In questo scusare il genero...
che poi non lo scusava affatto...
Amalia:
Sì! diceva e non diceva...
Agazzi:
Precisamente! Se non fosse pazza, scusa,
potrebbe accettar quelle scuse, queste
condizioni di non veder la figliuola se
non da una finestra?
Sirelli:
E da pazza le accetta? Vi si rassegna?
Eh...mi sembra strano...
A Laudisi.
Tu che ne dici?
Laudisi:
Io? Niente!