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Così è (se vi pare) - Commedia in tre atti  - 1917

 

Atto Primo - Scena Prima

 

La Signora Amalia, Dina, Laudisi

Al levarsi della tela Lamberto Laudisi passeggia concitatamente per il salotto. Svelto, elegante senza ricercatezza, sui quaranta, indossa una giacca viola con risvolti e alamari neri; spirito arguto, s'irrita facilmente; ma poi ride e lascia fare e dire, compiacendosi dello spettacolo della sciocchezza altrui.

 

Laudisi:

Ah, dunque è andato dal Prefetto?

Amalia:

(sui quarantacinque, capelli grigi; ostenta una certa importanza, per il posto del marito, ma lasciando intendere che, se stesse in lei, rappresenterebbe la sua parte e si comporterebbe forse altrimenti). Oh Dio, Lamberto, ma si tratta infine di un suo subalterno!

Laudisi:

Ma suo subalterno, scusa, alla Prefettura, non a casa!

Dina:

(diciannove anni; una cert'aria di capir tutto meglio della mamma e anche del babbo, ma attenuata, quest'aria, da una vivace grazia giovanile) È venuto ad allogarci la suocera qua accanto, sullo stesso pianerottolo!

Laudisi:

E non era forse padrone? C'era un quartierino sfitto, e l'ha affittato per la suocera. Che ha forse l'obbligo una suocera di venire a ossequiare in casa la moglie e la figliuola d'un superiore di suo genero?

Amalia:

Ma no, chi dice obbligo? Siamo andate noi, io e Dina, per le prime da questa signora, e non siamo state ricevute - capisci?

Laudisi:

E che cosa è andato a fare adesso tuo marito dal Prefetto? A imporre d'autorità un atto di cortesia?

Amalia:

Un atto di giusta riparazione! Perché non si lasciano due signore, così, davanti alla porta.

Laudisi:

Soperchierie, soperchierie, prepotenze! O che non è dunque più permesso alla gente di starsene per casa sua?

Amalia:

Eh, se tu non vuoi tener conto che l'atto di cortesia volevamo farlo noi per le prime a una forestiera!

Dina:

Via, zietto, calmati, via... Come sei terribile! Sarà pure la curiosità... Ma scusa, non ti sembra naturale?

Laudisi:

Naturale, un corno! Non avete nulla da fare!

Dina:

Ma no, guarda: metti che tu stia qua, scusa, zietto, senza la minima voglia di badare a ciò che fanno gli altri attorno a te. - Bene. - Vengo io. E qua, proprio su questo tavolinetto che ti sta davanti, ti colloco, con la massima serietà... - anzi no, con la faccia di quel signore lì, patibolare - che so, mettiamo; un pajo di scarpe della cuoca.

Laudisi:

Ma che c'entra?

Dina:

Aspetta... che posso dire? Un ferro da stiro... che so, il mestolo... il tuo pennello della barba... - Posso far colpa a te della curiosità che con tutte queste stramberie son venuta io stessa a suscitarti?

Laudisi:

Carina! - Hai ingegno tu; ma parli con me, sai? - Tu vieni a posarmi qua sul tavolino le cose più strambe e disparate, appunto per suscitar la mia curiosità; e certo - poiché l'hai fatto apposta - non puoi farmi colpa se ti domando: - «Ma perché, cara, le scarpe della cuoca qui sopra?» - Dovresti ora dimostrarmi che questo signor Ponza - villano e mascalzone, come lo chiama tuo padre - sia venuto ad allogarci, ugualmente apposta, qua accanto, la suocera!

Dina:

Non l'avrà fatto apposta, va bene! Ma non puoi negare che questo signore è venuto a stabilire in paese, sotto gli occhi di tutti, un cumulo di cose talmente strambe da suscitar la curiosità naturalissima di tutta la gente. - Scusami. - Arriva. - Prende a pigione un quartierino all'ultimo piano di quel casone tetro, là, all'uscita del paese, su gli orti...- L'hai veduto? Dico, di dentro?

Laudisi:

Sei forse andata a vederlo, tu?

Dina:

Sì zietto! Con la mamma. E mica noi sole, sai? Tutti sono andati a vederlo. - C'è un cortile interno, così bujo che pare un incubo, con una ringhiera di ferro in alto in alto, lungo il ballatojo dell'ultimo piano; da cui pendono coi cordini tanti panieri....

Laudisi:

E con questo?

Dina:

(con meraviglia e indignazione) Ha relegato la moglie lassù!

Amalia:

E la suocera qua, accanto a noi!

Laudisi:

In un bel quartierino, la suocera, in mezzo alla città!

Amalia:

Grazie! E la costringe ad abitar divisa dalla figlia?

Laudisi:

Chi ve l'ha detto? E non può esser lei, invece, per avere maggior libertà?

Dina:

No, no! che, zietto! Si sa che è lui!

Amalia:

Ma scusa, si capisce che una figliuola, sposando, lasci la casa della madre e vada a convivere col marito, anche in un'altra città. Ma che una povera madre, non sapendo resistere a viver lontana dalla figliuola, la segua, e nella città dove anche lei è forestiera, sia costretta a viverne divisa, via ammetterai che questo no, non si capisce più facilmente!

Laudisi:

Già! Che fantasie da tartarughe! Ci vuol tanto a immaginare che, o per colpa di lei, o per colpa di lui, ci sia tale incompatibilità di carattere, per cui, anche in queste condizioni. . .

Dina:

(interrompendo, meravigliata) Come, zietto? Tra madre e figlia?

Laudisi:

Perché tra madre e figlia?

Amalia:

Ma perché tra loro due, no! non sono sempre insieme, lui e lei!

Dina:

Suocera e genero! È ben questo lo stupore di tutti !

Amalia:

Viene qua ogni sera, lui, a tener compagnia alla suocera.

Dina:

Anche di giorno, viene, una o due volte.

Laudisi:

Sospettate forse che facciano all'amore, suocera e genero?

Dina:

No, roba da ridere! È una povera vecchietta, lei!

Amalia:

Ma non le porta mai la figlia! non porta mai con sé, mai, mai, la moglie a vedere la madre.

Laudisi:

Sarà malata quella poverina... non potrà uscire di casa...

Dina:

Ma che! Ci va lei, la madre...

Amalia:

Ci va... sì! Per vederla da lontano! Si sa di causa e scienza che a questa povera madre è proibito di salire in casa della figliuola!

Dina:

Può parlarle solo dal cortile!

Amalia:

Dal cortile, capisci!

Dina:

Alla figliuola che s'affaccia dal ballatojo lassù, come dal cielo! Questa poveretta entra nel cortile; tira il cordino del paniere; suona il campanello lassù; la figliuola s'affaccia, e lei le parla di giù, da quel pozzo, tenendo la testa... così! Figurati!

Si sente picchiare all'uscio e si presenta il cameriere.

cameriere:

Permesso, signora?

Amalia:

Chi è?

cameriere:

I signori Sirelli con un'altra signora.

Amalia:

Ah, fa' passare,

Il cameriere s'inchina e via.

 

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1917

INTRODUZIONE
ANALISI
MESSA IN SCENA

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

ATTO TERZO

SCENA PRIMA

SCENA SECONDA

SCENA TERZA

SCENA QUARTA

SCENA QUINTA

SCENA SESTA

SCENA SETTIMA

SCENA OTTAVA

SCENA NONA

Teatro

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●●  DUE atti

●●●  tre atti

INTRODUZIONE

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Cecè

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All'uscita

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Liolà

1916 ●●●

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1917 ●●●

Il Piacere Dell'Onestà

1917 ●●●

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1917 ●●● Versione Inglese

Cosi è (se vi pare)

1917 ●

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1918 ●●

Il berretto a sonagli

1918 ●●●

Il Giuoco Delle Parti

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1921 ●●● Versione Inglese Versione Spagnola

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1925 ●

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Diana e la tuda

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1932 ●●●

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