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Così è (se vi pare) - Commedia in tre atti  - 1917

 

Atto Primo - Scena Seconda

 

I coniugi Sirelli, la Signora Cini, Detti

Amalia:

(alla Signora Sirelli) Cara Signora!

Signora Sirelli:

(grassoccia, rubizza, ancora giovine, piacente, parata con sovraccarica eleganza provinciale, ardente d'irrequieta curiosità, aspra contro il marito) Mi sono permessa di portarle la mia buona amica, Signora Cini, che aveva tanto desiderio di conoscerla.

Amalia:

Piacere, Signora. - S'accomodino.

Fa le presentazioni

Questa è la mia figliuola Dina. - Mio fratello Lamberto Laudisi

Sirelli:

(calvo, sui quaranta, grasso, ma con pretese d'eleganza, salutando) Signora, Signorina.

Stringe la mano a Laudisi.

Signora Sirelli:

Ah, Signora mia, noi veniamo qua come alla fonte. Siamo due povere assetate di notizie.

Amalia:

E notizie di che, signore mie?

Signora Sirelli:

Ma di questo benedetto nuovo segretario della Prefettura. Non si parla d'altro in paese, creda, Signora mia!

Signora Cini:

(vecchia goffa, piena di cupida malizia dissimulata con arie d'ingenuità) Una curiosità abbiamo tutte!

Amalia:

Ma non ne sappiamo nulla più degli altri, noi, creda, Signora!

Sirelli:

(alla moglie) Te l'ho detto? Ne sanno quanto me! Ne sanno forse meno di me! - la ragione per cui questa povera madre non può andare a vedere in casa la figliuola, per esempio, la sanno loro, qual è veramente?

Amalia:

Ne stavo parlando appunto con mio fratello...

Laudisi:

Mi sembrate impazziti tutti quanti!

Dina:

Perché il genero, dicono, glielo proibisce.

Signora Cini:

Non basta, signorina!

Signora Sirelli:

Non basta ! Fa di più !

Sirelli:

Notizia fresca appurata or ora:. - La tiene chiusa a chiave!

Amalia:

La suocera?

Sirelli:

No, Signora: la moglie!

Signora Sirelli:

La moglie! la moglie!

Signora Cini:

A chiave!

Dina:

Capisci, zietto? Tu che vuoi scusare...

Sirelli:

(stupito) Come? Tu vorresti scusare quell'uomo?

Laudisi:

Ma non voglio scusare nient'affatto! Dico che la vostra curiosità (chiedo perdono alle signore) è insoffribile, non foss'altro, perché inutile.

Sirelli:

Come, scusa?

Laudisi:

Inutile! - Inutile, signore mie!

Signora Cini:

Che si voglia venire a sapere?

Laudisi:

Che cosa, scusi? Che possiamo noi realmente sapere degli altri? chi sono... come sono... ciò che fanno... perché lo fanno...

Signora Sirelli:

E perché no? Chiedendo notizie, informazioni...

Laudisi:

Ma se c'è una che, per questa via, dovrebbe essere a giorno d'ogni cosa; quest'una, scusi, dovrebbe proprio esser lei, Signora, con un marito come il suo, così informato sempre di tutto!

Sirelli:

(cercando d'interrompere) Scusa, scusa...

Signora Sirelli:

Ah no, caro, senti: questa è la verità!

rivolgendosi alla Signora Amalia:

La verità, Signora mia: con mio marito che dice sempre di saper tutto, io non riesco a sapere mai niente.

Sirelli:

Sfido! Non si contenta mai di quello che le dico! Dubita sempre che una cosa non sia come io gliel'ho detta. Sostiene anzi che, come gliel'ho detta io, non può essere. Arriva finanche a supporre di proposito il contrario!

Signora Sirelli:

Ma abbi pazienza, se vieni a riferirmi certe cose...

Laudisi:

(ride forte) Ah ah ah... Permettete, Signora? Rispondo io a suo marito. Come vuoi, caro, che tua moglie si contenti delle cose che tu le dici, se tu - naturalmente - gliele dici come sono per te?

Signora Sirelli:

Come assolutamente non possono essere!

Laudisi:

Ah, no, Signora, perdono: qui ha torto lei! Per suo marito, stia sicura, le cose sono come lui gliele dice.

Sirelli:

Ma come sono in realtà! come sono in realtà!

Signora Sirelli:

Nient'affatto! Tu t'inganni continuamente!

Sirelli:

T'inganni tu, ti prego di credere! Non m'inganno io!

Laudisi:

Ma no, signori miei! Non v'ingannate nessuno dei due. Permettete? Ve lo dimostro. - Tutt'e due, qua, vedete me. - Mi vedete, è vero?

Sirelli:

Eh sfido!

Laudisi:

No no. Vieni qua, vieni qua...

Sirelli:

(gli s'appressa, sorridente, come per prestarsi a uno scherzo) Perché?

Laudisi:

Vedimi meglio. Toccami. Così, bravo. - Tu sei sicuro di toccarmi come mi vedi, è vero?

Sirelli:

Direi...

Laudisi:

Non puoi dubitare di te, sfido! - Ora, scusi, venga qua lei, Signora... No no, ecco, vengo io da lei...

Le si fa davanti, si piega su un ginocchio:

Mi vede, è vero? Alzi una manina; mi tocchi... - Cara manina!

Sirelli:

Ohè... ohè...

Laudisi:

Non gli dia retta! - È sicura anche lei di toccarmi come mi vede? Non può dubitare di lei. - Ma per carità, non dica a suo marito, né a mia sorella, né a mia nipote, né alla Signora qua, come mi vede, perché tutt'e quattro altrimenti le diranno che lei s'inganna. Mentre lei non s'inganna affatto! Perché io sono realmente come mi vede lei! - Ma ciò no toglie che io sia anche realmente come mi vede suo marito, mia sorella, mia nipote e la Signora qua, che anche loro non si ingannano affatto!

Signora Sirelli:

E come, dunque, lei cambia dall'uno all'altro?

Laudisi:

Ma sicuro che cambio, Signora mia! E lei no, forse? Non cambia?

Signora Sirelli:

(precipitosamente) Ah no no no no no. Le assicuro che per me io non cambio affatto!

Laudisi:

E neanch'io per me, creda! E dico che voi tutti v'ingannate se non mi vedete come mi vedo io! Ma ciò non toglie che non sia una bella presunzione tanto la mia che la sua, cara Signora.

Sirelli:

Ma che ci ha da vedere tutto questo, scusa?

Laudisi:

Come no? Vi vedo così affannati a cercar di sapere chi sono gli altri e le cose come sono, quasi che gli altri e le cose per se stessi fossero così o così...

Signora Sirelli:

Ma secondo lei allora non si potrà mai sapere la verità?

Signora Cini:

Se non dobbiamo più credere neppure a ciò che si vede e si tocca!

Laudisi:

Ma sì, ci creda, Signora! Perciò le dico: rispetti ciò che vedono e toccano gli altri, anche se sia il contrario!

Signora Sirelli:

Oh, senta! io le volto le spalle e non parlo più con lei! Non voglio impazzire!

Laudisi:

No, no: basta! Seguitate, seguitate a parlare della Signora Frola e del signor Ponza suo genero - non v'interrompo più.

Amalia:

Ah, Dio sia ringraziato! E faresti meglio, caro Lamberto, se te ne andassi di là!

Dina:

Di là; di là, zietto... sì, sì...

Laudisi:

Perché? No. Mi diverto a sentirvi parlare. Starò zitto, non dubitate. Al più - se permettete - farò qualche risata.

Signora Sirelli:

E dire che noi eravamo venute per sapere... - Ma scusi: suo marito, Signora, non è un superiore di questo signor Ponza?

Amalia:

Altro è l'ufficio, altro la casa, Signora.

Signora Sirelli:

Capisco, già! - Ma loro non hanno neppure tentato di vedere la suocera qua accanto?

Dina:

Altro che! Due volte, Signora!

Signora Cini:

Ah dunque... dunque loro le hanno parlato?

Amalia:

Non siamo state ricevute, Signora mia!

Sirelli, Signora Sirelli, Signora Cini:

Oh! oh! - Come! - Come mai!

Dina:

Anche questa mattina...

Amalia:

La prima volta restammo più d'un quarto d'ora dietro la porta. Nessuno venne ad aprirci, e non si poté neppure lasciare un biglietto di visita... Siamo tornate oggi...

Dina:

(Con un gesto colle mani che esprime spavento) È venuto ad aprirci lui!

Signora Sirelli:

È la faccia... già! La faccia di quest'uomo che sconcerta tutto il paese! E poi, così, vestito di nero... Sono tutti e tre vestiti di nero, anche la Signora, è vero? la figlia?

Sirelli:

(con fastidio) Ma se la figlia non l'ha mai veduta nessuno! Te l'ho detto mille volte! sarà vestita di nero anche lei... - Sono d'un paesello della Marsica - lo sanno questo?

Amalia:

Sì; distrutto, pare, totalmente...

Sirelli:

Di pianta, raso al suolo, dal terremoto.

Dina:

Hanno perduto tutti i parenti, si dice...

Signora Cini:

(con ansia di riattaccare il discorso interrotto) Bene; dunque dunque... - ha aperto lui?

Amalia:

Appena me lo sono veduto davanti, con quella faccia, non mi son più trovata in gola la voce per dirgli che venivamo per una visita alla suocera. Niente, sa? neanche un ringraziamento.

Dina:

No, per questo, fece un inchino...

Amalia:

Ma appena... così col capo.

Dina:

Gli occhi, piuttosto, devi dire! Quelli sono gli occhi d'una belva, non d'un uomo.

Signora Cini:

E allora? Che ha detto allora?

Dina:

Tutto imbarazzato...

Amalia:

...tutto arruffato, ci ha detto che la suocera era indisposta... che ci ringraziava dell'attenzione... e rimase lì su la soglia, in attesa che ci ritirassimo...

Dina:

Che mortificazione!

Sirelli:

Un vero sgarbo! Ma può esser sicura che è lui, sa? Forse terrà sotto chiave anche la suocera!

Signora Sirelli:

Ci vuol coraggio! Con una Signora, moglie d'un suo superiore!

Amalia:

Ah, ma mio marito, sa, l'ha presa come una grave mancanza di riguardo ed è andato a rinzelarsene fortemente col Prefetto, pretendendo una riparazione.

Dina:

Oh, giusto, eccolo qua, il babbo!

 

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1917

INTRODUZIONE
ANALISI
MESSA IN SCENA

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

Teatro

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●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

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1906 ●●●

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Lumie di Sicilia

1911 ●

Il dovere del medico

1913 ●

Cecè

1916 ●

All'uscita

1916 ●●●

Liolà

1916 ●●●

Pensaci Giacomino!

1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

L'Innesto

1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

La patente

1918 ●●●

Ma non è una cosa seria

1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

1919 ●●●

L'uomo, la bestia e la virtù

1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

Sei Personaggi In cerca D'Autore

1922 ●●● Versione Inglese

Enrico IV

1922 ●

L'imbecille

1923 ● Versione Spagnola

L'uomo dal fiore in bocca

1925 ●

La Giara

1925 ●

Sagra del signore della nave

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Diana e la tuda

1928 ●

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Quando Si è Qualcuno

1932 ●●●

i giganti della montagna