Cameriere, Detti poi la Signora
Frola
Cameriere:
(presentandosi sulla soglia
dell'uscio e annunziando) Permesso?
La Signora Frola.
Sirelli:
Oh! Eccola qua.
Agazzi:
Vedremo adesso se non è possibile!
Signora Sirelli:
Benissimo! Ah, sono proprio contenta!
Amalia:
(alzandosi) La facciamo passare?
Agazzi:
No, ti prego, siedi. Aspetta che entri.
Al Cameriere
Fa' passare
Il Cameriere, via. Entra poco
dopo la Signora Frola e tutti si
alzano. La Signora Frola è una
vecchina linda, modesta, affabilissima,
con una grande tristezza negli occhi, ma
costantemente smorzata dolce sorriso
sulle labbra. La signora Amalia
si fa avanti e le porge la mano.
Amalia:
Favorisca, signora
Tenendola per mano, fa le presentazioni:
La Signora Sirelli, mia buona
amica. - La signora Cini. - Mio
marito. - Il signor Sirelli - La
mia figliuola - Mio fratello Lamberto
Laudisi. - S'accomodi, signora.
Signora Frola:
Sono dolente e chiedo scusa d'aver
mancato fino ad oggi al mio dovere. -
Lei, signora, con tanta degnazione mi ha
onorata d'una visita, quando toccava a
me di venire per la prima.
Amalia:
Tra vicine, signora, non si sta attente
a chi tocchi prima. Tanto più che lei,
stando qui, sola, forestiera, chi sa,
poteva aver bisogno...
Signora Frola:
Grazie, grazie... troppo buona...
Signora Sirelli:
La signora è sola in paese?
Signora Frola:
No, ho una figlia maritata: venuta anche
lei che è poco qui.
Sirelli:
Il genero della signora è il nuovo
segretario della Prefettura - il signor
Ponza, è vero?
Signora Frola:
Appunto, sì. E il signor Consigliere
vorrà scusarmi, spero, e scusare anche
mio genero...
Agazzi:
Per dirle la verità, signora, io mi sono
avuto un po' a male -
Signora Frola:
(interrompendo) Ha ragione, ha
ragione! Ma lei deve scusarlo! Siamo
ancora tutti così scombussolati, creda,
dalla nostra disgrazia.
Amalia:
Ah, già... loro ebbero quel gran
disastro...
Signora Sirelli:
Hanno perduto parenti?
Signora Frola:
Oh, tutti... - Tutti, signora mia. Del
nostro paesello non è rimasto niente,
altro che mucchio di rovine...
Sirelli:
Già... s'è saputo....
Signora Frola:
Io non avevo più che una sorella, con
una figliuola anche lei, ma nubile. Per
il mio povero genero la sciagura fu
assai più grave. La madre, due fratelli,
una sorella, e poi cognato, cognate, due
nipotini.
Sirelli:
Un'ecatombe!...
Signora Frola:
E sono sciagure per tutta la vita! Si
resta come stordite!...
Amalia:
Oh certo!
Signora Sirelli:
Da un momento all'altro... C'è da
impazzire!
Signora Frola:
Non si pensa più a nulla. Si manca senza
volerlo, signor Consigliere.
Agazzi:
Oh basta - prego, signora...
Amalia:
Anche in considerazione di questa
sciagura, io e la mia figliuola eravamo
venute per le prime.
Signora Sirelli:
(friggendo) Già... sapendo così
sola la signora! - Benché... - mi
perdoni, signora, se oso domandarle come
va che, avendo qua la figliuola, dopo
una sciagura come questa, che... mi
sembra... dovrebbe far nascere nei
superstiti il bisogno di star tutti
uniti -
Signora Frola:
Io me ne stia così sola, è vero?
Sirelli:
Già, ecco, pare strano, per essere
sinceri.
Signora Frola:
Eh, lo capisco... Ma... sa, io son
d'avviso che, quando un figliuolo o una
figliuola sposano, si debbano lasciare
in libertà...
Laudisi:
Benissimo! Giustissimo! A farsi la loro
vita, che dev'essere per forza un'altra,
nelle nuove relazioni con la moglie o
col marito.
Signora Sirelli:
Ma non fino al punto, scusi Laudisi, da
escludere dalla propria vita quella
della madre!
Laudisi:
Che c'entra escludere? Qui si tratta -
se ho inteso bene - della madre che
comprende che la figliuola non può e non
deve rimanere legata a lei come prima,
avendo ora un'altra vita per sé.
Signora Frola:
(con viva riconoscenza) Ecco,
sì... sì, grazie! È proprio così,
signore!
Signora Cini:
Ma la sua figliuola, certamente,
m'immagino, verrà, verrà qui spesso a
tenerle compagnia.
Signora Frola:
(tra le spine) Già...sì...ci
vediamo, certo...
Sirelli:
(subito) Non esce mai di casa,
però, la sua figliuola! Almeno, nessuno
l'ha mai veduta!
Signora Cini:
Avrà forse dei picCini, a cui
badare...
Signora Frola:
(subito) No, nessun figliuolo,
ancora. E forse, ormai, non ne avrà più.
Sono già sette anni che è sposata. Ha da
fare, in casa, certo...- Ma non è per
questo... Noi sa? - noi donne - siamo
abituate, nei piccoli paesi, a star
sempre in casa.
Agazzi:
Anche quando c'è la mamma da andare a
vedere? la mamma che non sta più con
noi?
Amalia:
Ma la signora andrà lei a vedere la
figliuola!
Signora Frola:
(subito).Ah, certo! Come no? Una
o due volte al giorno ci vado...
Sirelli:
E sale, una, due volte al giorno, tutte
quelle scale, fino all'ultimo piano di
quel casone?
Signora Frola:
(smorendo, tentando ancora di volgere
in riso il supplizio di
quest'interrogatorio) Eh... no...
non salgo, veramente... Ha ragione,
signore: sarebbero troppe per me... Non
salgo... La mia figliuola s'affaccia
dalla parte del cortile e... e ci
vediamo, ci parliamo...
Signora Sirelli:
Cosi soltanto? Oh! Non la vede mai da
vicino?
Dina:
Io figlia, non pretenderei che mia madre
salisse per me ogni giorno novanta,
cento scalini; ma non potrei resistere,
non potrei contentarmi di vederla, di
parlarle così, da lontano, dall'alto,
senza abbracciarla, senza sentirmela
vicina...
Signora Frola:
(vivamente turbata, imbarazzata)
Ha ragione... Eh sì... ecco... bisogna
che io dica... Non vorrei che loro
pensassero della mia figliuola ciò che
non è; che abbia per me poco affetto,
poca considerazione... E anche di me che
sono la mamma... Novanta, cento scalini
non possono essere impedimento a una
madre, sia pur vecchia e stanca, quando
si tratti di stringersi al cuore la
propria figliuola?
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Signora Sirelli:
(trionfante) Ah, ecco! Lo
dicevamo noi, signora! Ci dev'essere una
ragione!
Amalia:
(con intenzione) C'è, vedi,
Lamberto? c'è una ragione!
Sirelli:
(pronto) Suo genero, eh?
Signora Frola:
Oh, ma per carità, non pensino male di
lui! È un così bravo giovine! Buono,
buono... Lor signori non possono
immaginarsi quanto sia buono! Che
affetto tenero e delicato, pieno di
premure, abbia per me! E non dico
l'amore e le cure che ha per la mia
figliuola. Ah, credano, che non avrei
potuto desiderare per lei un marito
migliore!
Signora Sirelli:
Ma... allora?...
Signora Cini:
Non sarà lui, allora, la ragione!
Agazzi:
Ma certo! Non mi sembra almeno possibile
ch'egli proibisca alla moglie di andare
a trovar la madre, o alla madre di
salire in casa per stare un po' insieme
con la figliuola!
Signora Frola:
Proibire, no! Chi ha detto proibire?
Siamo noi, signor Consigliere, io e mia
figlia che ce ne asteniamo,
spontaneamente, creda, per un riguardo a
lui.
Agazzi:
E come, scusi, di che potrebbe
offendersi lui? Non vedo...
Signora Frola:
Non offendersi, signor Consigliere... È
un sentimento... - un sentimento,
signore mie, difficile forse a
intendere.... Quando si sia inteso,
però, non più difficile - credano - a
compatire, quantunque importi senza
dubbio un sacrifizio non lieve, tanto a
me, quanto alla mia figliuola...
Agazzi:
Riconoscerà almeno che è strano,
signora...
Sirelli:
Già... e tale da suscitare e da
legittimare la curiosità.
Agazzi:
Ma anche, diciamo, qualche sospetto...
Signora Frola:
Contro di lui? No, per carità, non dica!
Che sospetto, signor Consigliere?
Agazzi:
Nessuno! Non si turbi... Dico che si
potrebbe sospettare...
Signora Frola:
No, no! E di che? Se il nostro accordo è
perfetto! Siamo contente, contentissime,
tanto io, quanto la mia figliuola.
Signora Sirelli:
Ma è gelosia forse?
Signora Frola:
Per la madre? Gelosia? Non credo che si
possa chiamare così... benché, non
saprei, veramente... Ecco: egli vuole
tutto, tutto per sé, assolutamente, il
cuore della moglie, fino al punto che
anche l'amore che la mia figliuola deve
avere per la sua mamma (e l'ammette,
come no? altro!) ma vuole che mi arrivi
attraverso lui, per mezzo di lui, ecco!
Agazzi:
Oh! Ma scusi! Mi sembra una crudeltà
bella e buona, codesta!
Signora Frola:
No, no... non crudeltà... non dica
crudeltà, signor Consigliere! È un'altra
cosa, creda! Non riesco a esprimermi...
- Natura, ecco... ma no... forse, una
specie di malattia, come dire? È una
pienezza di amore - chiusa - ecco! una
totalità esclusiva d'amore, nella quale
la moglie deve vivere, senza mai
uscirne, e nella quale nessun altro deve
entrare!
Dina:
Neppure la madre?
Sirelli:
Un bell'egoismo, direi!
Signora Frola:
Forse. Ma un egoismo che si dà tutto,
come un mondo, alla propria donna! -
Egoismo, in fondo, sarebbe forse il mio,
a voler forzare questo mondo chiuso
d'amore, a volermici per forza
introdurre, quando so che la mia
figliuola è felice; così adorata...
Questo a una madre, signore mie, deve
bastare, non è vero? - Del resto, se io
la vedo la mia figliuola e le parlo...
con graziosa mossa confidenziale:
Il panierino che vado a tirare là nel
cortile, porta su e giù, sempre, due
paroline di lettera, con le notizie
della giornata... - Mi basta questo. - E
ormai, già mi sono abituata...
Rassegnata, là... se vogliono... Non ne
soffro più.
Amalia:
Eh... dopo tutto... se son contente
loro...
Signora Frola:
(alzandosi) Oh, sì! gliel'ho
detto... Perché è tanto buono - credano!
Come non potrebbe essere di più! -
Abbiamo ognuno le nostre debolezze, è
vero? e bisogna che ce le compatiamo a
vicenda.
Saluta la signora Amalia.
Signora...
Saluta le signore Sirelli e
Cini, poi Dina; poi
rivolgendosi al Consigliere Agazzi:
Mi avrà scusato...
Agazzi:
Oh, signora, che dice! Le siamo
gratissimi della visita...
Signora Frola:
(stringe la mano a Sirelli e a
Laudisi, poi volgendosi alla signora
Amalia) No prego... stia, stia,
signora...non s'incomodi...
Amalia:
Ma no, è mio dovere, signora.
La Signora Frola esce,
accompagnata dalla signora Amalia,
che rientra poco dopo.
Sirelli:
Ma che! ma che! Vi siete contentati
della spiegazione?
Agazzi:
Ma che spiegazione? dove? Qua ci deve
esser sotto chi sa che mistero!
Signora Sirelli:
E chi sa cosa deve soffrire quel povero
cuore di madre!
Dina:
Ma anche la figliuola, Dio mio!
Signora Cini:
Le lagrime le tremavano nella voce !
Amalia:
Già! quando ha detto che altro che cento
scalini salirebbe, pur di stringersi al
cuore la figliuola!
Laudisi:
Io per me ho notato soprattutto un
impegno, uno studio di guardare da ogni
sospetto il genero!
Signora Sirelli:
Ma che! Dio mio, ma se non sapeva
neanche come scusarlo!
Sirelli:
Ma che scusare! la violenza? la
barbarie?