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Così è (se vi pare) - Commedia in tre atti  - 1917

 

Atto Primo - Scena Quarta

 

Cameriere, Detti poi la Signora Frola

Cameriere:

(presentandosi sulla soglia dell'uscio e annunziando) Permesso? La Signora Frola.

Sirelli:

Oh! Eccola qua.

Agazzi:

Vedremo adesso se non è possibile!

Signora Sirelli:

Benissimo! Ah, sono proprio contenta!

Amalia:

(alzandosi) La facciamo passare?

Agazzi:

No, ti prego, siedi. Aspetta che entri.

Al Cameriere

Fa' passare

Il Cameriere, via. Entra poco dopo la Signora Frola e tutti si alzano. La Signora Frola è una vecchina linda, modesta, affabilissima, con una grande tristezza negli occhi, ma costantemente smorzata dolce sorriso sulle labbra. La signora Amalia si fa avanti e le porge la mano.

Amalia:

Favorisca, signora

Tenendola per mano, fa le presentazioni:

La Signora Sirelli, mia buona amica. - La signora Cini. - Mio marito. - Il signor Sirelli - La mia figliuola - Mio fratello Lamberto Laudisi. - S'accomodi, signora.

Signora Frola:

Sono dolente e chiedo scusa d'aver mancato fino ad oggi al mio dovere. - Lei, signora, con tanta degnazione mi ha onorata d'una visita, quando toccava a me di venire per la prima.

Amalia:

Tra vicine, signora, non si sta attente a chi tocchi prima. Tanto più che lei, stando qui, sola, forestiera, chi sa, poteva aver bisogno...

Signora Frola:

Grazie, grazie... troppo buona...

Signora Sirelli:

La signora è sola in paese?

Signora Frola:

No, ho una figlia maritata: venuta anche lei che è poco qui.

Sirelli:

Il genero della signora è il nuovo segretario della Prefettura - il signor Ponza, è vero?

Signora Frola:

Appunto, sì. E il signor Consigliere vorrà scusarmi, spero, e scusare anche mio genero...

Agazzi:

Per dirle la verità, signora, io mi sono avuto un po' a male -

Signora Frola:

(interrompendo) Ha ragione, ha ragione! Ma lei deve scusarlo! Siamo ancora tutti così scombussolati, creda, dalla nostra disgrazia.

Amalia:

Ah, già... loro ebbero quel gran disastro...

Signora Sirelli:

Hanno perduto parenti?

Signora Frola:

Oh, tutti... - Tutti, signora mia. Del nostro paesello non è rimasto niente, altro che mucchio di rovine...

Sirelli:

Già... s'è saputo....

Signora Frola:

Io non avevo più che una sorella, con una figliuola anche lei, ma nubile. Per il mio povero genero la sciagura fu assai più grave. La madre, due fratelli, una sorella, e poi cognato, cognate, due nipotini.

Sirelli:

Un'ecatombe!...

Signora Frola:

E sono sciagure per tutta la vita! Si resta come stordite!...

Amalia:

Oh certo!

Signora Sirelli:

Da un momento all'altro... C'è da impazzire!

Signora Frola:

Non si pensa più a nulla. Si manca senza volerlo, signor Consigliere.

Agazzi:

Oh basta - prego, signora...

Amalia:

Anche in considerazione di questa sciagura, io e la mia figliuola eravamo venute per le prime.

Signora Sirelli:

(friggendo) Già... sapendo così sola la signora! - Benché... - mi perdoni, signora, se oso domandarle come va che, avendo qua la figliuola, dopo una sciagura come questa, che... mi sembra... dovrebbe far nascere nei superstiti il bisogno di star tutti uniti -

Signora Frola:

Io me ne stia così sola, è vero?

Sirelli:

Già, ecco, pare strano, per essere sinceri.

Signora Frola:

Eh, lo capisco... Ma... sa, io son d'avviso che, quando un figliuolo o una figliuola sposano, si debbano lasciare in libertà...

Laudisi:

Benissimo! Giustissimo! A farsi la loro vita, che dev'essere per forza un'altra, nelle nuove relazioni con la moglie o col marito.

Signora Sirelli:

Ma non fino al punto, scusi Laudisi, da escludere dalla propria vita quella della madre!

Laudisi:

Che c'entra escludere? Qui si tratta - se ho inteso bene - della madre che comprende che la figliuola non può e non deve rimanere legata a lei come prima, avendo ora un'altra vita per sé.

Signora Frola:

(con viva riconoscenza) Ecco, sì... sì, grazie! È proprio così, signore!

Signora Cini:

Ma la sua figliuola, certamente, m'immagino, verrà, verrà qui spesso a tenerle compagnia.

Signora Frola:

(tra le spine) Già...sì...ci vediamo, certo...

Sirelli:

(subito) Non esce mai di casa, però, la sua figliuola! Almeno, nessuno l'ha mai veduta!

Signora Cini:

Avrà forse dei picCini, a cui badare...

Signora Frola:

(subito) No, nessun figliuolo, ancora. E forse, ormai, non ne avrà più. Sono già sette anni che è sposata. Ha da fare, in casa, certo...- Ma non è per questo... Noi sa? - noi donne - siamo abituate, nei piccoli paesi, a star sempre in casa.

Agazzi:

Anche quando c'è la mamma da andare a vedere? la mamma che non sta più con noi?

Amalia:

Ma la signora andrà lei a vedere la figliuola!

Signora Frola:

(subito).Ah, certo! Come no? Una o due volte al giorno ci vado...

Sirelli:

E sale, una, due volte al giorno, tutte quelle scale, fino all'ultimo piano di quel casone?

Signora Frola:

(smorendo, tentando ancora di volgere in riso il supplizio di quest'interrogatorio) Eh... no... non salgo, veramente... Ha ragione, signore: sarebbero troppe per me... Non salgo... La mia figliuola s'affaccia dalla parte del cortile e... e ci vediamo, ci parliamo...

Signora Sirelli:

Cosi soltanto? Oh! Non la vede mai da vicino?

Dina:

Io figlia, non pretenderei che mia madre salisse per me ogni giorno novanta, cento scalini; ma non potrei resistere, non potrei contentarmi di vederla, di parlarle così, da lontano, dall'alto, senza abbracciarla, senza sentirmela vicina...

Signora Frola:

(vivamente turbata, imbarazzata) Ha ragione... Eh sì... ecco... bisogna che io dica... Non vorrei che loro pensassero della mia figliuola ciò che non è; che abbia per me poco affetto, poca considerazione... E anche di me che sono la mamma... Novanta, cento scalini non possono essere impedimento a una madre, sia pur vecchia e stanca, quando si tratti di stringersi al cuore la propria figliuola?

 

Inizio pagina

 

Signora Sirelli:

(trionfante) Ah, ecco! Lo dicevamo noi, signora! Ci dev'essere una ragione!

Amalia:

(con intenzione) C'è, vedi, Lamberto? c'è una ragione!

Sirelli:

(pronto) Suo genero, eh?

Signora Frola:

Oh, ma per carità, non pensino male di lui! È un così bravo giovine! Buono, buono... Lor signori non possono immaginarsi quanto sia buono! Che affetto tenero e delicato, pieno di premure, abbia per me! E non dico l'amore e le cure che ha per la mia figliuola. Ah, credano, che non avrei potuto desiderare per lei un marito migliore!

Signora Sirelli:

Ma... allora?...

Signora Cini:

Non sarà lui, allora, la ragione!

Agazzi:

Ma certo! Non mi sembra almeno possibile ch'egli proibisca alla moglie di andare a trovar la madre, o alla madre di salire in casa per stare un po' insieme con la figliuola!

Signora Frola:

Proibire, no! Chi ha detto proibire? Siamo noi, signor Consigliere, io e mia figlia che ce ne asteniamo, spontaneamente, creda, per un riguardo a lui.

Agazzi:

E come, scusi, di che potrebbe offendersi lui? Non vedo...

Signora Frola:

Non offendersi, signor Consigliere... È un sentimento... - un sentimento, signore mie, difficile forse a intendere.... Quando si sia inteso, però, non più difficile - credano - a compatire, quantunque importi senza dubbio un sacrifizio non lieve, tanto a me, quanto alla mia figliuola...

Agazzi:

Riconoscerà almeno che è strano, signora...

Sirelli:

Già... e tale da suscitare e da legittimare la curiosità.

Agazzi:

Ma anche, diciamo, qualche sospetto...

Signora Frola:

Contro di lui? No, per carità, non dica! Che sospetto, signor Consigliere?

Agazzi:

Nessuno! Non si turbi... Dico che si potrebbe sospettare...

Signora Frola:

No, no! E di che? Se il nostro accordo è perfetto! Siamo contente, contentissime, tanto io, quanto la mia figliuola.

Signora Sirelli:

Ma è gelosia forse?

Signora Frola:

Per la madre? Gelosia? Non credo che si possa chiamare così... benché, non saprei, veramente... Ecco: egli vuole tutto, tutto per sé, assolutamente, il cuore della moglie, fino al punto che anche l'amore che la mia figliuola deve avere per la sua mamma (e l'ammette, come no? altro!) ma vuole che mi arrivi attraverso lui, per mezzo di lui, ecco!

Agazzi:

Oh! Ma scusi! Mi sembra una crudeltà bella e buona, codesta!

Signora Frola:

No, no... non crudeltà... non dica crudeltà, signor Consigliere! È un'altra cosa, creda! Non riesco a esprimermi... - Natura, ecco... ma no... forse, una specie di malattia, come dire? È una pienezza di amore - chiusa - ecco! una totalità esclusiva d'amore, nella quale la moglie deve vivere, senza mai uscirne, e nella quale nessun altro deve entrare!

Dina:

Neppure la madre?

Sirelli:

Un bell'egoismo, direi!

Signora Frola:

Forse. Ma un egoismo che si dà tutto, come un mondo, alla propria donna! - Egoismo, in fondo, sarebbe forse il mio, a voler forzare questo mondo chiuso d'amore, a volermici per forza introdurre, quando so che la mia figliuola è felice; così adorata... Questo a una madre, signore mie, deve bastare, non è vero? - Del resto, se io la vedo la mia figliuola e le parlo...

con graziosa mossa confidenziale:

Il panierino che vado a tirare là nel cortile, porta su e giù, sempre, due paroline di lettera, con le notizie della giornata... - Mi basta questo. - E ormai, già mi sono abituata... Rassegnata, là... se vogliono... Non ne soffro più.

Amalia:

Eh... dopo tutto... se son contente loro...

Signora Frola:

(alzandosi) Oh, sì! gliel'ho detto... Perché è tanto buono - credano! Come non potrebbe essere di più! - Abbiamo ognuno le nostre debolezze, è vero? e bisogna che ce le compatiamo a vicenda.

Saluta la signora Amalia.

Signora...

Saluta le signore Sirelli e Cini, poi Dina; poi rivolgendosi al Consigliere Agazzi:

Mi avrà scusato...

Agazzi:

Oh, signora, che dice! Le siamo gratissimi della visita...

Signora Frola:

(stringe la mano a Sirelli e a Laudisi, poi volgendosi alla signora Amalia) No prego... stia, stia, signora...non s'incomodi...

Amalia:

Ma no, è mio dovere, signora.

La Signora Frola esce, accompagnata dalla signora Amalia, che rientra poco dopo.

Sirelli:

Ma che! ma che! Vi siete contentati della spiegazione?

Agazzi:

Ma che spiegazione? dove? Qua ci deve esser sotto chi sa che mistero!

Signora Sirelli:

E chi sa cosa deve soffrire quel povero cuore di madre!

Dina:

Ma anche la figliuola, Dio mio!

Signora Cini:

Le lagrime le tremavano nella voce !

Amalia:

Già! quando ha detto che altro che cento scalini salirebbe, pur di stringersi al cuore la figliuola!

Laudisi:

Io per me ho notato soprattutto un impegno, uno studio di guardare da ogni sospetto il genero!

Signora Sirelli:

Ma che! Dio mio, ma se non sapeva neanche come scusarlo!

Sirelli:

Ma che scusare! la violenza? la barbarie?

 

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1917

INTRODUZIONE
ANALISI
MESSA IN SCENA

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

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INTRODUZIONE

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1910 ● Versione Inglese

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1916 ●

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Liolà

1916 ●●●

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1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

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L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

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Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

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Il Giuoco Delle Parti

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1922 ●●● Versione Inglese

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Diana e la tuda

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Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna